Finestra amata, i pioppi si staranno lamentando
del primo cenno caldo
e vedranno come io sento
la scala dai sentieri di rossetto
allontanarsi sempre più dal cuore -
arriva la primavera un'ultima volta - lo diciamo -
tu coi pennacchi odoranti di libellule.
o anche nell'altro modo,
con differenti versi o
anche con la rima:
sarei sempre
uno di quei soliti fantasmi
vestiti a festa,
con i sorrisi ed i bronci lunghi
delle campane,
al seguito di voli di rondini
dietro i vetri un pò assonnati.
Eterni silenzi della passione
dentro le uova:
Ego sum resurrectio et vita,
et vita, tra un verso e l'altro.
pensieri rinati annegano nella mente inquieta.
Ombre, velate, si susseguono,
alternandosi,
a colmare vuoto.
Incerto il camminare di un miraggio,
e nei miei passi il peso di un abbaglio.
Soffi leggeri asciugano i miei occhi riarsi,
senza pianto,
e in me respirano
paesaggi che mi abitano,
oltrepassandomi tempeste di …
stelle
e la metà del cielo ...
sulle spalle.
Smunto,
sbiadito,
un timido sorriso
esorcizza queste mie ore di muta preghiera
nell’attesa che la tua mano accolga
la ruga del mio tempo.
Vagando con la mente,
ad occhi chiusi,
rincorro la tua carezza,
Mamma,
con la morsa al cuore.
Di slancio, serro,
quasi sepolcro,
il guscio della mia conchiglia
a custodirne nodi.
e dintorni: dal silenzio senza voce passa la strada che arriva alla contrada
attraverso il parco delle arance, il pantano dei rospi, il prato della ruggine:
ha pagato il pedaggio il vento
con un passo avanti e uno indietro: adesso gira in tondo, attorno ai tronchi,
nella fatalità del cerchio:
si va, non si va: si torna, non c'è ritorno: non si può tornare:
tirano su le maniche:
l'illusione della speranza fa il viaggio ricco di cadute, di dubbi dove camminare:
"Qual' è la strada", ha chiesto Streben:
"Non esiste di tracciata, bisogna avventurarsi verso l'inaccessibile",
gli ha risposto Genus:
dove si trascinano sono oscuri corridoi, ma il viaggio lo vogliono ricco
di gradini , di posti dove regna tristezza e solitudine, di boschi fitti fitti
per arrivare dove è difficile dirigere la slitta al morbido cielo di Tolstoj:
Una doccia sarebbe stata certo meglio
che lavarmi così, sommariamente.
Ravviare i capelli
non significa certo pettinarli,
ma avevo una cosa più urgente
da fare, stamattina: vivere.
E senza guardarmi troppo allo specchio
ho preso e sono uscito.
quello che dice "Che vuoi che sia?"
E si sa che chi irrompe paga
ma porta qualcosa di nuovo
che ci cambia tutti senza farcelo ammettere
I pregi di una testa dura
non erano neppure immaginabili
eppure c'ha salvato le chiappe
chi ce li ha fatti notare
L'azione del secolo
dimenticata per come è finita
l'abbiamo fatta con una gamba intrusa e zoppa
contro una difesa che fingeva di opporsi
Leggende che invadono leggende
Ci vorrebbe quello che ammette
di non saper cos' ha
ma che resta sicuro di tutto il resto,
sepolto a pezzi i mille giardini qualunque
si fa largo
fra le persiane.
Il cinguettio
degli uccelli
arriva alle mie orecchie.
Gli occhi
rifiutano
di aprirsi.
Vorrei riempire
le notti, i giorni
di allegria, di sorrisi.
Ma un
vuoto devastante
si impossessa di me.
Le campane suonano a festa,
le lacrime
mi fanno compagnia.
In questo giorno
che come tutti gli altri
mi parla di te
se saprai accogliere
chi mendica un sorriso
e cerca disperatamente
una parola d'amore.
E' Pasqua
se il cuore si libera
del male che è nel mondo
e supplica la pace sottovoce.
E' nel sacrificio grande
di una madre che non si arrende
e non cade nella stanchezza
per amore e sa scalare
la montagna più alta
senza fare rumore.
E' Pasqua se sai perdonare
chi ti ha saputo regalare
un letto di spine.
E tu con ardore
cammini nel letto dell'amore.
delle lampade,
degli specchi,
dei bagliori del mattino
che, della notte, le ultime ombre fuga fuori.
Per vedere me stessa,
posso farne, veramente, a meno.
Mi basta una scintilla,
una frase appena sussurrata,
ma con sospetto afferrata;
mi basta un pur banale screzio
ed ecco,
anche nel buio più assoluto,
già mi vedo come sdoppiata,
fuori da me stessa proiettata.
E di tutta la mia persona
ne colgo l’interezza
e se, anche, i tanti difetti mi riconosco
pure mi adatto
e, in qualche modo, mi accetto
perché è della mia interiorità
che mi interessa la complessità.
Di quello che sono
ne sono convinta;
di quanto, dentro, possiedo,
con gli occhi della mente, vedo.
Con me stessa non sto qui a barare:
i miei limiti ho ben presenti,
però, dei miei talenti
nessun granello lascio schiacciare,
ne calpestare,
ne che il vento lo possa soffiare.
E, con gli occhi della mente, vedo
che ciò che mi turba,
i miei affetti disturba.
E, se la mia mente non è malata,
credo di dover discriminare
dalle tensioni
quotidiane
quelle preoccupazioni
che non ha senso fomentare.
E, allora, all’esistenza dei miei figli
resto chinata,
al loro agire,
al loro sognare.
E, con gli occhi della mente,
mi vedo felice
quando, nel mio tempo e nelle mie fatiche,
riesco a ritagliarmi spazi
per silenziosi gesti di solidarietà.
dove il tempo non ha età
ed il vento non ha forza
per fermare il pianto
e la pioggia ha il colore
del sangue.
Nel giardino dove regna il silenzio
le parole bisbigliate,
tremanti arrivano in cielo
trasformandosi in preghiera.
La dove irrompe la mano potente
lui così grande diventa impotente
inchinando lo sguardo alla terra.
Nel giardino degli ulivi
ora il tempo si ferma
ed il vento e la pioggia
ascoltano silenti
le sue ultime parole…
è che indosso sempre la pelle della sera, per venire nudo
da te, convinto di essere vestito:
per venire da te,
al tuo lucente cerchio, uso la scala: e come ho tanta pelle
da raccontare, salgo da te e non scendo più:
(è che voglio la luna,
vestita con la pelle della sera, se faccio l'apologia della scala):
Prima la rosa o la spina,
la danza o la ballerina?
Sembran domande senza risposte,
come cicatrici senza croste,
come oceano senza coste.
Così la mente si scompiglia,
è un cavallo senza briglia
ma c'è il cuore che bisbiglia,
regalandoci la soluzione,
separar le cose è grand'illusione,
come il pensiero dall'azione,
non ti accorgi come tutto è unione?
stretto al ventre del vento ferito
con occhi d’istinto c’è un candido lupo .
Dilania orme avvolte dall’ ego del tempo
e nel morso concede al vinto lingue di vuoto .
Colora paure del viver cemento
con occhi di terra e carezze di cielo
il nutrito d’uomo dal vivere morto
perdono natale d’indugio all’amore offerto.
La notte dell’anima affida alla luce
l’unione riversa altera e rifugge
dal profetico dio l’orlo d’un verso
ascesi vivente d’estasi a intarsio.
La poesia scrive monella epitaffi al sepolcro
morendo viva cenotàfio nel sospiro d’abisso.









