ed esser lava di marsiglia e viole
Le rose già primeggiano a cinger case, sogni
-merli del castello a sovrastar colline-
Non mi regali viole, nè caramelle e cerchi
che mi disegno in fogli per non sentirne il dolo
Se solo la rugiada portasse fresco al cuore
potrei fare al mio capo una corona in fiori
ma é solo
a scuola galleggiavo,
negli sport mi barcamenavo.
Persino con i ragazzi,
una mia amica li ammaliava tutti.
Sono stata sempre una sognatrice,
mi inventavo storie dove io ero la prima attrice.
Ho sempre vissuto una vita poco ambiziosa,
per alcuni un po' noiosa.
Ma infondo penso che ho ottenuto
quello che volevo,
questo lo affermò a cuor leggero.
che mi sostiene da mattina a sera.
Nel pacchetto si è 'aggiunta la mia prole,
che sostengo e seguo con tanto amore.
Ho avuto tanti momenti davvero brutti
da dimenticare,
ma anche qui tanta gente mi ha voluto sostenere.
Quindi posso affermare senza smentite,
che mi sento fortunata e felice.
L' unica cosa che non riesco a smettere di fare,
adoro inventare storie e sognare.
Sopra il volto pensoso
resta in aria sospeso
come dono
un pensiero fatto di niente
tra le mani lo raccogli
e come immagine pura
s'intravede sul viso
quanto intenso esso sia.
sotto il tuo corpetto rosso
batte un cuore che chiama..
l'immagine di un amore
che si perde dentro te.
sei intenso richiamo
sei limpido cielo
e di rara bellezza
splende luce in te
dolcemente appoggiata
già rimani in attesa.
sul profilo si staglia
la tua anima che attende
come il fiore che porti tra le mani
luci e ombre si rincorrono
per baciare il tuo viso
che non pone sorrisi
ma tra quel chiaroscuro
di bellezza seduce.
la scrivo per te che fai parte di me.
Una poesia d’amore,
scritta con le parole
che sgorgano dal profondo del mio cuore.
La scrivo perché tu sei fuori e dentro di me,
mia anima dolce e sublime essenza
che nutre il mio amore,
ti porto sempre dentro nel cuore.
Per quello ti scrivo questa poesia,
per dirti quanto tu riempia la vita mia
e senza di te non saprei mai stare
che tu sia strega o fata,
ma da me sempre desiderata e amata.
riflesso sulle mani il suo tremore
e attendo che la luce poi s’assorba
nel freddo di quest’orma di dolore.
Col viso di tua madre come goccia
nell’ombra asciutta dentro queste gore
ch’è scorsa molle al taglio d’una roccia
sino alla terra pregna del tuo umore.
E in quella terra quando è notte fonda
convoglierò le lacrime non piante
del trascinio di giorni sotto il sole.
Riparerò le mie consunte suole
con il sorriso che ora m’è distante
e pace finalmente si profonda.
che potrei morire.
Guardando un cielo
senza stelle.
La mente vuota di pensieri
ed un sogno rattrappito
fra le tremanti mani.
Cosi vorrei sparire;
cercando tra le ombre
quella più nera.
Infinite solitudini
l’hanno tessuta
di era in era.
Ed ecco il paradosso:
un tutt’uno che mai si sfiora.
piccolo elio senza schermo.
Erano flottiglie poco eleganti
borghesi arricchiti ad inseguirmi su caccia in nero.
Il comunista, il diverso, l’antieroe
colui che non vuol vincere
rifuggiva per legge di natura.
Non c’è di meglio amici che muoversi nel nulla
navigare in oceani assurdi chiamandosi nessuno.
Volete la relazione sullo scontro?
Il mio
di come è stato duro tenere fino allo splendore
e poi girare?
Era il nucleo un affare di protoni, miei simili asserviti
tenuto su da anticristi della superbia.
Quale potere, quale Dio potrà uguagliarlo?
Nemmeno per metafora somiglia a cosa ultraterrena
una fiacchezza di membra piuttosto
sostenuta da una scelta forte
eppure il cuore era mostrato
pulsante e puro della potenza.
Facile indovinare la barbarie del ferro
sotteso allo sforzo di regnare
la palude del mercurio attraversata
dai cunicoli ai forzieri e di qui
il gioco facile di balzare nella mente.
Meglio amici essere rigettati
benedetta la legge che vieta il collasso
la spinta forte che lancia nel vuoto
la lattina sconosciuta.
e del perché ho perso la testa, dicono
che hai lo sguardo assassino, deve essere vero
perché quella volta che mi hai guardato
mi sono sentito morire. C’è stato solo un giorno
intero che ti ho sentito urlare il mio nome
è durato poco, ora per te sono solo catrame
e vivo da imboscato. Poi c’è stato il ritorno
ma con solo un biglietto ed era il mio, nato
e cresciuto in un lontano monastero
francescano. Rido ancora, gli altri mentono
sull’ultima salita c’è tempo per uno sguardo.
Al manichino sotto il letto col sorriso da fesso
e all’imbianchino sul soffitto col pennello storto
appeso al lampadario di Swarovski, non ho avuto
poi il coraggio d’entrare in bagno, già all’una
erano posteggiati uno sull’altro tre tipi loschi.
Alla fine della giornata c’erano file di maschi
davanti al cancello della villa con sauna
e piscina. Che fare non lo so, un saluto
sarebbe giusto, ma ormai mi sono rotto
passo e chiudo con questo carnevale, il torto
è mio e solo mio, c’è pure la sala parto
occupata e il test del dna è stato un insuccesso.
Di te ricordami
… E come aquile a cui le ali
E cosa c’è di male
Non fa che passare in silenzio la sera. Una fronda
abbasso lo sguardo al verde riposo.
Piano
nel centrale del cielo,
















