REFUSO DI PAROLE
CANTATE COL CUOR CHE DUOLE
INFELTRITE NEL COMPORRE
SALTANO COME CASCATE
MOLTO USATE QUANDO OCCORRE
LEGATE MOLTO STRETTE
DILETTE, SE LASCIATE
PAION ESTRANEE O RIPETUTE
STAMANE VERE, DOLCI E VOLUTE
AMATE, UNICHE E FORTI
DIFFERENTI NELLE SORTI
14 commenti
Quando tornerà lo spirito del tragico enigma
e voci tumultuose percorreranno gli avelli,
quando ancor nel petto di tutti i sosia mortali
comparirà stretta nel giudizio l' altra vita
allor,
la grandiosità dell' ambiente redivivo
guarderà la sua storia,
volgerà con mobile guardo le mancate dottrine
e le Sue parole non passeranno.
Non passeranno i furori delle bugiarde conquiste
che le maree di legioni lontane
con beffardi inganni e laghi di sangue
invasero spiriti ignudi, stupiti
e poi unti da una rabbia letale.
La notte degli orfani, delle stelle cadenti;
entro grida rissose che frantumavan la vita,
negli orrori, nel vento dello sterminio aperto
s' adunavan leggende e saghe di ferro teso.
Nelle arene bollenti dalle risa
navigavan flotte di cristiani nel pianto,
inquietanti disegni di stregate casate
con fili d' oro tessuti per gioco
con impervi destini e imperatori bambini;
così, un sacrificato disegno del figlio dell' uomo,
chiudeva e apriva le labbra alla storia del mondo.
I prodigi costosi di svariati costumi
serpeggiano e tastano il ricco terreno,
sviluppando scene mostruose con fiaccole di spregio,
avvolgendo tumulti in forze di bruti.
Quante fosse s' apriranno alla guerra vicina .
Pianto e fiori di pianto giureranno pianto,
mentre la nebbia e una fredda sera
si poggerà col vento della notte
in suicidi ricolmi di domande e perché .
Come si placherà l' ira di questi milioni pianti!
Giungerà poi, la belva di duemila anni scritta
e a flotte eserciti di spiriti neri
accompagnati da squilli di bronzi stonati
guideranno una forzata marcia nelle tenebre
e nell' ombra della notte la vita perderà il giorno.
e voci tumultuose percorreranno gli avelli,
quando ancor nel petto di tutti i sosia mortali
comparirà stretta nel giudizio l' altra vita
allor,
la grandiosità dell' ambiente redivivo
guarderà la sua storia,
volgerà con mobile guardo le mancate dottrine
e le Sue parole non passeranno.
Non passeranno i furori delle bugiarde conquiste
che le maree di legioni lontane
con beffardi inganni e laghi di sangue
invasero spiriti ignudi, stupiti
e poi unti da una rabbia letale.
La notte degli orfani, delle stelle cadenti;
entro grida rissose che frantumavan la vita,
negli orrori, nel vento dello sterminio aperto
s' adunavan leggende e saghe di ferro teso.
Nelle arene bollenti dalle risa
navigavan flotte di cristiani nel pianto,
inquietanti disegni di stregate casate
con fili d' oro tessuti per gioco
con impervi destini e imperatori bambini;
così, un sacrificato disegno del figlio dell' uomo,
chiudeva e apriva le labbra alla storia del mondo.
I prodigi costosi di svariati costumi
serpeggiano e tastano il ricco terreno,
sviluppando scene mostruose con fiaccole di spregio,
avvolgendo tumulti in forze di bruti.
Quante fosse s' apriranno alla guerra vicina .
Pianto e fiori di pianto giureranno pianto,
mentre la nebbia e una fredda sera
si poggerà col vento della notte
in suicidi ricolmi di domande e perché .
Come si placherà l' ira di questi milioni pianti!
Giungerà poi, la belva di duemila anni scritta
e a flotte eserciti di spiriti neri
accompagnati da squilli di bronzi stonati
guideranno una forzata marcia nelle tenebre
e nell' ombra della notte la vita perderà il giorno.
