il sole alle finestre,
larghe fasce di luce sulle corteccie,
sulle strade e nelle vie.
Corre poi un silenzio
fatto a pezzi dai colori di Settembre.
Vorresti rumore
e intorno hai solo la quiete,
vorresti parole e senti solo le tue!
Il cadere un coperchietto la cuoca
il muoversi a segmenti corti
sull'orlo della Musa
di una cavalletta di stanchezza bruna
solo una canzone mai canto né silenzio.
Muraglia onda di foglie libera il cimitero
mentre il sole accoglie i passi senza sangue
di chi adesso ne esce senza timore.
poesia figlia dell'infinito,
scritta così al momento
tra una gioa e un tormento!
Gioia di un momento inerme
a metà tra un drago e un verme,
eco di giorni lontami di festa
eco di un rombo alla testa,
te ne vai sola derelitta
mentre sbatto la porta di fretta.
La missione critica del poeta :
a metà tra diavolo e asceta,
si alza libero per volare
ma chiede solo un sogno per amare.
Mi annientano i versi dolci e perfetti
Di tutti voi pronti a cantare il creato
Di quello che fatte di quello che è stato
Di filosofia o di stati d’amore
Di lacrime gioia e di duro dolore
Di giorni passati a capire chi siamo
E perché siamo qui e a che cosa viviamo,
Ma io che rientro da un altro pensare
Di chi non aveva nient’altro da fare
Che bere scordando le pene infernali
Di chi da notizie ai vari giornali
Mi fermo a pensare che vita è mai questa
Per dire così che alla fine ci resta,
Stordirsi e cercare comunque a finire
Il giorno che passa ed andare a dormire.
delle stelle sulle finestre
mi attraversa la nuca,
controsioni dell' ego
sulle pareti
di questa vita.
Sei tu, minuscolo rettile
custode delle mie notti
insonni,
canti furtivo, sibilante,
con eco di vento arido
e fremito di palpitazioni
invisibili.
Fritto anch'io
e meno assai di questi commedianti
Quando il sonetto si deforma in lavatrice
Quando dalla lavatrice esce
il maglione dell'inverno
in primavera scontata
E vuole il suo compenso l'editore
vuole il suo compenso il pubblico dirottato
Raffermo anch'io con le valigie in mano
da disfare nel solito lasso di tempo
con l'aereo risucchiato fra le cose possibili
e la freccia scoccata
che sottende il suo integrale di materia azzurra
Se sono commediante anch'io
mi spiego molte cose
e altre me le spiego ancora meno
Si contrae il muscolo involontario della solitudine
e all'agitarsi delle maracas
la barba si taglia da sola
e l'ennesima emicrania prende la sua aspirina di troppo
Nel paese della cuccagna
non mangia niente chi mangia troppo
in mezzo a questi colli
trapiantati da due pezzi di cuore
dai rami intrecciati,
aggrappati come foglie
al sole, ai sogni e alle umide serate.
Intorno abbiamo un giardino di piccoli fiori
e battiti alati abbandonati alle rugiade eterne della sera
e alle morbidezze bianche del cielo.
Accanto i vecchi giganti
ci prestano ombra gradita alla nostra giovane vita.
Di tutti i venti e tutte le stagioni
ruberemo le stelle, un pò di calore
e di trina lucente degli occhi di Dio..
…E poi con gran fragor di tuoni e lampi:
“Siane riscatto, e ancor ne sia vergogna !”
Così ci disse… Poi fur prati e campi
a scorrer sotto, prima che la fogna
che ci ingoiò ci si mostrasse orrenda:
per tutti noi fu greve e odiata gogna,
belva impietosa e fiera sì tremenda
come man d’uom quand’altra mano stringe
pria che del dopo forma non offenda
con il pugnal che in carni si sospinge.
“Vedi là in basso” (indicò un po’ a caso)
“Quel gran pittor che indefesso dipinge,
muta e rimesta… Tu ne sia persuaso:
ciò che credevi ne è smentito e irriso,
fuso e rifuso nel suo grande vaso,
dei dì a venir stigmatizzato e intriso…”
Tanto fu scempio e tanta l’arroganza
che stravolgeva anche il di lui viso,
tutto proteso ad una tal mattanza…
Pareva cieco ad ogni chiaro segno,
e a quel macello senza speranza
tutto era aduso il micidial congegno…
Com’anco fosse a dirsi troppo greve
ci fu favella come secco legno:
bruta, tagliente e fredda come neve…
Di quel Minosse che tutto maciullava
forma non fu d’umano senso lieve:
d’ogni speranza idea ne frantumava
volgendo or qui or colà la lesta forca,
d’ogni ricordo tutto macinava
sputando insulti con sua bocca sporca.
D’ognun di noi riconoscemmo tratto:
come colui che in spasmi si contorca
qual bene fu e il male che fu fatto
l’uno dell’altro intriso e in sé frammisto
sotto quei colpi ne sortia disfatto
senza che alcuno se ne fosse avvisto…
Fu poi in tal guisa quella massa informe
dal suo fattor che fu solo intravisto
rifusa e sparsa in modo multiforme
in fino a che di ciò che un dì splendea
sol ne restava un relitto deforme,
negletto e sfatto che torto giacea.
che non bastano, per dire
quanto amore puoi dare
a chi ha bisogno di te
cercandoti come se fossi
un grande Dio, illuminato
dai fedeli del mondo
che rischiarano sentieri
tortuosi, unendoli
al perdono e alla sapienza
del dono, ammirabile pregio
tra nuvole e campane,
avvolto nel frastuono di banchi e di 'bambini'
lo ritrovo qui (nel parco)
seduto - immobile - nella sua arresa solitudine,
che eterna l'avvolge,
messo lì in disparte,
alle spalle della vita
che gioca a palla coi bambini
che corrono, sì che corrono
incontro alla vita che l'attende
che, pure, scorre sulle sue livide vene
che di bluastro avvolgono
il suo rassegnato abbandonarsi alla vita,
già dimenticato.
nota:....dopo l'integrazione scolastica... il nulla.
L'amore è soffermarsi
a guardare il sole
che al mattino scalda la tua pelle
e poi ad occhi chiusi
immaginare le bellezze infinite.
L'amore è regalare un sorriso
a chi piange di dolore
e porgere una mano
a chi è stanco di delusioni.
A chi non sa dove andare
e vorrebbe calore dentro il cuore,
forse nessuno ancora lo sa
ma l'amore è anche stare in silenzio
e lasciarsi baciare dalla luna
e poi nel letto a sognare
i pensieri più belli quelli
che fanno compagnia
e non ci abbandonano
perchè vivono dentro noi.
come lo zampillo della fontana
spruzza e straborda
con la musica grave che risuona
nella piazza vuota
un foglio di carta sventola, arrivando
mescolando il pungente profumo di mele
dalla finestra socchiusa
della casa rossa
Sul lampione cigolante ed ondulante
sbatte un'ombrello per lo sciacquar del vento
tracciando ombre nell'aria
quasi palpabili
Alcune foglie caduche dell'estate
sono prigioniere negli angoli dei giardini
molte fermano lo scorrere
verso le griglie, sulle strade
Nel quasi buio
il bianco fornaio, felice
può riposare a casa, per qualche ora
Si rompe nell'atmosfera
anche la magia della bella stagione
appena finita









