fallo anche tu con me
buttati in un mondo
un mondo che non c'è.
Inventiamo insieme una favola
io faccio il re tu la regina
ma in una corte così reale
ci manca il giullare
allora sai che faccio
non sono più il re
ed il giullare lo faccio da me.
Posso far ridere
ne sono capace
e di storielle ne ho da raccontare.
Mi piace sognare
a volte ridere e scherzare.
Buttati con me
in questo mondo
inventato in un secondo
e continuo a parlare
parlo, parlo,
con la speranza
che mi stanno ad ascoltare.
Ma in fondo fa niente
tanto mi piace sognare
allora ricomincio
ad essere un re
in un mondo inventato da me.
C'è la regina
ma il giullare dovè?
Il re del mio mondo
son solo io
ed il giullare
lo faccio da me...
che disegnano il tuo viso
e il tuo sorriso difficile?
Quella strana simmetria di sguardi
che scoperchiano l'universo
in cerca di un ultimo colore
per un fiore solitario?
Non è quel lampione triste
il barlume dei tuoi sogni;
eseguo un circolo con il braccio
e catturo l'immensa forma del creato
ma da sempre mi sfugge la sostanza.
Scarno guanciale
dallo specchio ti guardi
guardingo in attesa
di quel capo vecchio e stanco
L'odore ricordi
di vita e sudore
del peso estenuante
del sonno lontano
Riflette lo specchio
immagini leggere
invecchiate solcando
quel guanciale ormai scarno
Scarno e leggero
di grigio di agre
fissando nel buio
quel sonno che è ormai sogno.
I came in from the wilderness a creature void of form.
"Come in" she said
"I'll give you shelter from the storm".
(Bob Dylan)
Era nel muto frastuono
della lunga notte di Valpurga
che il suo abito color pesca
volteggiava senza paura,
disegnando nell’aria
musica per cetra,
e disperdendo
fra le sue trecce
la polvere azzurra
di un’incoercibile gioia.
E non ci fu strega
malvagia abbastanza,
e non ci fu fattucchiera,
né sortilegio o maleficio;
non ci fu nulla e nessuno
preparato ad opporsi
ad un'unione
dal tratto
Celeste.
Il suo amore
mi ha dato un rifugio,
e quel bouquet profumato
che ha sfiorato il suo palmo,
navigherà per un cielo stellato,
cavalcherà l'onda del tempo,
e mai più toccherà terra:
se non per adagiarsi,
un'altra volta ancora,
all'uscio di un cuore,
solo se, in verità,
saran due.
e l’intorno ancora una volta
sarà riempito dal buio
tutto perderà di significato
ogni attimo sarà crudele
senza alcun suono
e senza nessuna parola
riscenderà
come un ricorrente incubo.
Ma prima...
ancora un bicchiere
con l’ennesima promessa
che sarà l’ultimo
e poi ancora un giro
sulla ruota del destino
che in maniera sommessa
scopre tutte le sue carte
e le mette in tavola.
Sale l’angoscia
e fa male.
Fa male come la solitudine
che passa attraverso un vento gelido
con la paura
prima di chiudere la notte
che sia sempre l’ultimo respiro.
Si…
ancora un bicchiere
prima del buio.
L’ultimo
forse.
Il bel tempo
ingaggia le rondini
in un tripudio di voli
e piroette
da rallegrare il cielo.
Riflessi d'ombra
sulla strada intrecciano
voci e sorrisi.
Ed io
volto le spalle
al sole
e un turbinio d'ali
echeggia e si disperde
nel blu cobalto.
Tutto è un fremito
tra i rami tra i fiori.
Guardo le
mie ortenzie
all'ombra
hanno la memoria
dell'estate
e mi fanno
amare la vita.
Homo sapiens sapiens.
Quale sapienza,
se ne uso solo per dominio
Quale sapienza,
se conosco solo mammona.
Quale sapienza,
se consumo le fonti di Gaia.
La sapienza d’inventare la guerra.
La sapiente ricerca di un Dio feroce.
Sapere che altri conoscono fame
e satollarsi fino a morirne.
Sapere anche, delle arti rupestri
e della Sistina Cappella,
dell’Inno alla gioia,
del marmoreo Mosè
e dei Poeti.
Sapere l’estrema imperfezione
di questa creatura sapiens sapiens.
Alle volte il tempo sfugge
impedendoti di parlare,
non trovi mai le parole giuste.
I giorni passano,
come polvere nel vento
volano....
vorresti chiudere i pensieri in una mano
congelarli,
perche' non svaniscano,
quando la mente riposa.
Vuoi condividerli
e li immobili giacciono.
Non puoi sognare perche' sei sveglio,
non puoi dormire, perche' l'anima non ha pace.
Ogni notte ha il suo colore
il mio,
lo conservi dentro di te.
ho scoperto che si dipinge solo per amore.
Questo sentimento ti fa scorrere il pennello
come la pioggia che scivola sull’ombrello.
E se questo stato d’animo ti è sconosciuto
ci sono dei rimedi che possono esserti d’aiuto:
una vecchia canzone che ti riporta indietro,
un bicchiere di vino per un momento lieto.
