d' acqua dissetante,
il tuo abbraccio avvolgente
i tuoi morbidi intensi baci
Ore infinite, della durata
di un battito di ciglia,
vissute anni fa, come ieri
ad interrompere il circolo vizioso
in cui la vita mia è mutata
Eri un ricordo, sei nel presente,
sarai nel mio futuro sempre
Camminerò su spiagge dorate
chiederò all'onda di non rubare
le mie impronte mai, indelebile restino
affinchè tu possa trovarmi sempre
Appenderò ai rami degli alberi
del bosco che attraverserò,
fili colorati e chiederò al vento
di non carpirli col suo alito potente,
saranno traccia del mio passaggio
affinchè tu possa seguirmi ovunque
Il sole pregherò di non asciugare
le lacrime confuse tra le gocce di pioggia
dalle nuvole grigie cadute sulla strada,
saranno le mie orme a te riconoscibili
per non dimenticare l'amore
che dal mio cuore sgorga
Oh luna! Disegna con le stelle un sorriso,
il mio sorriso che colui che amo accende
sul mio viso ad un solo sguardo,
ad ogni nuova carezza
che sullo stesso poserà !!!
"Oh che bel castello marcondiro ndiro ndello,
oh che bel castello marcondiro ndiro ndà"
(da Zecchino d'Oro OH CHE BEL CASTELLO)
In lontananza ti vedo
sei tu sei tu il mio castello
come quel drappello
che erge sulla cima.
“Cammina cammina” disse la vocina
“più lenta più lenta” disse rosaspina
CONFUSIONE “Cammina...più lenta..., dovrei correre senza inciampare"
Mi svegliai madida di sudore
nel ricordo quel castello
sbarre e drappelli
mi rincorsero a più non posso
Nella realtà il castello esiste già
non è in cima alla montagna
ne sbarre ne arcieri
e neppure i bombardieri
Cè un arco d'apertura
largo o stretto va' a misura
a misura di chi passerà
per ritrovar pace e felicità.
non giacevo tra rose e lillà,
avvolto in soffici abiti di seta
ma intricato tra cespugli spinosi
e stomaci inaciditi dalle bestemmie.
Non tra le fronde profumate di dolcezza
né tra gli sfondi di cielo incantato
ma tra gli odori acri di disfacimento
di un mondo alla deriva
e il grigio di tombini
che mi riparavano dalla notte crudele.
Non ero tra i sorrisi di campi colorati,
tra gli effluvi di amanti in tenerezza
ma tra i fumi e le grida di amplessi
di furtive alcove di periferia.
Dovessi cercarmi ancora,
abbandona le strade luccicanti della festa,
i viali profumati del tramonto,
getta uno sguardo oltre
gli steccati del dolore,
le valli fetide della desolazione,
i sorrisi di facciata:
là, ovunque sia una sola stilla
di sangue e sudore,
là, mi troverai avviluppato nel vero amore.
In mezzo a tanti fiori
un bocciolo di una rosa attorcigliata
intatta al sole,
abbraccia la luce.
Nessun bocciolo
le è vicino
solo fusti verdi e foglioline.
Rigida
quando l'accarezza il vento,
e silenziosa
quando ascolta la luna.
Somiglia ad un'anima
che si abbevera di rugiada.
E mi parla d'amore
quando tra i capelli
adorna e impreziosisce
la mia favola
in stile frisè.
in cui ci tengo stretto
tutte le cose che non voglio dimenticare...
come a te sul mare
... quel giorno di novembre
mentre il sole giocava
con le nostre ombre...
come le tue carezze
legate ad un sorriso
che ho ancora qui scolpito
nella mia mente...
come le cose pù belle
di un amore ribelle
da non voler lasciare...
ho un pugno chiuso...
da dare contro il muro
ogni volta che non mi vuoi parlare
perchè ti sembra un porto sicuro
il silenzio per qualsiasi amore
come quella volta
che mi dicesti basta
ma volevi ancora
trovare la via giusta.... per ricominciare
come le volte che penso
mi arrendo, mi stendo e resto a guardare...
sono come nuvole
i miei pugni chiusi
e solo il vento dell'amore
le potrà attraversare
con un raggio di sole...
ho sentito gli anni gridare
segnare il silenzio nei fiori del prato
sottovoce lasciar dire
siamo grandi
i sogni han cambiato casa
ci resta ciò che abbiamo
dobbiamo farlo bastare
nè dobbiamo gioire
contro ogni maledizione
a braccia aperte
sviliti nel momento
sotto i porticati scivola solo
il vento
Lascio riposare mio padre
non vedo altro da fare
non ho avuto soddisfazione
da quei fiori da quel vento
Riproverò domani
sperando in un buon momento
Il vento si sta alzando
Asciugherà le lacrime infuocate
Si calmerà il vento dopo aver
Lasciandoli con pochi rami instabili
come me.

