Vivere a metà,
tra un passato nascosto e un futuro già esistito.
Tra ciò che è,
e ciò che non può essere.
Tra un'assenza
e una presenza che non sa restare.
Un grigio
che vuole essere rosa, ma rimane tale,
custodendo
un'illusione impronunciabile.
Cercando una risposta dove non esiste domanda.
Inesistente,
eppure c'è,
come una parola
di una voce che non parla.
Parole che danzano
come polvere nel buio, invisibili
e inascoltate dalle persone.
Persone
che si trovano già perse, senza cercarsi.
Tutto si consuma nell'intervallo
del quasi
e del nulla.
In un dolore
che non esplode, ma resta lì,
a ricordare
che non tutto va detto.
Non per paura,
ma per non farlo esistere davvero.
1 1 1 1 1
clicca sulle stelle per valorizzare il testo
Profilo Autore: Elvezia  

Questo autore ha pubblicato 2 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.
Mi sveglio senza sveglia,
la casa respira piano.
Un caffè caldo tra le dita,
e il silenzio che mi fa da mano.
Nessun programma, nessun dovere,
solo il tempo che si lascia andare.
Cammino tra pensieri leggeri,
e ogni angolo sembra parlare.
Leggo due pagine, poi mi distraggo,
metto un disco, guardo fuori.
Il cielo cambia colore,
come fa spesso, senza rumori.
È un sabato qualunque,
senza grandi scene o parole.
Ma c'è pace in questo vuoto,
più di me, da sola, sotto il sole.
1 1 1 1 1
clicca sulle stelle per valorizzare il testo
Profilo Autore: Eleonora Carullo  

Questo autore ha pubblicato 193 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.
Intabarrato in giubbotto usurato;
da tempo il paese africano hai abbandonato.
Posto fisso
dinanzi a un Campo consacrato.
Sfidi ardito i rigori dell'inverno;
tormenti a forza
la coscienza degli abbienti.
Il fratello Mohamed
benedice con fervore
i cuori generosi dei giusti.
Animo semplice e lindo;
destinato alla vita eterna
sempre beato
1 1 1 1 1
clicca sulle stelle per valorizzare il testo
Profilo Autore: Fedel Franco Quasimodo  

Questo autore ha pubblicato 240 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.

Maestra è la rosa di dolci poesie,

Amica di baci e di gelosie,

Giochi di luna e rugiada

Giacciono sui petali come perle,

Intriso è un volo di rondini

Offuscato dal suo invidiato profumo.

1 1 1 1 1
clicca sulle stelle per valorizzare il testo
Profilo Autore: rosa dei venti  

Questo autore ha pubblicato 1058 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.
Un sogno di cemento
Un cuore in fermento
Il mondo è confusione
Pervaso dal tormento
Guardo il cielo
Le sue lunghe braccia
Quasi un angelo
Destinato a cadere
Fino a raschiare
Le pene dell'inferno 
Nell'urlo di un desiderio
Ridotto alla stregua
Chi sono io per provare 
Tutto questo.
1 1 1 1 1
clicca sulle stelle per valorizzare il testo
Profilo Autore: Francesco Gallina*   Sostenitore del Club Poetico dal 09-05-2024

Questo autore ha pubblicato 642 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.

Quel che mi dici non faccio, 

da dove posso comincio. 

Se poi non devo, mi caccio

in ciò che voglio e incomincio.

Salto nel vuoto se credo, 

volo con Icaro al sole, 

sotto la pioggia mi siedo, 

urlo taciute parole. 

Non seguo leggi che imponi, 

mi meraviglio del vento. 

Nel buio corro a tastoni, 

niente mi ferma un momento.


Solo il suo sguardo mi blocca

come se il mondo fermasse:

resta impalata la bocca, 

senza sorriso, né classe. 

Non più capace a pensare, 

provo a sfuggire quegli occhi

che prigionieri san fare

qui nel mio cuore i rintocchi.

Quando rivolta pupille 

sembra di cenere il campo, 

restan nell'aria scintille

È sol silenzio in un lampo. 


Senza capir mi ridesto, 

provo a volar senza sosta 

Voglio riprendere presto 

il mio cercare risposta. 

Devo la porta serrare

al suo frastuono doloso,

senza dover più affogare

in quel suo sguardo dannoso. 

Getto la chiave nel vento

di quei discorsi fasulli, 

ma sol gli basta un momento

per i miei sforzi far nulli. 

