sembrano impazzire alla catena dei rami
nei colpi di vento le foglie
dai lombi piegati in basso -
è uno sguardo generale sul dolore,
i rosa iniziali e finali sono lontani,
entrambi nella fantasia
di quel tipo di rassegnazione
di un poeta in piedi sulla collina.
non comuni,
ma con un’intelligenza
superiore a tutti noi,
combattono tutti i giorni.
Lottano fra mille difficoltà
senza mai arrendersi,
anzi gli sono di stimolo
gli danno
forza e coraggio.
Una lotta continua
per vivere
come gli altri bambini,
costruiscono, inventano,
hanno una fantasia sfrenata.
Cercano e vogliono
la perfezione,
non mollano
finchè
non la ottengono.
Provano e riprovano
senza tregua,
va in scena lo spettacolo
che tanto hanno voluto
e finalmente ottenuto.
Lo spettacolo della vita
della forza, del coraggio,
questi bambini sfortunati
ma forti più che mai
non mollano, saranno vincenti sempre.
han sostenuto
il passo degli equilibri
le mani in tasca
le parole dedicate a chi voleva spiegarci
qual'era il nostro posto qui
Usi cospicui di
stratagemmi e smorfie
bruciarono i campi
delle nostre fughe
per non prestarci ai saliscendi umani
spinosi cactus fioriti
torbiere assetate
Nella purezza mantenuta
lasciammo le porte aperte
alle nostre spalle
speranzosi nell'arrivo
di quel qualcuno salvatore
Eccelli
elevati
vola
non chinarti mai
a nessun uomo
a nessun dio
millantatore
pio.
Pensa
ama
ingegna
inventa
non usare la forza
la furbizia
pecca.
Vivi
sorridi
usa l'intelligenza
l'umiltà
la coerenza.
Ama
soprattutto amati
al di là dei soprabiti
dello sfregio
che porti sul volto
dei tagli sul cuore
del tempo che lacera
e lascia il segno.
Commuoviti
illuminati
sii sempre sicuro
testardo
ragionevole
e mai codardo
incidi
senza ferire
non uccidere
ma ucciditi
piuttosto arrampicati
con le unghie
oltre il recinto
dove nessuno
ha mai osato
sfidare il vuoto.
Sii Unico!
Nelle sere in cui il tempo svanisce
per mano la solitudine e l 'amore,
nel profondo,
che chiude un'attimo di vita
racconti come fiabe,
scivolano da un'altalena.
Ascolto senza emozione.
Come bolle .chiusi nell'aria,
volano , si perdono nel niente
dove tutto si plasma,
e torna a noi :
sceglere tra la solitudine e amore.
Il dondolio sempre piu' lento
libera le mani,
solitudine e amore volano
abbracciate
in vortici sempre piu' lontani.
Ascolto il mio cuore.
Nelle sere in cui il tempo svanisce,
libero la mia anima.
Ci sono luoghi
dove la Luce è ancora accesa,
li chiamano ospedali psichiatrici.
Ci sono luoghi
dove la Luce non è mai stata,
lo chiamano mondo civile.
C'è gente che canta strane canzoni,
la chiamano pazza.
C'è gente che costruisce cannoni,
li chiamano patrioti.
Ci sono bandiere di un Dio crudele,
e la chiamano guerra Santa.
C'era un uomo
che conosceva il segreto delle parole,
e, l'hanno ucciso.
Ci porterà dove tutto può cambiare
Raccoglierà i sogni di tutta la gente
Che ha mille domande ma risposte mai niente
Si avvicina come fosse una stella
Luminosa, sempre più grande, sempre più bella
E chi la guarda non resiste e stende la mano
È come un mare di ciglia che salutano piano
Ma no, non c’è bisogno di aspettare
Che venga un essere dal suolo lunare
Per dirci che abbiamo la terra migliore
Io non so se è vero, ma qui c’è l’amore
Guarda è arrivata l’astronave
Ci siamo già sopra bisogna cambiare
Raccogliere i diritti di tutta la gente
E smetter per sempre di far finta di niente
Se si attraversa la linea sottile
che separa il corpo dalla mente,
la creatività si avviluppa a se stessa,
all’oscillazione improvvisa degli occhi
e all’impenetrabile nero della pupilla.
E come il moto dell’altalena,
così anche il tuo profumo
induce paralisi
al mio inebriamento:
con il ricordo dei traumi vissuti,
con il delirio e con la bramata ascesi.
Fintanto che la vita si fa miniatura
al cospetto del primo, soave,
lacrimare di gioia.
Poi d’improvviso
sovviene la pace,
e con lei un fiume
di insolubile pigmento:
le parole che ho scritto per te
e che colorano di blu eterno
l’immutabile spazio verde
dove vive il nostro amore.
e valli sdraiate al sole, io perenne fuggitiva
sondando profondità segrete
senza mai demordere
Infiniti sguardi consumati
negli ultimi orizzonti
che s’andavano colmando d’ombre .
