si è distratto sbucciando una mela
sulla barca a vela del conte della Tela.
Le ragazze dell'università delle Mazze Chiazzate
pescano cozze e sembrano cocuzze
i maschi agitati vestiti come ragni dei sette regni
le guardano ridendo sul ponte
di comando di uno yacht nel porto di Oporto.
Chi ha scorto il morto del porto di Oporto
con il collo rigato di sangue rappreso,
ha il torto di averlo ignorato,
scappando di corsa con la borsa della spesa a tracolla.
La fanciulla che tutto ha visto, ha taciuto
e senza testimoni oculari, le comari del porto di Oporto
non hanno di che parlare nel giorno dello zombie risorto.
Anche il gatto matto chiamato Esatto
che ha visto tutto dalla barca a vela del conte della Tela
ha twittato la notizia sul proprio profilo
un passeggero del panfilo ancorato al porto di Oporto
ha chiamato i gendarmi della città
per l’indagine a ampio raggio
sull’assassino del morto del porto di Oporto.
Le ragazze dell’università delle Mazze Chiazzate
sono arrivate in blocco e i maschi agitati
le hanno seguite sino alla banchina del porto
col morto ormai diventato il secondo zombie risorto
di giornata. I gendarmi non trovando più il morto
hanno arrestato il gatto di nome Esatto
e la ragazza cozza più figa dell’università
delle Mazze Chiazzate, le faranno un dipinto
tra le mura della cella della prigione senza finestre.
Il gatto matto di nome Esatto sarà condannato
a un anno con la condizionale e con l’addizionale
di cento frustate, per disturbo della quiete
e del silenzio del morto risorto del porto di Oporto.
Forti e immonde.
Relancer!

trascinando l ´ammasso
putrido e fetente,
di quelle che furon foglie ,
verdi e belle,
È grazie al vento
se ora il marciapiede
può tornare a respirare
e l'aria baldanzosa
ma è solo un'altra
illusione;
un raffinato, iterato
gioco d'ordine
primavera alcuna
Fiamma vivace
vibri piano sotto crepitii
e scoppiettii inconsueti.
lamella di luce danzante
tra fuoco di vita divampi ardendo l'aria
e riempi le narici di fumo acre.
sai mangiare con potenza
lasciando tracce del tuo passaggio divorante.
fuoco di luce
fuoco che brucia l'anima
e ne corrode i bordi
devastando l'interno.
mai
saziando gli spasmi di un corpo
che cammina nel buio senza luce
una giostra di sogni
un castello di carte che cade
una vela distrutta nella tempesta
di un mare che non c'è
È tutto qui
una stella morta da secoli
ti inonda di luce ora
nello splendore vuoto...
Mi chiedo semmai
se sia davvero nata
nell'inganno del tempo...
E i sensi mi truffano di continuo
inventando il mondo per me
Gioco psichedelico
tra sprazzi di pallida coscienza
in cui riemergo e mi rendo conto
che è davvero tutto qui
dove non c'è nulla...
Allucinazione perfetta
fioca e bassa sopra l’orizzonte
diamante grezzo, linea d’occidente
morente fiato, sommesso bisbiglio
che precede un rauco grido di morte.
A chi è toccato in sorte il filmato
di ciò che procede senza alcun senso
prima di schiantarsi tra il fumo denso
e acre che chiude la gola? Il quadrato
del battito e la radice delle porte
chiuse in faccia, la geometria è un foglio
tra le mani del figlio imprudente
è un calvario salvarlo, ma se c’è un ponte
e se il vento è muto, è larga ogni cruna.
È fredda questa notte senza stelle
le rotte del tempo sono chiuse
a ogni viaggiatore senza scorta
l’aorta cede e le doglie sono dieci
al cubo, il tubo dell’ossigeno
è interrotto da un grumo scuro
di sangue, è stato il turno dei nonni
a scoprire l’orrore del fumo dei forni
e del gas che non si vede dal muro
che ci divide dal reale. Il triangolo è scaleno
e il cortile sghembo, nelle stragi
c’è il senso di ogni vita storta
la speranza è risorta quando le fosse
si sono svuotate e sono riapparse le folle.
Ho il pessimo torto
di avere ragione
ed ora non posso
che dirmi d’accordo
nel volere parlarti
mettendomi a nudo
scordandomi il bene
o dicendo del male
e non solo avanzarti
costruendo teoremi
per dartene sfoggio
fino a farti sfinire
sulle mie posizioni
che in certe faccende
non occorre spiegarsi
ma incontrarsi e abitare
nel bel luogo comune
del pensare a una testa
soltanto a guardarsi
dove se non ci si vede
bisogna lasciarsi
battito d’ali solari
sulle carezze del tempo,
rugiada d’astro tu sei
e ti confondi sulle labbra
naufragando nei ricordi
come petalo d’ambrata marea,
sottana di lacrime e ninfea.
L’anima s’accenta d’amor,
luna di cuor raffermo
sbrodola talco di dolor,
un battito s’aggettiva d’eterno,
danza nudo il silenzio
in questo carillon di cielo imperfetto.