Se tu mi amassi di più,
se tu capissi di me,
che sono qui,
sono qui,per te;
non sarei solo,
come sono,
abbandonato in giornate
sempre uguali;
se tu mi amassi come io
amo te,
m a tu pensi solo alla tua libertà,
capisci solo il tuo sentirti libera,
come una puledra selvaggia;
e non pensi a me,
non pensi a me.
se tu capissi di me,
che sono qui,
sono qui,per te;
non sarei solo,
come sono,
abbandonato in giornate
sempre uguali;
se tu mi amassi come io
amo te,
m a tu pensi solo alla tua libertà,
capisci solo il tuo sentirti libera,
come una puledra selvaggia;
e non pensi a me,
non pensi a me.
Il crepuscolo
ricompone le nuvole
ricompone le nuvole
e dispone ad una ad una
le sue stelle
figlie incerte
ed effimeri bagliori
ed effimeri bagliori
che consumano
questo mezzo Dicembre
questo mezzo Dicembre
tra desideri e lacrime.
Mi soffre l'attesa
di mani giunte appese
come lucciole ai lampioni.
Sono occhi di preghiera
occhi di speranza
occhi di speranza
occhi in cerca di un "miracolo".
E accade
che cade una stella
che cade una stella
tremante la coda s' incendia
e riflette il Natale!


Vernice di zucchero e fragole,
scogliera d' amarena lunare,
schizzo d' un raggio sanguigno,
focolare di scrigno d' arancia,
fieno di miele innevato,
quaderno di sogni ed arcobaleno,
un pastello d' abisso amaranto
comete di perle d' argento arroventava.
Nuvole di seta e carbone
son grappoli di dei e carovane,
gocce turchesi di giare di grano,
braccialetti d' ombre di more
e proiettili di mirto all' orizzonte,
un pastello d' abisso amaranto,
scarabocchio di rondine al tramonto,
tra i pentagrammi della notte s' accucciava.
scogliera d' amarena lunare,
schizzo d' un raggio sanguigno,
focolare di scrigno d' arancia,
fieno di miele innevato,
quaderno di sogni ed arcobaleno,
un pastello d' abisso amaranto
comete di perle d' argento arroventava.
Nuvole di seta e carbone
son grappoli di dei e carovane,
gocce turchesi di giare di grano,
braccialetti d' ombre di more
e proiettili di mirto all' orizzonte,
un pastello d' abisso amaranto,
scarabocchio di rondine al tramonto,
tra i pentagrammi della notte s' accucciava.
Sei tornato
così spaventato
quasi a chiedere aiuto
quasi a dire ho sbagliato.
Altre volte
sei riuscito
a nasconderlo meglio.
Poi la chiudi
la tua anima storta
e ci lasci così,
a interrogarci
sul fare
sul dire
su quello che era
su come poteva.
Ancora una notte
di angoscia.
Amarti è
aspettare di nuovo
il sorriso.
Come è atroce
restare in attesa.
così spaventato
quasi a chiedere aiuto
quasi a dire ho sbagliato.
Altre volte
sei riuscito
a nasconderlo meglio.
Poi la chiudi
la tua anima storta
e ci lasci così,
a interrogarci
sul fare
sul dire
su quello che era
su come poteva.
Ancora una notte
di angoscia.
Amarti è
aspettare di nuovo
il sorriso.
Come è atroce
restare in attesa.
Un convinto giornalista
del suo saper fare interviste,
un dì, in ardua impresa si volle avventurare.
Proprio al centro di un borgo ben curato,
tra aiuole di gerani e di violette,
stavan a disquisir, seduti a tavolino,
quattro signori dall’aspetto assai distinto.
Egli silenzioso a loro si avvicina,
ignaro il poveretto del riscontro
che le sue domande andavan a suscitare.
Gradirei, gentilissimi signori,
con voi un poco colloquiare, egli esordì,
parlar vorrei della natura,
del nostro pianeta, ahimè, così malato.
Il suo sguardo negli occhi ai quattro,
uno dopo l’altro, egli puntò
e in men che non si dica,
strano effetto, in lui, questo produsse.
Insolite sensazioni egli provò.
La terra gli mancò sotto i suoi piedi,
salì un fuoco di calore sulle sue gote,
gocce d’acqua spuntaron da ogni poro,
e un alito di aria poi il viso madido asciugò.
Terra, Fuoco, Acqua e Aria?
