Qualcosa svigorirà, lo so,
un po’ come quando la luna
sbianca tutta, prima di scomparire.
Non è più il tempo
del pesco dormiente, in primavera,
o delle gemme appisolate del ciliegio,
entrambi già pronti a rifiorire.
Questi giorni sembrano briciole
di vita e d’amore, sensazione forte
priva di argini e nulla si può.
A cosa mai servirebbe!?…
… Tutto è così naturale,
la consapevolezza sa
che un fiume non risale il suo letto,
corre sempre verso il mare.
… Così,
la vita non torna mai indietro.
…“ Vai, e non sbagliare più. “…
Invece, quanti strappi su questa tela!
Ma non serve rimuginare
sotto questo sole che volge al tramonto.
La luce è ancora calda e questa tela
può ancora accogliere ed imprigionare
un trionfo di colori.
… Strada facendo la luna,
nonostante,
ha ancora da dirmi…
un po’ come quando la luna
sbianca tutta, prima di scomparire.
Non è più il tempo
del pesco dormiente, in primavera,
o delle gemme appisolate del ciliegio,
entrambi già pronti a rifiorire.
Questi giorni sembrano briciole
di vita e d’amore, sensazione forte
priva di argini e nulla si può.
A cosa mai servirebbe!?…
… Tutto è così naturale,
la consapevolezza sa
che un fiume non risale il suo letto,
corre sempre verso il mare.
… Così,
la vita non torna mai indietro.
…“ Vai, e non sbagliare più. “…
Invece, quanti strappi su questa tela!
Ma non serve rimuginare
sotto questo sole che volge al tramonto.
La luce è ancora calda e questa tela
può ancora accogliere ed imprigionare
un trionfo di colori.
… Strada facendo la luna,
nonostante,
ha ancora da dirmi…
9 commenti
Amarti e forse una delle cose più belle.
Cosa significa amare? Gioia, attesa, dolore,
spesso solitudine. Io amo te oppure amo l’amore.
Non so cosa sono, chi sono nella vita nel mondo.
non so qual’è il futuro al quale sono destinata,
ma so, che vicino a te il resto non esiste.
Con te ho tutto. Sarai l’unico al mondo,
sarai eternamente mio, sarai amore,
vero.
Prode e mortale uomo,
anche tu, piangi,
quando il sole non può render
scintillanti gli occhi tuoi,
e divenir brillanti le tue lacrime,
pari a perle di rugiada.
Nel declino che va
e affida le chiavi alla luna,
è allora che le tue lacrime
si confondono con le stelle,
e segrete e silenti affogano,
tra le pieghe del cuscino.
La Dea della bellezza,
desta di notte e vegliante,
avrebbe voluto raccoglierle,
come perle, senza sprecarne alcuna,
berle fino all’ultima goccia,
placar così l’arsura dei tuoi pensieri
e viver con ardente brama
il tempo suo restante.


Goccioloni d’acqua,
un intenso ticchettio
batte sull’ombrello.
Il sole
ricomincia
a scaldare.
Ma tu
non compari
ti fai attendere.
Scorgo
una strana luce
all’orizzonte.
Si alza verso
quel cielo
quasi azzurro.
Mezzo cerchio,
una mezza luna colorata
illumina la città.
Eccoti sei tornato,
con i colori
della pace.
La tua luce
dona
serenità.
Ed io ti guardo
estasiata
sotto l’ombrello.
Siedo alla finestra
e un monologo
imbratta il cielo di echi sordi
un rientrare di volo echeggia e mi distoglie
S'intrecciano le nuvole
in un canticchio di lampi
voci d'acqua chiacchiericci
che non sentiranno i poemi
che compongo e scompongo.
Note ubriache in questa lunga notte d'Inverno.
Plumbea trabocca la pioggia
sulle gemme chiuse.
Ed io rimango ai vetri ad ascoltare ...
Ora ho tanta pioggia
a strariparmi il cuore.

e un monologo
imbratta il cielo di echi sordi
un rientrare di volo echeggia e mi distoglie
S'intrecciano le nuvole
in un canticchio di lampi
voci d'acqua chiacchiericci
che non sentiranno i poemi
che compongo e scompongo.
Note ubriache in questa lunga notte d'Inverno.
Plumbea trabocca la pioggia
sulle gemme chiuse.