Sono bianche come i denti delle donne di colore sulla due sei sette
quelle nuvole sdraiate al largo in cielo che mi fissano con ghigni e musi bioccolosi
e sembrano quasi gridare "Terra!" da lassù,
io invece faccia a faccia con me stesso
a scoprire di esistere e soffrire e niente liquori
quando piango questa noia aspettando una poesia
senza domande o strappandomi i capelli su ciò che siamo
e lagne, critiche, lodi o comete di pensiero
ma semplicemente scorrendo come l'acqua dalle grondaie
con maglie scolorite e i due jeans che ho tenuto tutto l'inverno.
II
Il crepuscolo indossa un elegante smoking
per corteggiare dimesse madri di periferia intente a stirare camice dai colletti consumati
in questo luminoso oceano d'infinito che porta via lontano molti pesci boccheggianti
pronti a tuffarsi nel fulgore biancore del pensiero
ed io vedo solo angeli di desiderio allargare le braccia
e vorrei congelassi per sempre nell'amore.
Qualche volta gironzolo nei grandi magazzini
solo per sentirmi dire quel "Desidera?"
e poter rispondere magari "Certo che desidero,
desidero quel tuo viso bianco come un giglio
darti un morso e sentire il sapore della vita
poi metterci di traverso perché il tuo corpo abbassi questa febbre"
ma sarebbe troppa dolcezza per me solo
dolce come quando il pranzo è servito e ti viene l'acquolina in bocca
o come quando ho mangiato clementine nella luce del fuoco
e da qualche parte c'è chi sta in preda alla sete, alla stanchezza, alla pazzia.
III
Ho imparato a odiarmi quando sto da solo e sono me stesso
con dentro quella nullità abissale peggiore del mio pressapochismo
ma non potrei mai dimenticare le scie di luce dell'autunno sulle aperture dei tuoi maglioncini,
tu che vieni incontro con un sorriso profumato di mandorle
e in questo stato d'animo me ne sto disteso pancia sotto
e sogno tutta la società, le belle facce delle puttane dell'est
la forza di attrazione delle cosce e l'oscurità che sta nel mezzo
e di primo mattino quella voce impastata e vivace che hanno gli studenti
che farfugliano facendo a gara a chi ha i peggiori corsi di studi
o i libri più spessi delle biblioteche universitarie
ed io mi aggiro sconsolato come uno straniero
notando come i fiori se ne fregano di tutte queste cose,
hanno il corpo ricoperto di rugiada e basta.
IV
"Se solo fossimo altrove
se solo fossimo a New York o ad Hollywood
potremmo diventare degli artisti" -
avremmo qualcosa da fare, anzi
avremmo qualcosa da essere -
ma poveri cuori che battono e sbattono dovunque
i giorni passano -
non possono fermarsi -
io non me ne accorgo.
A questo penso le domeniche pomeriggio fissando il calendario
e capisco che metà giornata è già andata via
mentre vedo generazioni di orrori e cemento senza fondo
oltre le solitarie piogge della provincia,
manciate di foschia e conti pagati alla cassa,
i vecchi paranoici che gridano "Ladro!" a chiunque si avvicini
gli intellettuali balordi con la puzza sotto al naso
in compagnia di declassate coi capelli patinati
ed è tutto, solo, una questione di discriminazione,
occorrerebbe molto più caos per rimettere le cose in sesto
frattanto che mi dimetto dai tentativi della felicità
ma ci vuole un bel coraggio a vivere quest'impasse
ammettendo che tutto è a posto.
Per fortuna conosco una strada dove il rosa caldo dei tramonti
diventa un insieme di pastelli sparsi per il cielo
la sera viene giù morbida come le guance di un bambino
la luna si inabissa e la terra rotola via
e posso starmene seduto a contemplare - Signore - i tuoi lunghi corridoi di luce.
V
Gli uomini restano uomini anche se hanno il cuore sopra uno stelo.
Vivono per desiderare, è cosi forse che si fa
anche si trattasse di una forma di vuotezza.
Questa mente è un tappeto di stracci oramai.
I miei libri segnano sempre le stessa pagina
e quel mio modo di andare in giro succhiando fumo poi.
Il sole è sceso e una luna di ghiaccio ne prende il posto.
Sono stanco di sentire quello che devo dire.
Alla fine non frega niente a nessuno
e non ha la benché minima importanza.
Tutto quel che voglio è un carillon colorato.
Una volta penetrato
si accende
il tuo corpo.
Spirito di fuoco
teatro di giochi urlanti
sangue di leone.
Come vulcano incandescente
disteso sul letto della terra
erutta la sua lava di passione.
Il tuo corpo, ora
ha sete rossa
il tuo corpo arde.
Le notti d’estate
mia mamma bambina
distesa sul letto
di fronte al soffitto
faceva la conta
di tutte le stelle
ma non per dormire
o sognare da sveglia
soltanto per dare
ad ognuna il suo nome
e la prima ogni volta
era una Filomena
sua madre sparita
quando aveva sei anni
però di nascosto
sempre lì accanto
con la sempre seconda
chiamata Maria
che il primo amore
aveva accesa per lei
e cosi' continuando
fra padre e fratelli
metteva il suo mondo
nel mio firmamento








