PseudoLimerick AAbbA; "pseudo" perché ho ristretto i versi: settenari invece che endecasillabi, quinari invece che settenari.


 

C'era un tempo lontano
in cui, sembrerà strano,
dicevan tanti
con toni affranti:
«C'era un tempo lontano…»


04/05/2025


  
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Profilo Autore: ioffa  

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Non pensarci troppo
Lei è così bella
Potrebbe sparire
Dentro un soffio
La strada da percorrere
È pura sabbia
Un sentimento induce
Il mondo al fallimento
Nel cielo terso
Un nuovo inizio
E il fulgore del rimpianto
Le domande non finiscono
Un folle chiede al tempo
Di fermarsi
Ponendo limiti all’istante
Nel dolore latitante
Il cuore cede
L'inquietudine alla notte.
 
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Profilo Autore: Francesco Gallina*   Sostenitore del Club Poetico dal 09-05-2024

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Ciao,
non so se leggerai mai queste parole.
Forse no ma io le scrivo lo stesso, perché il dolore ha bisogno di uscire, anche quando resta inascoltato.
Hai scelto un bar,
quel posto pieno di rumore e di vuoti,
mentre io ero lì, con la mia attenzione,
con tutto il bene che avevo da darti.
Io c’ero.
Con una rosa rossa appassita sul tavolo,
quella che speravo avresti notato.
Con il tuo bracciale ancora tra le mie mani,
un filo sottile che ora sembra spezzato.
Hai preferito il rumore
al suono della mia voce.
Hai scelto la distanza
alla cura che avevo per te.
E il mio cuore lo sapeva.
Sapeva che avrebbe sofferto.
Ma ha sperato lo stesso.
Perché ti voleva, anche sapendo
che non sarebbe bastato.
Oggi stringo quel bracciale come si stringe un ricordo.
Freddo. Immobile.
Come te, quando ti chiudevi a me.
Eppure,
nonostante tutto,
ti voglio ancora bene.
Anche se hai scelto il bar,
anche se non ti accorgi
di quanto faceva bene la mia presenza.
E di quanto adesso fa male la tua assenza.
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Profilo Autore: Eleonora Carullo  

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Non un mostro intravedo in tue fattezze
ma ninfa di peccato e di malia,
crëatura d’erotica follia
votata a lussuriose tenerezze,

sirena adusa ad incantar per mari
incauti naviganti tra gli scogli
che prima a te richiami quindi accogli
e irretisci in amori temerari

senza timor di lupi marinari,
ch’esperta li carezzi e li denudi,
li usi a tuo piacere e li ripudi,
né temi fiocinieri né corsari.

Ma un giorno a te approdò un giovin tritone,
biondo e possente e d’attraente aspetto
che accolto di conchiglie nel tuo letto
col suo canto impregnato di passione

ti seduceva mentre tu giacevi
arrendevole nella tua bellezza
vibrante in quell’erotica sua brezza,
prima volta davver ch’amor vivevi.

Ma come chi in amor ha un cuor ribelle,
se ne andò un giorno e mentre si tuffava
capisti che per sempre ti lasciava,
che il suo amore svaniva tra le stelle,

che la tua pelle esangue abbandonata
non avea più calor e neppur tatto,
tu rimasta impigliata in un anfratto
di rete tra le maglie catturata.

Da allora il mal d’amore percepisci,
non sol se lasci tu chi hai sedotto,
ma se un perduto amor piangi a dirotto
e del suo disamor in te appassisci.
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Profilo Autore: Sisifo Gioioso  

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Quando passi tra la gente,

tra  gli sguardi rubati

sei Bella.

Sei Bella per tutti i giorni vissuti

e i pensieri nascosti .

Sei Bella per tutte le parole che hai detto

e quelle che dirai.

Sei  semplicemente Bella,

nel tuo pianto 
che non scopri e che io vedo.

Sei  Bella  come l'alba che illumina il giorno

e il sole impallidisce quando ti svegli.

Non importa se sei bella per tutti,

ma chi sa guardare

con i mie occhi

sei Bella davvero .

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Profilo Autore: Luigi Castiglione*   Socio sostenitore del Club Poetico dal 15-08-2025

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Stagioni e meridiani

stipati nel mio cuore

mordono la luce del tempo,

disegnano sottochiave

il silenzio dei miei occhi,

si pentono di un fiore

dimenticato dalla luna,

si accendono come petali

ubriachi di un tramonto.

Sfioro una carezza di luce

sulle labbra del mio eco:

e così, lontano da me soltanto,

scrivo risate d’immenso

nel canto acerbo

di una malinconica stella

che sazia il cielo d’incanto.

