ma ho compreso
è stato tutto un equivoco
del cuore nato dalla sofferenza
nel vederti cosi cambiato
emaciato e stanco
Quando ti salutavo
e li nella sterile rianimazione
ti lasciavo perso nei pensieri tuoi
perso nel tempo paralizzato
da non poter distinguere
il giorno dalla notte,
respiravo il grigio scuro
della situazione
catapultata in una catalessi
di paura e morte
Oggi mi hai sorriso
carezze sul viso ed un abbraccio
ti ho dato tanti piccoli baci
ho posato sulla tua fronte sudata
abbiamo anche scherzato
mi prendevi in giro
come da sempre fai
amorevolmente
un gioco solo nostro
che da anni portiamo avanti
Oggi ti ho lasciato
col sorriso ed il sorriso
mi son portata nel cuore
non vi era il grigio scuro
ma la luce tua amore
che pur nella sofferenza mi sai donare
Oggi ho capito
godere devo di questi attimi
ricchi e preziosi più dell'oro
farne tesoro per il presente
e per il tempo che verrà
Ancora piango e piangerò
se volerai verso altri lidi
ma questi attimi lunghi una vita
saranno un prolungamento
della tua essenza in me
apogeo di un lungo tempo glorioso.
Sogno eppur son desto.
Riflesso di luce riempie il mio letto.
Non voglio pronunciar lai:ormai e' finito
il periodo di guai.
Le fitte assassine sono pallido ricordo.
dinanzi a me una grande porta attende
il mio definitivo ritorno.
Una grande tavolata:
stupendamente agghindata di gustose
leccornie.
Tanti santi seduti li intorno;
ridono e fanno festa.
son cosi' numerosi da sembrare
un alveare
Attendono con dissimulato entusiasmo
l'ultimo fedele commensale.
Un posto vuoto spicca vicino al desco
C'e' scritto un nome e' proprio Francesco!
Lo sguardo di ghiaccio
smarrito il respiro
ritrova quiete
nel riposo di un ghiro
In memoria di zio Francesco,uomo di Dio.
e i giornali mai sfogliati
sensazioni di vuoto
in questa ALBA DORATA
noi sognavamo l'EUROPA migliore
noi sognavamo i popoli sovrani
c'era da difendere la nostra MADRE PATRIA
dall'invasore tiranno
e tutti ins chiere marciammo fino
al confine
dietro quella nuvola il sole gia appariva
era l'ALBA DORATA
che aspettavamo
e tra i sogni e i fucili
i sassi e i carri armati
l'EUROPA dei tiranni
più forte ci colpì
a terra di sangue l'asfalto bagnava
noi non ci arrendevamo
e ancora più forte il grido
usciva dalla nostra rabbia
e dal cuore ferito: boia chi molla
la mia GRECIA non l'avrete
la difenderemo fino
all'ultimo respiro
e MIKIS da lassù ci tendeva la mano
ma l'EUROPA dei tiranni ci ammazzò
sognammo l'ALBA DORATA
sognammo i popoli sovrani
il nostro martirio
sveglierà la nostra comunità
e allora insieme CAMERATI d'EUROPA marceremo
fino all'ALBA DORATA
che abbiamo sognato...
Gocce che scivolano giù dal colle
Tra rocce e arbusti si uniscono,
Lentamente si forma un rivolo
Che scende gioioso
Non più tra piccoli germogli,ma tra alberi angusti e prati ridenti.
Vi ho stretto fra le mie braccia,
quando a mala pena riuscivate
a fare i primi passi e poi,
avete cominciato a camminare
lungo i sentieri della vita,
fino a emergere nella pianura
come un fiume deciso e possente.
Vi ho accompagnato per il cammino
Con il mio amore e fragilità.
Ora siete voi che accompagnate me
nel mio difficile procedere.
I miei passi talvolta indecisi
sorretti dalla vostra giovane sicurezza.
Come gli argini di un fiume in piena
Raddrizzate il mio pensiero e il mio lento andare.
Voi, In quella via soleggiata della vita
Che mi accompagnate verso il sole lontano
che sta per tramontare.
arabeschi, versi leziosi
se così dura, si dice,
è la vita,
mossa da venti capricciosi?
Scriviamo dunque con rabbia,
rima spezzata, duro accento,
come uomo che non abbia,
di sua vita,
né ora né mai alcun contento!
In risposta a Tempo di Poesia
Buonanotte… caro poeta
grazie per essere passato di qua
questa vita è sempre più incompleta
Dov’è finita la pura e semplice felicità
Quella che trovavi negli occhi
Della gente povera, ma fiera di se
Quella che nasceva tra i banchi
E con l’inchiostro la portavi con te
Buonanotte… caro poeta
Forse non c’è più tempo per la poesia
Questa vita corre, ma senza una meta
E spesso ha poca voglia di fantasia
Come quella che trovavi nei bambini
Come te, poca tv, ma tanti amici
Che giocavano pomeriggi nei cortili
Con un pallone e delle bici
Buonanotte…caro poeta
Ora è il tempo di aspettare
Che la vita abbia di nuovo fame
Di cose semplici, come il pane
Di cose che arrivano dritte al cuore
Che sanno farti ancora sperare
Che sarebbe certo, un mondo migliore
Se ci fossero più poesie da raccontare
Si fan buie le stelle
in questa notte che tradisce l’ora
e fa patire i pensieri
segnati sulla parete dell’anima
a cui non è dato ingannare il tempo.