E nel sole nuovo ancora
invocarti alternando la voce
a quella di sorgente,
le dita bagnate di speranza
frescura di bosco conosciuto
fruscio di rami e brezze a ispirare
il troppo breve viaggio.
Quanti rovi incontrai lungo il cammino,
tante le piaghe scavate dalle spine,
molte le offese al cuore.
Eppure ancor t’inseguo vita
si, procedo fra sassi e fiori
coltivando esili sogni decisi a non morire
messo li
nella terra umida.
Ha solo qualche debole spina
è spoglio
non da segni di vita.
Lo guardo e penso
presto morirà
non ha speranze.
Un giorno mi accorgo
che il colore è cambiato
va avanti cresce.
Si intravede
una piccola fogliolina
le spine diventano pungenti.
Finalmente improvvisamente
nasce un piccolo bocciolo
dai colori tenui.
Ma poi quando sboccia
da vita ad un spettacolo stupendo
ha vinto la vita...

Quest’anno i papaveri
sono venuti su in ritardo
ma decisi affiorano tra tinte
che paion spruzzate a caso.
Il rosso si staglia sul verde dello stelo
e, tra cromie accese di variegate corolle,
campeggia vivace tra le zolle.
Tra rossi papaveri
io torno felice
su ampie distese
di campi dorati di grano
e tra le bionde spighe mi confondo.
E mi avvolge l’oro del sole e delle spighe
tra i rossi papaveri
e il canto delle cicale e dei grilli.
ma quando esco vedo doppio,
è inutile nasconderti dietro le mura,
fiuto il tuo cuore, la tua paura.
Sono vittima e carnefice,
dei tuoi mali artefice,
nuoto tra tutti i mali del mondo,
nel tuo cervello la lama affondo,
ma se fossi un figlio di puttana
ti ci conficcherei una lama.
Fiuto il tuo odore profondo,
è qualcosa d'infame, nauseabondo,
ma ti evito, ti assecondo
mentre tutti i tuoi pensieri sondo,
alla fine tutto si paga senza sconto.
Che pensi mentre ti vedo moribondo,
io sono quella che nascondi in tasca,
sono il centro della burrasca,
quella che non dice mai basta,
la nemica giurata d'ogni casta,
quella che quando cammini il culo ti tasta,
sono una macchina che mai si guasta,
il pensiero più assurdo che si conosca,
sono come il volo di una noiosa mosca
che intorno ti gira e ronza,
sono il dopo di una sbronza,
mi attacco a ogni aderenza, evito ogni lusso, ogni decenza,
è inutile tirare in ballo la coerenza,
lo fai solo per una tua carenza,
Sono la gomma bucata e il mal di panza (licenza poetica),
sono il perchè della tua assenza
e lo sò di me non puoi fare senza.
Sto nei tuguri, nell'abbazia, nascosta dietro ogni anomalia,
non mi troverai nei manuali di anatomia:
sono il tuo cervello in avaria,
sono la meno gradita della compagnia.
Però sono luce dove tutto è foschia,
sono piena d'energia, la garante della frenesia,
con me non ci sono saggi o ipocrisia,della ragione sono la fine e liturgia.
Vieni con me e molla la psichiatria,
sono il capolavoro d'ogni stramberia, per me non c'è né stato né polizia,
ancora non l'hai capito?
Sono io, la dama Follia!
« Qui, uomini dal pianeta Terra posero piede sulla Luna per la prima volta, Luglio 1969 D.C.
Siamo venuti in pace, per tutta l'umanità. »
Laika, amore mio,
sogno da sempre la tua tutina spaziale,
il tuo sventurato cuoricino di donna
che batte incalzante e spaurito
verso una sorte crudele,
segnata soltanto
dall’egoismo
dell’uomo.
Ricciolina, cagnetta mia,
se solo fossi riuscita a scappare
dallo spazio spoglio e angusto
della tua struggente capsula,
forse anche tu, come me,
avresti alzato il musetto
per guaire alla luna
il tuo desiderio
di esistere.
Avvolta nel fiacco tepore
dell’atmosfera terrestre,
avresti dovuto sognare,
come tocca al randagio,
la languida luce riflessa
che scalda la schiena
di quell’enigmatico
disco sfuocato.
Ma il destino
ti ha scelta
(ed io non so
con che amore)
per sopravvivere
alla prova del tempo,
e per turbare il mio sonno:
col caldo, col freddo, e l’asfissia.
Però che il mondo almeno lo sappia,
che diciotto anni prima della mia nascita
su quel razzo spaziale non morivi da sola;
perché con te se andavano
la speranza, la fiducia,
e la bontà.
Tutti quei valori
che oggi mi mancano,
e che forse, non torneranno più.











