e nei pensieri,
se fossero di pietra
sarebbero montagne,
chimeriche e immaginarie,
sussurrano vanità che non conosco,
sconvolgono armonie
che invece vesto,
accarezzo, vivo, tengo strette.
Le tue parole
come enfasi evanescenti,
inceneriscono al primo fuoco.
Con le mani stanche di carezze
taglierò le ultime rose
le poserò con calma, sulla cenere
e nei segreti sterili di una foto
per poi sprofondare nel buio
vicino al sorgere del dolore
aspettando che la brina
annaffi il mio cuore
e mentre armonici sogni
senza timone
urleranno il tuo nome
bagnerò il vuoto dei giorni
sfogliando rose tra le nuvole
te cascheno le vojie, peli e denti,
te se 'mbrojeno 'n bocca le parole
e le sere tua sò sempre più sole.
Questa è la vita, è così, che vòi fà,
sò questi li regali graditi de st'età,
in testa li ricordi sò 'na macedonia,
la pappetta t'ha succhiato la memoria.
Ma nell'urtimo cassetto der core
t'è rimasto 'no spazzietto pe' l'amore:
è quanno che 'r cielo apre li battenti
e piagni si vvedi du' stelle cadenti.
Angelina, aprimi al tuo satellite di sole
in ondicine calde e turchine
acqua dei gambi recisi di trasparenza di pozza
pieghe e antichità del suolo.
Sfiorire come premio
nell'anticamera appena tiepida,
la poltroncina cremisi riapre stanca i suoi vetri
ai primi raggi del campanile.

Si è chiusa un’altra porta alla nostre spalle,
e quel rumore risuona attutito dentro di me.
Io vivrò sotto la buccia delle settembrine,
scriverò sulla carta carbone e sulla ceralacca,
e dirò del colore di un pensiero che ristagna.
Tu ti cospargerai le gote rosa di verde rame
e ancora di giallo zolfo, e rotolerai sul tufo,
fra la polvere secca di un settembre già pigro:
eccola la nostra vecchia vita che sta per finire.
senza fine.
Attraverso prati verdi
con fiori di tutti i colori.
Terreni abbandonati
deserti.
Montagne rocciose
insormontabili.
Penso “ non c'è la farò mai ”
“ non arriverò mai alla fine ”
Non troverò mai la strada
mi perderò.
Fra le vette
di queste montagne.
Troverò un riparo
dove passare la notte.
Dove attendere
una vita migliore.
Come zagare al vento il tuo volto spandi ,
in puri palpiti il sentimento vola ,
vola nel sonoro tempio …
Ov’io incontro gli innocenti tonfi.
Si, sei tu la musa !
E non posso immaginarti nuvola ,
o pioggia , o fantasma …
Tu esisti ed io ti vedo .
Vivo quando ci sei !
Ti sento sai …
Dentro me ,dentro te ,
già tuonano gli ormoni ,
bizzarri impazziscono
al pensiero di un bacio .
Io che vivo solo quando ci sei
è una sensazione unica !
È come essere trascinati in volo ,
infondermi nell’immutabile bagliore ;
tra sospiri ti rivelo i miei segreti .
Tu la frontiera invalicabile !
Di seta vesti la fresca rosa ,
vieni in me nell’alba scura ;
appari radiosa e piena di vittoria .
Porti con te la tenue corolla ,
ove proteggi il buio dall’inverno :
mi dai luce e mai potrai toccarmi .
Vivo quando ci sei …
È come vederti da vicino ,
rincorrerti come fanno i bambini ;
sotto un manto di stelle ,
al chiaro della luna .
Mentre la luna ramata sorveglia
Sogni fra le stelle, macchiati da
Spruzzi liquidi in caduta libera
Dalla fontana che nella bocca
Balbetta tremolante:
Singhiozzo di fuoco che corrode,
Il miraggio di un letto e di un po' d'acqua
Diventano l'unica ragione di vita.
Su un marciapiede scomodo
Disteso, clichè di poeta ubriaco decadente
e della dispersione,
ombre che riempiono la valle,
vestigia del destino.
Spettri sinistri,
serpenti d’antri assurdi
e d’emozioni perdute.
Incoerenze di sogni
aleggiano come pipistrelli
sulle passività dell’anima
e come vampiri
succhiano il sangue della sottomissione.
La mia esistenza
si perde nei miraggi,
nella vergogna delle cose reali
e nella miseria d’una vita dignitosa,
come un abisso scuro e vischioso.
Creo una filosofia
e la uso come un abito,
sogno una religione
e la indosso come una maschera.
La malizia dei giorni
e i capricci degli eventi
precipitano nel cuore,
avvelenandolo.
Al suono della grande orchestra
passo nel vortice delle danze
e nelle conversazioni del riposo
sotto gli sguardi sdegnosi ed estranei
degli organizzatori dello spettacolo.
Le urla dei bambini in strada
hanno preso il posto
tra i banchi di scuola.
Alba scura
tramonto veloce
ricordo di te estate.
Di un lontano mare di azzurro
rivestito di grigio,
con lo sguardo di occhi
di un prossimo
arrivederci
te ne vai
all' ebbrezza del vento
di sera.
nel mio Giugno
combattendo il vento della piana
per giungere salva
al Luglio del nostro viaggio
accettando il falciare dei tuoi steli
ed il donare dei tuoi semi
alle stagioni di quest'uomo
che già coltivò
con l'oro fra i capelli
la paglia nelle mani
l'attesa dei giorni maturi
d'acqua sudata
disteso come terra
La sera, spesso, è una perfida consigliera.
Ti chiama fesso, ti sussurra qualcosa da dire o fare nell'orecchio
e tu, facendolo, ti impantani in una figura di merda colossale.
Poi ti giri e la vedi sbellicarsi dalle risate.
Le stelle come un'arcata di denti sbiancata dal dentista,
la luna come il naso storto di qualche burlone,
gli occhi lucidi come qualche nube rimasta sola.
Tu vuoi andare a letto,
ma lei è strafatta di caffeina.
Salta, si agita, gioca in cucina sporcando di farina il suo vestito nero.
Non è così seria, lo è il giorno che ha la luce delle certezze in pugno.
Ma lei no, se ne frega, se ne frega se non vede dove va a sbattere,
racconta barzellette, piange sui film, apre le gabbie delle tigri nel costato.
Qualche volta la sera diventa notte:
silenziosa, ti fa disegni buffi sulla faccia mentre dormi.









