lambiscono i clivi del Molise
e la campagna s’accende
d’un baluginìo argentato.
Foglie d’ulivi sparsi
espongono al sole
la pagina inferiore,
rivoltata dal libeccio,
lucida e brillante
come un metallo prezioso.
Gemme, fiori ermafroditi,
inflorescenze a grappoli.
Frutti drupacei
con bucce verdi,
rossicce, violacee, nere.
In autunno
dai polposi mesacarpi
i frantoi spremono
l’anima espressiva
e dai frutti sgorgano
variegate sfumature,
tenere sapidità,
serbevoli fragranze.
nel mio presente,
per descrivere l’amore
in una notte ideale.
Nel cammino e nella mente
tante stelle,
tanta gente del passato e
il presente cerca te.
Zampilli di lava rossa
nella notte accendono
la vita e al mattino
pensano al futuro.
Lasciando scritto ti amo !!!
angusta prigione a cielo aperto.
Come topi in gabbia,
spietata retorica la verità insabbia.
Mi chiami terrorista,
il mio nome hai scritto
su una lunga lista.
Indignarsi è peccato,
il mio sangue viene sprecato.
Polvere si stende,
come a lutto il sudario.
La memoria diventa dolore,
della mia terra non sento più l'odore.!
Frullano le rondini
nella cenere del mezzogiorno;
là un bagliore, un frammento d'onda.
Scalpitii di passi che ridono
giù
per le vie,
fra terrazze inondate
dalla più calda fioritura di luglio
- mentre scorgi l'ape
lì
sul geranio,
al panno bianco steso.
Un pescatore ritira la lenza
e getta a riva un saluto
al giovane che fila veloce in bicicletta.
Poi il pigro sbuffo del battello,
sboccia un fiore di nastri bianchi
- vapore.
Com'è bello, luglio, sul Lago.
E tu sei sveglia: che cos’hai?
La notte ha le scarpe rotte
e tu le indossi e vai.
Negli occhi un po’ assonnati,
il profumo di un caffè
e il suonare di sveglie
tra sbadigli svogliati
e coperte lasciate a metà.
Mi cerchi. Ti sfuggo.
Indaffarato con scuse senza verità,
tu mi leggi dentro e mi richiamerai.
E arriva il mezzogiorno.
Trambusto d’appetiti che suonano forchette
sopra i piatti, tamburi bianchi di spaghetti.
Poi il caffè. Risate e voglia di te
che sfuggi tra bicchieri di amari
e sognanti pensieri distanti.
Il pomeriggio è molle,
ha il sapore della pioggia sull'asfalto caldo
quando il mondo poggia i gomiti al tramonto,
stanco del suo andare tutto il giorno.
Ed arriva la sera
col suo profumo riposante
e il tuo profilo eccitante
tra le sete delle tende.
E, quando la Luna si spoglia dei veli
e fa vedere i suoi seni,
io sento tremare i pensieri
e c’è un brillare d’occhi negli sguardi.
E allungo una mano
a cullare il silenzio lattiginoso
della tua rivelazione.
Respiro profondo di finestre.
davanzali di promesse.
Ed è di nuovo il letto ad averci,
con la brama degli amanti
ed i loro desideri sognanti.
Con le scarpe rotte
arriva un’altra notte.
Per amarci
e non separarci.
dei nostri giorni
indaffarata con mille pensieri
ha le sue regole da rispettare
sa essere madre
anche quando non ha tempo
perché son troppe le cose da fare.
Questa magnifica donna
che soffre in silenzio
per non dare fastidio
quando porta in grembo la sua creatura.
Lei ci regala tante emozioni
che a volte noi uomini non meritiamo
sa perdonare non riesce ad odiare
perché il suo cuore
è tenero dentro.
La donna del nostro tempo
favolosa tanto preziosa
non basta solo chiamarla amore
farle regali o comprare dei fiori
lei vuole rispetto ed un ruolo perfetto
in questo mondo moderno
ma vecchio.....
La mela, la mela, la mela,
non la raggiungo
pungono le foglie del fico lo so,
sporca del pollaio la porta
le unghie hanno le zampe
il becco tiene il verme.
Ma arancioni piccole svolazzanti meste
nuvolette modeste spiccano dai cardi
le farfalle.
