Ti regalerò una rosa
sbocciata tra le mie
mani piccole,
che sanno d’intrecci,
di essenze,
di perle e colori.
E’ una rosa che non ha sete!
Fermi,
alla carezza del tempo,
i suoi petali odorosi.
E’ senza pretese,
ad un semplice dono
affido un gesto profondo.
Custodisce in sé
il sapore del cuore
e tra i petali,
all’acre odore di limonene,
nascosto c'è un sorriso: il mio.
“Per te” che non scordo,
ti dirà.
...Ti regalerò una rosa,
ti parlerà di me…
Con questa mia semplice poesia porgo i miei Sinceri Auguri di Buon Natale e di un Radioso Anno Nuovo
a Tutti i Poeti e Poetesse del Sito e alla Redazione Tutta... Un abbraccio fraterno a voi.. Giò ^-^
sbocciata tra le mie
mani piccole,
che sanno d’intrecci,
di essenze,
di perle e colori.
E’ una rosa che non ha sete!
Fermi,
alla carezza del tempo,
i suoi petali odorosi.
E’ senza pretese,
ad un semplice dono
affido un gesto profondo.
Custodisce in sé
il sapore del cuore
e tra i petali,
all’acre odore di limonene,
nascosto c'è un sorriso: il mio.
“Per te” che non scordo,
ti dirà.
...Ti regalerò una rosa,
ti parlerà di me…
Con questa mia semplice poesia porgo i miei Sinceri Auguri di Buon Natale e di un Radioso Anno Nuovo
a Tutti i Poeti e Poetesse del Sito e alla Redazione Tutta... Un abbraccio fraterno a voi.. Giò ^-^
10 commenti
Rabbia, sconcerto,
al limite di sopportazione
sta il mio essere,
a mirare lo spettacolo malvagio,
di chi avido nel comporre eccelsi versi,
sopraffà l’altrui gioconda fantasia
e per giunge all’ambito suo traguardo,
invade spazi, dipinti e miraggi miei,
rubando sogni che mai seppe sognare
e tempo al suo dovere.
al limite di sopportazione
sta il mio essere,
a mirare lo spettacolo malvagio,
di chi avido nel comporre eccelsi versi,
sopraffà l’altrui gioconda fantasia
e per giunge all’ambito suo traguardo,
invade spazi, dipinti e miraggi miei,
rubando sogni che mai seppe sognare
e tempo al suo dovere.
E ci ritroveremo tutti al bar,
dopo che gli anni sono passati,
sono alle spalle,
ognuno coi suoi guai,
ancora con la voglia di cambiare il mondo,
ancora dissidenti,
ribelli sempre ribelli,
ognuno con qualche capello
in meno,
un po’ canuti,
ma sempre uguali
in fondo;
dentro qualche locale,
con la faccia,
di chi è lì,
per caso;
e quanto tempo
sarà passato,
gioventù,
gioventù,
un ricordo indelebile.
dopo che gli anni sono passati,
sono alle spalle,
ognuno coi suoi guai,
ancora con la voglia di cambiare il mondo,
ancora dissidenti,
ribelli sempre ribelli,
ognuno con qualche capello
in meno,
un po’ canuti,
ma sempre uguali
in fondo;
dentro qualche locale,
con la faccia,
di chi è lì,
per caso;
e quanto tempo
sarà passato,
gioventù,
gioventù,
un ricordo indelebile.
Visto che stamo tutti a parlà der Natale
ve prego, nun famosi più der male.
Scrivemo tutti quanti na poesia
nun ce mettemo ‘nsieme a filosofia.
Che poi stamo a parlà
di un evento di gran semplicità.
Na grotta con il bue e l’asinello,
na pora donna, er marito e er bimbo bello.
Quer che a da succede sempre in corsia
tranne per quelli che trovano altra via.
La via pe evità er freddo e er gelo,
pianificando a nascita lontani dar vangelo.
E noi che semo solo spettatori
freddi e a vorte aridi peccatori,
cerchiamo d’apparir
gli unici onesti.
E meno male che non si è ancor stancato
de nasce armeno una vorta all’anno !
Si sentirà il nostro gran mercato,
ce tornerà ma con un granne affanno.
Signore mio, volemo solo amore
quello che conservi dentro er tuo immenso cuore,
donalo a tutti anche a chi non crede
ma, senza polemiche, dentro sé ogni anima lo chiede.
ve prego, nun famosi più der male.