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Profilo Autore: rosa dei venti  

Questo autore ha pubblicato 1057 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.

Domenica mattina

alzando gli occhi al cielo

sorrido sotto al velo

dell'aria ballerina. 

C'è chi poltrisce a letto

chi gioca col suo gatto

c'è chi diventa matto

col sogno nel cassetto.

Da una finestra vedo

lo sguardo di una mamma:

d'amor negli occhi fiamma. 

Un pollo su uno spiedo.

Un uomo che passeggia

la mano sul guinzaglio

col suo pensier bagaglio

su schiena mentre albeggia.

Domenica mattina

il cuore ferma il tempo

un lampo nel frattempo

irrompe come mina.

Sarà poi lunedì 

la vita non aspetta

nel fosso o sulla vetta

non stare fermo lì. 

Da strade colorate 

vien di ragù profumo

sapore che riesumo

d'infanzia e di risate. 

Domenica è famiglia

con animo leggero

oppur è da straniero

vagar per mille miglia. 

Domenica mattina

ricerco un po' me stessa

la solita scommessa. 

Di rosa resta spina.

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Profilo Autore: MArTe  

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Fare l'amore 
Spostarsi
Fuori dal tempo
Senza confini
Come un oceano.
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Profilo Autore: Francesco Gallina*   Sostenitore del Club Poetico dal 09-05-2024

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È ti guardo sbocciare
nel grembo della primavera,
rapito dal tuo regale olezzo,
contemplando il fluire del tempo.

Ti lascerò come una dea primeggiare
nell'inverno dei miei dilemmi,
dissipando inenarrabili arcani,
esorcizzando tremiti senza voce.

Oh tu rosa dalla muliebre bellezza,
le tue aculee spine sono prigione
per la mia brama di coglierti,
egotista sotto patine di smanie.

Ma come cremisi aneddoto conquisti,
quei respiri di vita tra le riga capovolte
nei miei consueti privi di meraviglia,
e ammaliami nei tuoi bei madidi petali

nella mia dolce morte mentre ti bacio.
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Profilo Autore: Laura Lapietra  

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Nella scheggia che brilla presso il canale di scolo, dorme Andromeda.
Nel respiro corto del minatore di carbone, il rantolo del Prana.
Microcosmo specchio incrinato, riflette storte immensità.
Το παθειν μαθος – saggezza artigliata dalle macerie. O l'usura di Pound,
Che rode il cuore di pietra della città, l'architrave del tempio. Guarda!
Senti il PULSARE del granito, il battito lento sotto l'asfalto,
Che accorda l'atomo all'ARCHÉ, il ferro del sangue ad Ares cupo.

COSCIENZA, scintilla sepolta che attende il fuoco dell’Alba
voce dal labirinto d'ossa che brama un altro modo di sapere,
Non gli aridi gusci d'Aristotele, sillogismi impilati come mattoni,
Ma il lampo di Hölderlin, squarcio degli Dei sul Neckar,
Prima che il silenzio lo inghiottisse nella torre, sguardo perso sulla Grecia sacra,
"... Nähe / Mühsam zu behalten..." (vicinanza / ardua da trattenere...).
Coscienza tessuta di stelle e fuoco sinaptico, che scava più fondo,
Della radice di mandragora in terra di cimitero, cercando la Sorgente.
Plotino, su scale di luce verso l'UNO abbacinante. E noi?
Raccogliendo riflessi nello sguardo sfuggente d'un passante, nell'accordo dissonante
Che Schumann udiva dettato da angeli, puri e terribili, nella quiete di Endenich.
Un tormento, una gloria. "...davon ich keinen Begriff hatte..." (di cui non avevo idea...). Lo scrisse.

Sonno: abisso d'oblio, benedetta anestesia.
Piccola morte che prova la Grande. Misericordia che ci rende
Alla gravità della forma, al dolore gradito dell'incarnazione.
Ma questa veglia – cos'è se non velo più sottile del sonno?
Palcoscenico incerto dove Calderón vide un sogno febbrile, un frenesí?
Occhi incollati al Reale dalle cateratte del mondano.
La farfalla di Zhuāngzǐ svolazza tra i mondi – siamo noi il sogno,
Sigismondo in catene d'apparenza? O è il sogno a sognare la veglia?
Il sonno PIÙ VASTO è discesa cosciente,
Nel Gobi dell'anima, dove l'io tintinna come zucca secca
E il Vento-Spirito, Ruach Elohim, scolpisce il silenzio.
"Acquietati," comanda la Colonna di Fuoco. "Sappi."



