armata nel processo
oltre il quale, dei miei troppi pochi anni,
avesti come avulsi i tuoi malanni,
le pretese da quell'"in poi"
e poi da quelli e tanti altri dì
di giravolte in canoni eccelsi,
del tuo e mio, maniacale dio,
alla pretestuosa redenzione carnosa
al rischio di veementi sostrati
bissati o cardati oltre i vari
delle navi, nei porti alle stazioni in colline
oltre la miseria sublime
indicata dal viatico e per la via
per dosi di maceria, costrette a piacer loro
a dirsi eudemonici nulla
d'un tutto francato d'apparati
coll'esserci estinti amati, sdraiati, cercati in libirinti
in quanto infiniti o radianti
più del tuono, noi di speculate vacanze
nelle ciocche da dove ti venta un poco,
oltre nostalgie di Phoné
e tonalità stanti ma andanti, tra gente
nelle endodermiche moltitudini
e a spazi di remote adunanze.
Pecco alquanto, peraltro,
e di dimensione povera,
nel mio starti sovrano
accanto alla luna litania
di stornelli d'epoche nuove
amandoci finchè avremmo fiato
per sempre in stato di moto a luogo
è la notte.
Grida, fatte di corde.
Il sentimento è tragico:
Corde infinite.
senza esser mai risorti.
Cavi e i fili elettrici invece, son durati
Fa male ogni ricordo,
il sentirsi emozionati!
Nessuna clemenza senza fama.

porto lunare
in questo cielo di sguardo.
Raffiche di cuore
son fiammifero e silenzio,
lanterna e respiro,
tramonto e mattino.
Alfabeto d’inverno
s’accoccola al destino:
traccio passi di brina
fra le briciole di un sorriso.
Al netto dei giorni e delle notti
mi sento un uomo vano
alieno in un corpo
allenato ad essere umano
un volo distante
sulla fragile crosta del mito
sul guscio invitante
di una perfezione illusoria
il tutto
per non planare poi di sotto
in sconfinati abissi
dove bocche di mostro
s'apron pronte al pasto.
Sono
migliaia
di brevi metri
stesi orizzontali,
e non come prima
che i salti portavano
ad aerovie trafficate.
Assomigli a una mia
vecchissima poesia
Lady Scarfette,
di quando
il cielo
potevi
ancora
toccarlo
con la punta
dell'immaginazione.
Riesci a ricordarlo bene,
anche se, a guardar meglio,
adesso tu sei molto diversa,
oggi che le mie predizioni
non ti riscaldano più.
Ti sembrerà tutto
abbastanza
facile,
se per
arrivare
ai diecimila
basta mettere
la sciarpetta
da viaggio
e lasciar
che le
mie
parole
risalgano
le oscure vie
della memoria.
Leggermente
un po' più
povere
dell'originale
ma tristemente
molto più sole
e meno felici.
Andrà così,
ogni qualvolta
si mostreranno
all'aria rarefatta
della troposfera.
È finita.
È finita
a meditare della pioggia
e nel petto del sole
a bruciarmi il cuore
Sono nel mare
a purificarmi nel sale
e nello stesso momento
cavalco fulmini
per cadere addosso
a una terra che vuole esplodere
Sono sulla bocca del vulcano
a crogiolarmi nel fuoco
e nei deserti a giocare con la sabbia,
mani come piccole clessidre
per misurare in qualche modo
questo assurdo tempo
e poi sono su di te amandoti
Quando..
il canto della capinera
s'alza al mattino
sotto la rosea aurora
tutto tace ancora.
né ronzii d'insetti
né voci e suoni
il silenzio parla..
sottovoce.
nel verde degli alberi
si cela il cuore
come ragnatele i pensieri
disegnano forme
e s'alzano piano
sopra le menti ancora dormienti.
delicato cantico annunci
l'arrivo con leggera nostalgia.
imprimi le tue note
e il sole sarà presto
luminoso risveglio.
Su quell'orizzonte
macchiato di porpora
scie bianche di luce viva
trascinavano il giorno
nel suo morire!
Si confondeva
il tranquillo mare
adagiato e sonnolento
nel suo letto d'immenso!
Sorseggiavo
frizzanti desideri
mentre il sole
raccoglieva i suoi raggi
per nasconderli alla luna!
Quella notte...
la luna sorrideva divertita,
aveva scoperto del sole
i suoi raggi dorati,
poi
colorandoli d'argento,
come sinuosa amante,
si pavoneggiava
alta in cielo
mostrandosi degna
d'esser amata!
ed ogni momento era tempo per il tempo
e tu mi amavi come i vulcani le viscere della terra
Erano tempi fertili d'amore e ombre appese alle pareti
che la distanza non c'era se la cercarvi
Ora i comignoli serrano fumo
mentre il tempo disperde un'altra sigaretta