Scrivemo tutti quanti na poesia
nun ce mettemo ‘nsieme a filosofia.
Che poi stamo a parlà
di un evento di gran semplicità.
Na grotta con il bue e l’asinello,
na pora donna, er marito e er bimbo bello.
Quer che a da succede sempre in corsia
tranne per quelli che trovano altra via.
La via pe evità er freddo e er gelo,
pianificando a nascita lontani dar vangelo.
E noi che semo solo spettatori
freddi e a vorte aridi peccatori,
cerchiamo d’apparir
gli unici onesti.
E meno male che non si è ancor stancato
de nasce armeno una vorta all’anno !
Si sentirà il nostro gran mercato,
ce tornerà ma con un granne affanno.
Signore mio, volemo solo amore
quello che conservi dentro er tuo immenso cuore,
donalo a tutti anche a chi non crede
ma, senza polemiche, dentro sé ogni anima lo chiede.
TI ricordi crescente vita,
l' autunno dei morti,
laggiù, in quella piana d' anni;
e quelle immense vaste campagne
e il verde scolorito della speranza!
mai,
mai, crescerei un figlio dove il padre l'uccise.
Tu velluto cuore
trepido lo sguardo getti alla fabbricata morte
e pieghi il viso e l' ondulata chioma,
l' occhio infermo trae spessori di brivido
e muta la voce crea pensieri spezzati.
Voci che guardano il vento all’orizzonte
e muti e fissi del pensier cadente
ci addentriamo in prose di illimitata tristezza.
Calma l' ombra, bandiera dei morti,
copre i sudari dell' incerta crescita umana;
come una musica, come un flauto rubino
parabola note fra i moderni mortali .
Abbeverati tempo dell' umano incivile,
scaglia l' orda di Brenno su pesti città,
avanza struggendo in lutti e dolori
allorché di fine marra solo deserto.
Or entro destini che non traggono nessun vanto,
nelle piazze, esseri perduti vantano e muoiono,
delle loro età incerti pensieri
affluiti dalla somma dei volti brutali
che, nell'arena affollata che muore in volgare
s'allunga il serpente delle somme scritture.
Ride or il cupo intorno della notte avvenuta,
ride il nefasto nero millenario;
amara la bocca del parlator sapiente,
diverranno meschini e gialli,
ambrati e cupi
e si scioglieranno al decadente raggio
gli eserciti atomici;
e metalli rossi diverranno Croci.
Non più la sete della verde primavera
coprirà di boccioli il pianeta Terra;
il supremo stato nell' agonia,
frastuono e illustrati gridi,
colma s' investe la calura mortale
e scende nell' abisso esteso della capovolta vita.
Avanti nell' ombra montata di spie,
avanti l' orgoglio dell' impiccato denaro;
uomini, nel nostro chinarsi al cospetto del male
l ' Inesatto ride dalla fiammante riva sinistra
e leva il suo stendardo alle folle
che stupite, volgono lo sguardo al passato negato
In una sera, a distesa di pensieri infiniti,
nell' ombra piena della notte nera e confusa
un cantico pianto alle genti vicine
inonda, il buio di fantasmi maligni.
Ora il Male è giunto,
ha chiuso le porte al vedere,
si è colorito della fiamma che spacca
Il sorriso ora morde la tatuata ombra
e secerne dalle labbra saliva pungente
e parole di cui colmo ne fu il passato.
Il nero sapore d' un esilio truce e svampito
si dipinge all' orizzonte dell' orgoglio
e fiacca la fu spumeggiante vita
ingorga nel suo traffico il dettato flagello.
L ' ignoranza, l' ipocrisia, lo stolto volgare potere;
il tempo è l' infinito e questi è il principio
e noi sempre e solamente la fine;
allorché questa fine non cambi inizio.
l' autunno dei morti,
laggiù, in quella piana d' anni;
e quelle immense vaste campagne
e il verde scolorito della speranza!
mai,
mai, crescerei un figlio dove il padre l'uccise.
Tu velluto cuore
trepido lo sguardo getti alla fabbricata morte
e pieghi il viso e l' ondulata chioma,
l' occhio infermo trae spessori di brivido
e muta la voce crea pensieri spezzati.
