Siamo intrappolati nella ragnatela dell’esistere.
E restiamo fermi per paura che arrivi il ragno e ci divori i sogni.
Prima li avvelena, immobilizzandoli e poi li divora.
Così vive
lui
così moriamo
noi.
Incollati a fili così sottili da essere invisibili
almeno fino a quando non ne resti invischiato
ma così potenti e annientanti
sbriciolano le energie
come liane che succhiano clorofilla.
E ti abitui.
Fai amicizia con gli altri intrappolati
vivi come un morto.
Poi arriva uno che si ribella
uno solo, perché esistono uomini così?
Cosa li fa muovere rispetto agli altri?
Affronta il ragno
Tutti a provare a fermarlo
ma lui dice
meglio morire da vivo che vivere come un morto.
Qualcuno risponde
Io sto bene qua!
Perché esistono uomini così?
Cosa gli impedisce di capire?
Cosa succede dopo non importa
come ad una foglia non importa
di cadere dall'albero in autunno.
e i' cchiù m'appauro:
comm'a llampetelle 'e luce
se nne fujeno ll'anne:
'int'e mmane d' 'a vita
so' apprimma criaturielle,
po' se fanno gruosse...
cresceno e se nne vanno.
Felice e cchiena 'e speranza,
ll'aggio cresciuta comm'a na nenna
e ancora me ll'astregno mpietto
e ll'allatto...'sta vita mia.
Ll'aggio fatta bbevere, mangià...
ll'aggio dato 'a meglia ggiuventù:
'e suonne, 'e speranze, 'e ccertezze,
e ttutte quante ll'anne mie.
Aggio fatto sacrificie, aggio luttato,
pe nu' lle fa ammancà niente.
Ll'aggio rïalato mise, juorne sane,
ma essa se nne fuje nziem'ô viento,
Nun voglio assapé comme e qquanno:
nun m'interessa, nun me mporta.
Vulesse sulo ca comm'a nu ciuocco 'e neve,
'a vita m'appujasse doce fore â porta...
e i' tutta fremmente m'arrassignasse
e 'stu cuorpo senza freve 'o lassasse.
Appujata a nu scampulo 'e vita rummaso,
ca 'o tiempo m'ha 'int'a ll'aria spaso...
cu ll'uocchie nfuse e cchine 'e nustalgia,
penzanno a quann'ero ggiovane e bbella,
cu 'a mana salutasse, ringraziasse 'a vita,
cunfurtata a chell'urdema lacremmella.
Terzine di endecasillabi canonici leggibili sia a maiore sia a minore (cioè accentati in 4ª, 6ª e 10ª) con rime incatenate.
Mentre racconti lui nella mia mente
ragiono: «fossi stato io al suo posto,
al posto d'uno sterile sfuggente,
t'avrei tenuta stretta ad ogni costo…
saresti stata al centro del mio mondo
e a rinunciare a tutto ben disposto!»
Mentre mi parli sto meditabondo
sui calci ch'altri danno alla fortuna
e incerto ad ogni pausa tua rispondo
mentre le case intorno via la luna
tengono ai nostri sguardi ben nascosta
e la mia voglia resta ancor digiuna
di darti un bacio con mossa scomposta
mentre aspettando stiamo la corriera
in questa troppo breve nostra sosta.
Ti guardo qui sul fare della sera
mentre il mio cuore brucia di passione
provando, senza dirlo, ch'è sincera
ma sopraggiunge presto il torpedone
che quasi gode nel portarmi via
e a salutarti resto in sospensione
nel ricordarmi che sei amica mia.
Amica, non amante, non compagna
tu che sei luce della vita mia
e il bus guadagna lento la campagna.
24/10/2024
Dozzine di morti visti qua e là,
Tutti giacciono supini nella bara,
Sul necrologio chiamati persona cara.
Mani giunte han sul ventre,
A bocca chiusa invisibile è ogni dente,
Il capo poggiato su un piccolo cuscino,
La scarpa lucidata ben a puntino.
Ai piedi della cassa un ricordo delle lor vite,
Un cappello, un foulard, un cacciavite.
Il loro colore è sempre lo stesso,
Un bianco pallido da una luce riflesso.
Chissà come ci starò là dentro un domani,
Con un rosario intrecciato tra le mani,
Proprio a me che da sempre son abituato,
A non stare mai supino ma a dormire di lato.
Terzine di endecasillabi canonici a rime incatenate.
Non m'appartiene questo mondo, certo,
non è che ciò mi desti una sorpresa,
ma mi perplime e reca gran sconcerto
la consapevolezza che palesa
quanto sia io a non esser del mondo,
a starci con la corda troppo tesa
le vie vagando solo ed errabondo
mentre più spesso nei pensieri miei
con quella corda il collo ci circondo.
