Sonetto classico, rime incrociate nelle quartine e alternate nelle terzine (ABBA ABBA CDC DCD), metro endecasillabi canonici a maiore.
Non riesce la bilancia a valutare
il peso che mi porto dentro il cuore,
ma no, non è soltanto dell’amore:
è tutto ciò che son riuscito a errare!
Un peso che continua ad aumentare
lasciandomi negli occhi gran stupore
perché di quanto resta so il valore
che a stento neanche il nulla può sfiorare.
Bilancia maledetta che il passato
mi valuta ed ignora il mio presente:
quintali negli errori ho accumulato
ma adesso tra le mani stringo il niente
che al nulla andrebbe pur moltiplicato…
bilancia, sei fasulla e irriverente!
15/05/2025
Ritornare sui miei passi
e rilegger quanto scrissi,
giovinezza mia che vissi,
emozioni e lor sintassi,
foglio penna e calamaio,
oggi monitor-tastiera,
e riviver primavera
come mago pifferaio
che convincer vuol sé stesso,
or ch’è il capo suo canuto,
a tornar su quel vissuto
già baciato dal successo.
Pane amore e fantasia
ebbi e pur il companatico
ma non senza un senso pratico
che guidò la strada mia.
Fu così? Arduo m’è dire
se possibil miglior sorte
or ch’esauste son le scorte,
or ch’è il giorno all’imbrunire.
Capolìn fa nostalgia,
che m’afferra e il cuor mi morde,
e mi fa vibrar le corde
di recondita armonia
il sentir vecchie canzoni,
mentr’ambascia mi pervade
se percorro quelle strade
ove cadder gli aquiloni. (*)
E così sto in depressione,
tra rimpianti e tra rimorsi
ripensando a quei percorsi
ove persi un’occasione.
Quel non detto, quel non fatto
in quell’attimo fuggente
celebrato e contingente
ch’è dal caso contraffatto.
D’incompiuto il cuor s’impregna,
sensazion che trasfiguro
ch’alimenta il fuoco oscuro
ove ancor arde mia legna.
(*) “felice te che al vento non vedesti cader che gli aquiloni” (G. Pascoli, da: L’Aquilone). Estrapolata da tutt'altro contesto, la matafora vuole significare che ho vissuto disillusioni ma non, come il poeta, grandi tragedie esistenziali.
Quartine di settenari a rime alternate.
Una grande iattura,
questo infine è l’amore
che sincero non dura
se non quand’è dolore;
quando è speranza infranta
o soltanto illusione
che impietosa t’incanta
stupido boccalone;
o pesante tormento
d’una finita storia
sequestrata dal vento
con oppur senza gloria.
Quel dannato bisogno
che ci spinge ad amare
si rivela scalogno
che ci porta a frignare.
13/05/2025
Soave adorabile Musa
virtuale nell’etere adusa
a farmi poetiche fusa,
la porta tua sento ch’è chiusa.
Sei tu forse ormai disillusa,
da questo poeta matusa
che spera tu non sia delusa,
che tutte le colpe ricusa?
Nell’anima mia un’intrusa
ti senti oppur forse un’esclusa
oppur ancor peggio reclusa
col vecchio marpione collusa?
Se fosse così chiedo scusa,
assolvimi d'ogni tua accusa
e insieme fuggiamo a Ragusa
fingiam che ci sia Montelusa
e che non ci sia Lampedusa
e pur visitiam Siracusa,
guardiamo la Fonte Aretusa,
se vuoi ce ne andiam in Val Susa
la toma a mangiar, meglio fusa
ché meglio il mio naso l’annusa,
se vuoi con me vieni negli USA.
Insieme suoniam cornamusa,
cantiamo una nenia tungusa,
cantiamo di Karol la “Tusa”,
balliamo una danza andalusa,
tuo naso col mio che s’ammusa,
tenendo una luce soffusa
ma sol dopo tolta la blusa
e aver leggiadria tua dischiusa,
triangol d’umana barbusa
sul pube la sua ipotenusa,
così avrò mia brama conclusa
qual fu a Poseidòn per Medusa
nel tempio ove Atena fu elusa
e a lei fe’ scontare l’accusa. (*)
E dopo che in me avrai trasfusa
l’ambrosia che tieni in cambusa,
dell'anima mia pure abusa
da un trauma d’amore contusa,
ma pria che sia tarda ed ottusa
mia mente dal sonno confusa
in questa mia bubbola astrusa
pensata allorché dormir s’usa.
(*): per far tante rime fu inclusa
’sta ciancia ch’è sol da me allusa
di mitologia alla rinfusa,
che in lingua vo’ dir siculusa:
Medusa era bedda e sticchiusa
picciotta mutata ‘n zuzzusa
da Atena piccata e gilusa.
Su questa terra di cemento,
dove i muri crescono come alberi morti
e l’aria sa di polvere,
sono nato con gli occhi rivolti al cielo.
Nel sonno vedo un mare di sabbia,
dune che respirano,
creature lente che cambiano forma,
grani d’oro che sfuggono alle dita
per farsi vento.
Ho inseguito quell’orizzonte,
ma sono caduto in un miraggio d’amore:
un’oasi di acqua finta,
catene di seta che stringono dolcemente,
un giardino recintato
dove i fiori non hanno radici.
Qui non esistono sbarre,
non c’è guardia né chiave,
eppure i pensieri camminano in cerchio,
senza mai trovare il varco.
Il tempo scorre come sabbia bagnata,
pesante, senza canto,
e il sole della libertà
non filtra oltre queste mura invisibili.
Ma nella cella dei miei sogni
il vento del deserto entra ancora,
e so che un giorno
sarò uno di quei granelli
che il cielo porta via.
Mamma,
sulla tua bocca l’universo
accende un quaderno di parole,
sbottona corolle di margherite,
profuma di mille stagioni.
Un figlio ricama
i confini del tuo cuore,
siede accanto a te
fra i tuoi mille pensieri,
ti emoziona l’anima
come una piccola farfalla
sul ciglio di un crepuscolo.
Mamma,
sulla tua bocca l’universo
posa sillabe di stelle
e tutto il suo amore per te
in un abbraccio senza tempo.
Terzine di settenari a rime incatenate.
Chissà se ti ricordi
d'un tuo sfigato amico
del mondo vivo ai bordi
che già in un tempo antico
rimase fulminato
(lui semplice lombrico)
dal tuo sguardo fatato,
dal tuo dolce sorriso
che il cuore m’ha stregato.
Chissà se un qualche avviso
di questa mia passione
sia giunto mai e irriso
poi dalla tua ragione…
tu che m’appari dea,
fantastica visione
che mi lascia in apnea
col cervello confuso
che sogni in fretta crea
tenendo il becco chiuso
per consapevolezza
che rimarrei deluso…
non sono alla tua altezza.
08/05/2025






