Camminando sul sentiero di costa
giunsi infine su un orrido dirupo
ove non c’era a mia voce risposta,
non un’eco lontana, mentre cupo
chiamavo ancor, mi sporgevo e guardavo,
ma neppur si vedea gregge sperduto
e neppur quel pastore che cercavo.
Forse librarmi in ciel avrei dovuto
qual avido rapace del pensiero
sperando qualche preda di carpire,
ma da bipede implume nel mistero
mi ritrovai del Nulla tra le spire.
Pur mi rivolsi e ascolto prestai
ai numi del Qualcuno o del Qualcosa
ma di lingue una babele incontrai
affabulante ognuna e presuntuosa,
ché s’arrogava crediti di fede,
ché troppe verità eran distorte
ch’era falsa promessa la mercede,
e foriere in lor nom persin di morte.
Così un Nulla accettai per me salvifico
con cui nacque reciproca empatia
qual dal fondo un lupacchiotto pacifico
risalito per farmi compagnia
e per aver le mïe regalie,
qualche avanzo o boccon che gli passavo
dell’umano pensiero le alchimie,
e di quanto nell’anima celavo,
pensieri, fantasie, dubbi, passioni,
estetica, un po’ d’etica profetica
e l’epica d’un gran rompicoglioni
che alla fine s’è dato alla poetica,
E il Nullupo parea scodinzolare
e mi parea guaìr: “ancora ancora
ch’io sono un vuoto che tu puoi colmare
ove puoi costruir la tua dimora
senza aver più timore della vita,
e insiem ululerem d’entrambi a Luna,
Caso e Necessità, storia infinita
d’ogni tua sfiga e d’ogni tua fortuna”.
Sotto gli alberi il fruscio delle foglie,
sottovoce il fuoco della passione,
tra orecchio e cuore un lieve soffio,
il bisbiglio di un fuggevole rimpianto
nel vespro un mormorio dell’estro,
lieve nell’aria il canto dell’usignolo,
nel tramonto un ambrato bagliore,
il bisbiglio in un raggio di sole
scivola piano da pallide labbra,
accende il fuoco delle emozioni,
sboccia fioco tra petali di fiori,
un bisbiglio accende teneri cuori.
Quattro strofe strane, rime perfette in schema abcdabcd dove i versi “a” son quadrisillabi piani, i “b” e “d” quinari piani, i versi “c” quadrisillabi sdruccioli.
Stai sognando.
Non preoccuparti.
Solo un incubo.
tra un po' ti svegli.
Non so quando
potrò parlarti,
sembri succubo
e non lo scegli.
Voglio dirti
«Non è rëale,
non succedono
'ste cose strane!»
Per ferirti,
per farti male
se ti vedono
immerso in grane.
Ma proverbio
manda anche il cane
qui per mordere
il più malmesso:
un diverbio
per cose strane…
non demordere
che suona adesso!
Ma la sveglia
non vuol suonare…
vita ironica
non dà risposta…
mi sorveglia
senz'aiutare
con laconica
feral supposta.
16/10/2024
Tutti addobbati per una grande risata,
A flotte scorazzan nei palazzi,
Tra grida battute e vari sollazzi.
Suonan tremanti alle numerose porte,
In attesa di spaventar qualcun a morte,
Festosi aprono i condomini curiosi,
Distribuendo caramelle assai festosi.
Si riempiono i secchi di leccornie varie,
andranno ad aumentare dentali carie,
Di bambini che guizzano gioiosi,
Ricchi di allegria e tanto armoniosi.
Io rimango ad aspettare sul mio divano,
Che qualcun bussi piano piano,
Non darò nulla senza essere egoista,
Dirò che me l' ha detto il mio dentista.
Ti vorrei parlare
Ma se guardo lassù
Proseguo a stento
Tu non immagini
Le poche persone
Ma se guardo lassù
Limerick (AAbbA) scaturito leggendo una poesia amatoriale sulla situazione attuale ed il rischio di una nuova guerra mondiale; il senso del limerick sarebbe che più che poesie la situazione richiede riflessioni, studi, partecipazioni magari attive a proteste, ancorché apparentemente inutili, laddove la guerra non si è ancora estesa, ma la poesia non ha più spazio davanti a persone bruciate vive stile Vietnam.
La guerra non vi sia d'ispirazione,
Quasimodo¹ ne diede spiegazione:
fallisce nel cantare
il cuore e nel rimare
se intorno vede morte e distruzione.
¹: «Alle fronde dei salici».
16/10/2024
Érato amica che versi m’ispiri
vorrei che sin dalla prima assonanza,
i ritmi fossero, e pause e respiri,
quei che giungon fino all’ultima danza
di quando insiem si celebra e rinnova
quel d’Eros ritüale magistero
di chi un’anima cerca e non la trova
e allor t’invoca Musa nel mistero.
