Quartine a rime alternate di settenari e quinari.
Ancora due minuti
resto al suo fianco
per gli ultimi saluti,
per nulla stanco.
Ah, fossero cent'anni
sarei contento
guardarla senz'affanni
ogni momento
traendo dai suoi occhi
quell'energia
di cui voglio trabocchi
la vita mia,
la forza dell'amore
che mi sostiene
quando vicino al cuore
l'amata viene.
Ma giunge sempre l'ora
del torpedone
e torno solo ancora
come un coglione!
28/10/2024
Limpide note di note espressioni
siano quelle che canto da poeta,
per non dover sembrar solo un esteta
di mie vanagloriose sensazioni,
e se poeti in cerca d’estetismi
vo leggendo, non amo decrittare,
né a mia volta mi piace secretare
significati entro oscuri ermetismi,
ch’ermetismo non è difficil testo
ma spirale d’equivoco linguaggio
mentre ’l “difficil” propone un messaggio
che un argomento interpreta indigesto.
Se dicessi che per me solamente
scrivo versi, non sarei veritiero
ma se ad altri mi propongo sincero
il mio cuor pur dev’esser accogliente.
ch’esser complici amano i lettori,
partecipare alle altrui scorrerie
cavalcando per le altrui praterie
e labili rincorrer lor umori.
La poësia come un amor seduce
ma pochi amano chi se la tira,
chi ad ardenti sacri fuochi s’ispira
ma poi fumoserie solo produce.
Vino ch’offro da poeta sia schietto,
pane ch’offro dev’essere fragrante,
e il brodo ancor dev’essere fumante
e un sapor troppo greve sia corretto
consapevole che un gradevol piatto,
per quanto io lo voglia raffinato,
non dovrebbe sol esser cucinato
con spezie e con immagini d’accatto.
E se poi dev’offrir disperazione
o qualsivoglia triste sentimento
sol essere non può un cupo lamento
che non catturi immedesimazione.
Poche altre cose vorrei soddisfatte
quali grammatica e punteggiatura,
segnali stradali della cultura
che vanno rispettati oppur si sbatte.
Sol per me vale ciò che sopra intendo
ché non mi piace fare il maestrino,
ciascun vada per il proprio destino
i propri estri e fervori seguendo.
Avvolta da un riccio spinoso,
abbracciata ad un braciere,
caldarrosta accartocciata,
caldo pane di montagna,
rivelata in un bianco monte
dura la buccia dolce la polpa,
rimbalzi inerte portata dal vento,
salti leggiadra nel forno rovente,
scoppietti lieve in padella bollente,
scotti le mani di poveri amanti.
Nel silenzio della notte,
ti sento chiedere aiuto.
Ti apro la porta,
per farti stare al sicuro.
Hai il fiato corto
e tremi per la paura
che possa farti ancora male
chi ti ha vista scappare,
senza riuscire a fermarti.
Di certo,
non verrà a cercarti qui
chi pensavo fosse un amico
e che da me ti portò via.
Mi sembri un pulcino malato,
delusa e senza forze.
Io avrò cura di te,
ti proteggerò,
ma non ti terrò tra le braccia,
come una volta.
Domani,
sarò dove tu non sarai,
e tu dove vorrai.
Intanto, resta con me,
fino al tempo che ti basta,
per seguire la tua libertà.
I. OUVERTURE - ADAGIO
Pensieri che mi affioran nella notte
consonanze d’amori e d’armonie
vado cercando in folli analogie
rovistando dell’anima in mie grotte,
amori ambiti e sol fantasticati
o vissuti, appaganti o rinnegati
laddove ancor il cuor gioisce o duole
tra vaghe sinfonie di sottofondo
e immagino danzare in girotondo
note e sillabe equivoche in parole
segreto capriccioso gineceo
intanto che s’approssima Morfeo.
II. ANDANTE CON BRIO
Mi fingo amor concerto in FA minore,
a dir che lei fa-cea vita dimessa,
poi più intenso che vissi in DO maggiore,
donna do-mina della propria vita
e pure sinfonie d’amori in RE,
se maggiore o minore più non cale,
‘re’ come rege, quindi mia re-gina,
e mi fingo concerti in SOL d’amore,
‘sol’ come a dire “bella come il Sole”,
o come donna sola, sol-itudine
ch’io potessi allietare in compagnia,
oppure sinfonie d’amori in SI,
‘si’ come riflessivo, come amar-si,
e penso al sì del dì del matrimonio
o a quel ‘si’ che dà inizio a si-ntonia,
laddove fu sol musica dei sensi,
e amore in MI del mi-ao di una gattina
trovata abbandonata sulla via,
e infin in LA, là dov’erano i sogni,
la-nguidi amor di quando ragazzino
volevo affascinar con la chitarra.
III. ANDANTE MODERATO
Mi balocco ancor pria che il giorno muoia
mentre inizio ad accogliere Morfeo,
allor che mi disturban senza gioia
generi in cui non so sentir Orfeo,
atonal musica e dodecafonica,
non so bene qual sia la differenza,
che sento prive di ragione armonica,
che sento prive di amorosa essenza,
non atte a consentir evocazioni
riproducibili a voce o tastiera
d’erotiche amorose sensazioni
oppur d'altra piacevole atmosfera,
né le associo a nessuna donna ambita:
perché atonale val donna tediante,
dodecafonica vale sgradita
donna che sempre parla petulante.
