e anche se non ci svegliamo nello stesso letto
sorrido come se ci fosse
lo accarezzo dolcemente
continuando a guardarlo, godendone
Io lo amo
e so bene quanto, ma non per quanto
come cavalloni marini, che s’infrangono sulla scogliera
così, questo amore si infrange nel cuore
ed ogni attimo è più intenso
e in ogni attimo il cuore lo proclama
Io lo amo
come se fosse pioggia che mi accarezza il viso
come se fosse quell’unico cioccolatino fondente
come se fosse aria, quell’aria di cui non posso farne a meno
e corro a casa, perché so che esiste
tutto parla di lui, e sorrido accarezzando ogni sua cosa
Io lo amo
in questo infinito universo
dove l’incontro è stato baciato
come un richiamo silente che già era in vita
e nella vita lo vivo per quello che è
solo amore e null’altro.
Ti avvicini mentre
dimentico i ricordi
allo scorrere del tempo
nei secondi che precedono
il momento in cui viaggio
con te, sedendomi
e leggendoti dentro
spensierata, rivestendo
pensieri vicini, al finestrino
soleggiato
con graduale miglioramento
batte senza ritorno,
s’affievoliscono sensi di troppo
per la stasi dell’essere
Il piumaggio sul cuscino
s’accascia, intorno
continuano gli occhi
diventano mandorle
fissando ciò che è minuto
La fibra del fiore
un cerchio di caos
la lenta bellezza
dell’insetto
al suo spuntar
di raggi caldi,
amo il cielo
di azzurro che accieca
e i colori tenui
della primavera.
Amo la musica
che vibra
e ti fa vivere
un momento d'amore.
Amo il tuo respiro
che appoggia
dolcemente sul mio
si addormenta
al mio fianco
che non stanca
e resta
per tutte le stagioni
della vita.
Era una cameretta come tante: un letto,un armadio, una scrivania.
Sopra la cassettiera un cofanetto bianco con le rose disegnate, ogni volta che si apriva si sentiva il suono lieve di un carillon e si poteva vedere una ballerina deliziosa in una posa aggraziata che girava sulle dolci note.
Un giorno il cofanetto cadde a terra e la ballerina si staccò dal suo sostegno. Non fu più possibile ripararla e la proprietaria del soprammobile la gettò via.
Povera ballerina sola in un cassonetto! Si fece coraggio, uscì e con molta fatica raggiunse il bosco vicino alle abitazioni.
"Sono abituata alla solitudine", pensò. "Vivrò nel bosco, devo cercarmi un riparo."
Gli animali del bosco furono contenti di vedere una ballerina tra loro. Subito si misero all'opera per aiutarla e costruirle una bella casina.
Quando la casa fu pronta gli usignoli si misero a cinguettare e la ballerina fece per loro un balletto che lasciò tutti meravigliati per la grazia e l'eleganza.
I giorni passavano sereni, la ballerina doveva lavorare tutto il giorno per procurarsi il cibo, l'acqua, per sistemare la casa, ma era contenta di essere nel bosco e di ballare per gli animali sempre felici di poterla ammirare.
Un giorno qualcuno bussò alla sua porta. Lei andò ad aprire e si trovò davanti un orco. Il suo aspetto era terribile. "Buongiorno, desidera", disse la ballerina sorridendo.
"Come?? Non hai paura di me? Non urli?", disse stupito l'orco.
"No, perché dovrei avere paura", disse la ballerina.
"Io sono l'orco", disse portando le manone verso il suo viso.
"Io sono la ballerina", disse imitandolo. "Accomodati."
"Tutti hanno paura di me perché ho un aspetto orribile", disse l'orco sconsolato.
"A me non interessa il tuo aspetto. Poi perché hanno paura?", disse la ballerina.
"Pensano che io mangi i bambini...ma non è vero", disse l'orco abbassando lo sguardo.
"Io ho sempre vissuto sola in un cofanetto, ora vivo sola in mezzo al bosco...non ho mai potuto sentire questa cosa. Non preoccuparti di cosa hai bisogno?", disse tranquilla la ballerina.
"Ho ascoltato di nascosto gli animali del bosco che parlavano di te e volevo vederti..", disse l'orco.
"Sono mesi che pensavo di bussare a questa porta, ma temevo di spaventarti. Tutti hanno paura di me e mi rifiutano, tu sei l'unica che..Tieni, questi fiori sono per te." L'orco porse un bellissimo mazzo di fiori alla ballerina.
"Grazie come sei gentile! Dove vivi?", disse la ballerina.
"In una caverna molto distante da qua. Ora è meglio che vada tra un po' sarà buio.", disse preocupato l'orco.
"No, rimani a dormire con me.", disse con dolcezza la ballerina.
"Tu vuoi dormire con un orco??"
"Certo, vedi quello è il letto e sul tetto c'è una finestra. Questa notte potremo guardare le stelle assieme sarà bellissimo.", disse con entusiasmo la ballerina.
"Grazie sei gentile e dolce, ma torno alla caverna.", disse triste l'orco.
"Fermati a cena con me!", insistè la ballerina.
"No, torno alla caverna...sono contento di averti conosciuta. E' una delle cose più belle che mi sono capitate nella vita.", disse con le lacrime agli occhi l'orco.
"Allora torna a trovarmi...orco", disse sorridendo la ballerina.
Passarono altri giorni e in un pomeriggio di sole, mentre la ballerina era all'esterno della casa, passò un principe a cavallo.
"Buongiorno ballerina", disse il principe.
