Quando ancora scrivevo
ti avrei dedicato una canzone
o avrei dato il tuo nome
a quel dolce vento primaverile,
che saziava e bruciava l’anima.
.
Quando ancora sognavo
ti avrei incontrata al ballo
dove le coppie innamorate
si sfidano di notte quasi volando
come trottole abbracciate.
.
Quando ancora uscivo
per parlare con chiunque di te
e vederti arrivare da lontano
con quel tuo sorriso aperto
anticipando di poco un bacio.
.
Quando ancora era ieri
non avevo alcun bisogno.
Ero interamente innamorato
sapevo tutto e tutto era in me
così tanto e così per sempre.
Un precipizio di farfalle
bacia l’uscio del mio cuore
e poi gioca a confondere
questa galassia d’amore
fra stormi d’alba
e silenzi di margherite,
pianoforti di nuvole
e cicatrici d’abitudine
ma io ti cerco fra la gente,
in queste tasche di universo,
come spiccioli di luna
che mi abitano la pelle.
Visione onirica in due “ottave” di quinari sdruccioli a rime alternate abababab cdcdcdcd.
La gatta miagola
sul tetto in fregola,
graffia la sagola¹
sopra la tegola,
lì la mandragola
(dannata pegola²)
mina la fragola
senza più regola.
Frattanto sfrigola
dietro la pergola
nell'olio spigola
mentre si bergola³
del buon Caligola
bevendo spergola,
la panca cigola
con la sua vergola°.
18/03/2025
sul bordo del crepuscolo-
un morso di luce stantia
che fermenta nelle ossa.
Il corpo, centrale elettrica in tilt,
sputa scintille di melatonina:
ogni neurone un trasformatore
fuso nel cortocircuito.
L’aria è garza imbevuta di ozono,
appiccicata alle ciglia,
mentre i minuti si fanno larve
nella clessidra dell’addome.
Sotto l’epidermide, orologi a cucù
si azzuffano con le vene —
il sangue batte quarti
in un fuso mai sincronizzato.
La primavera è un nastro incastrato
nel mangianastri del campo da calcetto,
una cassetta sbiadita che graffia
aprile in loop distorto.
Stanotte il tempo non scade,
si incolla alle suole
come gomma da masticare fredda-
mastico attimi senza sapore
fino all’alba.
Avvinghiati in effusioni emotivamente confuse,
ansimanti i nostri corpi, affamati di pulsioni,
sudati, cosparsi d’amore per un impulso animale,
metabolizzati gli odori, i reconditi sospiri.
Atto d’amore e di aggressività sconvolgente,
personalità completamente cambiate,
coerenza lasciata in disparte a guardare,
eccitante gioco portato all’estremo.
Crollo verticale della ragione,
innalzamento dell’amore.
quel dell’Intelligenza Artificiale
che guidata in immenso suo scaffale
di poësia può far tutti profeti,
dell’umano sentir facendo strame
soddisfacendo disoneste brame.
Poeti quelli veri, certo intendo,
quelli che hanno un’anima davvero,
quelli che hanno un cuor sempre sincero
che vanno l’infinito percorrendo,
senza usar quella soffice magia
ch’è in poesia implicita bugia.
Non è question da poco quel che dico,
ch’è come di zircone far diamante,
e un genere inquinar già agonizzante,
che ha perso sue radici in suol antico
per far fiorire prosa verticale
a chi è convinto d’esser qual Montale.
So ben ch’evoluzione dello stile
in poesia sancito ha il buon diritto
di usare l’esenzion di quanto scritto
da rime, versi e metrica gentile,
tutto iniziò nel secol novecento
e tale poetar mai fu redento.
Eppur io son convinto che il rifugio,
laddove l’artificio non ci assale
sia sol l’intelligenza naturale,
che dell’artificiale il sotterfugio
dimostra nella sua incapacità
d’in ritmi e rime aver duttilità,
stigma soffice sol d’umanità.
- Trascinati fuori da un corpo umano
La metamorfosi è in atto
Saremo tutti insetti in un barattolo -
(Sintesi di una notte)
Siamo passeggeri
Un volo col risvolto nero
mi restituisce contorni imprecisi
e un buongiorno dislessico
Ma chi sono questi che tornano?
...ed intanto arriva aria sulla quarta corda
e lingue di plastica.
che ancora non si fa lingua,
parole che cadono come semi nella banca del fango,
prima che la città le divori.
Sei un fantasma del grano,
un uomo senza lettere, che scrive la vita
con le mani incrinate in impasti interessanti
che non interesseranno a nessuno.
Mi hai insegnato a contare le stelle
sul tetto di lamiera,
ma non hai capito i numeri
che ora bruciano nei miei schermi.
Boomer, millennial: due bestie
nella stessa stalla,
che si leccano le ferite
e poi si mordono la coda.
La tua nostalgia è un bicchiere vuoto
rotolato sotto il letto,
il mio rancore un muro di latrati mai inviati.
Ci amiamo a schiaffi,
in silenzi che sanno di minestra fredda
e telefonate interrotte.
Quella volta che mi chiamasti "traditore"
Oppure "dottore", non ricordo
-era dicembre, pioveva-
il tuo fiato era acido come l’aceto
che usavi per pulire le ferite dei cani.
Ho sepolto quel giorno in un solco
dove nemmeno Dio scava.
Eppure, quando dormi ubriaco sul divano,
ti somiglio:
la stessa tempesta negli occhi,
lo stesso sangue che cerca una foce
tra montagne di errori.
Siamo due analfabeti, padre:
tu non leggi le mie parole,
io non decifro il tuo pianto.
Ci incontriamo al margine del mondo,
dove il passato è un cane randagio
e il futuro un lampione spento.
Tre quartine di ottonari a rime alternate.
«A mie no serviti a nenti»¹
dicon l'urla del mattino.
Certo non fonoassorbenti
le pareti e poi vicino
troppo è la mia chiusa stanza
alla fervida cucina
per tener viva speranza
di giornata un po' carina.
Che sian figli o che sia moglie
il rinfaccio è sempre quello
e svaniscon rare voglie,
mi rintano nel baccello.
¹: ”A me non servite a niente”.
17/03/2025
a cogliere i resti di un amore
che troppo eccitati costruimmo
al sole e all’onda d’una bella estate.
Consumo grigi a passo molto lento,
una ringhiera come primo appoggio
e le mie spalle che ti narrano di già
l’esordio dei ricordi e dei rimpianti.
Orizzonte mutato in un meriggio,
mi concedo alla vista offuscata
di case, strade e palazzi, in attesa
che trovi presto la mia via di casa.
Conterò i lampioni uno per uno
prima di giungere a quei grattacieli
menati da mani di nebbia in ascesa
al pari di steli di rose troppo spinosi.
Sbiadito, come albero sguarnito,
sarà il tuo volto perso nel vuoto,
protetto dal vento che intanto s’alza
mentre va giù il nodo dell’addio.
Ti fisserò nel cuore, come quando
ti conobbi in quella notte d’agosto,
mani in tasca a frugare nuovi amori
e bella principessa in bianco e nero.










