continuero' il cammino,
con la forza dell'amore.
Di gioia vestito,
se la tua mano sfiora la mia.
Questo amore
brilla di luce divina.
Puro,
pulsa nelle vene
nel cuore che batte
per vivere il ritmo
intenso
di quell'umido bacio
che a te vorrei donare.
Viandante di un cammino,
lungo come il mio desiderio,
che si accorcia
quando davanti a me
appare il tuo sorriso.
qui vivo sepolto nel languore.
Vorrei trovare una città migliore,
dove l'uomo non disdegna d'invecchiare,
dove gli uomini codardi siano assenti
e pure i meschini e gli indifferenti.
Vana é la speranza a cui agogno,
la città c'é, ma solo in sogno;
la mia speranza é veramente vana:
io vivrò e morrò in questa tana.
Qui vivo con paura e tra i sospetti,
ho la mente sconvolta dai misfatti
ed i miei occhi li vedo esterrefatti,
o specchio, che tutto mi rifletti.
Poichè non posso viver giorni tersi,
mi espongo poco ai rapporti umani
d'egoismo pregni e di dissennatezza.
Così il giorno se ne va tra questi versi,
dove svaniscono i miei pensieri insani
ed io vivo la mia naturalezza.
ed è bello ritrovarsi
dentro ad una cornice
mentre fuori piove
e la notte inventa
un discorso di voci.
A teatro
anche gli angoli
hanno un'anima,
gli sguardi sfumano l'attesa,
i pensieri scivolano
in silenzi infiniti,
i sorrisi hanno il velluto
del sipario che
all'improvviso s'apre!
Non so dire
quanti monologhi
quante metafore,
quante emozioni,
quanti attori e
quanti cambi di scena,
quanti fogli tra le dita,
forse una stagione
di tutta una vita!
Siamo
applausi
di un profumo
e un bisbiglio
di nostalgia.

Qualcuno ti voleva salvare,
qualcuno c'ha rinunciato,
qualcuno ti voleva rapire,
qualcuno ti voleva fare compagnia.
Qualcuno ti voleva cambiare,
ma è quel qualcuno che poi è cambiato,
qualcuno ti voleva capire
e qualcuno ti voleva portare via.
Qualcuno ti voleva cantare
ma lo stomaco gli si è strozzato,
qualcuno voleva vederti sparire
ma a patto che lasciassi una scia.
Non limito i miei sogni la sera,
li lascio andare per le strade
deserte,
negli angoli eterni dove il sole
non batte.
Non nascondo il dolore non sono
niente in questo mondo,
sono uno schizzo d’inchiostro nero,
caduto a mo di apostrofo su un
foglio bianco.
Mi piace essere strano a volte
essere fuori dagli schemi,
non sopporto chi si fa maestro
del niente chi fa sermoni,
chi non crede all’amore e chiude
il cuore.
Faccio un viaggio a ritroso
nella mente ricordo ogni luogo
visitato,
facce di amici più cari e li saluto
abbracciandoli uno ad uno.
Scaverò ancora nelle profondità
e poi rinascerò a nuova vita in
questo deserto strano,
sarò terra riarsa o sarò fuoco
ma resterò me stesso.
nel freddo inverno,
in Campo de’fiori,
non scalda la mano
del tristo mendicante,
non illumina la via consueta,
ma attizza la pira che avvampa.
Ti fu negato
anche l’ultimo grido al cielo.
La torcia,
è l’ultima immagine carpita
dai tuoi occhi ora chiusi.
Questo orribile fumo
che appesta le nari
che brucia il respiro,
già la fiamma feroce
lambisce il tuo piede.
Ora tu sei con Lui
che ti accoglie pietoso.
Funesta ti fu l’ipotesi ardita.
Il Bellarmino
in nome di un Dio lontano
benedice la santa fiamma.
Mai banale e piena di significato
lo sciame di parole che ho ascoltato
uscire dalle tue labbra a cuore
Sempre nuda e forte come la passione
ti sei descritta , ti sei elevata
disegnando il tuo dipinto
colorato di un rosso mai vinto
come la tempra che hai
che non tradirai mai .