So, il girasole stupida hai reciso
per unire un gesto al resto della vita.
tagliava in due il mio cielo
segnalava il giusto percorso
illuminando i miei dubbi
disincantando le false illusioni
proiettava nel mio mare
tutto il suo amare
figura ben delineata
eppure trasparente
era sempre lì
ed ora che il suo cielo
l’ha reclamato
lo cerco dietro le mie nebbie
tra le notti silenziosamente insonni
nelle onde del mio mondo
aspettando ancora la sua luce
I cambiamenti penetrano la vita
come raggio di luna
che illumina la notte
finora sempre buia
o come frecce avvelenate
aprono ferite piangenti sangue
Le scelte di vita
non sono abiti indossati
da manichini inerti
che voce non hanno
sono fermate di un metrò
dove l'obbligo di scendere
se pur non vuoi è irrevocabile
lo impone la vita
Cosciente di trascinare con te
coloro che ami
provocando dolore,
lacrime che nessun fazzoletto
può succhiare
perchè non di carta assorbente
è composto
Stanca, smembrata
da un vecchio treno a vapore
mentre sui binari riposo
mi ricompongo per magia
come in un cartoon network,
lacrime d'acciaio bucano
la pensilina mentre osservo la luna
NON ERA QUESTO IL FINALE
DEL MIO LIBRO
e anche se era freddo non staccavo lo sguardo
come quando guardi un panorama cosi bello
che sembra quasi che duri in eterno.
E tu sei il contrario di un pupazzo di neve
più passava il tempo e più mi si scaldava il cuore
come quando hai intorno a te mille tele con disegnato più di un sole
e non importa se il testo non lo capisci già è tanto che ti stupisci.
Ho scoperto che il tempo è solo una variante
nel senso che varia da contesto a contesto
e se metto un minuto a scrivere nella lavagna con te sto
ci metto anni a scrivere addio
anche se paradossalmente è più breve il testo.
Stanotte ti ho incontrata in sogno
capii di esserci dentro quando ho sentito che mi eri affianco e di te non avevo bisogno
ti venivo incontro con le stelle e le nuvole da farci da contorno
e quando mi abbracciasti capii di essere l'uomo più fortunato del mondo.
Ho bagnato la pioggia
mi sono dedicata
al sole, seppur non ero
gioiosa
Mi basteresti tu per arrivare
alle stelle e gridare al cielo
quello che voglio
Lui lo sa, da lassù mi guarda
e mentre io attendo un biglietto
apparirà, come un pendolare
viaggiante, il mio sogno colorato
di una vita sperata, aprendole
la porta, e lasciandolo entrare
In una pozza di luce distorta
mi chiedo perché mai mi sia stata porta
quella domanda sulla mia ispirazione
cui di dar risposta non trovo ragione.
Allor scorgo un viandante
capo chino, passo incurante,
scivolare in silenzio e porger l'udito
ad un musicista che m'era sfuggito.
Aveva un berretto nero in testa
e una chioma scompigliata a gran festa,
e teneva in grembo uno strumento
con cui narrava un triste, dolce tormento.
Diceva d'aver perso un tempo la figlia,
che "la sua voce sarà una conchiglia",
che passava giorni in riva al mare
a pensare alla poesia e a lacrimare.
Ora il viandate si china sullo sventurato,
gli domanda: "Ma la poesia, cosa t'ha mostrato?"
E la risposta, da quel sereno umido viso,
"Ancora una volta, il suo sorriso."
T'al sét
come l'è
se piöf
ède miå la Tor del Brolèt,
l'öf déter al calsèt,
le mé mà le deèntå bianche come la néf...
Lo sai
com'è
se piove
non vedo la Torre del Broletto,
l'uovo nella calza,
le mie mani diventano così bianche
quando poi qualche lampione si accende,
una filovia
con le due povere
bandierine celesti
del giorno di festa.
solo cenere, aleatoria, fugace,
solo cenere si perde nel vento.
Solo cenere, mentre butto
nel vuoto la mia sigaretta.
Come una sigaretta,
usata e gettata via,
accesa nell'euforia
e poi lasciata spegnere
da sola tra i freddi sassi.
Una sigaretta, schiacciata
sotto la lucida scarpa.
Una sigaretta, che si consuma,
soltanto fumo tra i miei pensieri,
soltanto cenere intorno a me!








