Sorpresa sorpresa,
questo è lo scopo,
una corriera verde acquitrino
ed in fila
sedute
le aureole,
le deportate,
sul cavalcavia
d'arcobaleno smorto
su, rincorri...
Se ci fosse
gigantesca sul gasometro
una lucertola,
l'una, l'altra e l'altra ancora
si volterebbero,
svogliate,
ritagli di stoffa
sotto la mia nuova
inconsueta aberrazione.
Sarei padrone di giacere
su un letto con te mia amata
in quella voglia, si di passione
ma che porta lontano dal mondo
noialtri dentro e il mondo distante
per un momento, per quell'attimo
è l’occasione di pace da gustare
ed è un'esigenza che urge
una tregua che rigenera lentamente
goccia a goccia in una realtà vitale
Si, è l’estremo bisogno
di pace e silenzio cullati
unicamente dal respiro che ci appartiene
è una tenue musica nel languore completo
che aiuta a liberare e dissuade
elargendo leggerezza alla mente
Pesantezza delle trascorse giornate e
la distanza chilometrica che fu la causa
ed ora, nuovamente uniti per sentirsi rigenerare
come ad una nuova vita deliziando
in quelle labbra amate, le tue
nel sapore nostro più intimo
accarezzandoci il viso
accarezzandoci l’anima.
si è inaridito da un po’ di giorni
e vedo biancheggiare
il letto sassoso
in un luccichio accecante.
Un ballatoio scarnamente rialzato
mi nasconde la brughiera
che, arida e dorata,
s’ allunga attorno al paese.
Dall’alto osservo
la cresta dei colli dauni,
uguali, senza asperità,
pieni di campi seminati a frumento,
intervallati, a tratti,
da forre cosparse d’ulivi.
Nell’immobile elegia
di giorni quieti
e inconsapevoli,
con i gomiti poggiati sul davanzale,
seguo, con lo sguardo assorto,
il corso vuoto del torrente
perdersi in una valletta
piena di ciclamini
e cardi polverosi.
E indovino la mia immagine
nel riflesso di un bicchiere,
nella chioma degli alberi,
nei fiori che spuntano lievi
dalla terra verde,
nel vento che trema,
agitando appena le fronde del glicine.
all'angolo scopre l'addio,
sotto l'arco che l'accolse
ha chiodi spezzati
che gli riempono il corpo.
Stremato
con la zampina
stringe umanamente il mio dito,
rauche pupille
mi leccano devote.
Sdraiata
la mia lacrima
affogherebbe il mondo
disperata e sola
all'ade accompagna il felino
migliore compagno
che abbia mai avuto.
Con l'ultimo sospiro
ho visto il tuo soffio
diventare anima,
per il tuo ricordo
ora siamo
due rose bianche.
Romeo
l'ultima mia parola.
lacrime che mai si possono asciugare,
ma io, io in me spero
che il tempo sfiori un po’ questi colori,
fermando, l'ineluttabile sfiorir dei fiori…
Per adesso,
accetta questo inutile sorriso
di chi ha fatto con il pianto
un solco sul suo scarno viso:
sono io,
che se ci penso, a vuoto mi lamento…
Se penso al tuo grande dolore
mi posso solamente vergognare
e dentro al cuore,
di più sentirmi male.
Lo so, lo so son lenti,
lo so,
difficili per te da fare,
anche
i più elementari movimenti,
e, più vai avanti,
e meno li riesci a realizzare.
Io, io ho un sogno mio, qui dentro:
che il tempo gli avanzasse contro
al male,
come un principe con la sua spada
e che esso infine,
lontano se ne vada.
Sai,
io, vorrei parlarti di questo sogno
ed anche di questo mio, umano bisogno,
e metterla da parte per poi farla fuori
la mia stupida stanchezza da uomo irrealizzato,
per raccontarti che i tuoi giorni da domani,
poi, saran migliori,
e con l’amore che tu dai a lui,
tutt'intorno sarà
un gran prato rifiorito.
Tutto fiorito…
Perché
gli occhi fermarono quel triste temporale
e le tue lacrime, il futuro riuscì ad asciugare,
e poi, il tempo sfiorò un po’ questi colori
e fu così che fiorirono a milioni i fiori…
della speranza...
( dedicata a chi ha un male vero e a chi con Amore gli sta accanto...)
Lattosio
glucosio
rivestimento periodico
di dolore
nel bianco delle piastrelle
sferraglia
sferraglia
una piuma
di carbone.
Da qui
nel mio prossimo pensiero
sarò un po' più al sicuro
lungo un forbicino ondulato,
taglio di nastri
di fresche rose
in un dolce calessino.
e avvolga di neri respiri
il petto
se è falso ciò ch’io sento!
Si perdano i miei occhi
irrimediabilmente nel vuoto
e piangano le stelle
rivoli lattiginosi di luce
se io mi sbaglio!
Divenga vento il mio sangue
nei vasi sì fragili
e indomiti al contempo
e si dissetino con esso
tutte le paure ed ansie
se io ti lasci scappare
fuggiasca dalle mie mani...
e brami il buio la mia luce
come la terra chiede semplice acqua
che scorre lontana per tornare se stessa
se io riuscirò,
ubriaco di tempo e di lune,
a smarrire di te…
Il fiume tranquillo in lontananza
spezzato solo dal rincorrersi
di pensieri e parole lasciate
sale il freddo dei campi
e pizzica le guance
come quando accarezzavo le tue
non è stato facile averti
e poi così velocemente perderti
non è stato semplice ascoltarti
e poi cadere nel nulla
nel viola della stagione
sei scivolato via silenziosamente
quasi come camminando sul raso
ma il tempo che segna e va
ti darà ragione
grande uomo
Dio che sopravvivi
dentro a cuori come il mio,
nonostante le miserie,
nonostante le incertezze,
Ti prego,
non mi sottrarre
l'autonomia del pensiero,
del corpo;
non mi privare dell'autosufficienza,
dei guizzi della gioia
nel mondo.
Lascia che il senso della vita
sia chiaro come il sole
e nei miei pensieri stanchi
ch'io non pensi sia finita.
Non mi lasciare solo
alla deriva di sorrisi
che sanno di pietà;
in mezzo a strade vuote
coperte di tristezza,
davanti a porte chiuse
con dietro indifferenza e,
Ti prego,
della dignità di uomo
non mi lasciare senza.
Un cane
mugola di rimorso
sentito il tonfo
di un passante
che al primo latrare
c'è rimasto
secco
avesse ululato -alla luna
sarebbe stata ispirazione
per il poeta insonne
ma ha ringhiato
maldestro
e il danno non è proporzionale
all'intenzione






