Bruci l'anima , mi devasti , spari e te ne vai
dolore invisibile che non scompari mai.
Grande come il mare
e' l'ultima onda che non vedi
ti stritola e ti porta
a fare quello che non credi .
Disperazione e' lei che ti guida
e' lei che ti sfascia la vita .
Ferisci la mia pelle , dolore tatuato che non scomparirai
scavi un solco profondo piu' che mai .
Nero come il buio
e' l'ultimo incubo che sogni
ti agita e speri che non ritorni .
Disperazione , e' lei che fa tutto questo
e' lei questo assurdo tormento .
seguiamo attoniti il dramma della vita.
Spettatori costretti dal fato,
se ci assiste Fortuna,
vediamo passare la Storia
senza alcun danno.
Vediamo la guerra, la fame,
le sofferenze, la morte.
E' il racconto dell'eterno conflitto
al quale l'Umano non è dato sottrarsi.
E, per ogni sanguinosa battaglia,
invoca il Dio della pace che,
distratto, assiste al massacro.
Quando in fine si chiude il sipario,
usciamo nel buio dell'eterna notte.
Mi posero' su di te
come una farfalla,
per avvolgerti
tra le mie ali.
Baciami col tocco
della primavera.
Libra con me
un solo istante,
un sol giorno,
perche'
io possa perdermi
nella sublime gioia.
Come la notte dei tempi,
immortale..
nella fine del giorno,
chiuso tra le mie ali
immobile..
Fulgore per sempre
come il bacio,
che in tutte le primavere
rinascera' per me.
pesanti si chiudono i suoi occhi.
Si abbandonerà al sonno dell'inverno
mentre fuori mutano i colori.
La sua pelle s'avvizzisce:
dapprima gialle le foglie, poi rosse, poi cadranno.
La brughiera si nasconde tra la nebbia.
Tutto intorno invita al silenzio
mentre la luce gioca ad accendere i colori
come attraverso i mosaici di vetrate gotiche.
I rami degli alberi a modo loro entrano nelle stanze
con la bellezza che solo è
essendoci
la notte come il giorno
farfalla e nodo di tempesta
Il verde, il secco, il viraggio
[il viaggio]
La mia casa ama i suoni semplici dello sbocciare e dell’attesa
sta sull’apice alto mossa da evasione
Io sono la foglia piccola che trema d’aria
sfioro le cose sposate a me
Distanza tu in questo cerchio d’eliche: amo
senza spiegare
ritorna negli interstizi stellari
o nelle culle delicate
dell'infanzia celeste da cui provieni,
dissolvi il dolore che si accumula
sulle punte ispidi
di odi primordiali
e di ataviche battaglie dei viventi,
torna alla levigata sfericità
delle carezze rubate alla notte,
alla simmetrica cura
di un affetto dimenticato
o di trepide mani estive.
Cuore,
dimentica la mente
che ti conduce nelle geometriche precisioni
della desolazione dei campi di sterminio,
dei regni avidi delle quantità
e delle misure,
dimentica le orbite delle nostalgie
di materia greve e triste,
le vacuità informi
dei desideri ancestrali
da cui traesti la forma del tuo corpo,
misero relitto
di arcane fughe ad ovest.
Te lo dico sottovoce
che mi abiti dentro e sei l'estate.
Potrei non guardare
i tuoi occhi verdi
e avere lo stesso i brividi.
Potrei seguire ovunque
i tuoi passi e vedere sempre nascere il sole
e dirti sottovoce che tu sei il sole,
mentre mi ami.

Quando si perde l'amore,
non c'è farmaco,
che il dolore possa mitigare.
Quando si perde l’amore,
il pensiero vaga nell’immenso
e ci si dimentica pur di respirare.
Quando si perde l’amore,
la pelle, mai bruciata, arde;
le braccia perdono il vigore,
senza speranza la follia invade;
il bene della mente fugge via
e nessuna lacrima
del cuore spegne la sua fiamma.
Quando si perde l’amore,
senza conforto si vive
e un poco ogni giorno si muore.
Sono stanco
stanco delle parole non dette
delle disdette
mazzette e pugnette
delle ripicche
Sono stanco
stanco delle strade in salita
della ferita
ischemie cerebrali
doveri e lampadari
fermate del treno
corse verso l'insoluto
di vendere il diedietro
Sono stanco
stanco di andare di fretta
della retta
lo spicchio di luna
del futuro e delle stelle
trucchi e crespelle
baci sulla fronte
coltelli negli occhi
bugie e cerotti
anima ingarbugliata
di fallito poeta
Sono stanco
stanco di nuotare a largo
stanco degli scogli
di girare a vuoto
come un fuso motore
stanco del tempo perso
delle nuvole
della salita ingoiata di traverso
luci intermittenti
l'isola felice
del dice e non si dice
del vaffanculo
pragmatico precipizio
delle lacrime e del supplizio
di Santi in affitto
del vizio e del solstizio
incandescente amore
del crepacuore
Vorrei solo dormire per ventiquattrore
e dimenticarmi di questa esistenza
restare sospeso in una desidenza
tra lo spirito divino
e questa mia evanescenza
da tempo sogno
su questa landa di vermi
e randagi spicchi di senso
lasciandomi accompagnare
dai suoni di onde dorate
effluvi forzosi
ghigni e frammenti
poggiando con poco sollievo la vista
l'udito stanco
le parole ferme
pago delle notti
guardando i soffitti rifrangere
indefiniti segni
bianchi di vuoti
specchi di chiarori artificiosi
veglie di comprensione
dell'essenza ultima, di tutto
dove senza sogni
un sonno non è dormire.
Come la iena, che dell'egro leone
fiuta la morte essere imminente
e le sue costole, famelica, corteggia
senza lasciarlo più, finchè non muore,
mentre il leone, che di ciò s'accorge
e già sa dove avverrà la sepoltura,
è sempre furibondo con la iena;
così mi sento, allorchè io vacillo
vicino a chi sghignazza sul mio affanno
e soffre tanto, se poi l'affanno cessa.
L'animale uccide sol per fame
e la natura vive il suo equilibrio,
mentre l'uomo agisce da infame,
arrecando danno e poi squilibrio.
insieme all'Inverno
e a quest'aria gelida
ascoltando ancora i mille volti
cangianti del cielo,
come le tue parole.
Verrai a cercami e
quando verrai non mi troverai
se non dentro ad un'altra Primavera
vestita di pagine fiorite,
di albe e tramonti,
di rose e margherite e avrò infiniti abbracci del mare.
Dea di un'essenza di
acqua e sale che non andrà più via.
Il tuo non è un linguaggio netto, direbbe.
A me sembra invece un Raffaello
azzurrato nella manica acerba a bella posta
e nello stelo che sorregge le prime stelle.
Sto guardando la piazza, ma vedrai,
domani sarà già povera di neve
e la sua brocca infusa nel mio sangue,
a tramutare in acqua il mio scrivere.