Così puoi ingannar anche il presente
e per un momento essere assente.
sul finire dell'andantino grazioso
del concertino dei miei giorni;
mille pause nelle lunghe stagioni
dai vestiti sempre più corti.
Il tuo corpo tenero,
come un dolce madrigale di primavera,
irruppe e caddi sull'ultima nota
del primo movimento
della lieve lacrima che bagnò
le gote nostre sull'addio.
Beffardo fu il tuo sguardo
sul finire dell'andantino grazioso
del concerto serenata
per quartetto d'occhi.
"Quanto a voi, ecco il motivo segreto della mia condotta verso di voi: volli provarvi che in questo mondo non esiste nè felicità assoluta, nè assoluta infelicità; esiste solo il paragone tra una condizione e l’altra, ecco tutto. Soltanto colui che provò le più grandi sventure è atto a godere le più grandi felicità. Bisogna aver voluto morire per sapere quanto è bello vivere. Vivete dunque e siate felici, figli diletti del mio cuore, e non dimenticate mai che, fino al giorno in cui Dio si degnerà di svelare all’uomo i segreti dell’avvenire, tutta la più alta sapienza d’un uomo consiste in queste due parole "Attendere e Sperare".
Una Marsiglia in notturno,
sotto la fatua luce di un incubo,
su per le strette strade de le Panier
come già ai tempi della mia prima Genova:
mentre scappavo, investito dal fiato del mare,
attraverso i moniti della paura,
schivando e ignorando
quei chiari presagi.
E voi siete tutti andati,
dispersi nel mondo degli altri
come gli acheni dell’acero altissimo.
Ma io sono qui, con un cuore che batte
e con lo sguardo rivolto a le château d'If,
memore dei miei sogni d’infanzia
e da sempre calato nel ruolo
di un fiero e indomabile
Edmond Dantès.
Chi lo sa, mes amis,
se troverò il mio tesoro
e sbrigherò giusta vendetta,
o se anch’io volerò via
al soffio del vento.
Non oggi però, non ancora:
anche se il volto è increspato
da afflizioni e grinze senili,
preferisco svignarmela,
occultare e celare
il mio sogno
dal tocco cieco
di chi ha imparato
a stagnare, la notte,
in un sonno profondo.
Lentamente
risucchiata nei mondi del mio esistere
penso e sorridendo
sorridono gli ignoti sorrisi dell'essere
ed è un piacere, e con piacere penso
Vorrei scambiare parole
che intreccio come fili di lana e ricami
vorrei questo piacere
quello stesso piacere leggero, sottile, irreale
di cui siamo custodi
Lentamente
risucchiata nei mondi del mio esistere
penso e sorrido.
Avevi parcheggiato il furgone
con le magliette in vendita dei gruppi finiti
e in piazza c'era una tale confusione
come quella che hanno in testa i banditi
Tu coi tuoi sospiri
e le idee nascoste in una caccia al tesoro
Tu dov'entrava il fumo nei respiri
cercavi un semplice ristoro.
Nella mattina appena passata
l'avevano fatto capire pure ai bambini
e negli sbadigli di una strada immacolata
pensavi solo a dei poveri contadini
Guardavi negli occhi l'amore
ed era la cosa più intelligente da fare
Guardavi negli occhi quarant'anni di ore
fatte di merci da riumanizzare
Vedevi e non vedevi nel casino
che il tempo non è più una passeggiata
Non era una foto nell'orologio da taschino
a impietosire un sasso davanti a una vetrata
Dov'era in quel momento lo scrittore
che comodo giustificava i fatti?
Com'è che affascina il terrore
quando la sfortuna rompe i piatti?
E continuavi a tenertela stretta
come l'ultima cosa rimasta al mondo
come il complice senza più fretta
di un innocente vagabondo
Le avevi promesso di partir per il ponte
Di far meno caso ai dimenticati
rimediando una ferita sulla fronte
per colpa di imbecilli in mezzo agli arrabbiati
Era più interessante il mare
del naufragio causato da una fionda
Tanto la nave fingeva di affondare
Tanto i dispersi non cercavano una sponda
Mettevi così in salvo quell'unica certezza
La baciavi come se fosse l'ultima musa
La sapeva lunga lei sapendo una carezza
e tu per tutti gli altri le chiedevi scusa
Una palma, un alloro - rinsecchiti -
nel mio nuovo modo di piangere,
l'altro ormai non lo conosco più,
sono vecchio.
Lo spazio tra un rigo e il successivo
è una difficoltà da dire deglutitiva
e inutili sembrano i soffi
che rami dolci sollevano
a riadorare notturni
i bei fiammiferi.

« La parola è potere: parla per persuadere, per convertire, o per costringere. »
Le tue parole dicono affetto
e lasciano impronte appiccicose
come la polpa carnosa del cocco,
lungo il vuoto che si aggroviglia
fra il nervo vagabondo
e lo spazio-silenzio
dei pensieri pii:
i tuoi ricordi,
le mie promesse,
e quei mille capolavori
ancora in attesa di compiersi.
Io sono lì da sempre, te ne sei accorta?
in equilibrio fra gli stami e l’ovario,
a dettare altri fregi e ricami
al tuo canto soave;
e come un griot
senza liuto,
attendo solo
che tu proferisca
quell’incantevole
nenia d’amore.