Ed io rimango ai vetri ad ascoltare ...
Ora ho tanta pioggia
a strariparmi il cuore.

Nera cagna
affetta da incacrenita
rabbia;
è in attesa
sulla soglia di casa.
Trova parte succosa
in un polpaccio;
chiaro ammonimento
ad eseguir le sue direttive.
Poi,ingorda,rivolge
le sue attenzioni alla gola.
E' orgoglioso,a volte,
rifiutare i patti con la cagna.
Il bene
ha intrecciato col male
dolci conversazioni;
cenni d'intesa
senza,però,
schierarsi al suo fianco
affetta da incacrenita
rabbia;
è in attesa
sulla soglia di casa.
Trova parte succosa
in un polpaccio;
chiaro ammonimento
ad eseguir le sue direttive.
Poi,ingorda,rivolge
le sue attenzioni alla gola.
E' orgoglioso,a volte,
rifiutare i patti con la cagna.
Il bene
ha intrecciato col male
dolci conversazioni;
cenni d'intesa
senza,però,
schierarsi al suo fianco
Non c ‘è cosa
che artisti, poeti e scrittori
temano di più,
di quell’occhio
di quell’occhio
che vede la loro piccola frode;
che rivela loro, quanto
avessero dovuto deviarla, meglio,
verso l’innocente piacere di se stessi.
Quell’occhio…
che attraverso la loro arte
vede,
come quell’attimo di debolezza
come quell’attimo di debolezza
sia simile ad un furto
consumato a danno dell’intero mondo
e dei quotidiani pensieri,
che forse avrebbero potuto
essere ampliati,
colorati, reinventati...aromatizzati!
Quell'occhio...
che individua, che spia, che brama,
quell’andare oltre il semplice imitare.
Che chiede, pretende,
Che chiede, pretende,
che sia solo l'interpretare...
... l'estemo, unico, rituale.
Perché, guai Poeti!
Quale sorta di crudele terribilità:
non essere abbastanza,
facilmente… riconoscibili!


La città splende d'una luce nuova quando il sole decide di scuoterne il sonno offrendole una luce così nitida.
Dorme. Il suo respiro impercettibile viene mozzato da scie di rumori di motori lontani che ne turbano la veglia.
I palazzi, voluminosi ammassi squadrati fatti di ferro e vetro, sembrano dimenticarsi del loro peso e volgere il viso alla carezza dei raggi.
Il fiume, quieto, scorre ossequioso nel suo mezzo, accertandosi di non avvolgersi in vortici tumultuosi soltanto per non svegliare una creatura assopita in tal guisa.
Non udii un singolo flutto o scroscio che potesse distogliere la mia attenzione dall'ammirare questa città che oggi, bagascia, decide di concedersi alle mie voluttà in una nuova veste.
Bellezza selvaggia, pura e vera.
Occhi da cerbiatta su d'un viso da bambina che mi guarda con degnazione,lasciandosi ammirare per pura vanità. Facendosi beffa di me, così come l'uccellino che, con sfacciataggine, si posa sulla bindella dello schioppo un istante prima che il cacciatore esploda il colpo.
È una città dormiente che lascia solcare il proprio cielo soltanto ad enormi gabbiani che con voli decisi ne squarciano l'aria.
Ascolto i suoi rumori, calco le sue strade e mi lascio trasportare dalle sua maschera di quest'oggi.
Le luce progredisce verso ponente e si innalza da sé.
Con prontezza prende il proprio posto sul suo scranno torreggiante, facendomi intendere che ancora una volta è riuscita ad avere la meglio sulle tenebre, imponendosi su di esse.
Rinfrancato da questo vigore mi faccio forza e mi congratulo con me stesso per essere stato suo accondiscendente gregario,ed avere condotto,tenendolo per mano, il despota al patibolo.
Il mio dovere è stato compiuto. Chiudo gli occhi con un sorriso sulle labbra auspicando in un leggero riposo, pascendo l'animo di rosee illusioni.
Dorme. Il suo respiro impercettibile viene mozzato da scie di rumori di motori lontani che ne turbano la veglia.
I palazzi, voluminosi ammassi squadrati fatti di ferro e vetro, sembrano dimenticarsi del loro peso e volgere il viso alla carezza dei raggi.
