Risuonava ingorda la dinamite
in un cratere nuovo
che forse era diventato un bel covo
per le mani ferite.
Cantavano le gole rinsecchite
in gole a Castelnuovo
come un bambino caduto in un rovo
che poi incolpa l'estate.
A mezzogiorno brillava il carbone
sulle facce africane
rivolte al cielo con poca ambizione;
che lasciavano quelle fronti anziane
se l'astuta illusione
spariva al rintocco delle campane?
in pericoloso eco
cammino
e mi rifletto
tra mille colori
e mille luci
attratto dalla mente
seguo lampi
di memorie alternate
ritorno dove ero ieri
per poi dimenticare
guardo giù
ancora più giù
verso sentieri
mai percorsi
in fondo a valli
che profumano di pace
cerco ancora
e perdo i miei occhi
là dove il mio segreto
si confonde con in vento
in volo ultrablue
mi lascio cadere
sento l’aria
accarezzarmi
il sole
darmi nuova luce
ecco
ci sono
in perfetta armonia
ed in giusto equilibrio
verso il cielo.
Lei bussò per ben due volte
Ma la luna testarda
non volle aprire la porta.
Pianse tanto quel giorno
sentendosi abbandonata,smarrita,
volò lontano,
così lontano.
Nessuno la vide più
non chiesero nemmeno
la fine che abbia fatto.
Lei così dolce quella sera
voleva solamente
sfiorare teneramente la luna,
ma le chiuse la porta
lasciandola da sola
in balia di un vento
molto freddo…
se non ami
ci dev'essere l'amore
a guidarti se vuoi
sentir la felicità
negli occhi
un caldo che ti respira
e t'accarezza dolcemente
la mano, prendendoti
come un bambino smarrito
guidando i tuoi turbolenti respiri
che più lievi sentirai, in quell'animo
freddamente distaccato
dai mali del mondo disperato
Oh mio Dio! L'oblio, com'è soave delle rondini il cinguettio.
E sono disteso in una distesa di vomito e non vedo più niente.
Ma c'è il sole. Sopra di me, alla massima potenza.
Lo percepisco amico, è colpa sua se ho le palpebre consumate e vedo bianco.
Ed'è quiete questo sole caldo che non suda, questa brezza calma che non gela, le rondini delicate cinguettano sofisticate ed io, in estasi, ammiro ad'occhi chiusi, in paralisi : l'infinito.
Sono davanti ai cancelli del paradiso, ma non posso entrare
Starò fuori, a spiare
finchè non mi bruceranno.
nel cielo estivo,
gli adamitici si preparano
per il gran ritorno...
Trame bianche
dentro le mie oscurità...
Echi di sventure
e guerre
e respiri
di gente affrettata
nella stradia vuota.
Versi del Corano
si udivano
da un altro mondo lontano.
Asciugherò la fronte
con la mano
e correrò verso
un altro futuro,
un altro ricordo,
immemore
dei silenzi bui
di questo pianeta.
Ad un'ora imprecisa, nei vicoli d'una città
vuota, con l'eco di grovigli di paglia
che si rincorrono, ecco il mio bus:
Omar è l'autista che si riscalda gli zitoni nel microonde.
Se qualcuno gli si posò addosso
adesso è solo polvere rosa
fra i diminutivi in disuso.
Così vaghiamo insieme: in quel vecchio
mini-bus verde pisello con i fiori disegnati
siamo solo io, lui e i caldi racconti
di rivoluzioni fallite delle quali il furgoncino
era figlio, adesso anche lui orfano.
La storia ci parla, parlano i muretti ombreggiati
e prega solitario sulla cima di un campanile
(guardando una miscellanea di morigerate piazze)
un soldato disperso dell'Armata Napoleonica,
della quale sono rimasti solo minuscoli giocattoli.
Si punta un fucile di gomma piuma alla gola trasparente.
Un vecchio abate del '200 salmodia in Piazza Grande
i versi degli eremiti di Cluny abbracciando
la fredda e nuda Minerva, con i suoi lineamenti tanto perfetti
e umani da farla sembrare calda. Omar spergiura
contro quel "Michelangelo" ingannatore.
Facciamo il giro di una città che di notte
non sembra la nostra, sembra una città del tempo.
E, così come tutti gli audaci, Omar sfida
gli acciacchi della vecchiaia indossando
il suo solito camice azzurro da autista
che ignora i promemoria sul cofano.
Come può un adespota sapere tutto
degli uomini di un tempo, se poi
non sa niente del tempo degli uomini?
che ci liberano dal cemento
e ci rendono immortali
facendo sognare il vento
caduto da un'ultima
ciglia bagnata, di acide piogge
innaturali, prese da deserti
straziati, nelle ultime pagine
folli, stordite dalle invenzioni
e dai soliti poemi
ammiriamo la bellezza
e la potenza del mare.
In un attimo
un’onda si scagliò
contro gli scogli.
Il vento
fece arrivare delle goccioline sul viso
facendole sembrare lacrime.
Le tue mani
si allungarono
per asciugarle.
Appena mi sfiorasti il viso
un brivido
mi pervase il corpo.
Pensasti che avevo freddo
mi abbracciasti
stringendomi forte a te.

Dormi con me vicino
dormi, l'inferno è non vederti
farfalle da farina
a barcollare sopra sònar planetari
a girovagare fra i capelli dell'arpa
il violinista dai due orecchini
sa diventare un acciarino d'argento,
sa quel cadere
nella tasca della giacca.

che mi aspetta li
nella casa dietro
la montagna
dove DIO ha dipinto
il prato di bianco
e ne ha fatto ghiaccio
lei ha le labbra come il sole
calde dell'estate
il suo corpo s'offre a me
ogni notte
tenera la donna è GHAEL
bianca in viso
amore puro
il mio cuore si prenderà
o si perderà
tra i miei passi...Gahel
ventilate da aria
fresca di mari
e lidi lontani.
Tremolli di stelle
e fantasie di inizio secolo
sgualciscono
i miei ricordi
che sanno di tabacco stagionato
e vetrate umide.
Giallo limone
e profumo di nostalgia
volteggiano
su verde infinito
di fiori di campo
con geometrie impeccabili
e penetranti.
Arancione di tramonto
allieta l'azzurro
di un canto lontano.
si sono colmate
le nostre giornate di ubriachi vaganti
in cantine profumate
in osterie luride
in vigneti memori
di sole che non c'era
al vento che non sapeva
che quando giovani eravamo
solo di candida acqua ci dissetammo
con foga perniciosa
convinti fosse
per l'immortalità.
Mi strizza l’occhiolino
Intanto che mi sveglio
All’alba del mattino,
mi trovo a canticchiare
un semplice motivo
felice come mai
nel giorno uguale ad altri
e tutto emozionato
mi sento come in volo
contento della vita
che intorno mi circonda:
non so che mi succede
non so cosa mi prende
ma poi all’improvviso
accendo il cellulare
trovando un tuo messaggio
che dolce mi saluta.
O nuvole del cielo,
O sole del mattino,
O fiori profumati,
la forza del saluto
nel cielo mattutino
mi fa rinvigorire
riemergere e cantare.