Voci che guardano il vento all’orizzonte
e muti e fissi del pensier cadente
ci addentriamo in prose di illimitata tristezza.
Calma l' ombra, bandiera dei morti,
copre i sudari dell' incerta crescita umana;
come una musica, come un flauto rubino
parabola note fra i moderni mortali .
Abbeverati tempo dell' umano incivile,
scaglia l' orda di Brenno su pesti città,
avanza struggendo in lutti e dolori
allorché di fine marra solo deserto.
Or entro destini che non traggono nessun vanto,
nelle piazze, esseri perduti vantano e muoiono,
delle loro età incerti pensieri
affluiti dalla somma dei volti brutali
che, nell'arena affollata che muore in volgare
s'allunga il serpente delle somme scritture.
Ride or il cupo intorno della notte avvenuta,
ride il nefasto nero millenario;
amara la bocca del parlator sapiente,
diverranno meschini e gialli,
ambrati e cupi
e si scioglieranno al decadente raggio
gli eserciti atomici;
e metalli rossi diverranno Croci.
Non più la sete della verde primavera
coprirà di boccioli il pianeta Terra;
il supremo stato nell' agonia,
frastuono e illustrati gridi,
colma s' investe la calura mortale
e scende nell' abisso esteso della capovolta vita.
Avanti nell' ombra montata di spie,
avanti l' orgoglio dell' impiccato denaro;
uomini, nel nostro chinarsi al cospetto del male
l ' Inesatto ride dalla fiammante riva sinistra
e leva il suo stendardo alle folle
che stupite, volgono lo sguardo al passato negato
In una sera, a distesa di pensieri infiniti,
nell' ombra piena della notte nera e confusa
un cantico pianto alle genti vicine
inonda, il buio di fantasmi maligni.
Ora il Male è giunto,
ha chiuso le porte al vedere,
si è colorito della fiamma che spacca
Il sorriso ora morde la tatuata ombra
e secerne dalle labbra saliva pungente
e parole di cui colmo ne fu il passato.
Il nero sapore d' un esilio truce e svampito
si dipinge all' orizzonte dell' orgoglio
e fiacca la fu spumeggiante vita
ingorga nel suo traffico il dettato flagello.
L ' ignoranza, l' ipocrisia, lo stolto volgare potere;
il tempo è l' infinito e questi è il principio
e noi sempre e solamente la fine;
allorché questa fine non cambi inizio.
Campanelli, tintinnii, profumi al vento,
aprono un cassetto nella mente.
Lontano una zampogna,
bambini a correr verso quel suono.
Natale: nel cuore, nel cosmo,
parla di bontà e amore.
Una bambina gioiosa,
la sera del cenone, ascolta
incantata la preghiera della mamma.
La letterina al babbo, sotto il piatto,
preparata a scuola, legge commosso,
negli occhi, diamanti a
brillar di lacrime.
Sermone in piedi sulla sedia,
silenzio,tutti ad ascoltare, voce a risuonar lieta.
Nonno ogni ruga un anno, ricurvo sul camino,
dona un pensiero alla nonna.
Due mandarini, torrone bianco,
due spiccioli di mancia.
Natale: Tombola, gioco dell’oca,
risa e gridolini, attimi felici.
Abete allestito a festa, piccolo presepe che amo tanto.
Profumo di maccheroni cioccolato e noci,
pan pepato, nocciole, mandorle, pinoli, spezie dal buon sapore.
Ricordi di cuore a viver oggi come ieri,
con voi respirerò sempre.
Strade acciottolate d' argento,
mercurio d' una lacrimazione lunare,
matite d' inchiostro di fumo e d' aratro
son petali d' un bacio d' augurio annebbiato.
Trafitte da fiocchi di neve e lucine
tra gocce di porpora d' arancia e canditi,
comete d' agrifoglio son ghirlande,
lanterne parafrasali di sogni e speranze.
mercurio d' una lacrimazione lunare,
matite d' inchiostro di fumo e d' aratro
son petali d' un bacio d' augurio annebbiato.
Trafitte da fiocchi di neve e lucine
tra gocce di porpora d' arancia e canditi,
comete d' agrifoglio son ghirlande,
lanterne parafrasali di sogni e speranze.
