Non ti ho vista, oggi non t’ho vista,
non ho visto i tuoi occhi di cielo
non ho visto i capelli di fata,
non è stata una bella conquista
come se mi coprissi di un velo
per nascondere questa disfatta,
non ho visto il tuo corpo sinuoso
come onde che abbracciano il mare
ne i fianchi da verdi colline
che danno al mio cuore smanioso
l’azzurro per farmi sognare
di notti roventi al confine
fra il sogno di baci rubati
al chiuso di un angolo nero
al lume di un vecchio lampione
a un muro imprevisto attaccati
pensando se proprio sia vero
l’ardore di questa frazione
di tempo che non ho vissuto
quest’oggi frustrato e deluso
da voglie che mi hanno stregato
e mi sembra di avere perduto
un giorno di vita nel chiuso
del tuo desiderio negato.
non ho visto i tuoi occhi di cielo
non ho visto i capelli di fata,
non è stata una bella conquista
come se mi coprissi di un velo
per nascondere questa disfatta,
non ho visto il tuo corpo sinuoso
come onde che abbracciano il mare
ne i fianchi da verdi colline
che danno al mio cuore smanioso
l’azzurro per farmi sognare
di notti roventi al confine
fra il sogno di baci rubati
al chiuso di un angolo nero
al lume di un vecchio lampione
a un muro imprevisto attaccati
pensando se proprio sia vero
l’ardore di questa frazione
di tempo che non ho vissuto
quest’oggi frustrato e deluso
da voglie che mi hanno stregato
e mi sembra di avere perduto
un giorno di vita nel chiuso
del tuo desiderio negato.
14 commenti
L’una che "è" e che non è possibile che non sia,
ed è lo stesso il pensare e pensare che è,
vacuum intermixtum al di fuori del cielo,
creazione ex nihilo del male,
è un impetus incorporeo:
in ogni sua determinazione trova negazione
dacchè Principia Philosophiae estese alla res extensa
e’l germanico del “Sapere aude!” definì inesistente.
Vuoto spazio di un nulla inaudito;
non udito
inconsistente
involucro della mia anima,
muro invisibile tra i Nostri cuori.
ed è lo stesso il pensare e pensare che è,
vacuum intermixtum al di fuori del cielo,
creazione ex nihilo del male,
è un impetus incorporeo:
in ogni sua determinazione trova negazione
dacchè Principia Philosophiae estese alla res extensa
e’l germanico del “Sapere aude!” definì inesistente.
Vuoto spazio di un nulla inaudito;
non udito
inconsistente
involucro della mia anima,
muro invisibile tra i Nostri cuori.
Ho mutato forme e abitudini,
e come un camaleonte,
i colori dei miei giorni
e delle mie primavere.
Ho avvolto certi sogni
come inutili tappeti
e incrociato le dita ad ogni tunnel
in cerca di una sofferta uscita.
Ma nel fondo di ogni ombra
un tiepido sorriso
mi ha sorpreso il cuore:
era la vita o quell'innato
desiderio di evasione
che mi ha portato oltre,
oltre le mura di Gerico,
oltre un destino segnato da astri implacabili,
oltre quel fuoco di un'amata presenza
che brucerà questa vana
maschera di rimpianto.
e come un camaleonte,
i colori dei miei giorni
e delle mie primavere.
Ho avvolto certi sogni
come inutili tappeti
e incrociato le dita ad ogni tunnel
in cerca di una sofferta uscita.
Ma nel fondo di ogni ombra
un tiepido sorriso
mi ha sorpreso il cuore:
era la vita o quell'innato
desiderio di evasione
che mi ha portato oltre,
oltre le mura di Gerico,
oltre un destino segnato da astri implacabili,
oltre quel fuoco di un'amata presenza
che brucerà questa vana
maschera di rimpianto.
Non sprecare
nemmeno un
solo istante,
non scappare
davanti al bello
della vita...
Quello che oggi
è un sogno e
la tua felicità,
domani sarà
svanito nella
nebbia del tempo
Spero che tu
abbia vissuto
i tuoi giorni,
che alla fine
tu possa ancora
sorridere
solo nel lungo
viale coperto
dalla neve...
nemmeno un
solo istante,
non scappare
davanti al bello
della vita...
Quello che oggi
è un sogno e
la tua felicità,
domani sarà
svanito nella
nebbia del tempo
Spero che tu
abbia vissuto
i tuoi giorni,
che alla fine
tu possa ancora
sorridere
solo nel lungo
viale coperto
dalla neve...
Che qualcosa sia cambiato
che non ci sia piu quel feeling.
Quella passione
travolgente.
Quell'ansia
prima dell’incontro.
