Volava basso l'uccello ormai nero,
tremavano le ali e i caffè all'aperto.
Cacciò il tuono di un temporale fiero
ma la polvere era del deserto.
Il cielo di fumo allora coperto,
il dubbio su chi fosse lo straniero;
le Sorelle a terra col colpo inferto,
degli angeli in fiamme oltre il grattacielo.
Quel giorno si rivelò il Fantabosco
il regno più falso e senza futuro,
ma anche l'America aveva del losco.
Il cielo da intingere era più oscuro,
il mare di Manhattan già più fosco,
la spia scoperta mordeva il cianuro
ma l'altra si muoveva di nascosto.
dalle orecchie, carnivore.
Metallo fuso che si scioglie
Mi percuote, bollente, nelle vene.
Tutto brucia
Le mie lacrime non sono altro che
candidi fiocchi di neve tenera
al centro di un vulcano che tramonta assassino.
Ardono all'uninsono il mio intestino
le ferite, l'orgoglio, gli occhi e la speranza
Fiamme alte come colonne,
Brucia l'inferno in me
Un attimo e sono cenere.
Cenere sputata, cenere dimenticata
cenere calpesta, derisa emarginata:
e sono fuori di nuovo.
Figli di armoniose candele accese
vanno avanti con il borgo che trema;
loro le prime scale le hanno scese
e sul muro non vedono lo schema.
Figli di esperti capi sanguinari
vogliono avere la loro occasione;
con loro gli amici son sempre in pari
anche se non sono stati in prigione.
Figli di eventi messi nel cassetto
cercano qualcuno che abbia la chiave,
ma l'ha ingoiata la gente per bene.
Qualcuno ha al collo ancora le catene
ma d'oro come quelle sulla nave,
mamma sventola ancora il fazzoletto.
Adesso ci arrivo
solo qualche passo
saranno una ventina
centocinque al massimo
ma da deliziarsi cammello in salita -
belline le camicette di erbetta
a separare i deserti
secondo secolare ricetta
incrociare la paglia delle teste
dei padroni della Premiata Fabbrica
di autentici saluti baci sorrisi
liquore che non deve
mi raccomando
mai mancare.
Cordialmente
eccetera eccetera.
e non so se cercarti è ancora giusto,
se tra i cassetti arruffati il profumo di fresco pulito
perdura gelosamente le tue mani,
se il conforto nelle tue fotografie
abbraccia il mio vagare smarrito,
se nelle ombre della stanza ancora il respiro grava
l'imbarazzo, la confusione,
e ancora troppe, troppe lacrime,
sotto questo cielo stellato,
questa luna grande e immobile che mi osserva negli alberelli
e nelle more che rinascono a nuova vita.
ma non c'è via
d'uscita. La cerchi
in una domanda
che sai già
qual è la risposta
tenendoti ad una fune
stretta stretta
cercandone un'altra
se ti dovesse
scappare la prima
Per inseguirla sudi
e nel frattempo speri
di aggrapparti a denti stretti
a quel che non trovi
per mentire senza mete
non avrò mai abbastanza
di sentire il tuo sapore.
Non avrò
mai abbastanza
di sentirmi tua.
Quell’odore
di pelle misto al mio
che rimane nell’aria.
L’intreccio
di corpi
sotto le lenzuola.
La voglia
quasi di urlare
dal piacere.
Mi mordi le labbra
sussurrandomi
“ sarò tuo tutte le volte che mi vorrai ”
e di fragile elegia.
Le foglie cadono lente,
con grazia,
inevitabilmente.
Alcune vanno a terra
e coprono le radici dell’albero,
altre volano più lontano,
sulla roccia,
sulla sabbia
e nell’acqua limpida del ruscello.
Altre ancora,
trasportate da sbuffi imbronciati di vento,
bisbigliano appena
nel gorgo turbolento dell’atmosfera
e si lasciano avvolgere
dalle onde pacate del lago di Occhito,
quasi a volerne rosseggiare
un canto appartato.
L'orizzonte s'abbassa
e raccoglie qualcosa:
la gamba nella nassa
è quella della sposa.
Chi pesca si riposa
davanti alla carcassa
della sua ombra odiosa
che dorme sulla cassa.
Resta un po' lì da solo
con l'ago dentro un dito
e il gelo nelle orecchie:
l'inverno è anche sul molo
e poco si è vestito
se si è vestito a macchie.
avvolgermi in un caldo sentire
rasentando ogni singolo muscolo
e animare questi notturni solitari
avverto il tuo corpo abbracciarmi
mentre tremiti s'arrendono al vento
e ciascuno sospiro libera l'anima
che folle s'abbandona nelle tue mani
anche nel passare lento dei silenzi
io canto a ogni attimo il mio amore
poiché non si schiuderebbero i giorni
se non mi perdessi nei tuoi occhi
Dalle profumate cedraie
il sole tepore fece un'introduzione al mondo
che non venne mai resa pubblica,
messo all'indice
processo
condanna a un esilio
su case squadre di produttori di bicchieri
che robot ne fanno impilare tremila al giorno -
La sua vela conchiglia cono - dalle cedraie
doveva essere un tamburello di gocce
sul letto della barca e sulla balza.
delle bottiglie vuote,
nei sospiri lievi
delle candele di chiesa,
negli ansimare degli amanti
o nel vuoto mare dei sogni urbani.
Dormi tra effluvi ed elisir
dei fabbricanti di vite,
dormi al dolce tepore
delle ciminiere, delle balere.
Dormi tra i rovi, tra rive
di amanti dispersi,
di spose lontane lascive
tra fumi di ebbrezza
e menadri scoscesi
di tardiva bellezza.
Dormi mio odore,
mio amore,
perduto onore,
nei sonni dei fugaci sbadigli
sui campi delle cicogne,
nelle barche sui navigli,
nelle lievi e gravi vergogne
di criminali, tra i baffi sommessi
di fugaci commessi,
prima del kundalini,
prima del risveglio dei postini
o dei vicini.
Dormi mio amore,
mio odore, mio perduto onore,
prima che voli via
questo magico tepore...
anche nel profondo
insegnami
oltre il pensiero
accompagnami
dentro il cammino
saranno aria e fuoco
acqua e terra
portati dal vento
di un dolce ricordo
ascoltami
fino a dentro gli occhi
credimi
dove non ci sei
stringimi
anche nel dolore
saranno aria e fuoco
acqua e terra
portati dal vento
di un dolce ricordo
che vestiranno
cristalli trasparenti di noi
che porteranno
gocce leggere di noi
saranno aria e fuoco
acqua e terra
portati dal vento
di un dolce ricordo
che ci accompagneranno
che ci guideranno
come sole e luna
cielo e stelle
e non avremo paura
una brace di cuori di legno vecchio
arrostiva con macabro gusto
le anime perse e sole
in giro per l'estate
Al barbecue dell'amore
sentimenti ravvivati, gocciolanti e smunti
rosolavano le ultime incertezze, le mille dolcezze
Lacrime di oli profumati e dense
si allungavano in serate di stelle cadenti
conosciute per caso
fra voci rauche e risate forzate
continuando nella selvaggia notte
di bianchi unicorni
Mani legate e corpi stretti
danzavano liberandosi
di sinuosi fuochi
di festose libertà
Nello spreco di fragole e vino
si ubriacavano anche i curiosi
che non ebbero mai nei loro bagagli
la gioia di vere passioni
il calore di un'estate africana