Voi, gentilissimi signori?
s’illuminò la mente del convinto giornalista
e fu per lui gran bella sorpresa,
al cenno di capo della vecchia saggia Terra.
Siamo noi gli elementi della natura,
parlare vorrei io allor con te che son la Terra,
essi sono amici miei e a me d’immenso aiuto.
Una domanda porgere io vorrei a te,
perché vai a caccia di notizie,
alle quali tu ben dare già sai giuste risposte?
Similmente ad un attrezzato giardiniere,
al quale vien affidato un bel giardino,
così, coi tuoi fratelli, curar dovevi il Gran Creato.
Mari, boschi, fiumi e le tante città mie,
tutto a te venne affidato.
Un dono ero stata progettata
e come si proteggon le cose care,
anch’io meritavo più cure e più rispetto.
Non fu così, e per mera negligenza
o loschi affari, tutto fu mutato.
Il mare mio ormai non è più blu
ma nero e infetto da veleni.
Stessa sorte per i fiumi e per i laghi,
ingombri in ogni dove di rifiuti.
Tanto cosa ancor più triste è,
pensare all’aria che respiri,
plumbea di fumi e di gas in essa liberati.
Col dolore in cuore di mamma,
come posso non soffrire,
nel veder poi bruciare tanto mio verde,
per mano di un incauto, vizioso di tabacco?
I tre signori qui presenti
hanno avuto un mandato ben preciso,
essi uniti stanno a me come anelli di catena
e se così per noi non fosse,
mancherebbero stagioni, albe e rossi tramonti.
Seppur con differenti ruoli,
siamo i raggi di una stessa ruota
che viaggia verso una comune meta,
la vita e l’esistenza.
I fratelli tuoi stan cercan di trasformarli,
in nemici e distruttori, anche di me stessa.
Di essi ahimè non si è saputo misurare
la vera giusta dosatura.
Ora vi chiediamo, amateci di nuovo,
come ai vecchi tempi.
Un riguardo per me, vecchia terra,
viver vorrei ancora a lungo,
rigogliosa, fertile e nutriente.
Creare, accogliere e nutrir la vita ancora,
simile a grembo di una madre,
come per incanto e per magia,
senza di me nulla sprecare,
perché so di certo che
nel ciclo della vita e delle stagioni
ad ogni estate seguir dovrà l’inverno.
Sii convincente nel fare il tuo lavoro,
scrivi le mie parole in tutta verità
fai saper sul tuo giornale,
con garbo e con giudizio,
quali i tanti mali che ci affliggono,
risveglia le coscienze per la salvaguardia del creato,
lancia più che puoi tutti i messaggi
con slogan e frasi accattivanti
“ LA TERRA E’ UNA GRANDE MAMMA
ED E’ AD ESSA CHE L’UOMO APPARTIENE!”
Scrivi pure così a caratteri giganti
del suo saper fare interviste,
un dì, in ardua impresa si volle avventurare.
Proprio al centro di un borgo ben curato,
tra aiuole di gerani e di violette,
stavan a disquisir, seduti a tavolino,
quattro signori dall’aspetto assai distinto.
Egli silenzioso a loro si avvicina,
ignaro il poveretto del riscontro
che le sue domande andavan a suscitare.
Gradirei, gentilissimi signori,
con voi un poco colloquiare, egli esordì,
parlar vorrei della natura,
del nostro pianeta, ahimè, così malato.
Il suo sguardo negli occhi ai quattro,
uno dopo l’altro, egli puntò
e in men che non si dica,
strano effetto, in lui, questo produsse.
Insolite sensazioni egli provò.
La terra gli mancò sotto i suoi piedi,
salì un fuoco di calore sulle sue gote,
gocce d’acqua spuntaron da ogni poro,
e un alito di aria poi il viso madido asciugò.
Terra, Fuoco, Acqua e Aria?
Voi, gentilissimi signori?
s’illuminò la mente del convinto giornalista
e fu per lui gran bella sorpresa,
al cenno di capo della vecchia saggia Terra.
Siamo noi gli elementi della natura,
parlare vorrei io allor con te che son la Terra,
essi sono amici miei e a me d’immenso aiuto.
Una domanda porgere io vorrei a te,
perché vai a caccia di notizie,
alle quali tu ben dare già sai giuste risposte?
