Sarà che era quasi primavera,
la città vestiva di sole e d'azzurro.
Quel giorno, uno di quelli sorprendenti
per la luce naturale
che abbagliava gli occhi
e indorava i palazzi
facendo rifulgere le guglie delle chiese,
l'anima s'attrasse a questo splendore.
Gli uccellini intonavano il loro canto
ed in voli pindarici giocavano
nell'alto del cielo.
Mi stupirono il verde rigoglioso delle piante
e i fiori multicolori
che mandavano per l'aere
i loro olezzi profumati.
Sentire l'aria che sapeva di polline
e nuova stagione
mi corroborò il respiro,
anche il venticello gentile donava carezze alle guance
scompigliando lievemente i capelli.
Fu un rinascere a nuova vita
ammirando la natura
in tutto il suo splendore
e nel rimescolio
dei suoi meravigliosi colori.
e correvi veloce,
il fiato in gola gridavi al cielo la gioia e la pace.
Ricorda i compagni e i giochi bambini,
le piccole cose i sogni piccini,
ascolta le voci, laggiù nei giardini,
ti chiamano ancora, e gira la corda
rimbalza il pallone, ricorda.
E sbieca ormai il sole laggiù nel cortile
è ora di cena la mamma ti chiama,
nel cuore si scioglie un dolore sottile
ricorda il tuo tempo per sempre bambino,
nel tempo passato il sole non muore.
I volti i sorrisi, le piccole mani
gli sguardi felici son li nel tuo cuore,
ricordali sempre nell’ ultima luce di un raggio di sole.
'E llente, 'o cazunciello e 'na maglia attillata.
Quanta sensazione mme stanne tuzzulianne:
faccio 'o pizzo 'a rrisa: mme stongo emozionanno.
J' corro appriesso 'o mare, mentre Pusilleco s'avvicina:
già me pare 'e sentere 'e rrise d'ê bammine.
'O mare 'mbandito: pare 'na tavula apparicchiata:
'O Vesuvio vestuto a festa se presta a fà 'a purtata.
'Nu castello medievale, fatto 'a ll'Angioine,
se fà sfrugulia' 'a n'onna cristallina.
Veco p'â Caracciolo carruzzelle addobbate,
e cavalle ca nitriscene cuntente e cunsulate.
C'ô ciuffo 'ncapa se fanno 'na parata,
vuttanne cocche sguardo 'o mare brillantato.
'A coppa Pusilleco te capita' 'e guarda'
'nu panorama assaje bello ca s'adda fotografa'!
Te guarde Capri 'a coppa 'a 'nu balcone
e quanno 'o tiempo 'o ppermette te siente 'nu lione.
Comm'â na' figliola cu 'e nastre dinto 'e capille,
Napule posa pe tutte quante: gruosse 'e piccerille.
Mentre felice 'a guardo, rignenneme 'e ricchezza,
mme sento mariola: pecchè 'nun pavo prezzo...
se respiro c'è di aliti di vita nuova!
Rotolarmi nella ruvida zolla della mia terra
e del suo ferro ritemprarmi,
ancora!
No lacrime, no!
Non piangere lacrime,
non arrugginire mio ferro!
Pianto dell'anima, sì,
che di dolore si vive e si può morire.
Silenzio!
Stringere nel silenzio tutto ciò dal silenzio arriva
e avvolgere di ricordi la mia mente
e di lamenti il mio povero cuore.
Lamenti sottili,
lame finissime,
mi attraversano.
Gomitolo, mi richiudo,
nei grovigli del mio dolore!
Presi a ber vino rosso.
Colsi dal giardino un´altra rosa;
uguale a te,mi dicevo
e a rigor di logica
strigliavo il cuore.
Io,anelavo ancora il tuo tepore;
avendo dimenticato,assieme a te
che carne mentre muore.
Come un bicchiere di puro cristallo
che, le mie grida possono rompere
in mille schegge di luce
così la mia fragile essenza
s'infrange contro muri di pietra
e si rompe
lasciando solo l'ombra della mia anima che vibra
un fiore senza acqua
in un deserto di solitudine
Comprami, l’asta è già aperta, non sono una canzone
eppure come jukebox di parole a qualcosa posso servire
morire d’amore, a volte è successo, persino ai poeti
sono casi rari, si soffre però, si perde la rotta, lo vedi
questo specchio? E’ stato un vecchio arnese tempo fa
ora rimesso a posto dal nuovo signore dall’età
indefinita, ti nasconde le rughe e canta le lodi
della tua bellezza, la forza è un’altra storia, d’atleti
immortali con lo scudo delle stelle, quella polare
a indicare la rotta ai naviganti dell’emozione.