LUCE BIANCA in agguato. Senza preavviso. Grazia immeritata.
Subitanea levitazione a spanne dal linoleum crepato.
Poi, cambio di fuoco: compassione, lieve come seme di tarassaco,
Per questo affannarsi frenetico – tasse, orari, amori stanchi –
Geroglifici del desiderio graffiati sul muro della prigione. Cianfrusaglie.
Eppure l'ombra ha peso, la sua algebra precisa e vincolante.
Il Logos giudica? O solo testimonia? O diventa?
Sperimentando la propria rifrazione in dieci miliardi di frammenti.

POLARITÀ, il telaio su cui tesse la necessità.
Pesi e contrappesi nel telaio del Fato. Atto e potenza.
Coincidentia oppositorum, sognò Cusano al bivio.
Destino scritto? O tracciato sulla sabbia mobile del libero arbitrio?
Ricerche, fili tesi nel labirinto; ritrovamenti, fili tagliati dalla Parca distratta.
VITA / MORTE – porte girevoli nell'osteria del Tempo.
Apertura / chiusura – la valvola del cuore, la conchiglia sulla spiaggia.
Amore, brace che scalda le mani infreddolite dell'anima;
Disincanto, cenere che acceca e rivela l'osso nudo.
O la trama compresa, l'Affetto che acquieta,
Gusto sottile, gioia serena nel nesso svelato –
Stazione Spinoziana oltre il mare agitato dei conati,
Approdo a oggetti intercambiabili, luce calma riflessa….
Ma è sempre SISTOLE / DIASTOLE – il respiro di Brahmā nell'attimo e nell'eone.
Ormuzd e Ahriman giocano a dadi con le nostre vite.
Nello sguardo dei Celesti e’ la danza di Ombra e Luce.

La Volontà s'inarca all'indentro, non per conquistare, ma per DISSOLVERE.
Amutolire il molosso della Ragione, cane che abbaia prove all'infinito.
Ripiegare la scacchiera logica, i gambetti prevedibili.
Ascoltare invece il tremito, il murmure incoerente della Sibilla,
Il coro interiore di Schumann, il canto gutturale dello Sciamano sotto la luna tambureggiante,
I Frammenti puntellati contro la rovina ("These fragments I have shored against my ruins"), voci dall'eco della gabbia pisana.
MEDITAZIONE. SILENZIO gravido, non vuoto.
Il silenzio gravido prima del Big Bang, prima del Verbo.
La Stille Wüste di Eckhart, il Fondo (Abgrund) dove Dio è non-Dio.
CORRISPONDENZE intrecciano mondi invisibili.

Come in Alto, così in Basso. Verità della Tavola Smeraldina.
Pianta si allinea a Pianeta, Luna tira marea e umore. Arcangeli operano
Negli anelli della quercia, nel reticolo del cristallo, nella segnatura delle erbe.

Affetto, sì, fragile tenerezza per il QUI. Questa tazza ruvida.
Quella specifica luce di pioggia ricordata, battesimo o annegamento?
Gli oggetti vibrano del loro divenire, estensioni del nostro senso tentacolante.
Sonde gettate dall'UNO nella Sua stessa Alterità manifesta.
Imparando le Sue trame attraverso noi: puntura d'estasi, cappa di piombo del lutto,
Persino l'abietto, il crudele, lo spreco insensato – Indagine DIVINA?
O IGIENE cosmica? O sconfinato, periglioso GIOCO?
Permettendo passaggi d'anime, rotazione, come colture in un campo –
Questa esausta, cede il passo; un'altra entra, vibrante, temprata al fuoco,
Pronta a soli più duri, notti più gelide, ascese più erte. Shiva danza.

Sussurro di reincarnazione. Chi viaggia? La maschera o la Scintilla interna?
Mondi simili al nostro, stelle vicine che bisbigliano attraverso il vuoto.
O sprofondati nel pozzo del Tempo, futuri che sognano passati. Vite palinsesto.
Sempre? Talvolta? Mai? Per l'anima fattasi leggera, traslucida,
Pagati i debiti karmici in moneta di dolore e d'intuizione,
La Grande Ruota stride fino a fermarsi? Il cancello del Samsara si spalanca?
O il viaggio è frattale, nidificato all'infinito, cicli entro cicli inimmaginabili?
Pitagora udiva i rapporti celesti; noi, sirene che lacerano la notte.

La nostra piccola stazione Terrena: scena minore, stanza singola (forse ricorrente)
Nell'epica migrazione dell'Anima attraverso derive stellari e golfi del divenire.
E l'Anima? Scintilla Dei, favilla fuggiasca dal Sole Primigenio,
Ciò che Arde ma non si consuma. Pellegrina o prigioniera? O entrambe.

