attaccato come un polipo alla roccia,
nel mio cuore,
braccia forti
che mi stringono
quasi come a soffocare
la paura d'abbandono,
certo, piccola, remota
ma assai vile e scaltra nel mostrarsi.
Morbido amore,
labbra rosse sconfinate,
dolci,umide,
che bagnano le mie
come per paura che il tempo
possa inaridirle,
seccarle screpolarle e poi finirle,
Impetuoso amore
come odori che si mischiano
in danza senza tempo,
pelle mente spirito e quantaltro
che si intrecciano si avvolgono
si prendono per mano e uniti vanno,
a cercare un pò di estasi di pace.
Mio amore
com'è mia l'aria che respiro
com'e mio l'istante impresso in un ricordo
com'è mio il sogno accanto a te che dormi
Mio amore
amore mio sei tu
le onde del mare
è melodia che prende il cuore
l'azzurro colore rallegra l'anima
dopo giornate faticose.
Viene la voglia di evadere
da questa vita
dai tanti problemi.
Un vento forte
soffia i pensieri
oggi non sarà come ieri
quano piangevi lacrime amare.
Senti la pioggia
come cade leggera
un ticchettio di musica romantica
entra nel cuore abbandoni la mente
lasci i pensieri distanti anni luce.
Metti di fronte un indelebile ricordo
non servirà parlare per niente
ora lo sai non farà più paura
perché sarà il vento a spazzarlo via.
Intanto la pioggia continua a cadere
sarà così un'amica del cielo
cancellerà quel triste pensiero
che da parecchi giorni
non ti faceva dormire.....
la vita corre e scorre
anche per noi poeti,
noi, forse un po' diversi...
sempre qui a ricercare
parole che s'intrecciano
a far versi.
La poesia è sangue che scorre
nelle nostre vene.
Un mondo che nasce dal cuore
e insegue il tempo nostro,
senza mai fare il minimo rumore
mentre piano sul foglio,
scivola giù dalla penna il nero inchiostro.
Ma a volte, ti senti svuotato
quasi senza avere vita o fiato
e senza più la "vena ispiratrice"
a darti forza e luce...
Però,
basta girarti intorno per ritrovare
il senso dell'esistenza tua
e questo basta, affinchè tu
ricominci a scrivere.
E poi di nuovo tu,
senza sforzo e affanno
parlerai a chi ti è caro
del mondo tuo e del loro,
e con la stessa penna in mano e un foglio,
regalerai alla vita di chi forse ti sa appena,
un altro tuo capolavoro:
tu, hai ritrovato la tua "vena".
Ed eccole pagine su pagine,
eccole che volano da sole
sul foglio,
le mie parole.
Per te e per me...
fra i giocattoli di un tempo
pieni di polvere
quasi dimenticati
ritrovi il vecchio orsacchiotto
era il tuo portafortuna
da bambino lo curavi
come fosse un fratello.
Nella stanza di un tempo
sembrava fosse ieri
eri bello davvero
con quei riccioli d'oro,
sognavi....
Inventavi mestieri
"vorrei fare da grande
o il dottore oppure il professore
magari chissà
può andar bene pure il lavoro
che fa il mio papà".
Nella stanza ormai buia
piena di ragnatele
è rimasto solo un ricordo.....
Il bambino di ieri.
Pioggia grigia nella mente
i pensieri si affollano le parole son spente.
Intrappolate in un fango melmoso
lottano, stramazzano senza riposo.
Non c'è nessuno che possa liberarle
senza neanche un po' consumarle.
Come sarebbe bello emettere suoni
senza preoccuparsi delle obiezioni.
Usando il volto senza furbizia
gettando la maschera nell'immondizia:
per dire sempre ciò che si pensa
senza il fine di una ricompensa.
Due vetuste mazze da golf
coi fiocchetti da beghina
appoggiate al mobile
che stava un tempo in stireria.
Ora è un altare,
un altare da casa,
piccoli mondi
per fagiani da penna,
misteri di poeti,
una stilografica d'aviazione
nell'asciutto nugolo di penombre.
Due barchette di carta
arenate sui fantasmi,
ciminiere di becchi di imbuti,
- fiorisecchi! - limonibelli!
Tu sembri una spia, Lyra Orlow
e la sua tintura di condurango,
Vivre! Uff...
Vivre!...
A metà stanza un singhiozzo,
ma lo fecero gli echinodermi,
stai sempre poco bene a questo punto.
