Le nostre passeggiate lungo la Neva
nell’agghiacciato febbraio, ascoltavamo
il canto allucinato di Sologub.
“La terra di Ojle naviga sulle onde dell’etere”
Quanto amavamo il poeta!
E quanto lui vedeva in noi
le ombre di un'umanità perduta.
Lui, i suoi demoni e i suoi santi.

I nostri passi crocchianti sulla neve
ritmavano una vecchia canzone del Volga
e noi, liberi in una terra schiava
affrancati da Poesia, ci amavamo
di un amore tiranno.
Ti penso, ora che il tempo e la poesia
consunti, ci guardano da lontano.
 
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Profilo Autore: Vittorio  

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Commenti  

nabrunindu
+1 # nabrunindu 04-02-2015 13:17
immagini e luoghi da sogno. bella!
VITOANTONIO
+1 # VITOANTONIO 05-02-2015 22:51
mi è piaciuto il tono nostalgico della poesia
Vittorio
+1 # Vittorio 07-02-2015 20:37
Vi ringrazio per l'interesse, purtroppo non sono versi nati da esperienze personali (mi sarebbe piaciuto), ma ispirati da letture sul poeta russo.
Vittorio
pierrot
+1 # pierrot 07-02-2015 21:08
ma qui c'è il grande spazio, l'unione che risalta nel freddo
versi così composti e belli

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