Ora che la clessidra s'incanta
possiamo diventare uccelli
via, non mancare a nessuno
su questa pelle da fugare.
A piccoli passi lungo i tumuli
sfioro la terra al suo tremare
imparo a sollevarmi ‒
imparerò mai a sollevarmi? ‒
Dei geni, saranno
le loro scarne combinazioni
un estro secolare
a sottrarci dal male
di non saper volare?
Mi vedo già ‒ senza nome
in altro nome
in un punto e a capo ‒
forse rotolo.
Sonetto caudato a rime alternate in endecasillabi di quinta con schema ABAB ABAB CDC DCD CD.
Millenovecentonovantadue:
l’anno del peggiore dei miei errori,
quando mi lanciai tra le braccia sue
ignorando segni rivelatori
di schizofrenïa che ad ambedue
regalato avrebbe grossi dolori…
se tornassi indietro, verrei le tue
a cercar con tutti i miei grossi ardori
e la vita certo mia cambierebbe
tutta per il meglio… forse sarei
l’ingegnere come a me piacerebbe
e il lavoro amato da me avrei;
ma felicità massima sarebbe
se riempissi tu tutti i giorni miei.
…
Ripartir da lì penso basterebbe:
dovrei solamente evitare lei.
25-31/03/2025
di isole distese al Sole,
vista dal porto la nave appare
come, bianca e intatta,
perforatrice di rocce!
Entrata nel bacino azzurro,
si esibisce in una sorta
di danza rituale, così che
la prua lasci posto alla poppa
e la bianca nave possa
finalmente attraccare!
Ora che ha spento il dì l’ultima luce
e il cielo assume i toni più profondi,
ad inseguir pensieri vagabondi
la terra misteriosa ci conduce,
ché frenetico brulica là fuori
un mondo di fermenti e di piaceri
di clandestini amor, di puttanieri,
di nottambuli insonni sognatori,
di vicende ch’attizzan quei poeti
che vorrebber buttarsi nell’agone
a carezzar ogn’intima passione
quali d’anime interpreti segreti.
E c’è pur chi s’illumina d’immenso
e sotto un ciel di stelle si trastulla
e poi vi si smarrisce e poi s’annulla
della vita a pensar l’arcano senso
cui meta ineluttabil è la morte
dopo cumuli d’attimi sfuggiti,
di fior non colti o subito sfioriti
in quel vento casuale ch’è la sorte.
Ma dove un tempo denso scorre lento
senza l’oggetto più d’un desiderio
c’è chi sente, struggente e deleterio
di vacua solitudine un tormento,
e qual fosse un’antica rapsodia
ricorda quell’intenso suo passato,
laddove l’orologio s’è fermato
e resta a ticchettar sol poësia.
***
LO SO
Col caldo vento di un’altra estate
proverò a calcar le belle scene
che la vita vorrà ancora offrirmi.
La scontata presenza del mio mare
renderà, lo so, più facile tutto.
D’eccelsi maghi non avrò bisogno.
Affonderò le unghie nella sabbia,
un po’ per risentire vibrazioni
ed un po’ per scovar qualche conchiglia.
Sarò trafitto dagli azzurri veri
per conservarli, ancora e poi ancora,
nello scrigno delle cose più belle.
Rapito ascolterò le nuove storie
che il mare, lo so, mi racconterà
e gratitudine gli rinnoverò.
E, quieto, infine, starò ad aspettare
i giochi dell’acqua e suoi capricci
nei luoghi delle credibili magie
dove anche l'alba diventa sera.
profumo di caffè
riunione di comari una due e tre.
Gracchiava ad alta voce zia Maria
schifata della figlia:
“È sempre in giro a far la porcheria,
in casa ad ogni ora è una guerriglia
lei fugge sempre lesta per la via,
nessun che se la piglia,
difesa da mia sorre, amata zia
ma se l’acciuffo sai quante pedate”.
La moka in cucinino in piena estate,
fischiava quel caffè,
sedute le comari, erano tre.
Rispose a zia Maria comar Juanna:
“Mio figlio sfaticato,
vuol farmi fessa, certo non m’inganna,
ha pure un fidanzato
i tempi odierni sono una condanna,
è proprio uno screanzato,
perché ha lasciato Anna?
I maschi con i maschi, puttanate."
E l’afa tormentava in quella estate
zucchero nel caffè
sedute e disperate tutte e tre.
Il turno del lamento a zia Peppina:
“Miei figli son partiti all’altro mondo,
spariti in Argentina;
il padre più non parla, è furibondo,
neanche una cartolina
a noi che genitori andiamo a fondo,
prendiam la medicina
che ci fa sopportare le giornate."
Le due del pomeriggio, arcigna estate
squisito era il caffè,
vociavan le comari sempre in tre.
Per recuperare la ferraglia sui fondali
c'è chi usa calamite giganti
aspira briciole e arsenali di cordame
finché la renella si deposita,
lo stesso funziona nelle nostre teste di legno,
ci chiederanno catenine e fedi o le carte
gold dei Pokemon
da fondere in crogiolo a 2000 gradi,
l'uomo dal pistolino d'oro non deve chiedere,mai.
Ho una caccola ferma tra la narice e la gola
ma non riesco a deglutirla
neanche a individuarla,
così sogno di camminare a retromarcia dentro il tubo
una spinta...lenta...rotola,
il ritrovarsi a metà strada
spesso è la strada più tortuosa.
Cari aspiranti robot adulti !
Porterete i capelli davanti agli occhi
e sarete alimentati da naselli al cloroformio,
cagnoloni al servizio di anziane con l'Alzheimer,
drogati e gente maledetta,
ubriaconi in rehab e tutto il resto.
Nemmeno il tempo di una sigaretta.








