Artigiani muratori e qualche passante,
Tra tumulazioni ed estumulazioni,
Che si avvicendano nelle stagioni.
Lì proprio dove c'era quella salma cara,
Oggi il posto è vuoto senza bara,
Spazio dovrà lasciare a nuova dipartita,
Di chi è passato a miglior vita.
Loculi vuoti attirano l'attenzione,
Quasi fossero loro l'attrazione,
Vuoti appaiono più stretti e angusti,
Meglio la cremazione, ma son gusti.
Ecco una lapide che non c'era,
Fiori freschi e gente dalla funesta cera,
Aggiustano ogni petalo come bomboniera,
Anche se un colpo di vento li farà cadere fino a sera.
Quartine di quinari a rime alterne.
Solito parco,
solita attesa
mentre m'imbarco
senza pretesa
nella scrittura
di cavolate
nella caldura
quasi d'estate
ch'oggi improvvisa
è qui scoppiata
troppo decisa
anzi spietata.
Nel mio maglione
sto già sudando
e, dannazione,
sta arroventando
la tastierina
del mio portatile
sulla panchina
per niente umbratile.
Giocan bambini
ch'oggi è vacanza…
sono vicini…
tu sei a distanza.
Resto seduto,
noia m'assale…
non ricevuto
nessun segnale:
manca risposta
al mio messaggio,
chiara batosta
se fossi saggio.
Ma attendo ancora
pien d'illusione,
ora per ora…
ché son coglione!
18/04/2025
Le paludi della rivolta (Volantini e Fame)
Catrame nelle vene, il sapore rancido
di sogni gridati al vento, vanamente.
Paludi fetide di rivolta, pantano immobile
dove affonda ogni anelito.
Mani nodose, radici contorte di un albero secco,
stringono il nulla. Ottanta canotti,
gusci di noce, ridicoli giocattoli,
contro il mostro d’acciaio, l’abisso grigio,
la portaerei atomica.
Pazzia sublime, allora ci sembrava. D’Annunzio,
l’eco squillante nel petto, la Fiume dentro l’anima!
E l’onda, sghignazzante, ci spazzò via,
come pulviscolo inservibile.
Monte Bianco, miraggio di purezza e slancio,
sognavamo D’Annunzio, l’ardimento, il volo!
E ci ritrovammo, stolti pennuti senza ali,
sopra le vette assolute, a lasciar cadere…
volantini del discount! Sbaglio di rotta, risata atroce
del destino beffardo. Offerte speciali, carote a poco,
prezzi stracciati sulla vetta immacolata.
Non proclami, non fuoco, solo carta straccia
in faccia al ghiaccio eterno.
Noi, macerie d’eroi da operetta, scarti
nella pattumiera della Storia.
Quante volte l’urlo muto in gola,
il pugno floscio di rabbia annacquata?
Quanti altari fragili, presto polvere e sputo?
La storia, non ruota, sbrana, mastica,
e risputa sempre la stessa polpa insapore.
E noi, non pedine, ombre sbiadite,
sul suo selciato freddo e cinico.
Ora, dalle fessure della miseria,
un profumo beffardo s’innalza, straziante.
Zucchine fritte. Eccoli, loro, i viventi,
gli ignavi felici, banchetto tiepido e grasso.
Forse… un’eco lontana di pietà umana?
Forse, bussando rasente il muro, umiliati,
alla porta verniciata a stento,
un sussurro flebile, una briciola di cibo?
No. La porta resta chiusa. Silenzio sordo.
Il profumo svanisce, amaro ricordo di festa altrui.
E le paludi si richiudono, pesanti,
sulla fame e sul fallimento.
Solo il fango, denso e vischioso,
eterno. E zucchine, per noi, mai.
si fissano da lontano,
un breve cenno di saluto.
Uno sguardo freddo e distaccato.
Coste frastagliate
negano
alle navi di approdare.
Impetuose procelle
impediscono la marcia della bonaccia.
Cortine di nebbia
rendono invisibili le isole.
Emozioni abortite
da coscienze accidiose
e il dolore, stanco,
si è seduto accanto a me:
non è svanito,
ma ha imparato a respirare più piano.
Mi aspetta un sentiero nuovo,
saranno passi nuovi a guidarmi.