Arte, Musica, Pensiero: Taumaturgia praticata sul velo.
Gettare reti nel Plenum, TIRARE DI QUA forme fragili,
Memorie dragate da quali abissi? Atlantide che balugina? Visioni future?
Schumann che trascrive armonie angeliche, terrificanti nella lucidità.
Hölderlin che nomina Dei finché i nomi gli bruciano la lingua al silenzio.
Pound che intreccia frammenti – elegans pontifex – disperata sintesi.
L'urgenza di dar forma al ricordato, all'intuito, al bramato,
Per quanto rotto il vaso, per quanto confuso il messaggio ricevuto.

Pietra dorme, stella arde, sangue scorre, pensiero balugina.
Polarità si baciano e si respingono nell'eterna danza della creazione.
Il particolare regge l'Universale nel palmo tremante.
La Coscienza respira silenzio sotto il chiacchiericcio della macchina-mondo.
Siamo granelli di polvere danzanti nel raggio, ognuno portando il Sole dentro.
Ascolta: il silenzio e’ carico quando la campana è muta.

Qui. E Ovunque. Senza fine.

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Profilo Autore: sarrasani  

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Verdeggiano insieme l'atmosfera,
Tutte insieme da mattino a sera,
Il vento non le spaventa per niente,
Ognuna a sua modo si sente onnipotente.

Si sfiorano si toccano tutte vicine,
Come tante sincrone ballerine,
Il loro rumore è piacevole all'udito,
Ti mettono quasi di buon appetito.

Rigogliose ondeggianti sui loro rami,
Fiduciose in una pioggia l'indomani,
Nulla ancora le infastidisce,
Mai immobili e tutte lisce.

Il cinguettio di un uccello le sfiora,
Fan da panorama alla mia dimora,
L'autunno sembra ancora lontano,
Si godono il momento man nella mano.
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Profilo Autore: Stornello Meneghino  

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Sonetto classico, endecasillabi canonici a maiore con rime alternate sia nelle quartine sia nelle terzine e consonanza tra le une e le altre.


 

Mia dose quotidiana di veleno
il perdurare della tua assenza
mentre tu non ci fai caso nemmeno
in questa storia senza consistenza.

Al mio sognarti metto un altro freno,
litigo col mio cuore e l'impudenza
d'un sentimento troppo al senso alieno
che mi devasta e pure con veemenza.

Appoggio in modo osceno la mia mano
come a distrarmi privo d'eleganza
immaginando un corpo ignoto e strano

col quale fare calda e breve danza
ma non ci riesco e torno ad aeroplano¹
a illudermi d'aver con te speranza.


¹: rapidamente.


03/05/2025


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Profilo Autore: ioffa  

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Vivere a metà,
tra un passato nascosto e un futuro già esistito.
Tra ciò che è,
e ciò che non può essere.
Tra un'assenza
e una presenza che non sa restare.
Un grigio
che vuole essere rosa, ma rimane tale,
custodendo
un'illusione impronunciabile.
Cercando una risposta dove non esiste domanda.
Inesistente,
eppure c'è,
come una parola
di una voce che non parla.
Parole che danzano
come polvere nel buio, invisibili
e inascoltate dalle persone.
Persone
che si trovano già perse, senza cercarsi.
Tutto si consuma nell'intervallo
del quasi
e del nulla.
In un dolore
che non esplode, ma resta lì,
a ricordare
che non tutto va detto.
Non per paura,
ma per non farlo esistere davvero.
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Profilo Autore: Elvezia  

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Mi sveglio senza sveglia,
la casa respira piano.
Un caffè caldo tra le dita,
e il silenzio che mi fa da mano.
Nessun programma, nessun dovere,
solo il tempo che si lascia andare.
Cammino tra pensieri leggeri,
e ogni angolo sembra parlare.
Leggo due pagine, poi mi distraggo,
metto un disco, guardo fuori.
Il cielo cambia colore,
come fa spesso, senza rumori.
È un sabato qualunque,
senza grandi scene o parole.
Ma c'è pace in questo vuoto,
più di me, da sola, sotto il sole.
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Profilo Autore: Eleonora Carullo  

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Intabarrato in giubbotto usurato;
da tempo il paese africano hai abbandonato.
Posto fisso
dinanzi a un Campo consacrato.
Sfidi ardito i rigori dell'inverno;
tormenti a forza
la coscienza degli abbienti.
Il fratello Mohamed
benedice con fervore
i cuori generosi dei giusti.
Animo semplice e lindo;
destinato alla vita eterna
sempre beato
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Profilo Autore: Fedel Franco Quasimodo  

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