Donna
allergica ai contratti spacciati d'amore
Donna
arrabbiata e ribelle nei giorni di folclore
Donna
di valori belli come un limpido mattino
chiari ed onesti come il sorriso di un bambino .
le notti insonni,
i muri troppo alti,
le gallerie e gli idiomi estenuanti.
Dal futuro ho imparato
a guardarmi da grotte,
clave e rifugi antiatomici,
da erbe aromatiche
e uguaglianze aritmetiche.
Dalla notte ho colto i miei giorni,
vestito d'uomo e poeta
e ho avuto in pegno
una linea continua
d'immortalità.
ti avvolgo in un abbraccio
e ci culliamo nel nostro calore.
Pensa che questo giorno,
che dici essere stato
uno dei peggiori,
é in realtà
uno dei più importanti,
un altro tassello di crescita
per una vita senza compromessi,
da donna libera,
capace di vivere,
non solo di esistere.
Ti piange sul piede lo stecco floscio d'un erba anonima
per comunicare forse a me - ma già lo sapevo - che i tripudi
i rossori aggraziati in petali di fiamme o delle bandiere
alla fine si sottomettono senza volerlo
a un'altra forma di fiumana, riposata
e dimenticata.
Suoni nella notte calmano
l'animo afflitto,
mentre i ricordi incalzano
come spilli nella mente.
Aveva solo voglia di essere
e voleva sognare,
di esistere solo con se stesso
e pensava.
Lunghe notti interminabili
come i binari di un treno.
A niente portava il cammino
e si snodavano i sogni,
lungo l’asse arrivava l’inverno
mentre calpestava la neve,
con le dita toccava i bucaneve.
Diventava mite ora quel sogno
e gli abbracci erano bisogni
era solo amore.
vorrei cancellare questo dolore,
vorrei credere ancor nell'amicizia,
annientar vorrei questo squallore.
ignaro della vita, tutto ilare;
scostarmi da chi or son vicino,
amar di più a chi si deve amare.
Oh! Quanto è bello, anime gemelle,
cercar sapore fuor del casolare,
aver compagne la luna e le stelle,
sicché veruno in gir s'ode parlare.
Non più vedere nobili e prelati
e turba villareccia, che agogna,
pur tacendo gli atti suoi dannati,
rendere verità la lor menzogna.
cercavi per sorridere
e nasceva il sole
che ora riscalda
quel piatto di ricordi dolciastri
Vestivi d'amore
dedicate parole
zuccheravi azioni
per dare importanza
a quei giorni noiosi
tra scartoffie
e momenti penosi
E tutto cambiava colore
arcobaleni abbracciavano stelle
il tempo fermava le ore
su quei baci dorati
che giuravano amore
Sfumavano pensieri bui
spazi colmati di noi
in mondi ogni istante diversi
per non piegarsi dentro
per darsi di più
Ah, potessi cantarti ancora!
E schiarivo la voce
le note danzavano
insieme a noi
respiravamo libertà
e profumi di vita
senza gravità
non eri mai stanco
della mia esistenza
di sognare
passi che costruivano storia
e chiedevi di viverne altrove
Di quei giorni
passati a gioire
non c'è più
nemmeno l'odore
di speranza
con cui mi rubava l'anima
Andiamo cuore!
La mente ha vinto
ha giocato l'ultima mano
la paura d'esser felice
dipinta d'orgoglio
ha lasciato cadere
quel fiore
e frantumi di te
lasciati essiccare
al vento
non hanno più un posto
dove volare
« Amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo. »
Già ai tempi del Mesolitico,
il tuo becco conico e solitario
ciarlava e gracchiava sconfortato,
esibendo struggimento e languore,
mentre un volo basso e rasente
ti portava su specchi d’acqua
poco utili per la tua fame.
Ed ero io, di già ammalato,
l’Ostro che ti sorreggeva,
che ti cullava nello stallo;
ero io lo Spirito Santo,
quieto ma mai muto,
che corrompeva
quell’immagine,
alterando la vita
prima in esistenza
e poi in conservazione.