Ho paura,
ma porto con me ogni battito del cuore,
ogni lacrima già versata.
Il dolore ancora pesa...
ma il tempo, paziente, lo smusserà.
Con mani tremanti,
ma con l’anima vigile,
ricostruirò il mio spazio nel mondo.
Non mi spezzo,
mi trasformo.
Devo imparare un nuovo respiro,
un passo diverso sulla terra ferita.
Non sarà facile,
ma dentro di me c’è una fiamma che non
si spegne.
Mi arrendo alla vita,
non al dolore.
Costruirò il mio domani,
anche con mani tremanti;
perché in fondo,
io sono già la mia speranza.
Checché ne dica Chicco
... che cacchio centra un cric
caduto da un cocchio
con un grande schiocco
su una noce di cocco di
un crucco di Cracovia
dedito al crack insieme
ad una cricca di
crumiri di Crema
durante una serie
di crapule incredibili
a base di crauti in crosta
secondo una ricetta
di Carlo Cracco?
Oh, cribbio!
flebili intenzioni,
sguardo al cielo
piedi puntati in terra.
Irriverente ritratto
d'un pacato ardore.
Qui vige l' inganno
ma mie le catene,
la coscienza
non s' illude col niente,
ma è solo la follia
che delega al vento
Per asciugar le lacrime serve uno strofinaccio,
Tutti tristi a piangere il papa umile e semplice.
Domani ad acclamar il nuovo Pontefice.
Che ipocrisia mi vien voglia di dire,
Manderei tutti a farsi benedire,
Ma la vita deve andare avanti,
Ci si dimentica di tutto e tutti quanti.
Troppe cose ci son sempre da fare,
Una pace e un nuovo Pontefice da proclamare,
Ma che strano caro il mio Papa Francesco,
Ora te ne fai di risate fresco fresco.
Hai seminato idee di fratellanza,
Ti ritrovi supino in una lignea e stretta stanza,
Un conclave metterà una pietra sul tuo operato,
A breve un nuovo successore di Pietro sarà nominato.
Cadono stelle sfitte
sul perimetro del cuore,
ladro d’azzurro mare,
briciole di brividi
sul ciglio dell’estate.
L’orizzonte riposa
nella mia mano
come un silenzio
che illumina i miei occhi:
cadono stelle sfitte
sul perimetro del cuore,
ascolto istanti perduti
nel grembo dei giorni.
Sonetto sgorgato al volo appena letto un commento di un alter ego al testo di un autore che si sta lamentando contemporaneamente del fatto che alcuni (non tutti possono tra l’altro) interagiscano commentandolo e che altri invece non ricambino commenti e like; poi si complimenta con se stesso per la sincerità… e niente, è piacevole, è la barzelletta che mette allegria al mattino; ora non importa chi sia lui e chi sia l’alter e quale sia il sito, è il concetto generico ed universale della vicenda che è divertente!
Ok, qui posso sbilanciarmi: non è successo in ClubPoetico. Ma fa niente, quel che conta non è dove/chi ma cosa/come per ridere un po'.
Mentre lo leggo, un tuono squarcia il cielo
(giuro, non è finzione letteraria:
rapidamente volge al nero l'aria
di nubi in coltre e non sottile velo).
Chi possa èsser certo non lo svelo
ma la faccenda è proprio leggendaria:
comicità del tutto involontaria
nel commentar se stesso per vangelo!
È cominciata bene la giornata
leggendo quel commento e il paternostro
che hanno ispirato amara una risata:
lo ricordiam che il sito non è "nostro"?
L'interazione come programmata
non rende per assenza o eccesso "mostro"!
26/04/2025
Tra i banchi di scuola
cominciò il nostro amore.
Tu, bella come un fiore
appena sbocciato,
io, con l’emozione addosso
ogni volta che mi guardavi.
Io e te,
troppo giovani da arrossire
per quel sentimento,
ma troppo innamorati
per restare in silenzio.
Quando ti portai quella rosa,
ti specchiasti nei miei occhi,
asciugandoti una lacrima di gioia
che scese sul nostro amore
e ci prese in braccio.
Ancora adesso,
che l’età ci invecchia,
ci teniamo per mano,
perché amore era
e amore io e te siamo.