Timore di non sentire
la tua mano che trema.
Un'assenza che pesa
come un macigno.
Il timore che l’onda d'amore
non si sia dileguata.
L'ansia
cresce.
Nella speranza
che sia travolgente.
Come il vortice
di un uragano.
La speranza di sentire ancora
i fuochi d’artificio.
che non ci sia piu quel feeling.
Quella passione
travolgente.
Quell'ansia
prima dell’incontro.
Timore di non sentire
la tua mano che trema.
Un'assenza che pesa
come un macigno.
Il timore che l’onda d'amore
non si sia dileguata.
L'ansia
cresce.
Nella speranza
che sia travolgente.
Come il vortice
di un uragano.
La speranza di sentire ancora
i fuochi d’artificio.
Dalle lentiggini furiose il viso di bimba
sul grigio dei muri, corpo d’angelo dall’urlo di fuoco
guarda -le disse la memoria- fioriscono le rughe
dove lacrime trattenute in questo mondo
sono stelle sulla scala della morte e tu
che insegui ancora il sole nel perduto vento
hai primavere distratte in ciclo disconnesso
nell’ozio d’abitudini di nostalgica sequenza
e le paure sbattono sul cuore come onde
con la pretesa d’arredare gli occhi in sogno.
Dalle ferite aperte la vita non sempre si perdona
in memoria s’adagia nel silenzio della stanza occulta
con la tenerezza del viaggiatore al finestrino
che ha smarrito la meta tra le paure dell’arrivo.
Il lettino con l’orsacchiotto e il gattino sono lì
a ricordo d’un mondo ormai piccino
e l’uomo dagli occhi bianchi gli sorride
padre dolce sollevando l’anima nel sonno
nel mentre la donna col piatto tra le mani
nutre di calma l’ultimo addio con un bacio rotto.
Chiudi gli occhi ora al pianto di bambina .
sul grigio dei muri, corpo d’angelo dall’urlo di fuoco
guarda -le disse la memoria- fioriscono le rughe
dove lacrime trattenute in questo mondo
sono stelle sulla scala della morte e tu
che insegui ancora il sole nel perduto vento
hai primavere distratte in ciclo disconnesso
nell’ozio d’abitudini di nostalgica sequenza
e le paure sbattono sul cuore come onde
con la pretesa d’arredare gli occhi in sogno.
Dalle ferite aperte la vita non sempre si perdona
in memoria s’adagia nel silenzio della stanza occulta
con la tenerezza del viaggiatore al finestrino
che ha smarrito la meta tra le paure dell’arrivo.
Il lettino con l’orsacchiotto e il gattino sono lì
a ricordo d’un mondo ormai piccino
e l’uomo dagli occhi bianchi gli sorride
padre dolce sollevando l’anima nel sonno
nel mentre la donna col piatto tra le mani
nutre di calma l’ultimo addio con un bacio rotto.
Chiudi gli occhi ora al pianto di bambina .
Come quegli stolti ignavi
cercando affranti di rincorrer l’utopia
ai fili invisibili che son le vite d’essi
e si nutrono d’ipocrisia,
sotto mentite spoglia,
d’orpelli metafisici e filosofia societas
ch’han veduto le laute pietanze,
così vi sfugge. Perché umano
incapace di concepire oltre la definizione,
agli effetti estranei e stranianti del corpus mentis,
deriva.
E più crede, sulla sfera di definizioni imposte,
alla sua agognata d’avvicinarsi s’allontana.
Giacchè non sa: non capirà.
E’ questa quindi, insanguinata e rocciosa,
la prima forma del peccato ad esser stata scagliata?
Ma poiché ignora, non capirà.
L’ombra della sua condanna, una prigione senza confini
per lui ancor prima della definizione di questa.
Poiché ei v’indugia ancora:
la cena delle ceneri;
ed io non sono stato invitato.
cercando affranti di rincorrer l’utopia
ai fili invisibili che son le vite d’essi
e si nutrono d’ipocrisia,
sotto mentite spoglia,
d’orpelli metafisici e filosofia societas
ch’han veduto le laute pietanze,
così vi sfugge. Perché umano
incapace di concepire oltre la definizione,
agli effetti estranei e stranianti del corpus mentis,
deriva.
E più crede, sulla sfera di definizioni imposte,
alla sua agognata d’avvicinarsi s’allontana.
Giacchè non sa: non capirà.
E’ questa quindi, insanguinata e rocciosa,
la prima forma del peccato ad esser stata scagliata?
Ma poiché ignora, non capirà.
L’ombra della sua condanna, una prigione senza confini
per lui ancor prima della definizione di questa.