Gli incontri più belli sono già combinati
ovunque vai prima poi due anime si incontrano
si saranno guardati e parlati da bambini
anche solo per un momento ma quel barlume di luce
dentro il cuore era rimasto illuminato
affinchè un giorno doveva accadere qualcosa di meraviglioso
alimentava sempre di più quella fiamma per innumerovoli giorni e poi anni
una luce che indicava la strada del cuore affindandosi alle loro anime
erano una cosa sola come il cielo e le sue stelle
brillarono di luce in eterno
TERRORE, OMBRA, FANTASMA,
LA FAME ALEGGIAVA
NELLA MENTE DELL’AVO,
ARDUO COMPITO
PROCACCIARSI IL CIBO.
SOGNI COLMI
DI COPIOSI E PRELIBATI BOCCONI,
CHE SPARIVANO ALL’AURORA,
E LA CERTEZZA OFFRIVA
PANE RAFFERMO.
FAME GRIDAVA IL PICCOLO,
E LE CIGLIA DI UN PADRE
SI BAGNAVANO A QUEL GRIDO.
FAME DI UN DI’ LONTANO
L’ECO DI UN VEGLIARDO
NARRA AI POSTERI.
LA FAME ALEGGIAVA
NELLA MENTE DELL’AVO,
ARDUO COMPITO
PROCACCIARSI IL CIBO.
SOGNI COLMI
DI COPIOSI E PRELIBATI BOCCONI,
CHE SPARIVANO ALL’AURORA,
E LA CERTEZZA OFFRIVA
PANE RAFFERMO.
FAME GRIDAVA IL PICCOLO,
E LE CIGLIA DI UN PADRE
SI BAGNAVANO A QUEL GRIDO.
FAME DI UN DI’ LONTANO
L’ECO DI UN VEGLIARDO
NARRA AI POSTERI.
Vengo dai colli
e ho cosa antica
l'ombra umida degli uliveti
i campi terrazzati
i tetti impregnati
dal tempo perduto
i tetti impregnati
dal tempo perduto
sotto un sole che muta
cosi come mutano le stagioni.
Sapore del mare ora t'ignoro
cerco l'odore del muschio
di un altro Natale.
Malfermo mi annodi
avanzi
ma hai le zolle nel cuore
non comprendi
il creato e le sue creature.
Fra le mura basse
muori
e s'imbeve il cielo del tuo odore.
Tornerai domani
a respirare
ed io sarò sorpresa ancora
dal mio guardare.

Io non ricordo
i vestiti che avevo.
Ricordo la gente
la festa
una giornata di sole.
Mi portavo dietro
la guerra
e la voglia
di essere
uno fra i tanti.
Lorenzo era
allora
solo nei nostri pensieri.
Abbiamo avuto
momenti felici,
sono stati
la mia unica
grande vittoria.
Spero
non sia stata
solo fortuna.
i vestiti che avevo.
Ricordo la gente
la festa
una giornata di sole.
Mi portavo dietro
la guerra
e la voglia
di essere
uno fra i tanti.
Lorenzo era
allora
solo nei nostri pensieri.
Abbiamo avuto
momenti felici,
sono stati
la mia unica
grande vittoria.
Spero
non sia stata
solo fortuna.
Foriera del nulla
l’indifferenza greve ci sfiora
come un’armonia vuota di colori
lacerata dalle gioie del tempo
e annegati tra le rughe del mare
solo il temporale squarcia
i nostri diafani silenzi
che volano tra i ruvidi pensieri
mentre la lucente serenità
nascosta dietro ai nostri occhi
accarezza le foglie d’autunno
là, dove ogni silenzio grida
E nun vai truanne niente,
sul na risata over',
na chiacchier',
nu svago.
Nu' vai truanne niente,
tu ca ssi na stella,
ca t'appicce, bella,
luntana da' gente.
E nun vai truanne niente,
nun te ne 'mporta,
o' munno è malamente,
nun cirche a ciorta.
Staie lla' ca rire,
staie lla'ca pienz',
e nun ce crire,
nu'tiene chiu pacienz'.
E nun vai truanne niente,
o' vuò bene, nun o facisse male,
nu' vai truanne niente,
si niente vale.
Luntano a ccà,
putisse cercà,
a felicità.
Luntano luntano,
senza na mano,
rint'a mano,
senza nu core,
ca se ne more.
Nu juorn' vulisse fujì,
nu juorn' te vulisse stà,
na notte chiagne,
na notte si fuoco.
