Ora che ha spento il dì l’ultima luce
e il cielo assume i toni più profondi,
ad inseguir pensieri vagabondi
la terra misteriosa ci conduce,
ché frenetico brulica là fuori
un mondo di fermenti e di piaceri
di clandestini amor, di puttanieri,
di nottambuli insonni sognatori,
di vicende ch’attizzan quei poeti
che vorrebber buttarsi nell’agone
a carezzar ogn’intima passione
quali d’anime interpreti segreti.
E c’è pur chi s’illumina d’immenso
e sotto un ciel di stelle si trastulla
e poi vi si smarrisce e poi s’annulla
della vita a pensar l’arcano senso
cui meta ineluttabil è la morte
dopo cumuli d’attimi sfuggiti,
di fior non colti o subito sfioriti
in quel vento casuale ch’è la sorte.
Ma dove un tempo denso scorre lento
senza l’oggetto più d’un desiderio
c’è chi sente, struggente e deleterio
di vacua solitudine un tormento,
e qual fosse un’antica rapsodia
ricorda quell’intenso suo passato,
laddove l’orologio s’è fermato
e resta a ticchettar sol poësia.
