Nella scheggia che brilla presso il canale di scolo, dorme Andromeda.
Nel respiro corto del minatore di carbone, il rantolo del Prana.
Microcosmo specchio incrinato, riflette storte immensità.
Το παθειν μαθος – saggezza artigliata dalle macerie. O l'usura di Pound,
Che rode il cuore di pietra della città, l'architrave del tempio. Guarda!
Senti il PULSARE del granito, il battito lento sotto l'asfalto,
Che accorda l'atomo all'ARCHÉ, il ferro del sangue ad Ares cupo.
COSCIENZA, scintilla sepolta che attende il fuoco dell’Alba
voce dal labirinto d'ossa che brama un altro modo di sapere,
Non gli aridi gusci d'Aristotele, sillogismi impilati come mattoni,
Ma il lampo di Hölderlin, squarcio degli Dei sul Neckar,
Prima che il silenzio lo inghiottisse nella torre, sguardo perso sulla Grecia sacra,
"... Nähe / Mühsam zu behalten..." (vicinanza / ardua da trattenere...).
Coscienza tessuta di stelle e fuoco sinaptico, che scava più fondo,
Della radice di mandragora in terra di cimitero, cercando la Sorgente.
Plotino, su scale di luce verso l'UNO abbacinante. E noi?
Raccogliendo riflessi nello sguardo sfuggente d'un passante, nell'accordo dissonante
Che Schumann udiva dettato da angeli, puri e terribili, nella quiete di Endenich.
Un tormento, una gloria. "...davon ich keinen Begriff hatte..." (di cui non avevo idea...). Lo scrisse.
Sonno: abisso d'oblio, benedetta anestesia.
Piccola morte che prova la Grande. Misericordia che ci rende
Alla gravità della forma, al dolore gradito dell'incarnazione.
Ma questa veglia – cos'è se non velo più sottile del sonno?
Palcoscenico incerto dove Calderón vide un sogno febbrile, un frenesí?
Occhi incollati al Reale dalle cateratte del mondano.
La farfalla di Zhuāngzǐ svolazza tra i mondi – siamo noi il sogno,
Sigismondo in catene d'apparenza? O è il sogno a sognare la veglia?
Il sonno PIÙ VASTO è discesa cosciente,
Nel Gobi dell'anima, dove l'io tintinna come zucca secca
E il Vento-Spirito, Ruach Elohim, scolpisce il silenzio.
"Acquietati," comanda la Colonna di Fuoco. "Sappi."
LUCE BIANCA in agguato. Senza preavviso. Grazia immeritata.
Subitanea levitazione a spanne dal linoleum crepato.
Poi, cambio di fuoco: compassione, lieve come seme di tarassaco,
Per questo affannarsi frenetico – tasse, orari, amori stanchi –
Geroglifici del desiderio graffiati sul muro della prigione. Cianfrusaglie.
Eppure l'ombra ha peso, la sua algebra precisa e vincolante.
Il Logos giudica? O solo testimonia? O diventa?
Sperimentando la propria rifrazione in dieci miliardi di frammenti.
POLARITÀ, il telaio su cui tesse la necessità.
Pesi e contrappesi nel telaio del Fato. Atto e potenza.
Coincidentia oppositorum, sognò Cusano al bivio.
Destino scritto? O tracciato sulla sabbia mobile del libero arbitrio?
Ricerche, fili tesi nel labirinto; ritrovamenti, fili tagliati dalla Parca distratta.
VITA / MORTE – porte girevoli nell'osteria del Tempo.
Apertura / chiusura – la valvola del cuore, la conchiglia sulla spiaggia.
Amore, brace che scalda le mani infreddolite dell'anima;
Disincanto, cenere che acceca e rivela l'osso nudo.
O la trama compresa, l'Affetto che acquieta,
Gusto sottile, gioia serena nel nesso svelato –
Stazione Spinoziana oltre il mare agitato dei conati,
Approdo a oggetti intercambiabili, luce calma riflessa….
Ma è sempre SISTOLE / DIASTOLE – il respiro di Brahmā nell'attimo e nell'eone.
Ormuzd e Ahriman giocano a dadi con le nostre vite.