"Buongiorno. Chi è lei?", disse stupita la ballerina.
"Come non sai chi sono?", disse con tono provocatorio il principe.
"Sei un uomo a cavallo", disse ingenuamente la ballerina.
"Io sono il principe e abito nel castello in fondo al bosco. Sono il proprietario della terra dove tu hai la casa", disse il principe con tono di sfida.
"Buongiorno e grazie per questo bel bosco!" Disse tranquilla la ballerina.
"Ma da dove sei uscita... Ballerina?" Disse rassegnato il principe.
"Da un carillon", disse con calma la ballerina.
"Tu hai voglia di prendermi in giro!", disse con tono minaccioso il principe.
"Ballerina, stiamo cercando l'orco per ucciderlo, se lo vedi suona questo corno", Il principe porse lo strumento alla ragazza.
"Io non suono un bel niente", disse la ballerina. "Perché vuole ucciderlo cosa ha fatto?"
"Tu sei proprio matta, sai che mangia i bambini?", disse il principe.
"Lei ha già visto che ne ha mangiato uno? Sono spariti dei bambini al castello?", disse preoccupata la ballerina.
"No, veramente no", disse indispettito il principe. "Si sa che gli orchi mangiano i bambini!"
"Io penso che l'orco sia innocuo, si tenga il suo corno", disse la ballerina con tono deciso.
La ballerina entrò in casa e il principe se ne andò pieno di rabbia.
Passarono solo due giorni quando la ballerina sentì un gran rumore nei pressi della sua casa.
Raggiunse il gruppo di persone e vide a terra l'orco morente, vicino a lui il principe con in mano la spada ancora sanguinante.
La ballerina si chinò accanto all'orco gli prese la mano, pianse.
"Ballerina", disse l'orco, "Quando starò meglio guarderemo le stelle assieme."
"Sì", disse piangendo la ballerina.
Quando l'orco morì si alzò in piedi, guardò in faccia il principe, mosse un po' la bocca e gli sputò in faccia. Chissà dove aveva imparato questa cosa?
Il principe, non la uccise...era una ragazza. La catturò e la portò al castello. Fu imprigionata ed interrogata dal Re.
"Signora ballerina ammette di aver oltraggiato il principe?" Disse durante l'interrogatorio il Re.
"Non so, io gli ho solo sputato in faccia. Se lo è meritato ha ucciso l'orco che non aveva fatto niente", disse la ballerina. "Ma l'orco mangia i bambini!", disse il Re.
"E dove sono le prove?" Disse la ballerina.
"Lei ha oltraggiato mio figlio deve pagare! Sarà rinchiusa in prigione finché non si inchinerà davanti al principe e chiederà umilmente scusa", disse il Re.
"Sono abituata alla solitudine", pensò la ballerina.
"Fortunatamente in questa cella c'è una piccola finestra così potrò vedere il cielo e di notte conterò le stelle."
Ed io ti narrai una favola antica,
che parlava di povera gente che amava.
Con loro sai, mia cara e dolce amica,
io vissi il fiore degli anni. Cantava
l’upupa il suo interminabile verso:
si diffondeva lungo la campagna,
ed il cielo si mostrava sempre terso
ovunque, anche dove solo ristagna
quel mio povero fiume ormai strozzato.
Amica mia, fu il tempo che più ho amato.
Non si sa come mai ci si trova
tutti al solito posto.
Forse stiamo bene in compagnia forse spinti dalla volontà
di fare qualcosa per i nostri ragazzi per la comunità.
Nell’oasi di pace si lavora spesso anche tanto…..
ma non ci pesa ridiamo.
Capita anche di arrabbiarsi
ma passa tutto subito.
Le griglie stracolme di carne
i pentoloni che bollono…..
Delle voci che urlano
“quanto tempo dobbiamo aspettare”.
Un’oasi di pace…..la nostra parrocchia
il nostro ricreatorio.
QUESTO PENSIERO PER TUTTI GLI AMICI DEL CATERING SAN ADALBERTO.CON AFFETTO.
son morto già vivo, son sempre morto;
e questa speranza di luoghi lontani
di gente felice, di terre, di mari,
di grandi pianure, di monti, sorgenti,
di eventi infiniti, di pace suprema,
è qui che concorre a farmi finire
in pallida angoscia questo che vivo,
questa miserrima parte di vita
che a me fu assegnata per controfigura
di quello che esiste, di quello che sento,
di quello che vedo goduto dagli altri,
sempre, ogni tempo, ogni dove,
di quello che anelo
e non posso trovare,
perchè so che esiste ma ignoro dov'è.
f i n e
al confine dei sogni e trovai
ali gigantesche e lingue biforcute
pronte a raggirare miscugli
di parole infuocate e
malvagità infinite.
Vortici Danteschi
pieni d’inferno nero senza fine
rosso di cattiveria e infamità
Ali di cristallo mi sollevarono
era il mio volare
nell’albeggiar silente
e per dimenticare
il malefico sogno
verso il sole mi volsi.
e si consumano le mie speranze,
quì mi consumo, come succhiato
da angustia mortale.
Quando il tramonto fa piangere il giorno
per l'annunziata prossima fine
mille fiammelle s'accendono intorno
per consolargli il ricordo del sole.
Bianca la Luna riprende a danzare
per adombrargli la malinconia
fino all'aurora che nasce dal mare
che lo riprende in sua compagnia.
Così che il giorno muore e rinasce
nell'altalena che dolce si estende
per secoli eterni.