Lirica breve o poema non conta,
ogni amore ha le sue musiche e canti,
le sue segrete melodie racconta,
suoi tempi, contrappunti e controcanti,
sue metafore allusive e illusive,
enigmi, bizzarrie, crittografie,
parole crëative o distruttive,
sillabe misteriose o fantasie,
sempre quelle ma pur sempre cangianti
per esprimere ancor significanze
di gesti e ritmi andanti e ritornanti,
smarrimenti di sé dimenticanze,
ritmi che accelerano poi rallentano
sdrucciolano, fan rima poi s’acquetano
pudori che si negano o si ostentano
ardori che l’un l’altro si completano,
compiacimenti d’orgasmiche intese,
ma il messaggio ch’è alfin comunicato
sempre è di solitudini sottese,
tanto il mistero del corpo svelato
ma non quel di due anime confuse,
libri di cui si sfiorano le pagine
di parole sottaciute o precluse,
di racconti che restan senza immagine.
Così ancor inseguirò in questi mari
d’amor mistér finché non giunga noia
a indurmi ad allestir nuovi scenari
finché un altro infingimento non muoia
qual poësia troppo presto conclusa
o enigma sciolto che più il cuor non rode.
Sempre che tu sia mia faconda Musa
ed Eros mio benevolo custode.
Abbandonato l'istinto all'amore
siamo allo sbando, tutto
è lasciato al caso
... non sentiamo. Quasi nessuno
è costruito per il noi, per il mondo
che, consenziente
ne risente.
Il senso del dovere
abbiamo escluso
dal novero dei più importanti
- gl'indispensabili -
e lasciato tra le occasioni
che dell'uomo
han sempre fatto un ladro
- e fors’anche un assassino -
mentre il senso del piacere
si è reso ingovernabile e insiste
nelle sue consuete stragi,
in un senso di giustizia
con troppe voci in campo
- pesi, da diverso stampo -
che fa uso di una bilancia
ormai starata e stanca.
La vita lo racconta
il nostro essere concordi
- degli amanti in concorso -
per non voler l’opposto.
candida e delicata nella tua grazia
allo sguardo dell'etra clemente
all'albore delle ultime fredde folate
sui rami intrecciati del Losu,
dipingi lo sguardo di dolce trasogno.
E sotto la tua folta pioggia d'incanto
di petali che, come secchi coriandoli,
s'adagiano come distratte perle,
il mio tormento si confonde
in tormenta d'amore assente!
Quel turbine di neve polverulenta
sollevata da raffiche di crucci
che scorrono con impeto
sulle creste del suo inganno
a gelarmi le membra col suo plasma,
al ricordo di quella prima volta
sul mosaico di petali stropicciati
sulla scia di un bolide
schiantato sul suolo della tradigione
sulle radici di questo tronco
dagli incisi ingenui al fato sleale.
Sboccia ancora, neve d'aprile,
nel tuo silente passaggio
dove io ancora muoio di vestigia.
Sono ancora io
esageratamente io
sempre lo stesso
semplice e senza esigenze
ancora con pensieri importanti.
Non dirmi niente
tanto hai sempre ragione tu
te che in un attimo
accendi il mio cuore
d'amore insaziabile
uguale come me
e svanisce il dolore
senza troppe parole.
Esagerata come sei
sai farti perdonare
sapendo che io
ammetto la verità
non nascondo le cose che tu sai già
tanto non sono importanti
adesso finalmente lo sai.
Dunque dimmelo tu
una importante come te
esiste solo in un mondo che appartiene a me.
Sonetto classico di endecasillabi canonici leggibili a scelta in tonalità a maiore o a minore, quartine a rime incrociate e terzine a rime alternate, ispirato da “Vendo e svendo Ali di carta al mercato dell'usato” di “Vita-mina”.
Io cerco un cuore senza cicatrici
né con ferraglia dentro rumorosa
che ogni qualvolta mente si riposa
ricorda freddo immagini infelici.
Amori spenti di fuggite attrici
che la fiducia tutta m’han corrosa
lasciando solo sofferenza a iosa
e le mie tasche vuote e debitrici.
Anzi, pertanto, per pagare avrei
solo biglietti già tutti scaduti
delle illusioni che baratterei
col nuovo cuore che, chissà, m’aiuti
a conquistare quella nuova “lei”
cui mi vergogno pure a far saluti.
13/10/2024
Sonetto di endecasillabi canonici da leggersi a minore, quartine a rime incrociate e terzine a rime alternate.
La solitudine che mi circonda,
la vita inutile, brucian la gola
e gli occhi ùmidi, il naso che cola
mentre l’umore nel nero sprofonda.
Ma poi metallico suono asseconda
ogni mio battito e senza parola
dell’esser vivo si fa banderuola
ed a sognare di nuovo mi fionda.
Ma i sogni duri con stanco sarcasmo
sfottono e ridono del fallimento
e della perdita dell’entusiasmo.
Così li insulto e mi sento contento
neanche che avessi raggiunto un orgasmo
nel dargli contro e scagliarli nel vento.
12/10/2024