1 1 1 1 1
clicca sulle stelle per valorizzare il testo
Profilo Autore: MArTe  

Questo autore ha pubblicato 40 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.
Come l'asola al bottone.
Come l'erba al prato.
Come il petalo al fiore.
Come l'acqua alla fontana.

Mi manchi

Come la buccia al frutto.
Come il sole al cielo.
Come la rugiada al mattino.
Come il respiro al corpo.

Mi manchi

Come il battito al cuore.
Come il buio alla notte.
Come l’ombra al passo.
Come la conchiglia al mare.

Mi manchi,
nelle pieghe dei giorni stanchi.
Nei respiri trattenuti,
Nei sogni senza appiglio.

Vorrei cercarti
nel canto del vento,
nel profumo delle cose che amavi,
nella luce che filtra tra le tende.

E invece trovo solo il vuoto,
che ha preso la tua forma:
nel nulla che mi circonda...
non c'è ombra che tu possa calpestare.

Non c'è vuoto che tu possa colmare.
Anche oggi è come ieri:
non è ancora domani...
ma tu...già mi manchi.
1 1 1 1 1
clicca sulle stelle per valorizzare il testo
Profilo Autore: Giovanna Balsamo  

Questo autore ha pubblicato 302 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.
Alternanze casuali di endecasillabi e ottonari, con rime senza schema.

Illanguidisce questa vita mia
in profondo smarrimento,
non più traccia di gioia nel lamento
lungo un ostico sentiero
senza contezza aver di dove sia
tra i meandri del pensiero
la stella da seguire nella notte,
mentre il mondo sen va per le sue rotte
in un mare di sangue d’innocenti
ove far guerre tribali,
latitanti i tribunali,
senza voce i poeti dei perdenti
senz’ascolto la voce dei credenti.

Patetici i maestri del pensiero
che rifletton sull’uomo e il suo mistero:
Certo è stata creazione.
No davver, fu evoluzione.
Chi iniziò tal magistero?
C’è chi afferma, chi nega, chi rinnega,
e intanto il mondo in mar di fuoco annega,
chi crede al Santo Padre, chi a un guerriero
chi dice “chissenefrega”.

Eppur c’è una questione ineludibile
ch’è pur quella irrisolvibile:
c’è un progetto divino in tutto questo?
Ci sarà premio o condanna?
Davver da un dio ci fu dettato un testo?
Davver fu consegnato a chi si scanna?
D’amore o degli eserciti è quel Dio
cui ben tre religioni pagan fio?
O fu solo inventato dagli umani
a scopi di potere o di pietà?

Leviamo pure al ciel le nostre mani
ma a credere in un Dio sono restio,
disperante è la realtà
ove sol vedo dèi degli uragani,
senza speme è quel desio,
creammo un dio sperando un aldilà
ove un ciel aver domani
ché l’oggi della terra è dei caimani.

Invecchiato e solingo in questa stanza
lontano me ne sto, apò-stasìa,
non ho fede né speranza,
carità fu mia sola liturgia,
una lunga umana militanza
ed or sol mi rifugio in poesia.
1 1 1 1 1
clicca sulle stelle per valorizzare il testo
Profilo Autore: Sisifo Gioioso  

Questo autore ha pubblicato 133 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.

Sonetto classico con quartine a rime incrociate e terzine a rime alternate.


 

Persiste la tremenda confusione
tra pöesia e lista della spesa,
creatività ferita e molto offesa
da avverbi ed aggettivi a profusione

che si susseguon senza una ragione
e spesso la grammatica n’è lesa…
la metrica nemmeno vien compresa,
allontanata con imprecazione

o approssimata da vuoto algoritmo
che cuce insieme versi da frammenti
ma a recitarli ignora l’uman ritmo

e per destare umani sentimenti
non basta il database del logaritmo¹
in uso da falsari senza accenti.


¹: scansione metrica: 1[non] 2[bà] 3[stail] 4[da] 5[ta] 6[béis] 7[del] 8[lo] 9[ga] 10[rì] 11[tmo], accenti tonici in 6ª e 10ª sillaba (oltre la 2ª) quindi endecasillabo canonico a maiore; il logaritmo è sineddoche per il complesso di procedure matematiche con cui l’intelligenza artificiale gestisce i dati presenti nel database raccattati dalle varie opere letterarie presenti in tutto il web (non solo umane, ovviamente).


ioffa, 30/04/2025


  
1 1 1 1 1
clicca sulle stelle per valorizzare il testo
Profilo Autore: ioffa  

Questo autore ha pubblicato 816 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.