Combatto una guerra che non è mia
Un fratello che è mio fratello
Un cielo che è di tutti
Cosa sto facendo! Mi dolgono le ossa
Cosa sto gridando! Fuoco nella gola
E questi urli cosa sono!
Sono i miei che non riconosco?
Sono i tuoi che non conosco?
Passi veloci tra le macerie
Impietrito ti guardo in volto
Occhi di specchio, fissi e vitrei
Cemento nei miei piedi, cosa sto facendo!
Una guerra che non è mia ... e lì
Sull'asfalto mio fratello giace
Con la bocca aperta sembra urlarmi:
“Corri corri fratello, vivi anche la mia vita”.
il camion della spazzatura sarebbe arrivato.
Era l'attesa di quella bestia enorme,
quella paura di veder la carreggiata invasa
a tenermi dietro il cancello,
ma attaccato alle sue inferriate.
Che rombo mentre sollevava i bidoni,
come un cane infastidito che ringhia immobile
e che da lì a poco darà un morso a chi ha tentato la sorte.
Il camion della spazzatura era il trauma
dei litri di profumo emanati dall'abitacolo
senza riuscire a considerare pulito il guidatore.
Era la paura che fingesse solamente di andarsene.
E guardare dopo la strada deserta
era quella strana, compassata illusione
che per le giornate di maggio
non potessero esistere discontinuità di terza specie.
la luce che attraversa la finestra
allontanando i sogni profondi
lasciando il posto al grigio cielo
che nasconde il sole
e le urla della vita ferita.
Sono solo ombre
quelle che vagano fuori
anime dagli occhi impauriti
che cupamente sorvolano l'attesa
con l'amarezza nel cuore.
L'uomo che controlla l'arbitrio
bandisce il valore del vivere
spegnendo ogni sorriso
distruggendo ogni giardino
e ogni volo d'uccello
che canta solo per la libertà.
Mi cielo d'azzurro
di nuvole e d'incanto
nessun vento
solo la carezza di un canto
nella spiaggia bianca e delicata
l'infrangersi dell'onda
sulla barchetta ormeggiata
orchestra il silenzio della sera!
S'appendono ai vetri
le prime stelle,
tra i profumi di fiori di zagara
e sabbia vellutata
distratte appaiono
le grotte rocciose e le scogliere,
s'addormentano i sentimenti
alle finestre di pietra,
ai balconcini arabeggianti,
ai sapori speziati,
ai silenzi riflessi
da una falce di luna calante.
“La terra è blu come un’arancia, mai un errore le parole non mentono.”
(Paul Éluard)
Quando il mostro dagli occhi verdi
miscelava nel mio animo informe
la gelosia con i pigmenti del mare,
tu eri il centro del vero universo,
ed io non vedevo filtrare la luce
fra i colori riflessi di un mondo
che non aveva cielo, o acqua,
né la più vaga ombra
della speranza.
Ma ci provavo, e lo ricordo,
con l’olio di lino e il lapislazzulo,
per indebolire l’oscurità del dolore
e fare evasione dell’immaginazione:
fu quando tutto mi apparve più puro,
fu quando il confine schiarì in giallo,
e attraverso l’amore del bello,
del sogno e della follia,
ho potuto anche io
capire.
Che il tuo affetto
e la mia gelosia
sono come
due tinte
complementari:
che sono il blu che sfuma,
e che io vedo, di già arancione.
Non vi è foglia che si muova
ne canto d'usignolo
il ciel uggioso reclama
quella fetta d'attenzione
Eppur è sempre uguale
l'immensità celestiale
dove danzano le nuvole
toccandosi qua e là
Anelli di fumo aperti
spiragli oltre mare
profumo di salsedine
le cozze fan clacla.
Dettano il tempo
le lancette temporali
gonfiando le ali
di divina bontà
Eppure il ciel reclama
brontolii nell'aria
di raggi nascosti
attraversar dovran.
Attacca la memoria
ma ho il sole in tasca
e sul palmo scintilla
trasformando l'oscurità.
dove l'alba viene bene
dove gli aironi disegnano
il cielo,
dove la notte ci si ama
dove il vento soffia giusto
spettinandoci i pensieri
tu sei quella che sognavo
nella stagione più calda
della mia età
ti porterei nella mia primavera
a cena tra le stelle
a dormire sui coralli
ti porterei nel cuore
dove non è mai inverno
Ti porterei nella mia vita
disfattista e ordinata
dove gli anni non contano per amare
e per fare l'amore.









