nerissimo e sfuggente
che vibri fra i germogli
del mio tiepido cortile;
il gatto che ti fissa
non riesce a ricordare
il tempo che ti ha visto
volare come adesso.
Ov’eri quando inverno
tristissimo e potente
chiudeva con le nubi
i monti e le campagne,
o quando della pioggia
irascibile o serena
le strade impaurite
accettavano le gocce?
Ov’eri calabrone
il giorno che son nato,
e dimmi:
ove sarai
nel giorno della morte.
Il silenzio ha voce
spacca il buio del dubbio,
per me che chiedo
è ascoltare
e gli istinti affondano
nel battesimo del mio pensare
non c'è tempo
il silenzio incombe
La morte non esiste è un lampo
confessarsi è il sogno
ma il tuono irrompe,
è quasi l'alba
in questo tempo, che lento
scandisce le ore,
né ricordi da custodire
nella memoria,
non sei passato
né futuro,
nei pugni
stringo solo il nulla,
quel nulla che ora
mi veste,
tu,
pagina accartocciata
in un angolo,
di te rimane
un’ immagine sfumata
in lontananza
nella nebbia
che s'addensa.
Ho immaginato
di incedere a scatti
attorno all'altare di pesciolini
nel suono orientale dell'oboe
siamo sette fenicotteri
penduli
vuoti
baccelli rosa.
Guanti di lana
mi sento come morto
partecipo tra i primi
sollevato sui fili
la testa a croce
un passo
poi l'ultimo
il mio collo
incredibile
da uomo respira.
ancora un po’ più in su
puoi ancora crescere
vestendoti di leggero
lasci intravedere
tutto il tuo profumo
sfogliando petalo dopo petalo
come riflesso d’amore
si va dritti in fondo al cuore
ed ora che sei intensa
ora che sei serenissima
puoi bearti tra le mani
di chi sa cogliere
di chi sa vivere
e poi risboccerai
come seme di bambino
e poi rifiorirai
come il suo sorriso
e scriverai ancora
Amore
Nevica.
Avevi messo a mollo quel desiderio
guardi quel catino colmo d’acqua schiumosa
dal colore suo preferito
è il suo maglione
Anneghi le mani dentro
lo seduci mentre le tue palpebre calano
vagheggi il suo profumo … la sua pelle
istighi stringendolo … lo senti
Un bacio furtivo sul tuo collo
adulando vaga nella tua colonna
mentre la sua mano
s’intrufola sotto il tuo vestito
Vezzeggia le tue natiche
indugi nel tepore, assapori
bagnandoti annaspi
ti curvi ancor di più in avanti
I baci diventano carezze
le carezze si confondono con i baci
li, piegata ne delizi
lentamente assapori, ne gusti gli istinti
Non è più un catino colmo d’acqua
ma sei nel mare
infinito della passione
e lì naufraghi.
delle giovinezze andate
ricordanze eccelse
dagli echi montani.
Leggero il vento
a respirare la valle
portandosi nell’andare
Il profumo acre del ginepro.
Allibita la nonnina
nel respirare aria del bosco
intenta nel cercar
cime d’asparago selvatico.
la leggerezza di una sfumatura
l'eleganza di un sentire bambino
la dolce illusione di un incenso sonoro
la gentilezza degli intenti amorosi
abbandonati nella culla, neonati
urlanti sulla banchigia del pensiero
lambiti da un cenno maestoso di cielo
che ingoia il vivere molle di un adagio.
Spettacolo di poesia è la vita in istanti
costretti a svestire i veli del morire,
eppure il calmo e sereno mattino
tesoro di un aria fresca di primavera
è miracolo di sensi e di spirito
sacrificando i suoi boccioli alla terra
affamata di giovinezza, lingua eterna
che tutto divora incurante e lasciva
al cospetto di uno spettatore disarmato,
attore che non sempre lascia il mondo
migliore di come l'ha trovato.
Sento ancora nei vestiti il tuo profumo
non è ancora svanito.
Il freddo si fa sentire
non ci sei più a scaldarmi.
Sono triste,vorrei ancora averti qui
Con me,per toccarti e sentirti ancora
mio…..
E' stato stupendo amarti
anche se a volte il troppo amore
si può trasformare
in malinconia e tristezza.
Ma tornerà il sole,i momenti indimenticabili
non possono svanire nel nulla
l’amore trionferà.
Conviene andarsene
quando il dolore persiste
e ci riduce ad un solo vegetale
Dire addio a questo pianeta
con gli asteroidi ad un seme
corallino, equilibrista di un potetico
condor, che minaccia di massacrare
vittime dei ladruncoli squattrinati
dei taschini bucati, nelle sale
accecanti, nell'oro che brilla
fior di quattrini spillati
alla febbre delle macchine
giocate
Quante volte si muore?
Come le maglie di una catena
ogn’una è storia a sé
Si muore tante volte
come tante maglie spezzate
che cadono nella profondità del mare
I minuti passano
e così passano le ore
i giorni e i mesi, gli anni
Quanti noi stessi sono andati via
persi in tanti momenti vissuti oppure
soltanto osservarti
Come quelle emozioni e parole
scambiate, ormai volate
ed ora il desiderio di riviverle
è inutile, impossibile
O come quei discorsi fatti
mescolati alle risa o ai pianti
affogati nelle mani intrecciate
Ci son momenti
che il rifugio son nei ricordi
quelli sono la nostra storia.
Sai, qualche volta qui di tanto in tanto,
aleggia un sentimento come il bene
che cura le ferite e asciuga il pianto
di chi al mondo scontò tutte le pene.
Allora tutto il nero e la foschia
Si dissolvono come per incanto,
e un luogo in fiore appare questa via,
che dal principio si mostrò soltanto
come il percorso del grande dolore,
ove il maligno urlava il suo rancore.
sorrisi
di circostanza.
Davanti al pubblico la vita è fatta di due
facciate
una dolce e una amara.
Il clown fa il suo spettacolo
si prende l’applauso
e il sipario si chiude.
Rimane da solo con il suo trucco
Il suo travestimento
e il suo vestito.
Fa pensare
che la vita ti sorride
ed ha colori.
Mentre
il cuore
si è spento.










