quella sera si frange nella pena,
e l'aurora di quel che era suo lamento
si veste d’abissi e chimere,
trascende la carne la mistica resa.
Sui crinali del Golgota sibila il vento,
aruspice cieco del verbo che geme.
L' aceto nel rituale che fende
compie quel ché era già scritto.
Anamnesi antica nell’eco di lògos,
resurrezione in filigrana di piaghe.
La verità, come arca risplende,
annoda i cieli tra cenere e speme.
Un agnello d’ebano ha bevuto martiri,
crocefisso per amore e pace
nel dissolvere le notti in graffi di luce.
La pietra si schiuse, era giunta l'ora,
i segni si spezzarono, irrompeva gioia
l’eterno si plasma in forma e carne.
Nel ventre del mito germoglia
l'essenza, la vita perfetta e soave,
tra mitrei e cori d’apostasia blanda
avvolte da tenebre per sinistrare.
Ma la misericordia senza fine
si fa crisalide perfetta in ogni cuore,
rinnegando la morte in litania franca.
Il tempo si arrende come stanca arpa
tra palme appassite al consumato
e presagi di grano d'oro di gaudio.
Il sepolcro è un ventre ormai vuoto,
la croce una banca eterea
di debiti eterni e perdono sovrano!
Redento è il Santo Verbo,
suonando le ore in cadenze astrali.
Pasqua, vertigine, nodo dei drammi,
miracolo scritto tra oscurità e salmi.
Dolce mandorlo d’aprile
nato accanto al campanile,
buona Pasqua annunci al mondo,
festa del Gesù risorto!
Nella luce e nello spirito
brilla questo sacrificio
per amore di ogni uomo
che lo ama con il cuore,
per amore di sua madre,
per amore di suo padre.
Vola in cielo una colomba
a baciare la sua ombra,
bianca, docile e maestosa,
assai meravigliosa,
Cristo è stato sulla croce,
una scelta tanto atroce,
ha sofferto per noi tutti,
perché ama tutti tutti.
dove ci si riuniva come a Natale,
telefonate provenienti da tutte le stanze,
ci si divideva la preparazione delle pietanze.
Tutti si accorreva sempre alla svelta,
puntuali la domenica nella casa prescelta,
giacche e cappotti sui letti ammassati,
uno sull'altro proprio come nei mercati.
Tavole imbandite con le posate più belle,
con i parenti si facevan risate a crepapelle,
tre primi tre secondi tutti assai conditi,
gli avanzi per l'indomani sarebber serviti.
Ricordo che mangiavo tutto con molto appetito,
ma andando via stranamente sembravo dimagrito,
il mio corpo entrava abbondante nel giubbino,
ma poi mi rendevo conto che era quello di mio cugino.
Lo sentivo suonare la chitarra
dalle baracche vicino l'autolinea
sopra il rumore delle marmitte
pronte per partire.
Juanito,sì,Juanito
il nano reclutato per il furto al deposito
di rame,
sognava le corde nuove
e delle scarpe senza lacci
per non potersi impigliare ,
mentre io facevo i compiti
e sognavo di imitarlo
in tuffo dal cunicolo alla porta centrale.
Neanche il sindaco al funerale,
una bara senza braccia,
un po' per disgrazia,un po' per vergogna
Juanito era persona affidabile,
un gran lavoratore.
venerdì di sofferenza
Tu Gesù ci hai donato
la tua vita.
Tutte le colpe del mondo
le hai chiuse nel tuo cuore
ci hai donato di nuovo
la gioia ,hai sofferto,
hai alzato gli occhi al cielo
in cerca dell'Immenso
hai visto tua Madre sofferente
e stanca,ma nessuna esitazione
nonostante il grande dolore.
In attesa della Tua Morte
Gesù Immenso
attendiamo che tu sali beato
in cielo.
Come un bambino










