Una lunga strofa di endecasillabi a rime baciate, un’altra più breve a rime scombinate
Infuso di una nuova giovinezza
in calice d’atavica saggezza
volli bere di te, lacero e stanco,
unica dea ch’oggi ancor al mio fianco
giace in questo mio talamo d’ulivo.
cui fo ritorno, eterno Ulisse schivo,
che stasera profano in solitudine
sopraffatto da insolita inquietudine
e mi concedo vaghe nostalgie
di sirene e non colte lor malie,
e si destano dormienti desii
di arrivederci conclusi in addii,
di tutto quanto avuto e poi perduto
amaro rammentar del mio vissuto,
o non ho avuto e vivere vorrei
per archiviarlo tra i ricordi miei,
di ciò che sorte mi avrebbe serbato
se quel dì proferir avessi osato
parole per pudore sottaciute
o far quelle carezze trattenute,
se d’un bacio l’invito sottinteso
eluso non avessi e disatteso.
Stravagante nel tempo mi abbandono
risalendo tentoni antiche strade
finché lento un sopore mi pervade,
del silenzio vieppiù crescente il suono,
e m’immagino Moira di me stesso
che va tessendo un filo più dimesso,
dipanando chi son e allor non ero
per tornar a quel ch’ero e più non sono,
quel giovane rampante calimero.
Descrivere quello che sento
sarebbe come tentare di fermare il vento.
Trovare le parole giuste
sarebbe troppo complesso,
ciò che so é che tutto ciò non capita spesso.
Non basterebbero aggettivi per la tua infinita bellezza,
che va oltre l'umano
e mi accarezza come una dolce brezza.
Mi ristori, come fuoco che arde nel camino
nel bel mezzo dell'inverno,
come un accogliente tepore
durante un gelido acquazzone.
Sei luce, sei aria, sei vita che mi sfiora,
sei linfa che fortifica e mi cura.
Sangue che scorre trepido nelle vene.
Tutto ciò mi fa stare bene.
Ma ti chiedo scusa se mi sono innamorato
senza chiederti il permesso,
se ora dichiarandomi passerò per fesso.
Ti chiedo perdono se non ho saputo capire
che le tue non erano premure
né amorevoli cure,
soltanto gentilezza
condita con altrettanta dolcezza.
E mi faccio male perseverando ancora,
credendo che là fuori esista un amore
come quello delle fiabe,
in cui io sono il principe e tu la principessa,
in cui la vita migliora, non é più la stessa.
E non so trovare ciò che cerco
perché forse in fondo non c'è,
non é per forza detto
che esista una metà per ognuno
che l'amore sia riservato a ciascuno.
Non potevo sapere
che tu sì, già amavi, ma qualcun'altro
e non me
e allora mi persi nei tuoi occhi,
come fanno le barche in mezzo alla bruma.
Ora cerco di tornare a riva
mentre la risacca mi spinge e mi tira.
Non é semplice dimenticarti
se il mio mondo si é fermato
da quando potei incontrarti.
Novenari prevalentemente sdruccioli in ottava rima (tre stanze, ciascuna in schema ABABABCC con le A e B sdrucciole e le C piane).
Alziamo pure i nostri baveri
sulle tonsille che protestano
davanti al campo dei papaveri
che già spariti non contestano,
di cui nemmeno più cadaveri
a ricordarci un poco restano
che fino a ieri c'era estate
a darci torride giornate.
Le verdi foglie già appassiscono,
nel vento forte inarrestabile
partono a frotte e già spariscono
mentre con fare poco affabile
tremanti gole già tossiscono…
coprirsi or è raccomandabile.
Vado a veder se c'è il vaccino
che ottobre è sempre più vicino.
Il freddo che mi sembra avvolgere
non è dovuto ad un termometro:
son io che mi faccio coinvolgere
ad ogni misero chilometro
da quest'eterno mio riavvolgere
pensieri ed attivar flussometro¹
per ripulir ispida² faccia
mentre impietrito il cuor si ghiaccia.
¹: aggeggio che scarica a comando un quantitativo di acqua per pulire le latrine;
²: da barbetta incolta.
22/09/2024
di poesia le immagini, giungono
sino all’angolo previsto
poi mutano, per parlare d'altro
… affinano il discorso.
dove la parola è monca
e troncar le indagini
alle prime congetture.
Sono perle
per nitida sentenza,
anche se chiara
può non piacere a tutti
… c'è chi predilige lo scuro.
Chi non sa comprendere,
mentre la vita c’investe
sempre di nuovi colori,
cosa perde realmente
nella vincita effimera
di un fiore reciso.
Oh Dionisio
Oh Dio dalla chioma turchina scintillante di stelle
Padre della spensieratezza, dell’allegria e della libertà,
Con il tuo dolce canto
E il sorriso dipinto sul volto
Irradi l’amore per la vita
In tutto il suo splendore.
Oh Dionisio
La tua energia fora la nebbia della monotonia
E grazie alla sua vibrazione mistica
Con un salto nel blu
Ci fa uscire dai vincoli,
Libera le emozioni e i desideri imprigionati
Riempiendo i vuoti dell’esistenza,
Sgorgando di fiori
Da vita a chi più vita non ha
E più luce non vede
E ci rende liberi.
Oh Dionisio
Tutt’uno con te
Vagando senza meta
Mi son quasi perso,
Tacciono i monti
Davanti al mare blu,
Ogni cosa sorride,
Una sensazione di allegria mi pervade.
