a guardare i cieli di gennaio
appena cominciato ma già fermo
a seguire i fratelli di febbraio
e noto come fosse in uno schermo
che il tempo sembra tessere al telaio
le trame della gente sbalordita
che chiede di capire la sua vita.
Dov’è che ha messo i fiori dell’umore
i sogni dei ricordi giovanili
i tratti carezzevoli e gentili
di ciò che poi sbocciava in un amore,
i giochi commoventi ed infantili
che adesso sono fonte di dolore,
dov’è che questo tempo indefinito
sistema il nostro mondo impaurito.
e rosse lacrime piange sacrificali.
Questo è il prezzo dell'offesa al Santo.
Soffre, il Santo, per quel sangue
versato in suo nome.
La rossa luna accompagna le vittime'
nell'ultimo viaggio dei bestemmiatori di un Dio lontano.
che non vedo il tuo sguardo
ma solo risate e collera
fragili come un monte di creta
che si sfalda alle intemperie
eppure ti ho accanto
con tutta quella bellezza
che imbarazza e fa struggere poeti
e incantare pittori.
Spesso sento di essere
un aquilone in balia del vento
una tenue figura d'uomo
che ha perso la sua saggezza
nascondendosi dietro occhi infelici
e orecchie orientate al nulla.
E cosi gli anni volano via
senza capire la verità di quei sogni
che mi riportano ai lucenti anni
cavalcando assurde maree
e cosi invecchio tra le illusioni
e camminando mi perdo facendo finta
di non averti mai incontrato
mentre con il viso stretto tra le tue mani
cerco un impossibile assenso.
Finalmente mi sento liberato
di te
di un tormento angosciante ,
di un peso straziante ,
di una presenza asfissiante .
Sei stata un incubo !
Hai giocato a tuo piacere ,
per raccogliere la tua angoscia
hai alimentato la tua frustrazione .
È proprio vero che la miseria ti somiglia !
Si diluisce a fuoco lento ,
si morde da sola la vergogna ;
con la doppia faccia sei fuggita .
Libero di pensare
libero è come volare !
Di amare una donna vera ,
di scoprire l’amore puro .
Ed ora vai ,
sei la pietà dopo l’infausto credo !
Hai reso un inferno i giorni miei ,
vai nel tuo regno di fantasmi e buoi ,
di apparenze e convinzioni sterili ;
di false certezze che mai avrai …
Il tuo solo scopo
è di ingannare chi già ti ama !
Chi accanto ti crede donna ,
ti crede onesta ,l‘immacolata ;
quando invece sputi melma dalla bocca .
Libero , di credere alla gioia !
Al sorriso di una vera amata ,
al suo cuore che emana vita ;
alla bellezza del suo amore .
Forse questo posto mi guarirà,
così profumato e caldo,
da galassie periferiche di caramello,
una lenza sembro, e di lino,
gettata nella lentezza -
forse questo posto mi guarirà.
Mi trovo già sotto la testa un paio di cinguettii,
forse il primo,
forse gli ultimi,
il sembiante di una Lei che è tutta appesa a un filo.
Forse questo posto per davvero mi guarirà -
i libri li avvolgono nella pagina degli avis mortuaires -
mi chiamano automezzo,
ma sarà per gli occhi mancanti.
"Agli scrittori piace solo la puzza dei propri stronzi"
Charles Bukowski
La poesia è merda
è lo sterco
di un'anima inquieta
di un cuore folle
che si confonde
e non riconosce più la realtà
dalla sua stessa ambiguità.
La poesia è merda
prima rapisce
e poi ferisce
falsamente lenisce
un dolore cronico
un male cosmico
un amore patetico.
La poesia è vomito
fetore decomposto
conati di miele e veleno
è un pugno nello stomaco
che non riusciamo
a farne a meno.
La poesia è merda
putrida esistenza
bava scarabocchiata
su un foglio
di carta profumata,
carta igienica.
La poesia è merda
è esaltazione
commozione, riflessione
la condizione necessaria
per fuggire via
da quello che
non riusciamo ad accettare.
La poesia è merda
è l'atto finale
di empiriche allucinazioni.
La poesia è una fogna
dove affoghiamo la morte,
la nostra gogna.
La poesia è defecazione
la liberazione
di quando ci alziamo dal cesso
e sospiriamo soddisfatti,
culo pulito
effimero successo.
in sella ad un cavallo
nero e bianco.
Sento il vento
trapassare
il corpo.