Il fiume, quieto, scorre ossequioso nel suo mezzo, accertandosi di non avvolgersi in vortici tumultuosi soltanto per non svegliare una creatura assopita in tal guisa.
Non udii un singolo flutto o scroscio che potesse distogliere la mia attenzione dall'ammirare questa città che oggi, bagascia, decide di concedersi alle mie voluttà in una nuova veste.
Bellezza selvaggia, pura e vera.
Occhi da cerbiatta su d'un viso da bambina che mi guarda con degnazione,lasciandosi ammirare per pura vanità. Facendosi beffa di me, così come l'uccellino che, con sfacciataggine, si posa sulla bindella dello schioppo un istante prima che il cacciatore esploda il colpo.
È una città dormiente che lascia solcare il proprio cielo soltanto ad enormi gabbiani che con voli decisi ne squarciano l'aria.
Ascolto i suoi rumori, calco le sue strade e mi lascio trasportare dalle sua maschera di quest'oggi.
Le luce progredisce verso ponente e si innalza da sé.
Con prontezza prende il proprio posto sul suo scranno torreggiante, facendomi intendere che ancora una volta è riuscita ad avere la meglio sulle tenebre, imponendosi su di esse.
Rinfrancato da questo vigore mi faccio forza e mi congratulo con me stesso per essere stato suo accondiscendente gregario,ed avere condotto,tenendolo per mano, il despota al patibolo.
Il mio dovere è stato compiuto. Chiudo gli occhi con un sorriso sulle labbra auspicando in un leggero riposo, pascendo l'animo di rosee illusioni.
M’aggrappo alla tua onda calda Armonia
a tratti abbandonata all’immagine riflessa
sbiancata dalle latitudini perforanti erose
stravolta talvolta, suicida spesso in multiformi angosce
malinconica scheggia di ghiaccio sulla carne viva.
Stordita alle lusinghe della morente notte
s’avvicina l’alba sistemandosi i capelli
specchio di giorno rovesciato nella dolce morte
di tutte le cose lasciate ad asciugare al tempo e alla sorte.
Persa a riflettere all’amore , stella infranta
e alle mille solitudini d’odio nel crollar consorte
affondo nell’illusione che tutto trama e trema
disposta al muro con l’anima pronta ad esser piuma.
Memoria sua stella con i suoi sì sulla ferita
a rimescolar compiaciuta in putrescenti cadaveri
la dismessa, asfittica dimenticanza della vita
immagini, attimi, epitaffi d’un fiore reciso al cuore .
Lapilli d’anima ricamati ai bordi della notte
disegnano l’ultimo respiro privo della vita
e due ali lasciate galleggiare nella brezza
della mia sola amata superstite poesia.
Cu 'nu lenzuolo 'e raso mm'aggio cusuto 'sta cammisa.
Porto 'na maschera nera ca 'mme cummoglja 'o viso.
'O naso è chillo 'e n'aquila e 'mme serve p'annusa',
pe quanno faccio 'mbruoglje e cerco d'arraffa'.
Pe mm'abbusca' 'nu piatto cucenato a dduvere,
m'arrangio a fa 'o servo, 'o falegname e 'o salummiere.
Che dicite? Sò 'ncazzuso. 'Mme fete 'o naso. Embè!
Chella è 'a capa cà 'mme volle e nunn'a pozzo fa patè.
Comme a San Gennaro tengo 'o sanghe scarfato.
Cu 'a differenza ca 'o mjo è già bello e squagljato.
Mm'addeverto a sfrugulià 'a ggente d''e palazze.
Sì me 'nquietano 'me 'ncazzo e 'mme metto a fa 'o pazzo.
'Nciucio e chiacchiareo cu uommene 'e cummare.
Quanno veco 'a cunvenienza 'mme vaco a fjutà l' affare.
'Me piace e 'mme 'ntrigà e si coccosa nun me torna,
ll'avoto a tarantella o faccio peste e corna.
Quanno 'mme contano 'nu fatto o 'na sturiella,
nun ne faccio maje segrete. Sò 'nnu Pullecenella.
Tengo 'a lengua longa, tagljente e bifurcuta,
ma ve rimango servitore! Me 'nchino e vve saluto...
Porto 'na maschera nera ca 'mme cummoglja 'o viso.