Non ho venduto, però, l’anima al diavolo
se qualcuno lo pensa è perché mi hanno rubato
le chiavi del senso, ma se resto sveglio e ti guardo
svestire le tue chiome e lucidare la pelle
con i raggi del sole d’estate, ne colgo il profumo
ne respiro l’incanto del tempo andato in fumo
con l’incendio dei sensi sulla spiaggia a valle
di ogni amarsi. Quale sia il viaggio e l’approdo
ho vinto ho perso pazienza se ho fallito
suonerò una musica più densa da questo angolo.
Il mendicante dei colori bussa a denari
quando è bastoni a comandare, hai guardato le carte
nel sogno di stanotte e pensi alla vittoria
ma ai bari è consentito di cambiare la direzione
delle onde cerebrali, hai visto l’errore
e il tenore ha stonato, mi duole il cuore
il cerchio è chiuso, se anche la verità è finzione
se pensi che sia tutto scritto nella storia
che leggi a posteriori, hai scelto la parte della sorte
che non torna mai nei suoi numeri dispari.
qui sotto i tuoi piedi s’insinua,
lo senti?
La terra ti cerca, e quel gelo nel cuore riscalda,
la voce si alza sonora nel cielo che piano scolora.
Ascolta il fruscio delle foglie all’orecchio,
ascolta, parole di tempi lontani che adesso son qui
a ricordare.
Ti chiama lo senti?
La vita ti viene a cercare
e parla parole a te note,
son fiocchi di neve sferzati dal vento
son moniti antichi?
O dolci parole d’amore, che piovono
lievi
tra petali e fiori?
Ti stringe tra dita di rami
la terra materna,
ti culla, e leggero il suo tocco ti quieta,
ascolta, il silenzio accarezza il tuo cuore
la vita ti invita a danzare una danza diversa,
e tu, lieve, ti stacchi dal mondo
e muovi i tuoi piccoli passi, su fragili zolle.
Impercettibile volo di foglia
fuggevole sogno
leggero
avvolto in un magico raggio di sole.
Ascolta, ancora,
è vita.
Fammi male,
ci sono fuorilegge che lo braccano
perché è scappato col bottino
della rapina alla banca dei petrolieri.
C’è anche la moglie sulle sue tracce
ora che ha scoperto che aveva per amante
la sua più fidata amica d’infanzia. L’atlante
è stato consultato a lungo e le docce
della prigione sono state proprio ieri
ristrutturate, è arrivato il postino
al suo nascondiglio in deltaplano
mandato dal prete della parrocchia.
Con una raccomandata delle suore
Carmelitane del convento, l’amante
è ora una di loro è stato messo
nero su bianco dalla madre superiora.
Non aprire agli sconosciuti recita
il telegramma della madre inferma
e non accettare caramelle, il postino
ora ride di gusto, è stato un fantino
prima di distribuire alla ciurma
cartoline della città senza vita.
Il tempo inganna, è solo un’ora
ma è più di un’ora di sesso
selvaggio. C’è pure un diamante
nel bottino, sarà stato un pegno d’amore
per donne con problemi di vista
e bisogno di conferme. L’uomo in arrivo
col pick up nero non è stato invitato
al party della spartizione, ha fatto
delle domande in giro e ha capito
che poteva fregarsi il malloppo.
Da piccolo è stato eletto guappo
del rione dei vermi, ora è finito
a dormire all’aperto dopo lo sfratto
della sua abitazione. Ha sparato
per primo, ma ha preso un cavo
della luce e la tela di un artista.
L’uomo in divisa ora può riposare
non è stata una giornata sprecata
dice il suo cuore. L’avvocato
della moglie si è fatto sentire
lo citerà in giudizio, lei vuole
la metà del malloppo come da legge.
Ci penserà domani, la strage
di cuori è rimandata. C’è il sole
al tramonto e il giorno sta per scadere
qualcuno ha vinto e c’è chi ha pagato
con la vita. La polizia si è organizzata
arriverà di notte e comincerà a sparare.











