Nacque così, una meta
partì dal cuore per giungere alla mente
Elaborazioni divennero collisioni
era come il gioco della fune
ogn’uno tirava dalla sua parte
in una botta e risposta senza tregua
non fece in tempo a dissolversi, la meta
Nacque così, in riva al mare
era l’alba e nessun essere attorno
c'eri tu e il mondo naturale
celestiale, nel profumo primordiale
t’avvolse, e tu lasciasti fare
Amami così come sono
perché … io già t’amo
così come sei
ed è per come sei che t’amo.
per una ferrea raccomandazione
finalmente il sogno s'è avverato
da oggi dormo con l'ombrello dello stato
Arriva all'ufficio tardo e mesto
incontra il collega che va via presto
se urge un documento al tuo neonato
l'avrà di persona quando farà il soldato.
l’ansia chiude la gola
non fa respirare.
Il cuore è triste stanco
angoscia,sofferenza.
Senza stimoli non puoi vestire
i panni di chi non sei più.
Arriverà il giorno quando
tutto questo finirà.
Sarai di nuovo felice di amare
la speranza
c’e’ sempre stata
e ci sarà sempre.
soffia l'inquietudine alla pelle
inarca sensi ed oltre confine
come bosco alle narici
ne carezzo l'erba
di rugiada, odori
che riempono l'aria
la sublimano a profumo
richiamando d'istinto
il capo intero a immergersi,
s’alza calore dalla terra
ne bagna d’umido pelle e afratti
e una tane di volpe selvatica
si invischia assorta
tanto è forte il richiamo
di quell grillo solo
tra steli un po’ arruffati,
che il giorno affonda e sera
viene
Ingoiando, rivedrai
quelle albe, che fioriranno
mettendo in salvo
quello che è rimasto
e proseguire
sulla tua strada ferita
muovendo arti
penzolanti, dal tono
morente, ma che desidera
rialzarsi, per non sparire
ancora nel tumulto di un animo
affaticato, tra i perdenti
sommersi dai dolori invasivi
che credendo spariranno
nell'assurdo universo
di fragranze moderne
dentro un tuonare
d’innocenti scritti.
Nel ricordo infanzie
d’improvvisi bagliori
piccoli miracoli d’estasi
in laghi sconfinati
col cuore all’ascolto di vita.
Che sia la pace
il mio navigare calmo
magia colta viva
di farfalle poggiate
su parole in versi.
Che sia l’ultimo mio volo
e ali di poesia
adagiate a chiave
di respiro di stelle
un bacio sulla fronte
il giorno della mia morte.
Che sia la speranza
il divino fiore
la luce sul fondo
che mi chiama Amore.
Tenace umanità, di cui tanto se ne parlava
metà dei suoi anni scontava, in solitudine
dove solo si vedeva il posto dei suoi disumani sforzi
ordinati da un razzismo, che odiava chi proteggeva
il colore della pelle diversa. Una caparbia
gioventù, fra quattro mura, che davano
su un mucchio di terra impastata
con il sudore per diverso tempo, al servizio
della cattiveria, per sempre si liberava
Da primavere sconosciute
E affondate nei secoli andati.
Era bello quel fiore, e dolce
Profumato e vivo, domani
Le avrei augurato eterna vita
Con me,
Apriva i petali sorridendo
E cantava la mia ninna nanna preferita,
Per Natale non aveva niente
Ma davanti a lei mi sentivo un re.
Domani le avrei fatto gli auguri
E nel suo candore mi avrebbe baciato
Carezzato e detto, grazie figlio mio.
Il suo ricordo
Mi penetra nell’anima, e pregando per lei
Sussurro grazie mamma,
Sei il fiore più bello dell’eterno amore.
Quanta violenza
in questa esistenza
che si perde e poi si ritrova
sparando all'ingiustizia
che trafigge il cuor
Lo martella e si impossessa
di lui, facendo un rotolo di carta
scombinando i suoi piani
con prepotenza, senza nessuna pietà
Ma come si può vivere così
oramai il pianeta è abbattuto
non riesce a reggere
quel lamento pietoso
di ampia povertà
dietro la porta dorme statico
Il respiro d’ambra, circolo di se stesso
tira un’altra boccata -fumarci
l’oro delle pagliuzze
il subliminale a fondo
Soffiami all’orecchio nomi insensati
piume di incoerenza, volami
la veste nel raccoglibriciole
da uno scatto incline -ala di colibrì
Si sposta a mano la materia ordinaria
e nessun legame messo a caso
Chimica irreversibile,
così la fetta d’azzurro
infiltra i pini
sulla brevità del muro
al vero non saprei dove andare
con stelle chiuse dentro il volo
che fan dispetti tra cielo e suolo.
Mai partito fu il pianto
lungo il passo rimasto a mentire
dopo che la bugia fuggì
nel buio, dal suo lato stanco.
Folle folle spirito, istinto puro
mi chiamasti solo tu, spiaggia
a cavalcare col sogno il mondo
come fa l’onda con il mare.
E nel fuoco dei miei domani
mai hai smesso di cercare
il respiro sacro, il nostro sfiorare
simile mio, calice di tristi giorni profani.
Strapparmi dal petto la fede
fu tra tutti l’estremo,
ultimo tentativo
perché dove sei tu Amore
incanto, anima mia
lì è il mio tempo,
casa, eterna poesia.