Non d'api un canto, ma rantolo rauco
D'un neon morente su l'AURORA, insegna stanca.
E dentro, torpidi miasmi: sigarette
Senza stemma alcuno, fondi di caffè rappreso, l'aspro
Alito caldo del whisky plebeo, bevuto piano.
E talvolta, più greve, un'ombra d'aglio
Che aleggia – fu bagna caoda? o verde bagnet fitto? –
Ma nessuno accusa, ché il fiato è comune male
In questo limbo dove il tempo macera.

Al centro, altare basso a un dio smunto,
Il biliardo: verde catafalco liso,
Mappa lunare di fallite imprese, rotte cieche,
Gesso consunto come ossa di speranze.

Tre vite curve su quel panno stanco,
Fili spezzati appesi alla stecca inutile.
Nino, la voce un impasto di fumo e nebbia
(Fumo che fu tabacco fuorilegge, arte minore,
Poi l'Emporio sfatto in sei lune, polvere su polvere)
Re di lazzi sfioriti e tiri storti.
Ricorda – ghigno amaro – Loredana, finta ungherese,
Messa in palio (per burla, giurò poi rosso in viso)
Su una tre-sponde da stregone, tiro d'azzardo puro.

Franco, pupille a spiare vie di fuga, l'uscita sempre in vista,
Il tradimento come un sesto senso affinato negli anni.
(Lui vinse il tiro! Arcana carambola perfetta! La Loredana sua!
Per sentirsi poi ridere in faccia: "Scherzavo, è ovvio, Franco!")
Il gelo d'allora non scioglie, neanche il ricordo umido

della sua impresa : “lumache bio”
affogate nel primo serio acquazzone.
Il suo dettato, stilla lenta di veleno antico:
"Na bruta bestia, sai, la sorte. Illude, pö a 't pianta 'n bel sgiaflun!"

E Giorgio, massa grave contro il muro, mani di terra e calli,
Odor di chiuso e d'aia sulla pelle logora.
Lui, Giorgio, avvezzo a misurare il buono
Col palmo della mano, a fiuto, a sapore rude,
Non col gelido squadro dell'ASL venuta un'alba grigia.
La sua bottega – oh, il nome, quasi una sfida!
“Prodotti Nostrani”! – tradita forse dall’ombra
D'un salame troppo franco, o dalla traccia lieve
D’un topo amico tra le forme stanche del formaggio.
Chiusa. Caduta. Croce di sigilli sulla porta vana.
Resta solo il sarcasmo amaro d'un “nostrano”
Che nulla può contro la norma scritta, il pulito senza anima.


Lui, che talvolta ancora evoca gesta epiche
Da mezz'ala sui campi spelacchiati, lanci da eroe.
("Macché ala! T'j eri lì mac a porté ij boraccin!", sibila Nino,                                   (eri solo li' a portare le borracce)
"Mancu stimà da lo sio ch'a l'era l'alenatùr!").                                                           (nemmeno stimato dallo zio che era l'allenatore)
Giorgio s'offende, un broncio antico sotto i baffi.
E più cocente brucia un altro scorno:
Quella sera lontana, alla "Speranza", balera fumosa,
Lui e Nino, giovani galli da combattimento provinciale,
Si misuravano con occhiate torve, quasi guerrieri antichi
Pronti al singolar tenzone per l'onore e la dama...
Ma fu lei, Sandra, con la sua indifferenza regale e tagliente,
A disinnescare l'epica fasulla, la tensione grottesca.
"Ma ch'i seve si doi pover Crist?", disse, voltando le spalle.
"Për piasì, feime nen perde temp! Ch'a val nen la pen-a!"
Lo scorno! Freddo, pubblico, senza appello.
Resta il maiale, l'unica certezza grassa.
Resta la terra muta, la pansa ch'a veul mangè.
E il suo mantra lento: "A venta avej pasinsia..."

Giocano adesso per vincere nulla,
Un caffè d'ombra, un whisky chimerico e leggero,
Ché il contante è spettro tra le mani vuote da anni.
Solo la noia spinge le biglie d'avorio falso
Su rotte pigre, traiettorie scartate.

