Pensavo fosse bianco il tepore dell'alma fra piume candide a merlo di un cigno
Dimmi ove sorge il paese del bianco che lacca ogni sguardo
ogni riso
dove sorge il canto del sole staccandosi da lacrima adulta
Adultera
Adulta nella goffaggine sua dimensione d'essere
e nessun palmo devoto ad un'asciutta carezza
dove guadi il sorriso piccante di una tenera e ossuta carne
Ho visto il mare.
O forse no!
Lui, ha visto me!
Lo sentivo,
nel mormorio
delle onde,
mentre calpestavo
la bassa marea.
Lo sentivo
che mi accompagnava,
verso la diga
e là... fino al faro,
a salutare
i pescherecci.
E lo sentivo
quando ormai a sera,
mi pregava
di tornare.
O forse, ero solo io,
che non volevo andare!
il mare calmo delle sere d’estate,
dove facevamo interminabili passeggiate.
Il sole che si incendiava verso il tramonto
sembrava guardarci e volerci salutare,
riflettendosi sull’orizzonte del mare.
La spuma delle onde ci bagnava i piedi,
impronte di sabbia trattengo nei miei pensieri,
quello me lo ricordo come fosse ieri.
I gabbiani volavano sopra di noi,
come aspettassero di sentirci cantare,
una canzone da dedicare alla bellezza del mare.
Il sole ormai è calato e io da te sono lontano ma,
immenso mare, queste parole ti voglio dedicare,
perché nel mio cuore sai restare.
l’aver perduto il giusto accento
di favella. Cercare cosa?
Un neo sognante, un segno di rimbalzo
ripiego al sangue
che ti fu dono, stesso soffio
fluente nei ventricoli.
E sfrango notti. Dubito del sonno
ristoratore, degli effetti
che inducono la lacrima a brillare.
Il figlio arrivato senza le doglie
della moglie, -serpeggia il sospetto-
un’altra miracolata? Che epidemia!
Pure mia zia l’altro giorno, sarà il farmaco
del secolo dice il giornalista ruffiano
è in via di sperimentazione una versione
aggiornata, una variante blanda dell’oppio.
Eppure già li vedi sgomenti quelli col cappio
al collo, i poeti che nuotano nello zabaione
al calar della notte, il ballerino gitano
senza pubblico pagante, il baco
nella mente degli innamorati, l’anemia
di rabbia dei disfattisti, il dispetto
dei ladri di parole allo spuntare delle foglie.
Dicesti strani arpeggi
Piccoli grumi di parole
tornano all'orecchio
sono voci di bambina
come rondine cinguetta
il suo dire rivolto
a un barboncino nero
cuore di pezza
con un piccolo difetto
in piedi non restava
gli sorride, lo abbraccia
e' alto una spanna più di lei
quanto affetto per quegli occhi
che non sanno parlare
ma tanto amore da donare
ora la voce in pianto e' diventata
non vi è più il tuo sguardo buono
che diceva io ci sono
per gli adulti non piu' degno
e nel buio sei tornato
tra la polvere in soffitta
che ricopre della mano
la sua impronta è una lacrima versata.

Non basta la Messa
e il Sacramento della riconciliazione.
Occorre andarper le strade
e spargere esempio
che trae più delle parole.
Una misericordia colma di amore.
La gioventù sola,traviata,depressa.
Il cor di Giovannino sanguina con essa.
Giovannino è insuperabile giocoliere:
salgono e scendono i birilli,
con collaudata maestrìa,
senza toccar mai terra.
Don Bosco
ha il potere di sconfiggere nell'anima
la guerra.
Il giovinastro spaccone,
getta al macero,con decisione,
la carta della irriferibile bestemmia.
Una indimenticabile passeggiata
per le vie della città.
Un nutrito gruppo
di giovani carcerati
girovaga,
senza manette e tutori dell'ordine.
Tutti in fila
dietro Giovannino.
A sera inoltrata
risponderanno orgogliosi al contrappello:
"Presente!"
soltanto io, che vi ho conosciuto
ed amato nel tempo concesso,
ancora vi scorgo camminare,
accennare un sorriso
anche solo illusorio, mi basta,
poi tornate nella dimensione
che sfugge alla condizione umana
Un pensiero alle ombre dolci
mai scure nè invadenti,
riflessi di vita antica negli specchi.
La mano amorevole di una madre
tale resta come fantasma
all'immaginarla fugace sul viso
come una brezza di primavera,
il ricordo degli occhi buoni di un padre
non può mutare mai in altro,
resta sempre in qualche modo luce
Un pensiero alle ombre dolci
che s'appoggiano al mio cuore
scivolando lungo il mio
personale muro del pianto...
Quando le mani tremano,
perché non esiste più modo
di frenare la discesa del ragno
dal soffitto alla punta del naso,
o di una stella dal cielo al suolo,
non è affatto una coincidenza:
è che tu potevi muoverti
ma non lo hai fatto.
È roba da matti, vero?
solo un brutto pensiero,
come un muretto a secco
che quando lo seguiamo
lui ci mostra i suoi fiori,
ma se ci fermiamo
vomita insetti
col pungiglione.
Stai attenta con me
perché anche io
posso essere
se voglio,
oppure
no.
oltre la certezza
nello spasmo
di una dolce carezza.
Nell'odore del cielo
e nel suono assordante
della pioggia sull'asfalto.
Del tutto e del niente
nel sole che sfonda le porte
nell'alba che arriva silente
nel sonno di ubriache stagioni.
Nel vuoto dell'anima
di un eco disperso
nell'incavo cuore.
Nella preghiera accorata
alla vergine madre
flebile voce
di richiamo primordiale.
Astratte melodie
ricamate negli occhi
di un uomo bambino
che guarda le stelle
e ingoia la luce
sull'uscio del vespro
che cambia colore.
o bernoccolo ;
giù nel Klondike
la corsa all'oro
oggi solo nickelini
per l'ingresso
nel museo.
All'aria aperta
senza ombrello
il cervello evapora,
modem pleistocenico
nel gorgogliare disconnesso,
SMISTARE diktat
CANCELLARE extra,
grigi cumuli
per limuli in discarica.
Risate, confuse tra musica e balli.
Come sta bene il mondo stasera!
Io che ci faccio nel mucchio festante?
Sono una comparsa nella vita degli altri:
una maschera senza fama, senza copione.
Raccolgo i coriandoli di quest'orda felice
Come pioggia sferzante sulla faccia muta.



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