Mi chiesi quand’anche ne fui rapita
quale fosse il senso ultimo della vita
Quale il viaggio di verità dal mio all’esito
senza pretesa alcuna di verità
dal diverso o dal caso che pur divide
la visione di pace in volontà di fuga.
Quale la meta al fine del reale
nell’essere concepito immagine mentale
dimentico di sagoma sigillato al pensiero
autistico d’inconscio dissimulato credo
essenza nell’altrui esigenza vincolata alla natura
criptica d’intenzione maturata all’idea
Fino all’ultimo l’utilità mi parve vera
e rivendicai al reale la sua assenza di coesione
Breve incontro docile ma distante
giostra di pavone concetto allevato al compromesso
dal mio al sottomesso allontanato al nesso
Capisco solo ora quanto fosse ridicolo
lo sforzo doloroso corso in tale paradiso
e quanto io fossi grata del ritorno al sonno
fumoso tramonto nell’enigma del racconto.
E dunque sogno o realtà l’idea del vivere umano?
Qualora fosse giusto obiettare la natura di tale dono.

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