Poiché ei v’indugia ancora:
la cena delle ceneri;
ed io non sono stato invitato.
Ritornerà? Tu dici di sì,
io dico di sì.
Ed è inevitabile: è uno sforzo continuo
il trattenersi dal vortice,
il non cedere alla sua semplice soluzione.
Alcuni pensano che sia un qualcosa di dantesco:
ci entri, soffri, ne esci e credi che non accadrà più niente.
Come una tacita legge, un risarcimento minimo.
Invece no, niente. Sarà ancora la vita degli alti e bassi,
ma sarà anche il segreto del come reagire.
Sarà il trucchetto di dire che non ti fregano stavolta
e non ti faranno sentire in colpa per i loro fardelli.
Vedrai di regolarti sull'andare a letto prima o più tardi.
Vedrai quando contare fino a dieci, venti o cinque.
Vedrai che non sarai dipeso da quelle strane superstizioni,
da quegli strani riti mentali necessari all'ordine supremo
nella casa delle sue inconsistenze.
Eh sì, sarà tanta la paura di ricaderci. Vedrai le pillole lì,
nella dispensa, come il passeggero di un traghetto
guarda le scialuppe pronte.
Ma forse un minimo di panorama te lo godrai;
un attimo a galla ti ci sentirai.
Nonostante gli squali, inutile combatterli,
sorriderai nello scoprire di saper nuoticchiare
in un'alta marea dove lo sporco, ma guarda te,
era soltanto un po' di sabbia in sospensione.
io dico di sì.
Ed è inevitabile: è uno sforzo continuo
il trattenersi dal vortice,
il non cedere alla sua semplice soluzione.
Alcuni pensano che sia un qualcosa di dantesco:
ci entri, soffri, ne esci e credi che non accadrà più niente.
Come una tacita legge, un risarcimento minimo.
Invece no, niente. Sarà ancora la vita degli alti e bassi,
ma sarà anche il segreto del come reagire.
Sarà il trucchetto di dire che non ti fregano stavolta
e non ti faranno sentire in colpa per i loro fardelli.
Vedrai di regolarti sull'andare a letto prima o più tardi.
Vedrai quando contare fino a dieci, venti o cinque.
Vedrai che non sarai dipeso da quelle strane superstizioni,
da quegli strani riti mentali necessari all'ordine supremo
nella casa delle sue inconsistenze.
Eh sì, sarà tanta la paura di ricaderci. Vedrai le pillole lì,
nella dispensa, come il passeggero di un traghetto
guarda le scialuppe pronte.
Ma forse un minimo di panorama te lo godrai;
un attimo a galla ti ci sentirai.
Nonostante gli squali, inutile combatterli,
sorriderai nello scoprire di saper nuoticchiare
in un'alta marea dove lo sporco, ma guarda te,
era soltanto un po' di sabbia in sospensione.
Leggera, come una brezza
mi sfiora una carezza
un ricordo che il cuore spezza
colmandolo di amarezza
Una simbolica rosa
a te che del cielo sei sposa
mentre ti rivede ariosa
la mia mente che or si riposa
Oggi è un giorno speciale
una festa che fa male
un'assenza che il vuoto assale
nel mesto incedere, tra i pini, il viale
mi sfiora una carezza
un ricordo che il cuore spezza
colmandolo di amarezza
Una simbolica rosa
a te che del cielo sei sposa
mentre ti rivede ariosa
la mia mente che or si riposa
Oggi è un giorno speciale
una festa che fa male
un'assenza che il vuoto assale
nel mesto incedere, tra i pini, il viale
Tu madre sai nascondere
il tuo dolore e accarezzare
le pene dei tuoi cari,
sai sorridere anche
con il gelo dentro
e pronta nell'aiuto
non cadi mai.
Tu madre risorgi ogni volta
che un figlio ti chiama
e con la gioia nel cuore
doni la vita ad ogni istante.
Anche se le rughe
segnano il tuo viso
cammini nel mondo
senza meta e in tasca
un angolo di cielo.
