Infruttuosa
è la barca presa
salpata alle origini
che tuttora fa rotta
verso la propria coda.
Insegue
gl’incubi di sempre
ancora non comprende
il chiaro
sereno navigare
e lo scuro
del mare in tempesta.
Momenti distanti:
la quintessenza di libertà
e l’ombelico del vortice
da cui non s’esce
… che stesi.
Cambiano le correnti
ma la bussola è fissa
su capitano uncino
che insistiamo
a votare padrone
del nostro destino.
a dissezionare il morto in diretta:
-Fu Santo, fu Politico, fu Uomo-
mentre il lutto diventa sceneggiatura,
pianto a soggetto, lacrime in catalogo.
E i fedeli, branco di passaggio,
si fermano a selfie col cordoglio:
-Che commozione, che storia, che evento-
mentre il corpo sfuma in un flambé di ore
di talk show, approfonditi, like.
Io, che non prego, guardo solo
l’ultimo rantolo di un vecchio:
un sarto di parabole, un uomo solo,
schiacciato sotto quel gigantesco
specchio d’oro che chiamano Croce.
Nessun cielo si apre, nessun angelo
scende a prenderti, Francesco.
Solo le dita sudicie di scirocco, tiepido, e il lavoro
dei giornali che ti fanno a pezzi,
carne da prima pagina, mito da edicola.
Il potere, che ti vestiva d’ermellino,
ora ti spoglia di titoli con titoli.
Muoiono i papi, ma non la loro
farsa: sempre gli stessi uscieri
pronti ad aprire steccate ai porci.
Muoiono i papi, e resta il vuoto
d’un’urna su Wikipedia,
mentre i poveri, quelli veri, senza foto,
aspettano in fila
alla mensa una scodella di miracolo.
Dov’era il tuo dio, Francesco?
Nelle alcove dei palazzi vaticani,
o nei vicoli dove lo stesso
sangue scorreva senza nemmeno
un povero cristo da mandare in onda?
Ora tacciono le tastiere degli studios,
si spegne l’ultimo speciale.
Domani un altro santo, altri codici,
altre processioni a reti unificate.
La morte è trending topic.
E tu, cenere tra le ceneri,
senza triregno né pastorale,
dormi almeno lontano dai leoni
di questo circo già senza bestie.
Nel silenzio di un pomeriggio,
sfioro il tavolo di legno antico
e ne sento il peso del tempo.
La polvere danza nell'aria,
come un desiderio lontano, un sogno che si perde.
Gran confusione,in quel salone grigio,
ed io mi chiedo quale direzione devo prendere.
Cerco di liberare i pensieri,
ma i misteri si accumulano,
come le ombre oscure,in fondo alla stanza.
Aprite le finestre,
lasciate entrare la luce,
la tela dei ricordi è strappata
e la cornice, consumata dal passato.
Troppi volti,troppi nomi, troppi segreti
è meglio chiudere gli occhi,
ma il tempo scorre,
e la polvere si posa ovunque,
sui sogni e sui volti dei saggi.
Non cercarmi ora,
perché in questo labirinto onirico,
non mi riconoscerai.
indossa il tuo nome
sei battezzato dai difetti
e da un certo tipo di ipocrisia
e non stare troppo a chiederti del perché o del per come
sulle guerre nel mondo,
caspita,è opportuno concedersi qualche lato negativo
ma se proprio insisti
partecipa ad una riunione di condominio,farai prima,
che poi va a finire,visto l'altro numero
di produttori d'ansia
che per farsene una ragione
ti toccherà iniziare a credere
che la sofferenza altrui è remunerativa.
è complesso e difficile
non abituare l'uomo contemporaneo alla guerra
e forse nemmeno conveniente
dato l'enorme vuoto che lo abita
vuoto di effimeri,di speculate necessità
dettate dal mercato
e da una cospicua letteratura del male.
nati in mezzo al difficile
contrattiamo,col dio in uso
un sorso di comodità
che tanto la gente dimentica
o tutt'al più muore
La croce veste la tua carne.
Sul capo chino una corona di spine
bacia il cielo livido di dolore,
mentre i fiori aridi della Terra
bevono quel sangue innocente
versato dal tuo costato trafitto.
Compiuto è il sacrificio di Cristo,
compiuta è la volontà di Dio,
il candido volo di una colomba
si posi con gioia
sui giacigli del nostro cuore
intrisi di pace e d’amore:
è la Pasqua degli uomini,
è la Pasqua di nostro Signore.
Il tavolo , la sedia , la tovaglia di Natale,
La lavastoviglie va a pieno regime,
Lucenti torneranno posate e tazzine.
Hai mangiato tanto e pesante,
Ti siedi sul divano come un elefante,
La notizie in TV son sempre le stesse,
Viaggiatori a milioni e propositi di Sante messe.
Un'altra festa passa nell'archivio personale,
Tra una risata e un ricordo speciale,
Qualche posto rimane senza portata,
Una telefonata che non è arrivata.
È il sapore dolce amaro della festa,
Ahime' c'è chi va e c'è chi resta,
La lasagna assiste ogni anno al cambiar dei commensali,
Che con il passar degli anni non sono mai uguali.
Apre gli occhi
sulla luna ferita
dal tondino scoperto
del fabbricato
incompiuto, solo dirimpetto.
Sanguina dal finestrino
in un fascio la notte
nelle asole, su di un accordo
di viola, scordato
nel doppiopetto.
(dal manoscritto olografo "Fatiscente")
E io non smetterò di scrivere
Buona Pasqua
D’aprile e d’amore
è la Pasqua di nostro Signore,
il Cristo velato dal dolore
disegna la sua morte sulla croce,
il cielo si squarcia d’improvviso
come il mandorlo a morire sul cuore
e la terra è coppiera del suo sangue
e gli uomini scrigno del suo amaro pianto.
La bianca colomba della pace
annunzia al mondo
il suo bellissimo sacrificio:
è la Pasqua del Cristo risorto,
la primavera dello Spirito
a vestire l’anima del dono del perdono.





