sempre,
con gli occhi di un bambino,
vorrei spiccare il volo
sempre,
con la mente di un bambino,
vorrei affondare le dita
nella marmellata
sempre,
con la gioia di un bambino,
Vorrei amarti davvero
sempre
come un bambino.
Una piccola antenna
che pare in miniatura
una deliziosa lanterna verde
- cinese, sotto l'arco variopinto di linguette
- giardino, davanti ai sassolini caduti in acqua.
Oh... la pioggia l'acqua il pianto
sono per me la stessa cosa adesso!
Pende
si flette a zampa di mosca
l'encefalo
ricucito
dopo l'esperimento.
Il pendolo del nonno
scandisce in rintocchi regolari il tempo
… don don don ...
ricordandomi come se già non lo sapessi
quanto fluiscono veloci le ore, gli anni
Ogni giorno una ruga nuova
appare sul mio viso
e gli occhi si truccano da soli di un blu
partorito dalla stanchezza
con cui convivo come un'ombra
da quanto non ricordo
Oggi il cielo è di un sereno
che ferisce gli occhi
dalla finestra godo
lo spettacolo naturale delle montagne,
del Monviso dalle guglie innevate
e vorrei avere un paio d'ali
per raggiungere quel luogo di pace
sentirmi più vicina a Dio,
piangere tutte le mie lacrime calde,
scioglierebbero la neve
in un ruscello e potrei dissetarmi
Perchè tanta è la sete
arsa la mia gola, secche le labbra
non riesco nemmeno a parlare
mentre vorrei urlare
Dall'alto di quei monti maestosi
in eco risuonerebbe
il mio canto d'amore per l'amica vita
amore da lei non ricambiato …..
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tra l’ignoranza
e le gole profonde
nella distanza dell’urlo
alla vicinanza di un bacio
Tutto è limitato
di fronte al pensiero precario
che sgretola la mente
e rinuncia all’istante
di un giorno qualunque
Tutto comincia
e niente è mai iniziato
nel vizio secondario
nello starnuto di ieri
in questo silenzioso tragitto
Tutto ha il suo ricordo
dimenticato nel vuoto
rimasto incustodito
nella parentesi
dopo la virgola
Tutto vorrei descrivere
in queste righe di niente
offuscate dalla ragione
dove la corda impicca
l’orgasmo che si confonde
Tutto sto aspettando
ciò che non ho avuto
a quello che desidero
e vivo il mio tutto
come il tutto dimenticato.
Nero penetrante scivola silenziosamente
sulla cerniera di quell’abito di lana calda
in quel sussulto di piacere al solo vagheggiare
del suo scivolare nel silenzioso comando
del vicendevole desiderio deliziato
Pelle bianca che esplode dinanzi ai tuoi occhi
calda e piena, palpitante frenesia
è smodato desiderio delle tue labbra posate
in tal misura, le gentili carezze dei tuoi occhi
avido desiderio domato, attendo quell’attimo
che fu, ritardato per un’impacciata timida lusinga.
Silenzio, infinito silenzio
Il dolore bussa alla porta del cuore
La sua risposta muta
trasforma i miei pensieri in blocchi di ghiaccio
così non possono andare indietro e neppure avanti
L’anima si è messa in un angolo, urla
Forse sta agonizzando
Gli occhi ciechi da lacrime sprecate cercano il
sonno che si sente inutile perché seguito dal risveglio
Il mio gatto dispensatore di amore incondizionato
si avvicina e mi fa le fusa.
Divento inverno e poi primavera
Divento notte e poi giorno
Ho imparato a morire e poi a risorgere
sotto un lampione
mi assento,
fiero del mio paragone:
con la fascia
tra le unghie,
mi mastico
e sputo certezze,
raffreddando
le mie convinzioni...
Sono così,
come un quadro
senza cornicione
e un tetto
senza cornice,
ma nessuno
se ne convince,
diverrò
un'ameba...
Forse,
in questa balestra,
ho dei coltelli
da lanciare,
ma se la lama
la mangia l'arrotino,
se ne andrà
solo il manico...
E come onda
tra le fauci
del cartone,
mi stritolo
tra le coperte:
costeggio così
sulle orme dell'airone...
mi ritrovo a sorridere
con gli occhi chiusi,
e in quella tela scura
vedere a poco a poco
dipingersi il suo viso;
luce scanzonata
in un buio susseguirsi
colorata zingara
in un ballo senza tempo
dolcissima madre
d’attimi e le sue ombre
Sono momenti in cui
mi sento sazio di vita
marciapiedi
con ricami colmi di sabbia
freddi nell’ascoltare il tonfo
dei passi delle badanti
in libera uscita.
Una brina gelata
accarezza l’agave a ridosso
della battana legnosa
odorante di manutenzione fresca
posata al di là del muretto.
Le panche sparse
piene di ricordi degl’innamorati
sempre pronte ad ospitare
chi per primo si stanca
nel camminare veloce
con il canto del mare per sottofondo.
gravida di sole
s'immette nel giorno;
il mare senza onde
è una immensa distesa
d'acqua levigata
che stupisce gli occhi
e i sensi tutti.
Il mattino
è come un premio che appaga
e incita alla vita,
anche se tutto intorno
è un intenso attecchire
di radici insane.
Qui, ora,
in questo spicchio
di tempo e di mondo
si coglie ancora l'essenza,
come piccolio fiore di campo,
come luce di nuova speranza.
A Genova quest’oggi
ho visto un padre e un figlio,
ognuno a modo suo così blasé,
su di una bicicletta costruita per uno.
Con entrambe le mani sul manubrio
la sigaretta del padre non era lontana
dal lasciare cadere la cenere
sulle ginocchia del figlio.
Con le spalle dentro le braccia del padre
il figlio stava in equilibrio sulla barra,
stretto in una affettuosa presa,
incurante della sigaretta o di altri pericoli.
Mi sono chiesto,
mentre bevevo succo d’ananas,
chi sarebbe caduto per primo:
il figlio o lo cenere?
senza fermarsi mai
non basta guardare oltre
senza voltarsi
non è sufficiente sfogliare le pagine
senza leggerne
vestiti di te
copriti di raggi
specchiati nella tua luce
trattieni le lacrime
e lascia nuove impronte
camminerai su viali
fatti di petali d’anima
attraverserai ponti
allungati oltre la mente
sorvolerai cieli
tersi di sguardi
pulisciti dal nulla
liberati dal profondo
ammirati
trattieni le lacrime
e lascia nuove impronte
il destino è tuo
solamente tuo!








