mostrando sicurezza
lungo il viale fiorito
di tua vita,
dimmi, perché guardi
con tanta asprezza
chi ogni sua preghiera
vede fallita?
Forse perché non sai
le mie pene.
Forse perché il tuo cuore,
così lontano,
non hai mai capito
tutto il bene
che ti ho sempre donato,
invano.
ho scritto troppo
e mi sentivo gonfio
ho scritto poco
e mi son sentito vecchio
ho scritto il giusto
ma il giusto è nel mezzo
allora sono nel mezzo
di un onesto dubbio
se scrivo, scrivo
non ho pretesto
... se ho detto poco
o sono stato prolisso
non c'è un segno che indichi il pieno
ne un fondo che limiti l'abisso
ho scritto, ho scritto
quando è fatta è fatta
e nel chiedermelo
ecco che ne ho scritta un'altra...
Sono la stanchezza delle cose morte,
l'arancio cardinale che sbava nel bianco
sui gusci delle mitre
e di qualche altra conchiglia di Somalia.
Voi mi fate compagnia,
come potete,
chi sei, per me,
esce ancora la vostra polverina,
ne usciva molle un piede
come di gelatina,
che ci portava al mare.
dove respiro il tuo ricordo,
perso nei labirinti dell'anima
dove ancora disperato ti cerco
Tracce di poesia
quando mi vesto del tuo profumo
che ancora mi riempie la mente
della tua accecante immagine.
Tracce di poesia
dietro quella porta chiusa
dove anche il tempo ormai si ferma
nell'infinita attesa del tuo ritorno.
l'ho gia' letto nei tuoi occhi.
Non piangere adesso,mi renderesti
essere inutile.
Vuoi regalarmi delle lacrime che io
ho versato per te.
All'ombra di un piccolo giardino
dinanzi a un tavolino che sa tutto di te.
L'angoscia padrona memore dell'ironia
che vuol sopraffarla,
si camuffa da serenita'.
Ho gia' in tasca le tue parole.
Sono gia' oro e argento
per il fidato custode.
sul marciapiede
come ridicoli
rintocchi di campana.
Il tramonto viola
galleggia sulla collina
e spande immotivati dolori
nelle cerimonie del mio smarrimento.
Tulipani rossi e gialli
come pagliacci
di un circo inesistente
mi strappano sorrisi.
Chiedo alla vita
di non togliermi il sole,
chiedo alla vita
di non togliermi la speranza.
il sole.
Attraverso la piccola finestra
del soffitto
entrando rifletteva con i suoi raggi
l’ardore
dei corpi uniti nell’abbraccio
antico.
Due corpi avvinti che creavano
un attimo
di perfetta immobilità nello spazio
tempo.
Istante vivo, reale, immutabile,
un atomo
di vita cristallino, la luce
d’un momento.
I nostri colori
Qualcuno ha visto i colori
fasci di luce intrisi di smalto
qualcuno capisce quello che dico
io sto dando di matto...
ci sono colori , nei fogli.. ovunque
nei pianti, nei cieli cobalto
qualcuno li ha rubati su, dunque
... parlate il mondo era distratto...
ridate colori alle voglie
andate, alzatevi in piedi
nelle vostre mani, pennelli, io voglio
in alto le teste, andatene fieri
al mondo ci sono colori
che nascono anche con le parole
facciamo fatica a vederli da fuori
ma nella poesia...sono alla luce del sole
sorridi, due parole, siamo più vicini
mi guardi, ora giochi, siamo due bambini
ti inseguo, ti fermi, siamo bocca e bocca
mi guardi, mi spogli, butti via la giacca
i corpi, denudati, uno contro l'altro
le mani, si cercano, gli sguardi vanno in alto
è un ballo, un lento, un fuoco dentro
ti sento, che scivoli, sotto il mio mento
... capelli, di mezzo, un gran da fare
scintille, su di un prato, di mezze parole
rotoliamo, in una sedia, e poi fino in terra
ora vince la pace, ora cos'è la guerra
muti e pieni, dei nostri corpi
dalla testa ai piedi morti, vivi sotto i colpi
continui, delicati e forti dell'aversi
come fuochi d'artificio nel cielo sparsi
respiro i veleni del mondo
assaggio l’amaro grano
di vite piegate
bevo acqua impura
di indubbia natura
ascolto il coro rabbioso
di tanta povera gente.
Osservo i “signori”
servitori di ingiustizia
beffa degli indifesi.
Gioco al massacro.
La Chiesa predica
in nome di chi?
La terra fibrilla,
il cielo si oscura
la natura implora.
Indifferenza del potere
involuzione dell’uomo
vittima
del proprio decesso.
una lacrima calda
che scende solcando
le guance arrossate
la piega del labbro
s’atteggia al rovescio
e gli occhi si bagnano
d’altra rugiada,
nell’anima scoppia
un tumulto insicuro
di vivere altrove
lontano da tutto
nell’attimo eterno
di un altro universo.
Allora ti accorgi
che lacrime ed anima
sono in simbiosi
col riso e col pianto
con tutte le gioie
e i dolori del mondo.
giaceva sul terreno fangoso.
Le zampe irrigidite puntavano il cielo
intristito da nubi minacciose.
Maestoso e placido, il leone si riposava
fra un boccone e l'altro.
Intorno, a debita distanza,
facevano cerchio gli avvoltoi affamati,
in attesa che il re, sazio, s'allontanasse.
Tutto era immobile, il dramma era già avvenuto.
La scenografia era magnifica, ripide mura rocciose
racchiudevano il grande cratere di Ngorongoro
e tutta la vita crudele e cinica che vi si svolgeva.
...Nel Eden, quando Dio creò il mondo,
questa violenza sanguinaria esisteva già,
gli animali non furono creati immortali
e già uccidevano e si cibavano degli altri animali.
Sin dal primo momento, Dio creò il concetto di uccisione,
di sofferenza, di terrore, di astuzia nella caccia e nella fuga.
L'uomo lo creò diverso, immortale e intelligente,
ma già sapeva, nella sua onniscienza
che sarebbe divenuto come gli altri animali.
Non è per qualche ragione
che Dio ha fatto ciò che ha fatto,
nel modo in cui lo ha fatto,
perché Dio non ha ragioni da seguire,
che lo limiterebbero nella sua onnipotenza.
Lo ha fatto e basta...
Il leone si alzò, si avvicino alla carcassa,
ne strappò con violenza un brandello di carne
lo triturò con le mascelle poderose, e lo inghiottì.
Gli avvoltoi rimasero immobili, in attesa.