'O naso è chillo 'e n'aquila e 'mme serve p'annusa',
pe quanno faccio 'mbruoglje e cerco d'arraffa'.
Pe mm'abbusca' 'nu piatto cucenato a dduvere,
m'arrangio a fa 'o servo, 'o falegname e 'o salummiere.
Che dicite? Sò 'ncazzuso. 'Mme fete 'o naso. Embè!
Chella è 'a capa cà 'mme volle e nunn'a pozzo fa patè.
Comme a San Gennaro tengo 'o sanghe scarfato.
Cu 'a differenza ca 'o mjo è già bello e squagljato.
Mm'addeverto a sfrugulià 'a ggente d''e palazze.
Sì me 'nquietano 'me 'ncazzo e 'mme metto a fa 'o pazzo.
'Nciucio e chiacchiareo cu uommene 'e cummare.
Quanno veco 'a cunvenienza 'mme vaco a fjutà l' affare.
'Me piace e 'mme 'ntrigà e si coccosa nun me torna,
ll'avoto a tarantella o faccio peste e corna.
Quanno 'mme contano 'nu fatto o 'na sturiella,
nun ne faccio maje segrete. Sò 'nnu Pullecenella.
Tengo 'a lengua longa, tagljente e bifurcuta,
ma ve rimango servitore! Me 'nchino e vve saluto...
Come marea d’un raggio di cuore,
piuma di violino
è abbecedaria scintilla di cielo,
volteggia fra lacrime di sole
come sillabe di foglie serafiche
ed un cromosoma d’azzurro
squarcia le ciglia d’infinito profumo.
Il mirto s’apostrofa di luce,
corteccia d’asfalto respira il mio sguardo,
l’anima s’impregna d’un pistillo di luna
ed un tramonto di primavera s’annida
fra alluvioni scheggiati dal calice della sera.
piuma di violino
è abbecedaria scintilla di cielo,
volteggia fra lacrime di sole
come sillabe di foglie serafiche
ed un cromosoma d’azzurro
squarcia le ciglia d’infinito profumo.
Il mirto s’apostrofa di luce,
corteccia d’asfalto respira il mio sguardo,
l’anima s’impregna d’un pistillo di luna
ed un tramonto di primavera s’annida
fra alluvioni scheggiati dal calice della sera.
Gaudio
di una sofferenza.
Da ogni colpa si sgombra la coscienza.
Sovrastrutture di adulto
prevaricate
dall'innocenza dell'infanzia.
Il carrettino e' alsuo posto
in campagna;
la mano lo spinge avanti
e chilometri su chilometri
guadagna;
tra le note confuse
di una fisarmonica
estesa ristretta,
vien voglia
di azionare le gambette
e salire in alto la scaletta.
Adesso puoi anche
spirare in pace;
la campana annunci
gli ultimi tocchi;
e riconciliarti con Gesu'.
di una sofferenza.
Da ogni colpa si sgombra la coscienza.
Sovrastrutture di adulto
prevaricate
dall'innocenza dell'infanzia.
Il carrettino e' alsuo posto
in campagna;
la mano lo spinge avanti
e chilometri su chilometri
guadagna;
tra le note confuse
di una fisarmonica
estesa ristretta,
vien voglia
di azionare le gambette
e salire in alto la scaletta.
Adesso puoi anche
spirare in pace;
la campana annunci
gli ultimi tocchi;
e riconciliarti con Gesu'.
HO VISSUTO NEL SILENZIO DEI BOSCHI
NELLE MURA DI UN ALBERGO
HO TOCCATO IL FONDO DELLA SOLITUDINE,
DELL'ANGOSCIA
ALL'IMBRUNIRE TORNANDO A CASA
HO RESPIRATO L'ARIA OPPRIMENTE
DELLA MIA CITTA'
HO RITROVATO IL SOLE E LA GIOIA
SOLO NEI TUOI OCCHI AMORE
NELLE MURA DI UN ALBERGO
HO TOCCATO IL FONDO DELLA SOLITUDINE,
DELL'ANGOSCIA
ALL'IMBRUNIRE TORNANDO A CASA
HO RESPIRATO L'ARIA OPPRIMENTE
DELLA MIA CITTA'
HO RITROVATO IL SOLE E LA GIOIA
SOLO NEI TUOI OCCHI AMORE