Bath Waters
subito dopo il nostro lago ad Oria
(dagherròtipo che sono in questa foto!)
la Maison dell'Arcivescovo di Canterbury
e così siamo a quattro quarti del giro,
e io mi siedo sotto i pappagalli
del Molto Reverendo Cappellano.
Ma se tu vuoi puoi anche uscire.
trepidante attesa
s’alternano atti quotidiani
a quelli desiderati
soffio, un semplice soffio
e tutto s’apre dinanzi alla vita
Attesa
“torna presto a casa”
casina calda
dove io t’attendo
meravigliosamente silenziosa
richiamando sottovoce i nostri movimenti
Attesa
son sguardi persi nell’anima
sorride beata canticchiando
nel cuore strumentale dell’amore
palpitante musica
l'emozione d’attendere
Attesa
finita nel tocco
gioioso bacio sulla mia spalla
brusio all’orecchio che sente mormorar
“amore mio
tu sei il mio più grande amore
non scordarlo mai”.
che fa danzar le foglie come ballerine
le alza ,le abbassa ,
le sposta sù
e poi un pò piu in là,
ma il cuscino in terra
non fa mai toccare
Giorno di cielo nero e cupo
sconquassato a volte da una luce ,
breve , intensa,
ma solida e decisa,
quasi a dire il buio non mi fa paura
Giorno bagnato
che abbevera la terra con la pioggia,
grossa,assordante,
tanto impetuosa in cielo
quanto lacrima che accarezza
al suolo
Giorno, come i miei pensieri d'ora
Di nessuna colpa l'anima macchiata
se non essere creature di Dio
battezzati da una mente pazza
“indesiderabili”
Uomini di ogni età
donne che al petto stringevano
i figli dagli occhi grandi
aperti alla vita
eppur già adulti terrorizzati
alla vista di manichini perversi
sguardi freddi, malvagi,
traboccante di odio un cuore
muto al battito
Così densa la moltitudine
di morti di cui i corpi dissolvere,
in fosse nudi sotterrati
in un abbraccio di ossa
per ripararsi dal freddo della terra
Saliva al cielo l'aroma di anime gasate
nelle “docce” beffarde
anime pure, bianche come la neve
alle narici di Dio arrivava
ed egli piangeva lacrime di cenere,
chiedendosi forse alla vista
di un così orrendo scempio
“Perchè l'uomo ho creato?”

Erano i silenzi
a parlare,
e gli sguardi
velati di desiderio
a dire, quelle parole
cucite sulle labbra,
erano le mani,
sì le mani
a trasmettere quei brividi
intrappolati nella pelle,
ma si era fatto tardi,
non aspetta, ingrato, il tempo,
come un sortilegio
la magia svanì, per sempre.
Ancora una volta, lontani,
ancora divisi,
perduti,
immensamente soli.
s'adagiò su una nuvola
poteva così finalmete osservare
la bellezza del mondo.
Un piccolo airone
sperduto nel cielo
da giorni cercava lo stormo.
Abbandonato nel vuoto
vagò per giorni nell'infinito,
piangeva....
Perché lo han lasciato da solo
che male può aver fatto?
Un piccolo airone
spossato da quel batter continuo
delle gracili ali
chiuse gli occhi
dopo un ultimo sguardo
al piccolo mondo.....
Ho infilato la mano nel mezzo
di un reticolato per carpire
una foglia d’erba
annusarne il profumo
e masticarla tenendola in bocca
il più possibile per saziarmi.
Ho bevuto l’acqua piovana
facendomi scivolare le gocce
sporche di fuliggine sulle labbra
succhiarle per dissetarmi
mentre scendevano dalle grondaie ferrose.
Nascondermi calcolando il tempo
trascorso dal passaggio dei fasci
di luce potente dei fari
posti sulle torrette
ai bordi del campo che
fendevano la fitta nebbia gelata
sciogliendo di notte
il manto di neve tra le baracche
puzzolenti di vita marcia.
Da una storia raccontata di mio padre
ricordando il suo periodo di prigionia in Germania.
Piove sangue, dalle nuvole grigie
e lamenti, si alzano al cielo
strazianti oggi, come ieri
senza riuscir a cancellar dolore.
E il pensiero, va alle immagini
che mettono sotto morsa, il cuore
per la ferocia di uomini
che nel cammino, hanno perso l’onore.
E non finirà, il venir giù di lacrime
finché il ricordo, resterà dentro
a memoria, di anime pure, volate via
con la sola colpa, d’esser nate.









