per veder rifrangersi
onde di convivialità
da ogni attracco.
Seduti dietro
a rintracciar gli schizzi
ci siamo noi
sempre in movimento
il fluttuare
della carena
della vita
è ritmico sussulto
per post-pomeriggi
e after-night
da bar.
Solo risa,
parole scomposte
bottiglie cedevoli,
per maldestre
effusioni caritatevoli.
Ciarle accelerate,
deliri sospinti
dal nettare fluorescente
dei beveraggi d'ordinanza.
Non si vede la fine
di un inutile vociare
volto soltanto ad aprire
il cuore al prossimo,
a dir: ci sono,
considerami!
Stanzini chiusi
o lounge bar,
sgabelli di legno
o poltroncine,
dove siede lui
scorre la vita.
stò seduto
nel sedile dell’auto,
e come Kerouac,
guardo il traffico cittadino;
strada che conduce
all’imbocco autostradale;
movimento continuo di mezzi;
la striscia grigia della strada,
linea bianca in mezzo,
cartelli di ristorazione,
insegne e reclame,
un supermercato in vista;
la cittadina,
come nelle strade 66,
auto di varie forme e cilindrate,
mezzi bisonteschi e massicci,
furgoni frettolosi,
macchine lente di sfaccendati
che vogliono mettersi in mostra;
traffico caotico,
tanta vita che passa,
ognuno verso il suo destino;
strada 66.
son polline di mascara ghiacciato,
crepuscoli del giorno ricamato,
sinestesia d' ebano e diamante,
fiocchi di ninfee impolverati di luce
e granelli entusiasmati d' ancora solare.
Primule ferite d' inverno
smeraldi di notte annuvolati,
stelle d' inchiostro di carta,
confetti d' ecchimosi di neve,
particelle d' ombretto di sguardi
son luccichio d' un paesaggio di sale.
Il Natale era gioia allegria
Non solo per i regali trovati sotto l' albero
ma era bello avere attorno le persone che ti volevano bene
C'era più magia
Perché si vive nel odio e nelle gelosie
nell egoismo si pensa solo nel momento di bisogno
Poi si ricordano di fare auguri a Natale
e durante l 'anno nemmeno un saluto e come stai
Natale non è solo quel giorno per me Natale deve essere tutto l'anno

rammento quegli occhi
Riassaporo il profumo tra le mani
Rammento quelle abili mani
Ricordi di un tempo
che ho vissuto.
Ora è un tempo
solo da sfogliare.

Il ricordo mattiniero di quand'ero bambina mia mamma e mio nonno accanto al fuoco
Baciare la tua pelle
Che sa d’infinito
E poi perdermi
Nella bellezza
Del tuo sorriso
Forse sto sognando
Forse sto sbagliando
Ma sono sicuro che
Anche se ti perdessi
Io ti cercherei
Per tutti gli angoli
Di questo mondo
Perché senza la tua luce
Non posso proprio stare
Sfiorare i tuoi capelli
Che profumano d’amore
E poi affogare
Nello stupendo mare
Dei tuoi occhi verdi
Forse sto sognando
Forse sto sbagliando
Ma sono sicuro che
Anche se ti perdessi
Io ti cercherei
Per tutti gli angoli
Di questo mondo
Perché senza la tua luce
Non posso più stare
Tu che sei per me
Come un diamante che
Brilla tutte le notti
Tra le mie mani
Illuminando d’infinita
Bellezza tutta la mia vita
ho voglia di scriverti una mail,
dai contenuti molto speciali,
ma come cominciare proprio no so.
Tante le parole tra le pagine del cuore,
cerco ma invano, incapace
di rinvenir quelle più consoni.
Parigi sorella mia cara
son io, Roma che ti scrive,
ogni mio dir, seppur sgorga dal cuore,
lo so per certo, tutto sarà scontato,
bruciano ancor le tue ferite aperte,
provocano fitte all’anima,
attanagliata tutta in una morsa,
e gli occhi tuoi ancor piangono,
la luce spenta di quelle stelle brillarelle.
Anch’io ho in petto la paura,
minacciata dagli attacchi..
Tu hai dimostrato tanto coraggio,
tanta forza, e il mio dire, credimi,
non son parole di mera cortesia.
Sei forte, ricca di straordinarie bellezze,
proprio quanto lo son io, anime gemelle noi,
entrambi ricche di storia, arte e cultura,
è la gente che lo dice, venendoci a trovare,
per questo mai restiamo sole,
circondate sempre ci troviamo di chi,
in immagini perenni ci immortala.
Certo, so bene che non valgono ricchezze,
castelli o antichi monumenti a risanar,
se vivi nello strazio della morte,
alla pari di una madre che ancor
piange quel figliuolo appena perso.
Che sciocca, in questi frangenti
parlar di incantevoli bellezze,
di Torre, Arco, Gioconda o Campi Elisi,
non serve alcun bene materiale
a far rifiorir in volto un caldo sorriso…
Mi scorderei anch’io della Fontana,
Fori, Piazze, Colosseo e storia antica,
di sicuro mi sentirei proprio come te…
Amica mia, sai, ho tanto riflettuto,
c’è qualcuno forse che aiutare ci potrà.
Come ben sai, al centro di me stessa,
c’è tutto un mondo a sé,
e se pur fondato nel cuore del mio cuore,
non è soltanto mio, ma dell’intera umanità.
Lì ci abita Francesco,
anch’Egli non vive un bel momento,
come noi, sta nel medesimo mirino
e sarebbe un colpo d’eco davvero mondiale
attentare alla Sua vita e al Vaticano.
