Si danno la buonanotte i fiori
con indelebili sentimenti simili ai tuoi
tra le pietre porose
dal bordo nero di piccole uova.
La pioggia del pomeriggio
che riposa nella nicchia
nascosta da un susino,
gli ombrelli sono cremisi
siamo adesso pronti a (s)fiorire.
il vuoto assedia la mente
non vi è più forza dentro
ma solo, rabbia nel cuore.
Si colora di nero, il ricordo
e le scale sembrano infinite,
pesanti da percorrere adesso
in questo dì, affilato d’odio.
Nessuna speranza, al confine
nessun sogno nel cassetto,
tutto è stato avvolto, di dolore
reciso, come rose spoglie.
Un odissea che, non avrà fine
senza nessun obolo per il ritorno
da questo viaggio nell’angoscia
sotto la vista di Dio, che aspetta,
- la rovina del mondo -.
sciolto il gelo cristallo
ed è tuffo nel tramonto
tra silenti reti color ocra
ascoltare i passi irreversibili
nel baluginare assorto l’andare verso.
Scomporre l’intimo dissidio,
spezzati frammenti
dopo un giorno frale vissuto
e di luce esondare
di raggi quietati
nel sonno frastagliato tra nascente penombra
fibre lisce lunari.
E’ come essere pervasi d’aria
il perdersi senza raggiungersi,
sconfinando l’essenza
nell’accecante meta.
Nel silenzio amato
trasformo il desiderio in un richiamo
lento e soave
come la cantilena di questa pioggia
battente sui vetri
dando un ritmo diverso al mio cuore
soffio d'un alito che bramo
cinto alla mia pelle
per ritrovarmi avvinghiata
in note nuove
Sorrido
sorrido di quel piacere sconosciuto
dal profumo irreale
carezze leggere nella mente
coprir il capo al vento
racchiuso in una mano tesa
quel sogno o forse
quel brano
di note pronte
da gustare lentamente.
Sui tetti di tegole rosse,
le rondini si erano illuse
tornare al tepore lasciato,
il più lunedì d’ogni volta
con nuvole basse nel cuore,
con l’anima triste che svela
inseguire i tuoi occhi di sogno,
dai vetri si vede lontano
un niente coperto di pioggia,
e sogno i tuoi occhi socchiusi
che scoprono un dolce sorriso.
Mi cullavi tra le braccia tue
calde avvolgenti
nelle ore abbandonate dal sole
un eclissi totale durevole la mia vita
Rinascevo ogni volta
nuovo fiore
cadevano i petali appassiti
brillava il nero dei miei capelli
Quanto amore tra noi
dal primo attimo
un amore che ha vinto battaglie
ballato nelle piazze
delle feste di paese
Quanto amore
passione, eros nelle notti
in cui univamo corpo ed anima
in amplessi, gemiti di piacere
riempivano l'aria
l'odore dei nostri corpi fuso
al profumo d'incenso
inebriava la mente
Quanto amore
nel cullarti tra le mie braccia
dolce compagno
ora che tu vivi l'eclissi totale
di un corpo prigioniero
in una gabbia di filo spinato,
da coprire sempre di carezze
baci appassionati
Vivere questi giorni uno ad uno
senza progetti ma continuando a sognare,
i sogni non muoiono mai
nell'intensità non quantificabile
del nostro amore
Sei stato tu, poeta d'altri tempi
la mia ispirazione
mi hai fatto sognare
con la tua musica
romantica melodiosa
di sottofondo
il tuo romanticismo
le emozioni che trasmetti
mi fanno lacrimare gli occhi
nel mio volere imparare
che non abbandonerà il tuo stile
semplice, ma stupendo come te
Quando sono triste vengo nel tuo spazio
a trovare la tua opera
emozionandomi tanto
in un brivido lungo la schiena
Scritta tre anni fa
lo spazio fiorire di silenzi
che nemmeno le dita
sui vetri, tracciano accenti
chiusi gli scuri
il suono della mia voce
senza la furia dell’aria
così netto, poliedrico mantra
infilato nel grembo
Tutto è chiaro,
il Cosmo misurato sulle dita
mancano anni luce a viaggiare
il traffico dell’anima
si alzano valichi
sullo sfondo del buio
non trovo interruttori
sulle paure,
esco a bere
un attimo il sole
Una domanda a voi poeti
che forse c'avete capito
più de me.
Me so accorta troppo tardi
che la parola amore
viene usata
come quando vai
ar supermercato
a fà la spesa.
Amore de qua
amore de la
n'a vorta n'era così
ce voleva
prima de dì
amore te amo.
Invece mo
sta all'ordine del giorno.
Se sapete quarcosa de più
de sta parola tanto usata
e che io non c'ho capito
fatemelo sapè.
Io sto qua do devo annà?
Riverire il silenzio non è poco
non è escludersi dal mondo
è quell’attimo in quel luogo
laddove rincontrarsi, ricongiungersi
è soave beatitudine
Ha voce
calmante, oppure assordante
parvente a quelle labbra posate
quello sfiorar lieve da
diventar lussuriose oppure grevi
E’ seducente
incontenibile soffio danzante
ronzio d’un ape fa capolino
in quel gentil petalo ricamato
screma la mente lentamente.
Se il tramonto guardasse
lo sfacelo
a come ci ha ridotto il male
passerebbe a sintonizzare
le stazioni oculari, di corridori
spaziali, in fazzoletti segreti
nelle scrivanie dei portenti
che comunicano con segnali
furbetti, e tascabili giochetti
di sinonimi e contrari
che cosa mi tormenta:
il sole
e le galassie
son fuori dalla mente,
lo spirito che freme
mi cerca dentro il corpo.
La vita
è un’illusione
che manca di certezza.
Son qui
come una bolla
inutile a me stesso
attento a non sprecare
quest’anima ribelle
ho capito che niente era cambiato.
Una sensazione che
non provavo da moltissimo tempo.
Il cuore batte impazzito
al pensiero di rivederti.
E' bastato sfiorarci le mani per capire
che ci vogliamo più di prima.
Qualcosa si era rotto
ci siamo allontanati.
E ritrovati con tanta passione,
rinascere dopo che pensavi di esser morta.
Un fiore che appassisce e poi sboccia ancor
più bello di prima.