Piano, in silenzio, muto me n'andrei
né si dirà che fu dimostrativo
quell'atto con cui tutto spegnerei:
son sempre stato buono, calmo e schivo
senza destare alcuna sensazione
per come parlo, vivo oppure scrivo
e sparirò poi senza un'attenzione
se non fratelli e vecchi genitori;
per gli altri sol fattaccio per favelle
cianciando di ragioni, di dolori
di cui in realtà non sanno proprio nulla
e finiranno a sera quei clamori
che poi con altre nuove si trastulla
lasciando me di nuovo nel mio niente
in cui mi muovo dopo la mia culla.
Per guadagnar proscenio tra la gente
non è la corda che può funzionare.
Però per l'esser sempre sofferente
concreta cura può rappresentare.
24/10/2024
In morbidi colli accatastate
Formano il corpo della luna
Le isole cantano l'una
All' altra sponda, stanche
Mentre la marea si abbassa
Nella calda estate
E corsi albini di luci interstellari
Da questi piccoli granelli di sabbia
Adornano la galassia
E io, in questi occhi
E queste orecchie della terra
Come fossi sommerso dalla nebbia
Annego in questa massa
E come un granchio nell' abisso
L'Immenso sondo
E mi cinge e rende scisso
Dalla vita
Questo grande sonno
Stiamo parlando d’altro
non siamo mai stati qui
Siamo nel dopo, nell’oltre,
nel ciò che avrebbe potuto e non è.
.
Più in la dei sintomi, degli dei,
di ogni assenza e presenza
come d’ogni altra distanza.
.
Qui potrebbero accendersi destini
cancellarsi e bruciare antiche scritture,
un seme sepolto farsi foresta
nell'attimo di una rotazione universale.
.
Qui il tempo si fa probabile
nelle leggende di anime trascorse
Ed è un fanciullo, un ramo fiorito,
un fiume che non ha un nome.
Ottava a rime alternate di settenari alternativamente piani e sdruccioli.
Ma l'amore è un mistero
o l'amore è mal misero?
Ogni tanto ci spero
ma di me sempre risero,
del mio cuore sincero
che incuranti derisero
mentre in baratro nero
la speranza m'uccisero.
17/10/2024
in quel dirupo
che era premessa
quanto
la forma ancora
è la sola
E non più
s'indora la strettoia
del regno capovolto
se già tessevano
faide e calpestii
spiccavano quote
assaltavano seguiti
Ed io tremavo
mentre la voce era silente
seppur ai distacchi
tu eri dolente
orlavi di clamore
E al resto poco importa
se fu l'estro
poco altro
o paca gioia
a cerchiare
d' algido il dolore .
freschi nuovi nomi appaiono scolpiti,
lapidi che non c' erano lo scorso anno,
il cuore avverte qualche malanno.
Novizi giacciono all'ombra di un cipresso,
la lor prima festa con loculo annesso,
lo scorso anno qualcuno qui si aggirava ignaro,
che quest'anno sarebbe stato lui un caro.
La mesta camminata continua lenta,
la foto di un conoscente più non ti spaventa,
nel libro dei ricordi esso è ormai passato,
la sua immagine risveglia un sentimento addormentato.
Lumini e fiori freschi l'aria profumano,
sotto la fiamma i primi si consumano,
ci si avvicina lenti poi all'uscita,
sperando che per te ci sia ancor vita.
ma oggi di chi è l'onomastico?
Festeggia Tizio Caio e Sempronio,
oggi è per tutti come un matrimonio.
Una ricorrenza dello stivale generalizzata,
in rosso sul calendario appar segnata,
come per dire 'Fermi tutti',
restate a casa belli e brutti.
La chiamano festa di precetto,
anche se ognuno ha un suo progetto,
in Chiesa non si va di propria sponte,
la maggior parte preferisce un ponte.
Questa cosa appare alquanto bizzarra,
come suonar con i piedi una chitarra,
del rito cattolico un altro stran mistero,
ed io vado a castagne nel boscoso sentiero.
Due quartine di decasillabi a rime baciate in schema AABB AABB, titolo ironico per ambiente familiare stressato e stressante.
La polvere ricopre il mio petto.
Col dito traccio un cuore perfetto
ma dispettoso soffia un gran vento:
cancella tutto in un sol momento.
Son stanco, torno a casa e mi metto
disteso sopra il freddo mio letto…
son improperi quelli che sento:
grammofono che mai resta spento.
16/10/2024