Similmente ad un attrezzato giardiniere,
al quale vien affidato un bel giardino,
così, coi tuoi fratelli, curar dovevi il Gran Creato.
Mari, boschi, fiumi e le tante città mie,
tutto a te venne affidato.
Un dono ero stata progettata
e come si proteggon le cose care,
anch’io meritavo più cure e più rispetto.
Non fu così, e per mera negligenza
o loschi affari, tutto fu mutato.
Il mare mio ormai non è più blu
ma nero e infetto da veleni.
Stessa sorte per i fiumi e per i laghi,
ingombri in ogni dove di rifiuti.
Tanto cosa ancor più triste è,
pensare all’aria che respiri,
plumbea di fumi e di gas in essa liberati.
Col dolore in cuore di mamma,
come posso non soffrire,
nel veder poi bruciare tanto mio verde,
per mano di un incauto, vizioso di tabacco?
I tre signori qui presenti
hanno avuto un mandato ben preciso,
essi uniti stanno a me come anelli di catena
e se così per noi non fosse,
mancherebbero stagioni, albe e rossi tramonti.
Seppur con differenti ruoli,
siamo i raggi di una stessa ruota
che viaggia verso una comune meta,
la vita e l’esistenza.
I fratelli tuoi stan cercan di trasformarli,
in nemici e distruttori, anche di me stessa.
Di essi ahimè non si è saputo misurare
la vera giusta dosatura.
Ora vi chiediamo, amateci di nuovo,
come ai vecchi tempi.
Un riguardo per me, vecchia terra,
viver vorrei ancora a lungo,
rigogliosa, fertile e nutriente.
Creare, accogliere e nutrir la vita ancora,
simile a grembo di una madre,
come per incanto e per magia,
senza di me nulla sprecare,
perché so di certo che
nel ciclo della vita e delle stagioni
ad ogni estate seguir dovrà l’inverno.
Sii convincente nel fare il tuo lavoro,
scrivi le mie parole in tutta verità
fai saper sul tuo giornale,
con garbo e con giudizio,
quali i tanti mali che ci affliggono,
risveglia le coscienze per la salvaguardia del creato,
lancia più che puoi tutti i messaggi
con slogan e frasi accattivanti
“ LA TERRA E’ UNA GRANDE MAMMA
ED E’ AD ESSA CHE L’UOMO APPARTIENE!”
Scrivi pure così a caratteri giganti
Quando eravamo giovani,
era tutto diverso,
era differente,
qaundo eravamo giovani,
eravamo liberi,
e tutto
era semplice,
chiaro e diretto,
la salute era sicura,
e i problemi non molti;
quando eravamo giovani,
non avevamo pazienza,
e tutto sembrava ingiusto e
insopportabile;
dove sono quei tempo,
quegli anni di rabbia,
di malessere,
di ribellione,
eravamo giovani,
giovani.
era tutto diverso,
era differente,
qaundo eravamo giovani,
eravamo liberi,
e tutto
era semplice,
chiaro e diretto,
la salute era sicura,
e i problemi non molti;
quando eravamo giovani,
non avevamo pazienza,
e tutto sembrava ingiusto e
insopportabile;
dove sono quei tempo,
quegli anni di rabbia,
di malessere,
di ribellione,
eravamo giovani,
giovani.
Era da un po’ che te stavo a seguì,
da quanno entrasti co la tua iruenza
urlavi tanto pe fatte sentì
me chiesi : ma che, ha perso la pazienza ?
E ‘nvece no !Tu sei proprio così !
Spontaneamente proponi la presenza,
condita da un mar d’ingenuità,
de simpatia nutri la tua essenza,
sei proprio bella da considerà.
Nun per amore, che è tutta ‘nartra cosa,
che questa mia te vojo dedicà,
t’ho conosciuta, so già che tu sei sposa,
dell’arte, del lavoro e del rimà.
T’aggiungerò a tre amiche mia
che ho nel cuore per via da poesia,
de cui ho descritto le gran capacità
de poetare co grande serietà.
Lassa volà la tua granne risata
e stai attenta nun venga catturata
da quarche bontempone
e non svanisca come bolla di sapone.
Sii te stessa co la semplicità
ch’esprimi sempre e te fa desiderà.