IV. FINALE - ALLEGRETTO
Scacciata questa musica molesta
fo ritorno alle solite armonie,
sul morbido cuscin giro la testa
e dormo sillabando poesie.
Due strofe di settenari con rime in schema strampalato: abacdbdcee.
Ma niente… m'illudevo
tornasse indietro un'era
e d'esser mi credevo
a ben trent'anni fa
per cui consideravo
con audacia sincera
d'urlarti che t'amavo
correndo in fretta là:
quanto il nostro universo
potevo far diverso!
Invece son nel letto
tirando indietro un'ora
che senza dubbio ammetto
non potrà mai bastare
per farti più capire
che anche oggi t'amo ancora
ma non te lo so dire;
tra un po' t'andrò a sognare,
non cambia proprio niente
quest'ora già fuggente.
27/10/2024
Sestine di quinari a rime replicate abcabc.
È la tua assenza
che in ogni giorno
sta a ricordarmi
che se sto senza
averti intorno
sono senz'armi
in questa guerra
che fa la vita
se vuol restare
su questa terra
con l'infinita
voglia d'amare.
Mi manchi tanto
in tutte l'ore,
sto ad impazzire
col cuore affranto
per un amore
che non so dire.
26/10/2024
e pur quella poetica è carente,
quando il passato rievocar mi piaccia,
d'immagini sfocate nella mente
semoventi bozzetti di laggiù
dov’è quella memoria evanescente
tanti ricordi della gioventù
e un dolce solitario naufragare
sull’isola che c’era e non c’è più.
Ed ora inappagato vo a cercare,
come a sceglier d’archivio un florilegio,
canzoni allegre o tristi o dolceamare
con tocchi di tastiera, sortilegio
di un’arcana moderna birberia (*)
di cui allor non c’era privilegio,
canzone oppur concerto o sinfonia
che accompagnava i miei trascorsi passi
nelle stagioni della vita mia
ch’ora ispira poëtiche sintassi.
E poi che son tornato a poesia
giunto a sera assai pria che immaginassi,
un capriccio vorrei, o bizzarria
collegata all’orecchio con gl’inganni
che può dar l’informatica magia:
d’ogni pagina scritta di quegli anni,
o in apocrifo tempo ma sincero
ch’or riscrivo narrando antichi affanni,
vorrei colonna sonora dal vero,
sottofondo associato alla scrittura
dei momenti vissuti prigioniero,
e non sol dei miei sensi la cattura
ma d’ogni lettor che si accosti al testo,
sinestesi di musiche e letture
come fosse di vita un palinsesto.
(*): birberia (da birba/birbante). Verso la conclusione dei Promessi sposi Manzoni scrive, a proposito dei figli di Renzo e Lucia: "Renzo volle che imparassero tutti a leggere e scrivere, dicendo che, giacché la c’era questa birberia, dovevano almeno profittarne anche loro”. Una moderna "birberia" può essere considerata l'informatica.
Lunazioni d'anima
Questo sono i tuoi occhi
E luce bianca il tuo corpo
mentre splendi e cresci
sui miei fianchi
nel buio fitto dei giorni confusi
Dilati il mio cielo ogni volta
Lunazioni d'anima
Questo sono i tuoi occhi
Portali che si aprono
Mi spalancano l'oltre
mentre cullano piano
il mio antico dolore
Tu liberi in me il sogno prigioniero
così dolcemente
Lunazioni d'anima
Quando cali dentro
mi fai comprendere
perfino la bellezza
di un nero intimo silenzio
Poi quando riemergi
mi illumini senza remore
Tremo alla tua bellezza
che conquista i miei segreti
Tu liberi in me il sogno prigioniero..
Viviamo variabili
belli a gradimento
secondo parametri
di misura mai fissata
e rimediamo miserie
il meglio, del mondo vario
con saldate modifiche
alla vita contrarie.
Non a tutti è concesso
benefico, lo stesso tempo:
c'è chi paga e chi pago
del pegno estremo
governato in volto
dal sotterfugio, non sorride
e nel tremore di ogni sguardo
trascina le sere
con al guinzaglio anche
l'interno suo cane. Rifugge
gl'inviti a guardarsi dentro
per evitare il suo deserto
ch’eppur sarebbe
un primo sorso ristoratore.
Sonetto, endecasillabi canonici (accentati in 4ª, 6ª e 10ª) con quartine a rime incrociate e terzine a rime alternate ABBA ABBA CDC DCD.
Quanto vorrei sembrare disumano
dedito solo al dio detto Denaro,
la religione con simbolo chiaro
che noi possiam toccare con la mano!
Ma anche pregarlo par essere vano:
seppur m'arriva in qualche giorno raro
presto mi sfugge e dice «Ciao, mio caro,
per un mesetto ti starò lontano!
Portami tosto in quella farmacia
dove m'attendon con tanta passione,
mollami lì, salutami tua zia
e torna nella tua gran depressione
mentre mi guardi lesto fuggir via:
non duratura è questa religione.»
25/10/2024