Uniamoci a Lui nelle preghiere,
Egli è il Papa della povertà,
è umile di cuore, in bocca ha la bontà
e semi di pace ovunque sparge, senza distinzione.
Venitelo a trovare, manda i figli tuoi,
le Sue Porte son sempre aperte alla Misericordia.
Seppur non avrà in mano la magica bacchetta,
di certo parlar al cuore lui saprà e di sicuro
con più speranza dentro, a casa ognuno tornerà.
Io t’aspetterò se verrai, son sempre qui
e ci recheremo assieme, quali devoti pellegrini.
Tua sorella e amica Roma.
il luogo infinito
e il sole finì
per donarci
il suo primo saluto.
Sconosciuti
ci scattarono
foto
sotto l'atlante.
Avevamo davanti
inarrivabile
il Mare del Nord.
Ci prendemmo
per mano
ti dissi
mi fa paura
questa scogliera
teniamoci forte,
abbiamo ancora
troppe cose da fare.
Incantati
restammo in silenzio
davanti alla forza
di quella natura.
Ripensai
a ciò che credeva
tornai con più dubbi,
stringendoti sempre.
che il cor brilla tutto
e nel petto un dono di grande amor.
Così, di caro viso e labbra rosee
apparve a la mia fatta vita.
Nullo,stupito e vago il pensier mio
cadea come foglia d’autunno
nel mezzo a un raggio di brillante sol.
Il respiro quasi d’affogo
e attonito l’occhio mirar bellezza vera
che tanto il dì non brilla mai
così com’Ella fa brillar la vita.
Come potrei dir d’aver vissuto invano
or,in questo mio fatato tempo,
favola che nell’animo riveste
e rinverdisce tutto il d’intorno,
come sei cara a questo mio stonato tempo!
Dalle mie labbra scrivo,
quel che il mio cuor non dice.
maestrali infiorescenze notturne
come champagne di marea d' orizzonte
tra le declinazioni contuse del cuore,
così magma lunare d' iris
e tralicci di papavero arrovellati
acciottolavano un castello di rondini,
acrobatiche principesse solari.
Grafite di foglie ingiallite,
lanterna di nebbia e parole,
tramonti d' aratro e selciato,
magma lunare d' iris
è silenzio d' un vento amareggiato.
che l'autostima,
fa sempre rima,
con l'esaltazione,
non vale il concetto,
riveduto e corretto,
dell'autocommiserazione.
Perchè per noi,
che ci costruiamo limiti,
che esaliamo gemiti,
con rassegnazione,
non sempre vale
l'idea irreale
della realizzazione.
Soffia il vento,
del giudizio,
quello altrui,
pesa il carico,
sulle nostre teste,
strette nella morsa,
dei nostri palmi.
Questo divenire Inverno
riveste le pagine del cuore
fin dove una piccola lacrima cade
e bagna tutto il suo sentire.
Io ora sono come il cielo
spoglia dell'aurora
non ho le rondini che precedono
il volo del mattino ma nuvole
ho la solitudine del mare
carica di argento e di sospiri
scrivo versi muti
pieni di tutto il mio rumore.
Se leggi il mio viso ho il tempo ingrigito
che inganna labbra tiepide di sole
una conchiglia fiorita sui miei passi
voci velate e svelate sotto le stelle
e carezze cadute e nascoste.
Qualche luce sfiora il tramonto
ma è soffice neve che avvolge la nostra stagione
in attesa di una briciola di pane
che fa battito d'ali il davanzale.
E il silenzio si fa voce.
domani
davanti alla Chiesa
ci prenderemo
la mano
per un girotondo
fino alla sera,
fino a che
la maestra vorrà.
Ma ora
portami a casa,
sento tuonare
cannoni
da fondo la valle.
L'alba
al paese
non è mai arrivata
e voi ditemi
quale dio
volle quel sangue.
L'ossario sta sulla collina
se ti scorgi
si vede anche il mare.
E' bella stamani
c'è pace.
Queste lacrime
sono per loro.
Sant'Anna di Stazzema 25 Aprile 2015
A - ALDO MORO
Or piango negli aloni impetuosi
di una Patria mortale;
piango, sugli eventi stolti
che,
nell' aère bella e antica
si diffondon maestosi regni di tenebre.
Muti, tutti intorno gli Italiani,
piangon salme di prima vita,
guardano il cielo nuvoloso e tetro,
tutte le città intonano canti di pace.
Onde di venti distruttive e acri
flagellan il Sacro impero della pace,
allontanando lo sciame fecondo dell' amore,
orgiando nelle notti zampate di belve.
Tu Madre, dal petto in fiamme,
che di passati rauca è la tua voce;
troppi inganni gelan tanti figli tuoi
e muta e sorda l' anima Tua
guarda le pazzie di stolti di Tua polvere,
guarda ancor quanta vita dindinna
nei loro cuori di sangue.
Strette le mani al viso penso il distruggervi,
voi, moscerini dell' ultima uva
andate, uccidete le lealtà della vita
cacciatori di un' età perduta
e la meta di voi Brenni
cadrà, sotto una nuova libera Italia.
Dove cadrete flagellatori di Dio,
quando le avversità sismiche della vita vostra
troveranno lo scontrarsi della morte!
Allora, gli occhi e il viso pallido
percorreranno le tenebre dell' infinito
e di passo, un male precoce e indefinibile
piomberà come un vostro sparo
in presenti di pentimento...!