Nello sguardo dei Celesti e’ la danza di Ombra e Luce.
La Volontà s'inarca all'indentro, non per conquistare, ma per DISSOLVERE.
Amutolire il molosso della Ragione, cane che abbaia prove all'infinito.
Ripiegare la scacchiera logica, i gambetti prevedibili.
Ascoltare invece il tremito, il murmure incoerente della Sibilla,
Il coro interiore di Schumann, il canto gutturale dello Sciamano sotto la luna tambureggiante,
I Frammenti puntellati contro la rovina ("These fragments I have shored against my ruins"), voci dall'eco della gabbia pisana.
MEDITAZIONE. SILENZIO gravido, non vuoto.
Il silenzio gravido prima del Big Bang, prima del Verbo.
La Stille Wüste di Eckhart, il Fondo (Abgrund) dove Dio è non-Dio.
CORRISPONDENZE intrecciano mondi invisibili.
Come in Alto, così in Basso. Verità della Tavola Smeraldina.
Pianta si allinea a Pianeta, Luna tira marea e umore. Arcangeli operano
Negli anelli della quercia, nel reticolo del cristallo, nella segnatura delle erbe.
Affetto, sì, fragile tenerezza per il QUI. Questa tazza ruvida.
Quella specifica luce di pioggia ricordata, battesimo o annegamento?
Gli oggetti vibrano del loro divenire, estensioni del nostro senso tentacolante.
Sonde gettate dall'UNO nella Sua stessa Alterità manifesta.
Imparando le Sue trame attraverso noi: puntura d'estasi, cappa di piombo del lutto,
Persino l'abietto, il crudele, lo spreco insensato – Indagine DIVINA?
O IGIENE cosmica? O sconfinato, periglioso GIOCO?
Permettendo passaggi d'anime, rotazione, come colture in un campo –
Questa esausta, cede il passo; un'altra entra, vibrante, temprata al fuoco,
Pronta a soli più duri, notti più gelide, ascese più erte. Shiva danza.
Sussurro di reincarnazione. Chi viaggia? La maschera o la Scintilla interna?
Mondi simili al nostro, stelle vicine che bisbigliano attraverso il vuoto.
O sprofondati nel pozzo del Tempo, futuri che sognano passati. Vite palinsesto.
Sempre? Talvolta? Mai? Per l'anima fattasi leggera, traslucida,
Pagati i debiti karmici in moneta di dolore e d'intuizione,
La Grande Ruota stride fino a fermarsi? Il cancello del Samsara si spalanca?
O il viaggio è frattale, nidificato all'infinito, cicli entro cicli inimmaginabili?
Pitagora udiva i rapporti celesti; noi, sirene che lacerano la notte.
La nostra piccola stazione Terrena: scena minore, stanza singola (forse ricorrente)
Nell'epica migrazione dell'Anima attraverso derive stellari e golfi del divenire.
E l'Anima? Scintilla Dei, favilla fuggiasca dal Sole Primigenio,
Ciò che Arde ma non si consuma. Pellegrina o prigioniera? O entrambe.
Arte, Musica, Pensiero: Taumaturgia praticata sul velo.
Gettare reti nel Plenum, TIRARE DI QUA forme fragili,
Memorie dragate da quali abissi? Atlantide che balugina? Visioni future?
Schumann che trascrive armonie angeliche, terrificanti nella lucidità.
Hölderlin che nomina Dei finché i nomi gli bruciano la lingua al silenzio.
Pound che intreccia frammenti – elegans pontifex – disperata sintesi.
L'urgenza di dar forma al ricordato, all'intuito, al bramato,
Per quanto rotto il vaso, per quanto confuso il messaggio ricevuto.
Pietra dorme, stella arde, sangue scorre, pensiero balugina.
Polarità si baciano e si respingono nell'eterna danza della creazione.
Il particolare regge l'Universale nel palmo tremante.
La Coscienza respira silenzio sotto il chiacchiericcio della macchina-mondo.
Siamo granelli di polvere danzanti nel raggio, ognuno portando il Sole dentro.
Ascolta: il silenzio e’ carico quando la campana è muta.
Qui. E Ovunque. Senza fine.