L’odore dei prati
gli alberi quasi spogli
sta per arrivare l’inverno.
Nel silenzio della campagna
solo il rumore degli zoccoli
del cavallo che galoppa.
Sensazione
di libertà
di solitudine.
La pace
dopo tanto rumore
e tante parole.
Ricostruiamo
i colori
del mondo.
Galoppiamo verso la libertà
in questa società
in bianco e nero.
Forse
rivedremo
l’arcobaleno.
un tramonto sfumato di colori
arrugginiti nel tempo
copro i giorni di verità
verità senza ombre
che scaldano le mani
che fredde dell'inverno
si posano su un sole
che risveglia il letargo
e poi tappeti di foglie
trasportate dal vento
un sole, lo stesso sole
che dalla finestra
entrava e tu non ti accorgevi
del calore intenso
che lasciava senza tracce.
né ricorrenze né devoti.
Semplicemente sono:
suono di silenzio,
eco lontano
di vicinanze dimenticate.
Disciolgo pozioni
di sua santità emintessima
nei fondi di caffè di periferie in fiamme.
Abbraccio puramente carnale
alle anime incatenate
agli artefici di elucubrazioni
senza anima.
Sudore di profughi,
sciame di desideri
troppo pesanti per ascendere
verso un qualsiasi cielo,
tela di stelle e sottofondo
di canti di libertà di oppressi.
del nuovo anno
gli occhi ad aprirsi
la sensazione di rinascita
di un Sole
che celebra il suo spazio
L'aria intorno invita a ritrovare
il profumo della mattina
Lo scorrere del tempo
sembrava naturale
in questa clessidra
che non è possibile capovolgere
Ho confidato a te
quello che sono
ho trovato il mio riparo
il dolce conforto
nella tenerezza del tuo sguardo
resta indelebile il ricordo
indefinibile nel suo bene
di sensazioni e vincoli
smarriti nel tempo.
Bohème
Spensierato e senza regole ti vissi,
aurea fase della mia età più bella,
pregna di novelli e puri sentimenti.
Devo a te ciò che un dì io scrissi,
Musa, che mi abbellisti la favella
e il cuore, allor scevro di tormenti.
Il vento allor soffiava in poppa,
e la rotta misconobbe la procella;
la gioia ed il vigore sovrastava,
Ebe, enofora divina della coppa,
fu sempre del nettare l’ancella,
che il dì e la notte m’allietava.
Or sei nei ricordi, mia Bohème;
Ebe non più versa il suo liquore,
je ne reconnais plus moi-même,
ormai vivo in atarassico torpore.
Tutti i miei scritti, inseriti in questo ottimo sito, sono già stati pubblicati da vari Editori dal 1971 al 2014
dentro lo sprofondo
di un fuoco ravvivato
da carne sacrificale
in un altoforno come altare
dove lavorare, piangere
morire spremuti di energie
con fiato solo per pregare
e dall'esterno
qualche sprazzo di luce
di un sole oscurato
tenace nel bagliore
dietro la coltre di nubi grigie
come l'uomo che batte il ferro
bagnato da lacrime
fendenti il disperato schiavo grigiore
di una fabbrica
cimitero di anime
esistenziale respiro urlato
mentre un uomo impassibile
nel dolore di un mondo
che esplode in scintille
batte il suo martello
tenace duro mai umiliato.
No.
No, no.
No, no, no.
Non è vita questa,
non può certo esserla.
Come succhioni e polloni,
come tante gemme latenti,
noi si piange un pianto sottile
interrotto soltanto da un trillo:
dal maliardo canto del cardellino.
Siamo i germogli in attesa del sole
percossi da un vento aspro, cattivo,
che cercano solo rifugio sul tronco:
sulle sequoie di Grant e Sherman,
sul Castagno dei Cento Cavalli,
sul maestoso Albero di Tule,
sul monocono vetusto
dell’Ilice di Carrinu.
E sul Sant’Agata:
l’Arrusbugghiasonnu,
che alcuni addormenta
e altri ancora li risveglia.
Proprio come fa la natura
con noi due povere talee
che un giorno si danza
e poi l’altro si vola.
È così, non può cambiare:
prima il gelo e dopo il contadino,
prima tanta fatica, poi il taglio netto.
Meno male che siamo cresciuti vicini, amore,
e che nessuno, a parte noi, può capire
l’argot del vento e del cardellino,
la fredda lama di una forbice
che non chiude un ciclo,
ma in realtà lo apre.











