Dicesti strani arpeggi
ma gli arpeggi non dicono
e allora io traduco
da labbra leporine
labiali che sono bollicine
sospese bagnasciugano
facce che vibrano.
Così dicesti con la voce stavolta,
“il tempo è spremuto”
succo d'attimi francamente banali
scorre risucchiato dalle serpentine
traboccante da boccatoi.
Poi ti sognasti un sonno in levare
lasciando indietro pezzetti di anatomia musicale
il passo lesto di metronomi a vapore
sbuffi sincera
ad occhi chiusi
col corpo fatto di sola testa e piedi
il resto è tronco
ossia omesso per paura
o chissà
se per qualche altra misteriosa digressione.

Commenti
Curioso il tuo pezzo:
"poi ti sognasti un sonno in levare". Il verso da solo vale l'averti letto.
Carla