Come ‘n attrice recita il tuo ruolo,
famme crede che nun sarò mai solo.
Vojo crede che sei come orchidea
e me lascerò travolge dalla tua marea.
da quanno entrasti co la tua iruenza
urlavi tanto pe fatte sentì
me chiesi : ma che, ha perso la pazienza ?
E ‘nvece no !Tu sei proprio così !
Spontaneamente proponi la presenza,
condita da un mar d’ingenuità,
de simpatia nutri la tua essenza,
sei proprio bella da considerà.
Nun per amore, che è tutta ‘nartra cosa,
che questa mia te vojo dedicà,
t’ho conosciuta, so già che tu sei sposa,
dell’arte, del lavoro e del rimà.
T’aggiungerò a tre amiche mia
che ho nel cuore per via da poesia,
de cui ho descritto le gran capacità
de poetare co grande serietà.
Lassa volà la tua granne risata
e stai attenta nun venga catturata
da quarche bontempone
e non svanisca come bolla di sapone.
Sii te stessa co la semplicità
ch’esprimi sempre e te fa desiderà.
Come ‘n attrice recita il tuo ruolo,
famme crede che nun sarò mai solo.
Vojo crede che sei come orchidea
e me lascerò travolge dalla tua marea.
Bello sarà il nostro amore,
sopra campi sconfinati di verde
e i gigli bianchi,
nella ricchezza del profumo campestre,
nell' inconfondibile incantesimo
di un bacio d' amore.
E ancor di più,
in quell' infinita terra
dove i monti s' abbraccian a catena,
dove la fiaba ricorda il passato,
dove la mente ci porta lontani:
fra ruscelli d' incanto
e castelli sfarzosi;
nelle notti,
bianchi fantasmi percorron le valli,
muniti di pergamene d' amore;
così, nel cuore il vento,
la brezza incantata di fate turchine
e il logorio costante dell' amore
nell' amore.
sopra campi sconfinati di verde
e i gigli bianchi,
nella ricchezza del profumo campestre,
nell' inconfondibile incantesimo
di un bacio d' amore.
E ancor di più,
in quell' infinita terra
dove i monti s' abbraccian a catena,
dove la fiaba ricorda il passato,
dove la mente ci porta lontani:
fra ruscelli d' incanto
e castelli sfarzosi;
nelle notti,
bianchi fantasmi percorron le valli,
muniti di pergamene d' amore;
così, nel cuore il vento,
la brezza incantata di fate turchine
e il logorio costante dell' amore
nell' amore.
Sedeva sul sagrato del tempio,
c'era la neve a coprire le scale;
in qualche modo capiva lo scempio
e tutto questo gli faceva male.
Era ormai all'ombra del suo allenamento,
entrava in guerra con le gambe stanche;
ma intorno alla guerra c'era il silenzio
di sorrisi affamati e bocche bianche.
Per il maestro era arrivata la fine:
ma ogni fine è figlia di scaramanzie.
Pungevan rose anche senza le spine,
fiorivan le mani di vigliaccherie.
E il maestro era forse troppo vicino,
incollato ad un pezzo d'orizzonte.
Il maestro era quel groviglio lontano,
con solo un bernoccolo sulla fronte.
c'era la neve a coprire le scale;
in qualche modo capiva lo scempio
e tutto questo gli faceva male.
Era ormai all'ombra del suo allenamento,
entrava in guerra con le gambe stanche;
ma intorno alla guerra c'era il silenzio
di sorrisi affamati e bocche bianche.
Per il maestro era arrivata la fine:
ma ogni fine è figlia di scaramanzie.
Pungevan rose anche senza le spine,
fiorivan le mani di vigliaccherie.
E il maestro era forse troppo vicino,
incollato ad un pezzo d'orizzonte.
Il maestro era quel groviglio lontano,
con solo un bernoccolo sulla fronte.
Il muto silenzio
nel profondo della notte
mi sveglia
una morsa stringe
la gola asciutta
perchè di te più non bevo
il respiro, il sapore
Voglio sentire il rumore
delle tue mani
sul mio seno,
il piacere si effonde
nelle vene
avvelena il sangue
muoio dolcemente
Rinasco come la fenice
dalle ceneri profumate
dell'orgasmo
del tuo esser uomo
dentro il mio esser donna
carnale incontro
d'amore vestito
Nel silenzio ora
lo strepitio dei nostri corpi
uniti in uno solo,
nell'aria l'aroma del sudore
misto al profumo
dell'erotica danza
coreografia ogni volta
rinnovata
ogni volta ... come fosse
…. l'ultima ….
