“Sia questo dì (di tal calura intriso…)
ciò che sostien e a nostra sorte è sponda,
possa sì forte e giammai ne sia liso
l’animo tuo restare in cresta d’onda…!”
Ecco, or ti sembra d’esser sempre ad oggi
quando nei cuor di chi ti volle abbonda
Amor che or vedi come cresca e alloggi
in quei in cui mani la tua testolina
senza poter or lasci che s’appoggi…
D’acqua e mister per te così piccina
ne sia lavata ed in tal guisa intrisa
sì che si pensi che or sei più vicina
a Chi può tutto e bontà non travisa !
…Fur di poi giorni, mesi e poscia anni,
tempo ne fu, finché arrivò improvvisa
l’età leggiadra che di pene e affanni
burla si fa, e come fior di campo
non conoscendo tristezza e malanni
petali schiude senza alcun inciampo.
Or però tutta sei così compresa,
come se vita fosse proprio un lampo,
in chi pensotti pria che fossi arresa
a veder luce e a lasciar quel refugio
poi che del mondo la verde distesa
compenetrotti senza alcun indugio.
Lascia che sia chi di te fé progetto
e uscir ti fece da quel tuo stambugio
(dove in buior e in quello spazio stretto
si riformò dal sempiterno fonte
principio e vita d’ogni bel visetto…)
quel che sostiene, guida e si fa ponte
fra te e il tempo di chi si è affacciato
di vita e mondo sul grande orizzonte
pria del tuo viso così bello e amato !
alcune crescono senza patemi, succhiando, allegri, la linfa dalla propria madre,
per tutta la vita
altre, rimangono piccole, così piccole
che un tenue soffio di vento potrebbe farle cadere,
ma, tenaci, resistono
altre sono così forti, così rigogliose e verdi che paiono non doversi staccare mai,
ma poi arriva un unico soffio di vento, preciso e dispettoso,
che le fa cadere
altre volte, le foglie, si seccano, un po' alla volta,
e poi, senza che quasi ci si accorga,
da sole si distaccano dal ramo
altre ancora rimangono lì, sole,
assetate dal sole che le rattrappisce e le rende, alla fine, non- foglie,
solo un inutile appendice rinsecchita,
rattrappita nel dolore dello spasimo
E quando cadono, le foglie, non cadono tutte
allo stesso modo:
ci sono quelle che cadono, giù, in verticale,
precise al suolo, senza incontrare alcuno ostacolo
altre piroettano, sbeffeggiate dal vento,
si risollevano (a volte), si ribellano, urtano nella lotta i rami più in basso
e, così, si frantumano,
prima di toccare il suolo
altre paiono non voler proprio cadere,
il vento le trasporta, alitandogli addosso,
ritardando la loro fine
altre, così piccole, si lasciano andare, ad occhi chiusi,
cullate dal loro stesso tuffo
altre capitombolano al suolo ancora giovani,
incomprensibilmente
altre, ormai secche, non attendevano altro,
è per loro la liberazione
altre, invece, non ci credono neppure,
fino a quando non è, ormai, troppo, troppo tardi
altre...
ma alla fine tutte, proprio tutte, cadono inesorabilmente al suolo
E’ strana la vita delle foglie.
n.b.
...oggi mio figlio Niccolò inizia la prima elementare (o dell'infanzia, che dir si voglia)...ovviamente per foglie s'intende...
Anche l'ultimo ramo secco
si è staccato dall'albero
secolare
che sembrava resistere
a tempeste e raffiche
di vento
e il grigiore delle nuvole
ha coperto un cielo
che in tempi lontani
era azzurro intenso
e si rifletteva sul mare.
Un mare calmo
che allo sguardo
regalava emozioni.
così mi dico quando apro bocca
Di tutti quei sapienti sono io l'ostaggio
non vorrei parlare troppo ma mi tocca
So di chi dormiva sulla collina
e so che volevi una fossa più comune
Non pensare alla fine che si avvicina
non pensare alle tue lacune
Da quando ti conosco sei una menagramo
Fai quello che farebbe una tisana al giusquiamo
Da quando ti conosco dormi poco
Da quando ti conosco hanno messo il coprifuoco
Ma di che mi lamento? E' la sfortuna
Se è il manico che fa l'assassina
risparmia l'ago a questa bollicina
So che racchiudi diverse donne
ma la questione rimane la stessa
So bene che anche il pomerigigo sarà insonne
perché lo perderò da un'altra profetessa
tutta sola te ne vai
nei meandri dei pensieri,
nelle cupe ostinazioni
di una pace che non torna,
nel vedere i desideri
della gente che compare
nella triste umanità;
poesia di mezzanotte
tu ti illudi che le stelle
siano amiche,
che la luna sia benevola
che il vento che si sente in lontananza
sia con te,
ma t’illudi miseranda poesia
sei da sola,
con le lacrime pietose
di un poeta vagabondo.