Ma ecco Nino curvo, l'occhio s'accende febbrile
Sulla palla facile, invitante, bottino a un passo.
Si china, un movimento ampio, quasi una preghiera,
Un sussurro roco quasi promessa a sé, all'universo stolto:
"Costa-sì... regalà... si j'e' l'giust!" L'intento vibra nell'aria...               (si j'e' l'giust, cioe' qui ci sono da guadagnare molti punti)
Zàaac! – netto, beffardo, definitivo, il suono lacera
La stoffa stanca sul dorso dei calzoni, squarcio impudico!
Silenzio attonito. Poi Franco, un ghigno che si allarga:
"Oh, Ninin! T'hai propi fàit 'na bela figura! S'végg la candida!"              (la candida e' da intendersi come il bianco della mutanda)
Giorgio soffoca una risata nel pugno calloso.
Nino, purpureo non di sforzo ma di mortale vergogna,
Scaglia la stecca con gesto rabbioso e cieco: la biglia impazza,
Scheggia contro la sponda, urta scomposta le sorelle inerti
In un cozzo osceno e vile, nega ogni disegno,
Muore inerte nell'angolo più oscuro del dileggio muto.

Eppure... oltre il velo (di perline consunte, tintinnanti?
O tenda greve e muta, che nasconde e giudica?)
Si svolge un rito antico – forse pinnacolo –
Sommesse le voci, solo il frusciar di carte
Nella sala attigua dove stanno le Dame. Figure immobili?
Presenze assorte? Il loro mistero resta intatto,
Un'isola di silenzio nel mare basso delle vite altrui.
Nessuno osa guardare. La loro concentrazione arcana grava,
Custode invisibile d'un ultimo, superstite ritegno.
Frena la lingua scurrile, ammutolisce il grido,
Soffoca la bestemmia in gola, salva l'aria greve.

Ma stride voce nota, familiare e ruvida come carta vetrata:
Beppe. Caronte curvo e stanco del locale alla deriva.
"La pasinsia l'è finìa, fiöi! A cà! Ch'i saro baraca!"                                    (saro, cioe' chiudo la baracca)
Cala il sipario logoro sulla sera sempre uguale.

Raccolgon lenti le consunte spoglie, poveri gusci vuoti,
Giacche sdrucite testimoni di troppe stagioni magre,
Ombre informi di cappelli. E all'uscire, al rito
Dello "segnare", l'obolo stentato,
La voce di Beppe, senza calore, punta di spillo:
"Sì, segno... tutto... Ma... col débit vej...? Quella
Vecchia ferita sempre lì, che spura sotto la crosta...?
Quella muffa sul conto... Nen sempe lì a speté la Providensa, no?"
Altra ombra, l'ennesima, sul conto aperto.
Ma un'ombra forse meno greve, stanotte.

"Vughuma duman", un soffio nella porta che si chiude,                                                    (vediamo domani)
non più rassegnato, quasi interrogativo.
Fuori è la nebbia, Asti disfatta e molle,
Ma forse dietro il grigio c'è pur sempre un cielo.
"S'a piöv nen... e s'a gira bin,"                                                                                                (se non piove, e se gira bene)
Sussurra Giorgio, più speranza che certezza.
"Vughuma." Franco sigilla la notte. E vanno,
Ognuno alla sua strada, che domani chissà
Dove li porta, se la nebbia svela un passo nuovo.

Resta il biliardo. Muto. Ma il panno verde
Forse non è sudario, forse attende ancora
Il colpo esatto, la carambola perfetta,
Che riscatti i falli, che riapra il gioco.
E Beppe spegnerà la luce stanca,
Ma resterà nell'aria un'eco incerta:
Il debito antico pesa, sì, ma forse un giorno...
Forse domani, si potrà saldare.
Aurora? Nome beffardo... O forse, tenue,
L'attesa inconsapevole d'un tiro giusto?
D'un caffè pagato? Chi lo sa. Domani.