Solo con te così volo
solo con te così vivo
senza te non sono
Ed ancora di te sogno
nel mio dormire nervoso,
il silenzio muto mi sveglia,
e tu non sei con me ...
TANTI PROFUMI, SUONI E COLORI,
DA VALLE FIN SU ALLA COLLINA
E ALLA STREGUA DI UN BATTER DI CIGLIA,
SALENDO TUTTO SI TRASFORMA.
RUMORE DI BARCHE, DI BIMBI E DI RISACCHE,
PROFUMO DI SALSEDINE, DI PESCA E D’INFUOCATA SABBIA,
E TANTE SFUMATURE DI TURCHESE,
CEDONO LO SPETTRO, SU IN SALITA,
AD ALTRI PROFUMI, SUONI E COLORI.
LA BARCA TRA LE ONDE, L’AMICA TREBBIA SALUTA
INTENTA A TRASFORMARE,
L’ERBA BIONDA IN CURIOSI ROTOLONI.
SI MESCOLA L’ODORE INTENSO DELL’ARANCIO
A QUELLO PIU’ GENTILE DEL GELSOMINO
E SI TINGONO DI VERDE E ROSSO,
ORTI, PRATI E ALBERI DA FRUTTO.
LE ERBE PIU’ AROMATICHE,
L’ORIGANO SELVATICO
TRA I SENTIERI IN PIETRA
E IL BASILICO GENTILE,
NELL’ORTO BEN CURATO.
DIVERSI MA UNITI DAL DESTINO A TAVOLA,
A BRACCETTO SON SERVITI,
QUALI STRETTI AMICI DEL POMODORO ROSSO
E DEL PEPERONCINO.
ANCOR SU SI SALE E ORA PER I TORNANTI,
PESCHI E PERI, DAI CARICHI PESANTI
E TRA I FICHI ORMAI MATURI,
SI ODE IL CANTO IMPLACABILE, ASSORDANTE
DELLE LOGORROICHE CICALE.
FIORI D’AGAVE, SLANCIATI TRA L’AZZURRO CIELO,
MENTRE I FICHI D’INDIA RIEMPIONO
LO SPAZIO AI LORO PIEDI.
COME QUADRI AD ACQUARELLO,
I VARIOPINTI OLEANDRI, INCORNICIANO
LO STILARO ORMAI ASSOPITO
E LE CHIOME DEI PIOPPI,
LUNGO IL SUO LETTO, TREMOLANO
COME MILLE FARFALLE AL VENTICELLO.
ALTRO TORNANTE, ALTRE STORIE.
ORA IL CANNETO, ORA IL GRANTURCO,
CON L’UOMO DI PEZZA IN MEZZO AL SUO CAMPO
E L’ULIVO CHE MAESTOSO SALUTA CHI PASSA.
IL PROFUMO DI FORNI ACCESI, DI PANE APPENA COTTO
E DI CALDE “PITTE” DI OLIO INZUPPATE.
OGNI GIORNO E’ COSI DALLO JONIO A CASA MIA.
PROFUMI, SUONI E COLORI,
OGNI TORNANTE HA IN SERBO UN STORIA.
MA DAL MARE A CASA MIA,
TUTTO IL PERCORSO E’ ACCOMPAGNATO
DAL CANTO FESTOSO DEGLI UCCELLI
DAL PROFUMO E DAL CALORE DELL’AMORE,
CHE I FIGLI SERBONO PER LA VALLE AMATA.
ANCHE LI’, NEL PUNTO IN CUI, L’INCAUTA MANO
DI CHI SI CREDE FURBO,
UN RIFIUTO HA ABBANDONATO,
IGNARO DEL GRAN DANNO,
CHE GIORNO DOPO GIORNO
ANCHE PER SE STESSO EGLI PROCURA.
DA VALLE FIN SU ALLA COLLINA
E ALLA STREGUA DI UN BATTER DI CIGLIA,
SALENDO TUTTO SI TRASFORMA.