L'ALBERO DI PRUGNE | IL SILENZIO OLTRE IL CANCELLO... | |
| Quell’albero del giardino ci riparava dal sole, ci mettevamo seduti là sotto a ridere, parlare e mangiare. Quando arrivavano gli ospiti formavamo un lungo tavolo con le panchine lui...testimone di tante avventure. Faceva delle prugne dolci ma anche aspre come poi si è rivelata la nostra vita. Eri amata da tutti, per la tua dolcezza sei stata diversa dalle altre mamme, il tuo mezzo sorriso, le tue poche ma significative parole. La tua decisione di tagliare i capelli quella treccia che formava una corona di stelle ma anche di spine. Spine che hanno condizionato e stravolto la tua breve vita, quando è stato tagliato l'albero e come se tu fossi morta di nuovo dentro di me, ha segnato l’inizio è la fine di tutto. Il tuo viso, il tuo sorriso stampato nella mia testa, nella mia vita, ci sono alberi sempre verdi, immortali, ma alcune volte vengono tagliati troppo presto, come è stata tagliata la tua vita. Silvana Montarello | Il silenzio si è perso oltre il cancello, un cancello che non mi appartiene. Un silenzio che copre tutti i pensieri. Fa rumore solo il tuo ricordo guardando le nuvole del cielo. E t'immagino felice tra fiori e profumi anche lassù... Seduta su un muretto a sferruzzare un tramonto di sorrisi e di parole. Ed io resto silenzio qui oltre la siepe con una rosa rossa stretta tra le mie dita. Te te ne faccio dono... La stessa io l'ho ricevuta! Oggi è festa di baci e di miele. La mia è vestita di rugiada ... Caterina Morabito |
Non credo mi ricorderai mai, in piazzette di ciottoli
con neve di pioppi sull'argine alta mezzo metro,
che deserta in un'altra lingua
farebbe una rima azzeccata
non credo siederai mai
su nessuna delle mie sedie pastello -
un poco di ruggine d'ottobre forse, sul tuo campanello
mi farà compagnia segreta.
Son ansimi
di speranza
quei caldi respiri al cielo.
Sono la voglia
di cambiare il tempo
che appaga
e passa inesorabile e veloce.
Si perde
come brina sulle foglie
dei platani nei viali,
disordinato e imponente.
Eppure oltre il vetro
ogni mattina e ogni sera
li s’annida il cuore
quando il mare è una tempesta,
quando la nebbia sale,
quando l'anima è sospesa tra i ricordi,
quando i sogni chiedono luce.
Nel blu tra il cielo e il mare
la speranza mai muore.
Vagava nell’aria la cicala
cercando l’origine al suo canto
piangeva e piroettava
tra i riflessi di un sordo cielo.
Passava di lì quasi per caso
un cieco che aveva perso la strada
udì il richiamo e si fermò
e con le mani d’afferrarla lui cercò.
“Che vuoi da me” chiese la cicala
e il cieco aprì gli occhi e la guardò
“Sento che canti sofferenza
dammi la tua mano ed io ti proteggerò”
E la cicala all’improvviso smise di cantare
si avvicinò e si fece accarezzare
bevve tre sorsi di rugiada dal suo viso
e per un attimo perse ali e crudeltà.
“Dimmi che non è vero” disse la cicala
“Dimmi che tu mi vedi e fingi d’esser cieco”
e l’uomo d’istinto girò la schiena
e le sue ali d’argento le mostrò.
E insieme volarono oltre il mistero
nell’attimo eterno della purezza
dove l’azzurro è una carezza
nel sogno impavido dell’unica certezza.
cercando l’origine al suo canto
piangeva e piroettava
tra i riflessi di un sordo cielo.
Passava di lì quasi per caso
un cieco che aveva perso la strada
udì il richiamo e si fermò
e con le mani d’afferrarla lui cercò.
“Che vuoi da me” chiese la cicala
e il cieco aprì gli occhi e la guardò
“Sento che canti sofferenza
dammi la tua mano ed io ti proteggerò”
E la cicala all’improvviso smise di cantare
si avvicinò e si fece accarezzare
bevve tre sorsi di rugiada dal suo viso
e per un attimo perse ali e crudeltà.
“Dimmi che non è vero” disse la cicala
“Dimmi che tu mi vedi e fingi d’esser cieco”
e l’uomo d’istinto girò la schiena
e le sue ali d’argento le mostrò.
E insieme volarono oltre il mistero
nell’attimo eterno della purezza
dove l’azzurro è una carezza
nel sogno impavido dell’unica certezza.