1 1 1 1 1
clicca sulle stelle per valorizzare il testo
Profilo Autore: sarrasani  

Questo autore ha pubblicato 3 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.
Che siano benedette 
le sagge mani 
dei lavoratori della terra, 
che, con il sudore, 
fecondano alberi da frutto, 
nutrendo radici affamate d'acqua
sotto il calore del sole, 
tra il profumo umido
della terra arata. 
Come le braccia di chi,
operaio edile, 
agisce sui cantieri all'ombra 
dei pericoli e degli sforzi per obbligo, 
mentre il ferro freddo e il cemento 
risuonano sotto i colpi della fatica. 
Che siano benedette le sagge mani 
di chi fa dell'arte il proprio lavoro, 
artigiano del legno per passione, 
sfiorando con dita esperte
la trama di venature antiche, 
modellando forme
che raccontano storie. 
E di chi, con la sua mente,
organizza  sul computer
programmi complessi, 
trasformando idee astratte
in ordine, 
tra il ticchettio ritmato della tastiera 
e la luce fredda dello schermo. 
Che siano benedette
anche le mani 
di quelle donne anonime, 
che, incessanti nei laboratori, praticano nel silenzio
dell'affanno e del sudore, 
tra fili, aghi e tessuti, 
intrecciando destini invisibili. 
Che siano benedette
tutte le mani che raccolgono
le lacrime dei più poveri, 
restituendo carità per le strade. 
Saranno le mani
più ricche e potenti del mondo,
l'insegnamento del sacrificio
per amore 
non sarà mai cancellato
dalla memoria dei suoi figli. 
Benedette mani, 
siate fedeli e feconde d'amore, 
nella pace dello spirito, 
e sarete forti lavoratori perfetti.
1 1 1 1 1
clicca sulle stelle per valorizzare il testo
Profilo Autore: Laura Lapietra  

Questo autore ha pubblicato 445 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.
Maggio è il mese che sboccia,
dove ogni rosa racconta una storia.
Ogni petalo è un sogno,
ogni spina una lezione. 
Nel giardino della vita,
le rose ci insegnano a fiorire,
anche quando il vento è contrario,
anche quando il cielo è grigio. 
Perché, come maggio,
anche noi possiamo rinascere,
portando bellezza e speranza,
anche nei giorni più difficili. 
1 1 1 1 1
clicca sulle stelle per valorizzare il testo
Profilo Autore: Eleonora Carullo  

Questo autore ha pubblicato 193 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.

Sui fusti fasti di boccioli,

esplodono colori,

sbottano profumi,

sbocciano gemme


boccioli di rosa rossa,

l’amore alla riscossa,

risveglio di luci e passione,

in bocca un’emozione


petali di rugiada

affiorano in un calice,

cinguetta il pettirosso

tra boccioli di rinascita.

1 1 1 1 1
clicca sulle stelle per valorizzare il testo
Profilo Autore: Paolo Delladio*   Socio sostenitore del Club Poetico dal 12-05-2024

Questo autore ha pubblicato 125 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.
Artigli a colazione 
Un ruggito 
Un ricordo 
Vanità personale 
Orgoglio ferito 
Il profumo di lei
Si mischia a quello del caffè 
Lo sguardo di una stella
Nel cuore di uno stagno
In me
C'è qualcosa che non va
La follia dell'illusione 
Pervade le ombre 
Nel gelo della notte
Vorrei abbracciare 
Qualcosa di reale
Il mondo intero
Appare minaccioso
Premo il grilletto
L’oblio del mio riflesso.
1 1 1 1 1
clicca sulle stelle per valorizzare il testo
Profilo Autore: Francesco Gallina*   Sostenitore del Club Poetico dal 09-05-2024

Questo autore ha pubblicato 642 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.

Sonetto minore (settenari in schema abba abba cdc dcd).


 

Ma sì, mi guardo intorno
che il mondo è pieno zeppo,
ma agli occhi tuoi mi inceppo,
al tuo sorriso torno

ed in qualunque giorno
mi vedo lungo un greppo
seduto sopra un ceppo
con scritto in faccia scorno.

Ovunque guardi vedo
i tuoi begli occhi verdi
e tutta te a corredo,

dal cuor mio non ti perdi,
alla realtà non cedo
nemmeno se mi smerdi.


ioffa, 30/04/2025


1 1 1 1 1
clicca sulle stelle per valorizzare il testo
Profilo Autore: ioffa  

Questo autore ha pubblicato 816 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.
Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all'uso dei cookie.
Per maggiori informazioni sui cookie e per gestire le preferenze sui cookie (di prima e/o terza parte) si invitano gli utenti a visitare anche la piattaforma www.youronlinechoices.com. Si ricorda però che la disabilitazione dei cookie di navigazione o quelli funzionali può causare il malfunzionamento del Sito e/o limitare il servizio.