Ballando sotto un cielo di Sole
Tra il cinguettio degli usignoli
E variopinte farfalle vaganti
Canto col sentimento
Un allegra melodia,
La tua energia mi salta nel cuore,
Con i cinque sensi in estasi
L’ispirazione torna a fiorire,
Simboli magici scorgo nelle forme delle nuvole,
Di amore per la vita sento spirare la brezza,
Mi pare di percepire il sospiro del mondo,
Con una rinnovata energia
Che porta via il rimpianto
Capisco che la mia esistenza è più bella di quanto credevo.
Finche vivo
Io sono Dionisio.
perché nulla conoscere volesti
di quanto in poësia vissi scrivendo
prima del giorno in cui mi conoscesti,
poi mantenesti l’anima tua chiusa
a ciò che ancor furtivamente scrivo,
che fingi d’ignorar come un’intrusa
in quel mio mondo silenzioso e schivo.
Un unico destino abbiam vissuto
ma sol di me a quel volto illuminato
il tuo sguardo volgesti compiaciuto
sdegnando di guardar l’oscuro lato,
la notte ch’è in me, ch’è in tutti gli umani
la tenebra che tutti ci accomuna
ch’eludere tu vuoi mentre rimani
al chiarore riflesso dalla luna.
Fors’è stata suprema tua saggezza
ché pure alla Luna un volto fu dato
che accoglie un’invisibile bellezza,
volto che all’uomo fu sempre celato
ove pare si trovino le ampolle
di senno dalla mente evaporato
di chi d’amore è diventato folle
perché tradito oppure abbandonato,
di fantasie di matti cappellai,
di stravaganze di comici eroi
ché non c’è Astolfo che possa andar mai
su un ippogrifo a riprender per noi.
Roghi di rovi a Rodi,
in fiamme il Pantanal,
incendi sul pianeta,
fiamme vive in pineta
bagliori rossastri nel cielo,
profumo di fumo sul melo,
crimini cronici piromani,
Pirocene Età del Fuoco
lingue di fuoco danzanti,
vampe ardenti di passione
trasportate dal vento
in ondate di calore.
dinto ce aggio miso tanti ccose bbelle.
Appena se trase...ê late 'e nu viale luongo,
pittate 'e blu, nce stanno case 'e ccasarelle.
Annanze a ogni ccasa nce sta nu prato,
cu ddinto ciure viecchie e appena nate.
Nfunno a 'stu viale pe cchi tene voglia,
ce stanno frutte ca ogneduno coglie.
Nfunno 'a na valle dinto a nu stagno,
mmiez'ê giunche nce sta nu ranocchietto
che gracchia nzieme a ll'ati rrane e ruospe:
d'essere vasato d' 'a principessa aspetta.
Ncielo se senteno 'e vvoce 'e ll'aucielle:
ccà nun se spara, nun se fanno guerre.
Ogneduno è ccuntento 'e chello ca tene
e nce stanno sempe ciure 'int'ê sserre.
M'aggio costruìto chesta bbell'arca...
pe nce mettere tant'animale e ppecurelle.
'A mucca me dà 'o llatte, 'a gallina fa ll'ove
e ce sta pure na puteca cu 'e ccaramelle,
'E notte, sott'a nu cielo blu e n'aria fina,
na ballerina abballa ncopp'a nu pianino.
Sona 'o carillon cu 'e taste janche e curvine,
na ninna nanna doce doce p' 'e bambine.
Ccà se campa alleramente e ccu armonia:
nce stanno cure p'ogni ttipo 'e malatia.
Chest'arca mme serve pe mme fa calmà:
tene chello ca mme serve pe mm'acuità.
È na fortezza addó vaco a cchiagnere...
quanno ê vvote mme vene 'a malincunia.
È n'arca bella grossa e ssempe aperta:
sta ancorata 'int'a n'angulillo d' 'a capa mia.
Sembrano cappuccini perturbati
da un tubo dell'androne
Se ne vede il fondo, come una Sardegna,
per l'arroganza di averlo immaginato.
Sirene silenziose della rassegnazione:
il biascicare, fastidioso,
dei sistemi inerziali che si dicono accelerati.
Il sindaco del deserto promette più sabbia.
La televisione promette più televisione.
Gli oratori più banalità.
Stiamo affondando in questo asilo.
Spero negli angeli del pongo.
Sestine di endecasillabi a maiore rimate in schema invertito ABCCBA.
In silenzio continuo ad amarti
che in silenzio continuo a campare
ed in silenzio ancora tu mi ignori,
resti lungi da tutti i miei dolori
attenta a non lasciarmi mai sperare
come se ciò bastasse per scordarti.
Intanto il tempo scivola in silenzio
ed a sorpresa giungon nuovi giorni
a dar dell'altra noia alla mia vita
in una prospettiva che è finita
senza vedere mai quegli unicorni
mentre in silenzio bevo ancora assenzio.
22/09/2024
di quando l'acqua è così chiara che
non importa a quanto stia il fondale;
avevi gli occhi verdi;
come un tavolo su cui t'addormenti,
sbavi e perdi.
Poi diventasti il mano nella mano con la sciatica:
Vienna che suona brillante ma tutti separati,
polarizzati su una superficie statica.
Poi, poi l'ambizione dell'ufficio in un tabacchino:
il corollario dell'ambizione d'un mondo
miserabile, che senza vederti
ti sogghigna a capo chino.
Mi volevi così e cosi fui:
torcia su formicai brulicanti e bui.
Addirittura, non come, anche l'altro lui.
Mi immaginai sordo col pregio d'esser cieco:
e ora un ricordo, bieco, mi vuole a una festa antica
con quell'usanza delle luci le credenze in noce.
Meglio il niente al poco:
se si spende, che se ne vada via la voce!
Chi fosti, chi ero, chi erano tutti
questo non lo so.
È più facile dare il nome a croci vuote
che a una vela vista da un oblò.