Una splendida giornata, tutti insieme,
un gesto d’amore per la nostra famiglia.
Già, l’amore per la famiglia, quello che non morirà mai,
quello che ci fa provare l’emozione di una bella rimpatriata.
Rivederci dopo tanti anni e, perchè no,
iniziare nuovamente a conoscerci sarà molto emozionante.
Siamo sempre stati sempre molto uniti,
anche nella lontananza, anche nelle difficoltà, anche nelle imcomprensioni.
Non possiamo ritrovarci solo nelle brutte occasioni, dimostriamo che siamo
capaci di farlo anche in occasioni uniche e speciali come questa.
Dimostriamo che siamo capaci di divertirci tutti insieme,
come facevamo un tempo.
L’occasione l’abbiamo colta, tutti noi,
e in questa occasione ci facciamo un augurio grandissimo per il futuro.
Un augurio ai cugini, ai figli, alle mogli, ai nipoti, a tutti, e una promessa:
La promessa che non dimenticheremo mai questa giornata,
non dimenticheremo mai questo gesto d'amore per la famiglia.
Tante stelle brillano in cielo, stelle che sono sempre con noi,
al nostro fianco, ci seguono...ci vedono.
Facciamolo anche per loro, facciamo in modo che siano orgogliosi di noi.
Noi siamo le stelle che continuano il cammino da loro iniziato.
Rendiamo questa giornata più brillante di tutte le altre,
ne siamo capaci, siamo qui, tutti insieme.
Nonostante il tempo che inesorabilmente passa, oggi stiamo dimostrando
che possiamo girare la clessidra dall'altra parte e ricominciare.
Siamo noi a scrivere la storia e a colorarla di emozioni
tutto inizia con un sorriso.
GRAZIE A TUTTI.
DEDICA SPECIALE A TUTTI I MIEI CUGINI.

All'occhiello porto una panca di glicine, grigia
che non se ne va
complice di tramonti fermacarte
dall'attaccamento da infermiere -
ci si staglia nella sera -
porte chiuse di una fontanella
o piangere in una vasca dai piedini sottoterra,
vasetti o dessert
e uguaglianza,
e non un fiore.

te seguo come 'n'aderenza
seguo oggni atto tuo de coscenza
la demenza tua e la sapienza,
te seguo pe' tutta l'esistenza,
vivo co' te oggni amore e escandescenza,
la crescita e la decadenza,
spartimo inzieme dolore e resistenza,
co' te arivo co' te sto 'n partenza,
te seguo co' la massima riverenza,
sto co' te ner bene e nella sofferenza,
pòi dì che sò quasi la tu essenza,
te dò sempre la precedenza,
ciò 'n sacco de pazzienza,
co' te ciò er massimo della corispondenza
senza ricavanne arcuna convenienza.
T'accompagno fino alla tomba,
lì me fermo e te sono la tromba,
senza modestia, sò la tua ombra.
accarezzati da ombre
che divergono in sogni
metallici, come calamite
nel sospirato
punto sospeso
di domande dentro dubbi
infiniti nei cieli perplessi
e ricercate per smontare
enigmi misteriosi che trafiggono
aspettando la luce vera
bloccata dalla tenebra del buio
riflesso sui bordi scoscesi
dei fiordi
o sugli ornati scogli bianchi
degli emirati,
deposito di luce
sulle ali di una farfalla giapponese,
dolce elucubrazione
di dorati minareti mediorientali,
sole
negli sguardi impervi
di rapper occidentali,
sui cappelli di armeni in festa,
nel luccichio
delle lamiere contorte
su asfalto evaporato,
sole
nelle preghiere
di rituali senza tempo,
nei dolci pediluvi
di gitani in viaggio di nozze.
Crisalide notturna,
fuggiasca della tua aurea
e rifugiata della notte,
chi ti darà la pace?
La luce t’incorona vittima,
il buio silente carnefice;
chi ti darà la pace?
Il tempo e le stagioni
sono amanuensi senza ragioni
che vessano con i loro calami
vita e morte se pur nessuno le ami.
Chi ti darà la pace?
Sono troppo grave per i giunchi
liliali dove, tu, trovi giaciglio;
Sono troppo grande per le marze
nella tavolozza di Aprile,
mentre la terra, come una madre,
trema ogni volta che cado.
Chi ci darà la pace?