RUMORE DI BARCHE, DI BIMBI E DI RISACCHE,
PROFUMO DI SALSEDINE, DI PESCA E D’INFUOCATA SABBIA,
E TANTE SFUMATURE DI TURCHESE,
CEDONO LO SPETTRO, SU IN SALITA,
AD ALTRI PROFUMI, SUONI E COLORI.
LA BARCA TRA LE ONDE, L’AMICA TREBBIA SALUTA
INTENTA A TRASFORMARE,
L’ERBA BIONDA IN CURIOSI ROTOLONI.
SI MESCOLA L’ODORE INTENSO DELL’ARANCIO
A QUELLO PIU’ GENTILE DEL GELSOMINO
E SI TINGONO DI VERDE E ROSSO,
ORTI, PRATI E ALBERI DA FRUTTO.
LE ERBE PIU’ AROMATICHE,
L’ORIGANO SELVATICO
TRA I SENTIERI IN PIETRA
E IL BASILICO GENTILE,
NELL’ORTO BEN CURATO.
DIVERSI MA UNITI DAL DESTINO A TAVOLA,
A BRACCETTO SON SERVITI,
QUALI STRETTI AMICI DEL POMODORO ROSSO
E DEL PEPERONCINO.
ANCOR SU SI SALE E ORA PER I TORNANTI,
PESCHI E PERI, DAI CARICHI PESANTI
E TRA I FICHI ORMAI MATURI,
SI ODE IL CANTO IMPLACABILE, ASSORDANTE
DELLE LOGORROICHE CICALE.
FIORI D’AGAVE, SLANCIATI TRA L’AZZURRO CIELO,
MENTRE I FICHI D’INDIA RIEMPIONO
LO SPAZIO AI LORO PIEDI.
COME QUADRI AD ACQUARELLO,
I VARIOPINTI OLEANDRI, INCORNICIANO
LO STILARO ORMAI ASSOPITO
E LE CHIOME DEI PIOPPI,
LUNGO IL SUO LETTO, TREMOLANO
COME MILLE FARFALLE AL VENTICELLO.
ALTRO TORNANTE, ALTRE STORIE.
ORA IL CANNETO, ORA IL GRANTURCO,
CON L’UOMO DI PEZZA IN MEZZO AL SUO CAMPO
E L’ULIVO CHE MAESTOSO SALUTA CHI PASSA.
IL PROFUMO DI FORNI ACCESI, DI PANE APPENA COTTO
E DI CALDE “PITTE” DI OLIO INZUPPATE.
OGNI GIORNO E’ COSI DALLO JONIO A CASA MIA.
PROFUMI, SUONI E COLORI,
OGNI TORNANTE HA IN SERBO UN STORIA.
MA DAL MARE A CASA MIA,
TUTTO IL PERCORSO E’ ACCOMPAGNATO
DAL CANTO FESTOSO DEGLI UCCELLI
DAL PROFUMO E DAL CALORE DELL’AMORE,
CHE I FIGLI SERBONO PER LA VALLE AMATA.
ANCHE LI’, NEL PUNTO IN CUI, L’INCAUTA MANO
DI CHI SI CREDE FURBO,
UN RIFIUTO HA ABBANDONATO,
IGNARO DEL GRAN DANNO,
CHE GIORNO DOPO GIORNO
ANCHE PER SE STESSO EGLI PROCURA.
Fiocchi di luna e cristalli,
ventagli di sole d' inverno,
coaguli di farfalle e parole,
come topazi d' avena e girasoli
su un tappeto di nuvole ed astri
sfamavano borghi d' autunno sfavillanti.
Piume di latte e fiammiferi
son fiocchi di luna e cristalli,
tralicci di vertebra e giglio,
grano di ghiaccio e farina
collane di specchi e magia
tra rugiada di lana e poesia.
ventagli di sole d' inverno,
coaguli di farfalle e parole,
come topazi d' avena e girasoli
su un tappeto di nuvole ed astri
sfamavano borghi d' autunno sfavillanti.
Piume di latte e fiammiferi
son fiocchi di luna e cristalli,
tralicci di vertebra e giglio,
grano di ghiaccio e farina
collane di specchi e magia
tra rugiada di lana e poesia.