Qalcuno sfruttava una buona occasione
e occupava senza sapere cos'era una occupazione
C'era chi faceva la macchinata dopo il Kuku
e il giorno dopo guardava se era finito su NoiTv
In classe forse ci facevamo prendere la mano
forse a restarci saresti andato più lontano
E nessuno negava l'ingiustizia dei tagli
ad una scuola che vedeva i cervelli fare i bagagli
Mi ricordo l'unico risultato di un vetro sfondato
e dopo bambini disarmati quando arrivava la Digos con un mandato
Mi ricordo della prof che scuotendo la testa
ci raccontava ai suoi tempi il senso di una protesta
non sembrava una scusa per organizzare l'ennesima festa
non sembrava bastare l'acqua per sciogliere una cresta
E mi ricordo della scarsa comunicazione
fra i licei spartiti lungo la circonvallazione
Un articolo di giornale alle 10 era un'idea
ma un'ora dopo era auditorium a guardare Bagno Maria
I rappresentanti per quel poco che mi viene in mente
con l'accendino in mano a tenere buona la gente
e quelli stati a casa erano meno addormentati di noi
Noi che andavamo fuori tema parlando di adozioni gay
Qualcuno sfruttava il tempo per recuperare
materie non capite e intorno il casino totale
C'erano le fighe accanto a quelli grandi di quinta
C'erano quelli sovrappensiero con in mano una tromba estinta
Il sabato in città c'era la manifestazione
"Scusa non posso mio fratello fa la comunione"
Qualcuno rimasto aveva ancora il megafono acceso
con il corteo dileguato e per il freddo rappreso
Mi ricordo tenevo in tasca quel rimario
per la nostalgia di un passato in cui non c'ero
Pensavo all'Istituto Agrario
che nel cortile era crollato anche il muro
Pensavo a tutte quelle distanze e alle false promesse
Mio padre nelle sue stanze bestemmiava per tutte le tasse
E qualcuno organizzava la serata senza più uno spicciolo in tasca
Qualcuno era buono ad affogare in una vasca
Intanto le canzoni che in quei mesi andavano di moda
le ascoltavano solo i naufraghi sulla spiaggia del Croda
e noi lungo la strada del mare
Lungo l'asfalto a cercare il meglio che non si trovava
Il favoloso compromesso
fra il dubbio morale ed il sesso
un posto col wifi disconnesso
Ma alla fine quello che il mare lasciava
era un mucchio di assorbenti macchiati
alla faccia dei bagni di notte fatati
E allora qualcuno sfruttava una buona occasione
e ragionava bene senza avere ragione
Chiedeva solo una scusa per farne parte
ma finiva per far parte di un gioco
in cui dava solo le carte
e occupava senza sapere cos'era una occupazione
C'era chi faceva la macchinata dopo il Kuku
e il giorno dopo guardava se era finito su NoiTv
In classe forse ci facevamo prendere la mano
forse a restarci saresti andato più lontano
E nessuno negava l'ingiustizia dei tagli
ad una scuola che vedeva i cervelli fare i bagagli
Mi ricordo l'unico risultato di un vetro sfondato
e dopo bambini disarmati quando arrivava la Digos con un mandato
Mi ricordo della prof che scuotendo la testa
ci raccontava ai suoi tempi il senso di una protesta
non sembrava una scusa per organizzare l'ennesima festa
non sembrava bastare l'acqua per sciogliere una cresta
E mi ricordo della scarsa comunicazione
fra i licei spartiti lungo la circonvallazione
Un articolo di giornale alle 10 era un'idea
ma un'ora dopo era auditorium a guardare Bagno Maria
I rappresentanti per quel poco che mi viene in mente
con l'accendino in mano a tenere buona la gente
e quelli stati a casa erano meno addormentati di noi
Noi che andavamo fuori tema parlando di adozioni gay
Qualcuno sfruttava il tempo per recuperare
materie non capite e intorno il casino totale
C'erano le fighe accanto a quelli grandi di quinta
C'erano quelli sovrappensiero con in mano una tromba estinta
Il sabato in città c'era la manifestazione
"Scusa non posso mio fratello fa la comunione"
Qualcuno rimasto aveva ancora il megafono acceso
con il corteo dileguato e per il freddo rappreso
Mi ricordo tenevo in tasca quel rimario
per la nostalgia di un passato in cui non c'ero
Pensavo all'Istituto Agrario
che nel cortile era crollato anche il muro
Pensavo a tutte quelle distanze e alle false promesse
Mio padre nelle sue stanze bestemmiava per tutte le tasse
E qualcuno organizzava la serata senza più uno spicciolo in tasca
Qualcuno era buono ad affogare in una vasca
Intanto le canzoni che in quei mesi andavano di moda
le ascoltavano solo i naufraghi sulla spiaggia del Croda
e noi lungo la strada del mare
Lungo l'asfalto a cercare il meglio che non si trovava
Il favoloso compromesso
fra il dubbio morale ed il sesso
un posto col wifi disconnesso
Ma alla fine quello che il mare lasciava
era un mucchio di assorbenti macchiati
alla faccia dei bagni di notte fatati
E allora qualcuno sfruttava una buona occasione
e ragionava bene senza avere ragione
Chiedeva solo una scusa per farne parte
ma finiva per far parte di un gioco
in cui dava solo le carte









