Riposati pure nella tua vasca
lo vedo il ginocchio ancora sbucciato
Ti va giù per qualche secondo la faccia
ma non ti va giù quello che hai imparato
Riposati se vuoi
C'è un tempo e un luogo per ripartire
Prova a raccontarmi semmai
di quanto sia difficile sparire
Quando partisti era tutto così diverso
Ognuno con la sua strada sbagliata
e ne rideva visto che sapendo un po' di tutto
non sarebbe mai emerso
Resta ancora qualche secondo
loro ti vorranno rivedere
Tu che per noi hai visto il mondo
tu che ce lo puoi raccontare
Tu che hai avuto il coraggio
perché non c'era niente da lasciare
Tu che hai tentato un ammaraggio
su una terra deforme da rifare
Riposati pure se vuoi
su quell'avanzo di casa che ti hanno lasciato
su quel fischio usuale che poi
se ci pensi è dopo che l'hanno inventato
negli scantinati della vita
nascono sotto la coltre
di società seriali
affondate in placide morali
Viaggiano e son smarriti
brillano luce infinita
controcorrente vaneggiano oltre
marchiati da giudici spettrali
nelle decedenza di pensieri autunnali
Trasportano malinconicamente
l'esisitenza in viaggi
e quattro corde sulle spalle
o fogli che importa
il loro viaggio non verrà capito
Corrono asfalto incandescente
inseguendo estasi e miraggi
e visioni come bagagli
guerrieri artisti
sublimati in stelle
eterni fuochi
di un nero
campo di battaglia.
dove tutto all’inizio è difficile,
ma poi finisce sempre bene.
Entrare così
in un bel sogno
t’addormenti ogni notte
col pensiero di poterlo riprendere,
ma non è uguale
il sogno cambia
non è sempre una favola,
il finale è diverso
vorresti correggerlo,
ma non riesci a riprenderlo.
Lì t’accorgi della vita reale
e ti svegli da un sogno
che non volevi mai finire…
Mi trascinan inerte.
Guardo l'aria incolta
Scruto l'erba già morta
Assaporo il disorientamento
Del tuo odore.
Come nella vita, anche nella morte
Il mio vaneggiar sarà costante
Il mio, un moto eterno
Maledetto lugubre, sempiterno:
'si impuro per il paradiso
'si fradicio per l'inferno.
e noi raccoglitori
dell'ultimo frutto prima del lungo sonno,
stanchi in rientro da labirinti di filari,
nascondiamo nettare
tra le pieghe dell'anima,
ubriachiamo gli occhi di luce in lotta con il buio
ed abbandoniamo mani in vendemmia
a strappare acini
come pensieri al calar del sole.
sogni nefasti
Lei non c’è,
e chiudo il cuore,
non c’è nessuna,
fragore tra le rocce
tempesta in mezzo al mare,
uragano fra le piante,
non c’è nessuna,
inferno in questa vita
dove il tempo
è destinato
a trapassare maledetto.
Il cielo con le stelle
La luna e le più belle
Immagini del cuore
Di quelle che non scordi
Che vibrano gioiose
Profumi delle rose
Che chiamano i ricordi.
Stanotte son d’amore
Le languide carezze
Che come dolci brezze
Svaniscono in un fiore,
Stanotte la passione
Mi fa tirare avanti
Perché sono importanti
Realtà ed illusione
E provo ad inventare
Un bacio dolcemente
In un evanescente
Amplesso da copiare
Al mondo ed alla vita
Alla rigida natura
Che piena di paura
Non è mai concepita.
Sporti sul ponte guardano nel cielo,
i bambini scendono dalle giostre:
si aspetta lo stravagante sfacelo
bisbigliando tutte le cose nostre.
In migliaia stanno seduti al fiume
e c'è chi si lamenta ché non vede;
qualcuno si bacia al primo barlume
e non guarda se davvero succede.
Al primo botto è stupita la voce,
al primo botto è iniziata la fiera,
quel poco vento è l'inverno precoce.
Cani impauriti nella polveriera
e in città si affacciano a Santacroce:
qualcuno accoglie un'altra primavera.
che è l’omo che se ‘nventa la religgione
pe’ smania de potere e p’esse padrone
de li sentimenti e penzieri della popolazione,
come si nun bastasser la politica e la morale
mò ce se mettono puro l’imamme e ‘r cardinale.
Io me meravijo de come er padreterno
ch’è infinitamente bono e fonte de pace
possa scaraventà li pori cristi all’inferno
o comannà d’ammazzà l’artri come ‘n rapace.
Mesà che ‘r paradiso lo vedemo cor binocolo
ciaveva preso Carlo che allora è l’oppio der popolo.
La religione, quella unica e sincera,
nasce da sola drent’ar core,
e come ‘n fiore a primavera
quanno sboccia nun fa rumore,
è quella che quanno vedi le stelle
te fa volà in braccio ar creatore,
t’accorgi che sta ‘n tutte le cose belle,
è quer sospiro profonno che se chiama amore.
una lingua di Costa Brava
sotto l'occhio che ho guardato
mi ha fatto animale d'oblio
vegetale d'oblio
minerale d'oblio
fantasia scienziata di gas
una puntina azzurroonda di tempera
ti si è alzata dal viso - bonsoir ma cousine -
a rasserenare il mio sgabuzzino.

come bozzolo scarnificato
ai margini di una mulattiera.
Ascolto il suono del vento,
tocco il battito della terra,
ricevo consolazione dalla pioggia
e mi scaldo dinanzi al focolare.
Schiamazzi in notturne cavità,
ululati vaghi,
accompagnati dal cigolante oscillare
d’insegne stradali.
Ribellione e trasgressione
come germogli d’umanità.
Voci ruggenti
da spazi indefiniti,
silenziosi tremori
e sorde paure.
Nell’oscurità
la brezza mi sfiora le gote
e il rumore dei polmoni
mi entra nel cuore.
Con prudenza
assaporo
la possibilità di dormire.