E questa vita
come un logico gioco
restituisce sempre lo stesso risultato
curvato dai ricordi, consumato e illuminato
dal tuo amato viso
che nasconde la lontananza degli anni
con un sorriso.
Se il conto da pagare
fosse vivere quanto l’ibisco
per donarti i miei attimi rimasti
e riconsegnarti tutti i momenti passati
levando ogni ruga dalla tua pelle
e lenire le ferite
che lacerano i tuoi giorni avvolti dai singulti
per te amore
lo farei
ora.
batti nel sogno di ogn'uomo
come goccia d'acqua che cadenza
l'esistenza...
Mi parlò di te
ogni mia nuova ruga,
nella necessità del vivere
mentre la mente mia
studiava "via di fuga"
dall'esistere
o,
dal non esistere.
Andiamo via
via
da una storia
che abbassa gli occhi a terra,
via,
da questa strana guerra
che sa di sale liquido
che il volto riga,
studiamo insieme
se c'è
una "via di fuga"...
Tu lo sai,
è nell'ordine delle cose
piangere primavere
che non fioriscono
e fiori che appassiscono...
Attendendo
ancora il sole di domani
sulle nostre vite.
svuotati nell’agire
vagabondi solitari
in città desolate
dove le strade portano
ad un tragico languire
in sogni
e
allucinazioni
riflesse di
smisurati voli
nel ventre
di un vigliacco cielo
dove sublimi icari
toccati d’incoscienza
aspiravan al sole
con ali spezzate
come astri bruciati
schiantano
disillusi e soli.
Questo piatto è davvero orribile
è un falso crisantemo d'argento
che sono costretto ad appendere al muro
al posto della mia testa bassa che piange,
al posto della ricchezza melagrana
che oggi hai raccolto per me dall'albero,
al posto di sentimenti uniti per la bocca
come pesci appena pescati nel laghetto.
sulle sponde del fiume don.
E' il conforto di ogni soldato:
il confessore indulgente del peccatore
impenitente.
La guerra e' finita:Scomparsi i soldati
sostieni i bambini,
dalle penne esplosive martirizzati.
Lacrime affrante versa il bambino,
mentre agita con vigore il moncherino;
abbarbicato sulle spalle
del roccioso Alpino.
Devoto omaggio dinanzi a una bara.,
a un combattente che va al fronte
e non spara.
Siamo tutti lontani cugini
e non lo dico così per dire.
Abbiamo tutti una antica madre in comune
che non è la madre terra,
ma è una donna, una unica donna,
piccola e nera e del tutto analfabeta.
Dal suo ventre abbiamo origine tutti,
dico proprio tutti noi,
bianchi o neri, gialli o marroni,
con gli occhi tondi o a mandorla,
che oggi viviamo su questo pianeta.
sperduto nel nero vuoto infinito.
Con grande fantasia l’hanno chiamata Eva.
Viveva, circa 200000 anni fa,
nelle vaste savane africane,
circondata dagli uomini e donne della suo gruppo.
Ma solo da lei, attraverso la successione
delle sue figlie e delle figlie delle sue figlie,
e così via per millenni, sono arrivati sino ad oggi,
per via di successione materna,
i suoi mitocondri femminili,
che si ritrovano nelle cellule di tutti
gli odierni abitanti della Terra,
di qualunque colore, etnia o religione.
Di tutte le altre donne del mondo,
che vivevano contemporaneamente a lei,
non v’è più traccia, quei rami genealogici
si sono inariditi, così come accade spesso
nei piccoli paesi di montagna,
dove all’improvviso sopravvive un solo cognome.
Ma allora, se questa teoria
della Eva mitocondriale
non troverà futura smentita,
che senso logico ha il razzismo,
il pensarsi diversi per elezione
o volontà divina?
Siamo diversi, ma solo perché
abbiamo imboccato sentieri differenti.
Partendo dalle distese africane,
qualcuno è andato a nordest, altri a nordovest.
Hanno trovato climi e condizioni ambientali diverse
e si sono attagliati a quelle diversità,
creando linguaggi e culture eterogenee.
Ma dentro, nel nostro intimo,
nelle nostre cellule, nel nostro essere uomini,
siamo uguali, tutti Homo sapiens, d'origine africana,
figli della nostra comune, antica madre, Eva.
per abbracciare il Cielo
mi ha lasciata un freddo giorno d’inverno
per unirsi alla schiera degli Angeli
Lui genitore una mattina d’estate
mi ha sussurrato
“tu aspetta”
La sorella tanto amata
per dialogare col suo Gesù
in terra il suo posto mi ha affidato.
E intanto con gelide lacrime
presenti li sento
la mano mi tendono per cogliere Amore
e donarlo a chi in solitudine
prosegue nel buio