E vai annanz' accussì,
e nun vai truanne niente,
nemmeno 'na scintilla,
rint'all'uocchie ra gente,
e nu fesso ca te guarda,
te guarda e sape,
ca ssì comme a nu cardill',
bloccat' re canciell',
na gabbia tutta e ammore,
na gabbia arò se more.
E nun vaie truanno niente,
perchè niente si chiù,
si schiava e nu pensiero,
nun si chiù manc'tu.
sul na risata over',
na chiacchier',
nu svago.
Nu' vai truanne niente,
tu ca ssi na stella,
ca t'appicce, bella,
luntana da' gente.
E nun vai truanne niente,
nun te ne 'mporta,
o' munno è malamente,
nun cirche a ciorta.
Staie lla' ca rire,
staie lla'ca pienz',
e nun ce crire,
nu'tiene chiu pacienz'.
E nun vai truanne niente,
o' vuò bene, nun o facisse male,
nu' vai truanne niente,
si niente vale.
Luntano a ccà,
putisse cercà,
a felicità.
Luntano luntano,
senza na mano,
rint'a mano,
senza nu core,
ca se ne more.
Nu juorn' vulisse fujì,
nu juorn' te vulisse stà,
na notte chiagne,
na notte si fuoco.
E vai annanz' accussì,
e nun vai truanne niente,
nemmeno 'na scintilla,
rint'all'uocchie ra gente,
e nu fesso ca te guarda,
te guarda e sape,
ca ssì comme a nu cardill',
bloccat' re canciell',
na gabbia tutta e ammore,
na gabbia arò se more.
E nun vaie truanno niente,
perchè niente si chiù,
si schiava e nu pensiero,
nun si chiù manc'tu.

La fede accresce
in spazio rigoglioso
perenne orgoglio.
<=> <=> <=>
Riflessione poetica (Accenti ritmici 2-4-6) nata da un aforisma di Mahatma Gandhi, politico, filosofo, avvocato indiano del 1900:
“L'uomo si distrugge con la politica senza princìpi, col piacere senza la coscienza, con la ricchezza senza lavoro, con la conoscenza senza carattere, con gli affari senza morale, con la scienza senza umanità, con la fede senza sacrifici.”
Son caduto !
Rialzato.
Mi son pure spaventato
a trovarmi li d’emblèe
faccia a terra sul pavè.
Dopo essermi accertato
di aver subito il fato,
mi son chiesto se, ahimè
capitassero tutte a me !
Ma poi fui consolato
riverito e coccolato,
tornai in fretta a casa mia
e iniziò la sinfonia.
Chi la sedia mi porgeva,
chi il pianto non fingeva,
chi spiava le mie mosse,
atmosfera mi commosse.
Finsi un poco di dolore
per sentire ancor calore
riversato su di me
sempre a causa del pavè.
Or poiché son birichino
coccolone e un po’ cretino,
ho pensato…di tanto in tanto
di cader sul pavimento.
Ma una cosa m’ha fermato,
lo scherzare mi ha frenato,
che qualcuno che è cascato
non s’è più rialzato.
Non aveva il poverino
un affetto assai vicino.
Se ti devi rialzare
su qualcuno hai da contare.
Altrimenti farai fatiche
…a contare le formiche.
Rialzato.
Mi son pure spaventato
a trovarmi li d’emblèe
faccia a terra sul pavè.
Dopo essermi accertato
di aver subito il fato,
mi son chiesto se, ahimè
capitassero tutte a me !
Ma poi fui consolato
riverito e coccolato,
tornai in fretta a casa mia
e iniziò la sinfonia.
Chi la sedia mi porgeva,
chi il pianto non fingeva,
chi spiava le mie mosse,
atmosfera mi commosse.
Finsi un poco di dolore
per sentire ancor calore
riversato su di me
sempre a causa del pavè.
Or poiché son birichino
coccolone e un po’ cretino,
ho pensato…di tanto in tanto
di cader sul pavimento.
Ma una cosa m’ha fermato,
lo scherzare mi ha frenato,
che qualcuno che è cascato
non s’è più rialzato.
Non aveva il poverino
un affetto assai vicino.
Se ti devi rialzare
su qualcuno hai da contare.
Altrimenti farai fatiche
…a contare le formiche.












